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Valle Castellana (Abruzzo), il borgo nel Parco del Gran Sasso

Valle Castellana, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Cosa serba il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, l’oasi naturalistica abruzzese fra le più famose ed estese d’Italia? Tanto verde, lucido fogliame, arbusti secolari, boschi e… un piccolo gioiello che si chiama Valle Castellana. Questo paese di neanche 1.000 abitanti se ne sta buono buono su una leggera altura in provincia di Teramo, coccolato dal calore di una natura che preponderante si fa sentire alimentando ambienti da favola, paesaggi composti da fitti castagneti, prati fioriti ma anche fiumiciattoli e rigagnoli d’acqua limpida, alle cui sponde sorgono antichi borghi e mulini abbandonati.

Con questa denominazione, la località esiste dal 1285 ed è quindi d’estrazione medievale come lo è il Castello di Manfrino (sopravvivono però soltanto i suoi ruderi), mentre il Castello di Vallinquina, ancora in ottime condizioni e perciò abitato dagli eredi della nobile famiglia Bonifaci, è d’inizio Novecento. Come in tal altre zone, anche in quest’area i monaci benedettini riuscirono a radicare la propria fede e con essa costruire monasteri e conventi capaci di affermare per secoli la potente egida pontificia senza però evitare a Valle Castellana le azioni insistite e latenti delle diverse bande di briganti che imperversarono soprattutto fra il XV e il XVI secolo. Agglomerando paesi e villaggi limitrofi, nel 1853 il borgo acquisì definitivamente l’identità di comune, facendo sentire il proprio peso nel territorio sia a livello istituzionale che economico.

Valle Castellana è un luogo che esige visite “da meditazione”, un po’ come degustare del vino da assaporare sorso dopo sorso, lentamente e con empatia. Gli occhi, però, si tengano bene aperti perché qui si può sognare anche con le palpebre spalancate pur rimanendo ancorati alle visioni che il panorama monumentale riserva ai contemplatori.

Cosa vedere

Doveroso innanzitutto un bel giro per le stradine acciottolate e i vicoletti del suggestivo borgo medievale, coincidente in sintesi con il centro storico, ma da qui si gettano le basi per approfondire l’esplorazione del manto urbano, ospitante edifici molto carini, d’impronta spiccatamente medievale: parliamo nello specifico di un tessuto che per la maggior parte è pervaso da luoghi di culto, la Chiesa di San Vito per esempio. Risale al XII secolo ed era un tempo monastero dell’Ordine dei Benedettini, dotato di pianta rettangolare, aula unica e un’esteriorità da fare invidia a tante “gemelle”, annoverando un sontuoso campanile a torre, una facciata a capanna e un ingresso con arco a sesto acuto che proprio non vuol saperne di passare inosservato.

La chiesa era ed è ancora una tappa per i pellegrini, confortati dal fatto di poter qui pregare, dare adito alla fede ma altresì ristorarsi in un accogliente edificio in pietra edificato negli anni ’30. Segue la Chiesa di Santa Rufina, coetanea della precedente e identica nell’impianto sebbene una differenza si rilevi nel campanile, laterale e costellato da finestre bifore d’aura romanica. La Chiesa di Sant’Antonio Abate appartiene al secolo successivo, il Duecento, così come la Parrocchiale della Santissima Annunziata di Stornazzano, che possiede un evidente tocco rinascimentale a seguito di alcuni peculiari interventi.

Di Castel Manfrino e del Castello di Vallenquina abbiamo già fatto menzione, sicché entrambi vanno inscritti nel percorso di visita: i ruderi del primo echeggiano l’antichità, il secondo si presta ancora a vividi complimenti suscitati dalle grandiose torri quadrangolari, dai numerosi elementi neogotici che arricchiscono il corpo centrale e dalla piccola cappella annessa con curioso campanile a vela.

Le manifestazioni che si svolgono a Valle Castellana hanno tutte un sapore agreste che lega la popolazione alla terra natia: c’è la Sagra della Castagna a fine ottobre in quel di Leofara, frazione del comune, in cui si porta in trionfo il Marrone di Valle Castellana accompagnato da formaggi, gnocchi, polenta, arrosticini e quant’altro sia in grado di solleticare il palato; la anticipa a giugno la Sagra del Fungo Porcino, durante la quale si consiglia di visitare l’Ecomuseo Terre del Castellano per la presenza della riproduzione del Castagno di Nardò, fra i più grandi esemplari d’Europa.

Come arrivare

Che si parta da nord o da sud, si percorra l’Autostrada Adriatica A14 per poi uscire a San Benedetto del Tronto-Ascoli Piceno, immettersi sulla Superstrada Ascoli Mare RA 11 e uscire infine ad Ascoli Piceno/Porta Cartara in direzione Valle Castellana; la stazione ferroviaria è a Teramo e da qui si raggiunge il paese con le autolinee Arpa; l’aeroporto più vicino dista 98 km circa ed è quello di Pescara.

Foto di Domenico Marinelli - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento
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