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Bronte (Sicilia): la cittą dei pistacchi ai piedi dell'Etna

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Armoniosamente austera quanto folleggiante sul versante occidentale dell’Etna, a 48 km da Catania, Bronte completa con la sua presenza il ritratto sincero di uno fra i tanti paesaggi che compongono la tela geografica della Sicilia, ricettacolo di spettacolari attrattive coincidenti con i più bei paesi e le agghindate città sul mare e nell’entroterra.

La gemma incastonata nel catanese nacque per decreto imperiale promulgato nel 1520 da Carlo V d’Asburgo, a cui si deve l’unificazione cittadina di 24 agglomerati a formare un solo coeso nucleo abitativo con un sicuro avvenire nonostante si siano succedute nei secoli violente eruzioni del vicino vulcano, fenomeni imprevedibili che, tuttavia, non hanno che contribuito a rendere Bronte una località forte e determinata.

In epoca risorgimentale, la città si trovò sulla strada di Giuseppe Garibaldi, sbarcato in Sicilia per risalire il meridione e dare, dunque, il là all’Unità d’Italia; un rapporto non facile, che sfociò nel sangue per la ribellione di una frangia di brontesi e la conseguente repressione armata di Nino Bixio, il quale nel 1860 si adoperò affinché i colpevoli venissero sommariamente fucilati.

Una storia controversa eppure significativa per mettere alla prova e forgiare il carattere degli abitanti, oggi ben 19.172, molti dei quali riconosciuti come devoti all’istituzione ecclesiastica, il che spiega la presenza di tante antiche ed eleganti strutture religiose, anni addietro persin più numerose ma purtroppo decimate dai vari terremoti causati dal costante brontolio dell’Etna. Queste costruzioni sono l’emblema di una ricchezza misurabile sotto il piano monumentale e artistico, pingue di beni culturali e opere realmente di notevole pregio.

L’elenco si profila lungo, ergo si evinca una selezione che pone in cima alle preferenze di culto la Chiesa Madre della Santissima Trinità, risultato dell’accorpamento di due edifici preesistenti e attualmente intima custode di un pregiato crocifisso cinquecentesco conservato all’interno. Seconda tappa del tour delle edificazioni sacre corrisponde al Santuario dell’Annunziata, che si fregia di una facciata sobria sulla quale, a ogni modo, spiccano per maestosità una grande porta d’ingresso in arenaria e una finestra realizzata in pietra lavica; internamente si collocano splendidi dipinti come la Madonna insieme a San Francesco, Sant’Orsola e Santa Chiara, più un’opera del Gagini consacrata all’Annunciazione di Maria e risalente al ‘500.

Doveroso approdare all’ammirazione del settecentesco Collegio Capizzi, che incornicia la Chiesa del Sacro Cuore, la Cappella dell’Immacolata, la fornita Biblioteca Borbonica - corredata di alcuni volumi donati dai Gesuiti prima della loro fuga dalla Sicilia – e, non pago, anche una pinacoteca di pregnante rilevanza.

Da menzionare, per limitare il torto fatto alla miriade di altre costruzioni religiose sparse, le chiese di San Blandano, Santa Maria della Catena e San Giovanni, considerate minori. Più distaccata rispetto al nucleo cittadino è l’Abbazia di Maniace, scolpita nella memoria collettiva per essere sopravvissuta, nell’ordine, all’invasione saracena e ai fisiologici sisma dell’isola, che la danneggiarono gravemente senza tuttavia precluderne il progressivo recupero negli anni. Il secondo nome dell’abbazia è Castello Nelson, poiché venne offerta al celebre ammiraglio britannico come ricompensa per aver sedato una rivolta intestina.
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Il tracciato storiografico si rileva in maggior misura nella Masseria Lombarda, in cui si ritrova il Museo Etnogradico e quello di Vagliasindi, che custodisce resti archeologici ideali per uno studio a tutto tondo dell’antico passato e una raccolta di monete di bronzo riferibili all’era ellenica e medievale.

Immersa nel meraviglioso parco dell’Etna e al centro di itinerari ed escursioni che partono dalla Casermetta di Piano dei Grilli per arrivare alla Grotta della Neve e al rifugio di Monte Ruvolo,

Bronte è conosciuta in tutto il mondo per il famoso pistacchio (denominato “L’oro verde” e a Denominazione di Origine Protetta), prodotto in grandissima quantità e su cui poggia la quasi totalità dell’economia autoctona, rispettosa delle proprie risorse agricole.
A questa prelibatezza è dedicata ogni anno la partecipatissima sagra del Pistacchio di Bronte che si svolge a fine settembre/ inizio ottobre, tradizione volta a celebrare un gioiello gastronomico ch’è l’orgoglio dei brontesi, estremamente versatile per la preparazione di tantissime ricette salate e dolci: il pesto si accompagna a primi e secondi, proprio come la Pistacchiella, una crema semplicemente favolosa; per i più golosi ecco il gelato e la torta al pistacchio. I turisti possono provare nei tanti ristoranti della zona una molteplicità sconfinata di eccellenze, tra le quali si consigliano le pennette al pistacchio e vongole, il risotto al pistacchio e il salmone in salsa di pistacchio.

Come arrivare
A ca. 59 km da Bronte sorge l’aeroporto di Catania Fontanarossa, ben servito dagli autobus della Isea Viaggi; un modo originale per raggiungere la località è quello che contempla l’uso della Ferrovia CircumEtnea, che attraversa i siti più suggestivi nell’area tutt’intorno al vulcano; in auto sono percorribili la A18 e la A19, con uscite statali e provinciali per Bronte.

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