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I ripiani di Ustica, il golfo di Castellammare, San Vito lo Capo e il monte di Erice

L'isola di Ustica, che dista 52 chilometri da capo Gallo e 57 da Palermo. Come si può vedere dalla foto, Ustica ha forma ellittica e misura quattro chilometri e mezzo per due e settecento. La sua struttura geologica è assai simile a quella delle isole Eolie. Presenta alcuni fertili ripiani; il resto è formato da lave, rupi e cime vulcaniche. È divisa in due da una piccola catena di colli. Le coste sono per lo più scoscese, creano un ambiente.
Ideale per la pesca subacquea. Nell'isola vi è un solo centro, Ustica, situato tra cala Santa Maria e cala Giaconi o del Cimitero. Il centro si trova su un ripiano di tufo, dominato dall'altura di capo Falconara, sulla cui cima si trova la Fortezza. Solitamente si sbarca nella cala di Santa Maria, che ha il fondo di sabbia nera vulcanica. Dalla cala una strada in tre rampe conduce al centro abitato dalle vie ad angolo retto. Gli danno carattere le numerose grotte e cavità più o meno artificiali, che servono da depositi.

Pianeggiante, in una piccola baia sabbiosa tra Capo San Vito e la punta di Solanto, dominato a sud-est dal caratteristico picco roccioso del monte Monaco, ecco San Vito Lo Capo, una frazione di Erice, abitato da pescatori e contadini. I due moli che si protendono come braccia in mare (in primo piano nella nostra foto) servono a riparare il porticciolo dei pescatori. Turisticamente è una località "nuova", che sta ricevendo solo ora quegli impulsi necessari per trasformarsi in località balneare. Verso il mare c'è un santuario in una massiccia costruzione quadrata, che ha l'aspetto di una fortezza.

Una macchia bianca di case è il nucleo centrale di Castellammare del Golfo, pittoresca cittadina situata in fondo al golfo omonimo, a scacchiera, sopra un piano inclinato verso il mare e dominata a sud dallo scosceso Pizzo Stagno ne. Castellammare si trova dove sorgeva l'antico porto di Segesta, sulla strada da Palermo a Trapani. E dotata di un buon porto che ha un discreto traffico d'esportazione di prodotti agricoli, e vi fioriscono l'industria del crine vegetale e quella conserviera (tonno sott'olio e pesce salato). Sul mare, a fianco del porto, sorge il Castello, con una torre cilindrica, distrutto più volte nei secoli, riedificato forse dagli Aragonesi e molto trasformato in seguito.

Erice, di cui si scorgono nettamente i confini, è una delle perle turistiche della Sicilia, sia per la sua singolare posizione sia per la fisionomia di borgata medioevale e la bellezza del panorama. Erice sta sulla vetta di un monte isolato, formato da regolari stratificazioni di calcari giurassici. La sua fisionomia (come abbiamo detto) è oltremodo pittoresca, con le strette e tortuose vie immerse in un silenzio «religioso», gli edifici medioevali, la dolcezza e la freschezza del clima. E di origine mitica: fu città degli Elimi, celebre per un tempio della dea mediterranea della natura feconda, identificata dai fenici in Astarte, dai greci in Afrodite e, infine, dai romani in Venere Ericina. Contesa fra Cartaginesi e Siracusani, venne presa da Pirro, ma ritornò poco dopo a Cartagine, che la distrusse durante la prima guerra punica.
Gli abitanti vennero trasferiti a Drepano (Trapani) sotto la sorveglianza della flotta. C'è da dire che in alcune grotte del monte (del Gigante, del Toro, l'Emiliana) furono trovati fossili e armi dell'età neolitica.

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