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Antikythera, vacanza nella piccola l'isola greca

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L’isola di Antikythera assomiglia, per certi aspetti, a un mondo in miniatura, ma allo stesso tempo regala alcune vedute panoramiche capaci di dare una vertigine, far sentire l’ebbrezza dell’infinito. La superficie ridotta, di appena 20 kmq, e la popolazione di circa 50 abitanti che assomiglia a una grande famiglia, danno l’idea di un piccolo paradiso segreto, da trattare con gentilezza e da ammirare con stupore. Siamo in Grecia, a sud del Peloponneso, a metà strada tra le isole di Creta e Kythera.

Qui la minuscola Antikythera, conosciuta anche come Cerigotto, si lascia spettinare dal vento e schiaffeggiare dalle onde, lambita da un Mare Egeo cristallino, splendente di azzurri e di blu surreali. Simile a una scultura di roccia, l’isola pare lontana anni luce dai ritmi frenetici della vita quotidiana, ancora estranea al turismo di massa, ed è la meta ideale per chi cerca un’oasi di quiete e scenari incontaminati. Ma la località non è conosciuta solo per la sua bellezza naturalistica: a determinarne la fama, a dire il vero, fu soprattutto il ritrovamento di un curioso marchingegno, un centinaio di anni fa, nelle acque che la circondano.

Pare che nell’antichità un veliero greco, proveniente da Pergamo, si stesse dirigendo verso Roma, quando venne sorpreso da una violenta tempesta proprio nei pressi di Antikythera. Fu un gruppo di pescatori di spugne, molti secoli dopo, a rinvenire il relitto che non era scampato al naufragio, recuperando gran parte del suo prezioso carico: oltre ai monili, le statue e le monete, vi trovarono un misterioso oggetto di bronzo. Era la cosiddetta “macchina di Antikythera”, un complicato marchingegno risalente al I sec. a.C., che potrebbe essere definito il primo calcolatore del mondo e che oggi si trova al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Ma limitare l’importanza dell’isola a questa fortunata scoperta, per quanto sensazionale, sarebbe ingiusto verso un simile paradiso. Ad Antikythera, per quanto piccola, ci sono scorci panoramici innumerevoli: per ammirare la danza delle onde non resta che passeggiare sulla nuda roccia, seguendo la linea costiera e scegliendo la postazione che si preferisce. Ad accogliervi e a offrirvi un po’ di meritato relax ci sono tante calette, prevalentemente scavate negli scogli, lambite dall’acqua limpidissima e fresca dell’Egeo.

A punteggiare la magnificenza della natura ci sono anche alcune tracce umane, come il delizioso porto di Potamos, in cui approdano ogni giorno i traghetti, gli yacht dei turisti e le imbarcazioni dei pescatori, e da cui ci si può spingere a piedi sino alla vicina spiaggetta di Xeropotamos: qui si può ammirare la caverna naturale, scavata nella roccia, in cui un tempo i pirati sostavano con le loro navi. A dominare questa baia affascinante, sulla cima di un’altura, ci sono le rovine di un castello e le mura dell’antico centro Palaeokastro.
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Tra le testimonianze storico-artistiche non mancano poi le chiese, come quella dedicata a San Charalambos, quella di San Nicola nei pressi del porto, le chiese gemelle della Vergine Maria e San Dioniso e quella di San Costantino ed Elena, in località Pateriana. L’edificio di culto più interessante, tuttavia, è certamente il monastero di Aghios Myron, un imponente costruzione immersa nella natura, raggiungibile a piedi in 45 minuti circa da Potamos. Custode di una preziosa statua di San Myron, il monastero è sede della festa del santo dell’isola, che si tiene ogni anno il 17 di agosto.

Di origini molto antiche, questo evento è il più importante dell’anno, e per la migliore riuscita dei festeggiamenti ci si prepara sin dall’inizio di agosto, aprendo la caccia alle capre selvatiche dell’isola. Il giorno della celebrazione, dopo la cerimonia religiosa, la carne prelibata viene bollita nelle cucine del monastero, per poi essere servita con il riso ai pellegrini che visitano la chiesa, mentre le donne isolane impastano il pane secondo le antiche ricette, e lo cuociono nel forno a legna. A seguire il banchetto, per festeggiare sino a tarda notte, ci sono le danze e le musiche della tradizione cretese.

Ma le attrattive culturali dell’isola non sono ancora terminate: prima di abbandonarsi al totale relax, vale la pena di visitare il faro di Capo Apolytaras, sulla punta meridionale di Antikythera, raggiungibile solo a piedi o via mare. Fondato nel 1926, il faro era stato abbandonato nel 1987, ma a partire dal 2004 ha ripreso l’attività. Se questo connubio di pace e avventura, tradizione, storia e vita di mare non vi bastasse, sappiate che il clima mediterraneo locale costituisce un ulteriore motivo per visitare l’isola senza indecisioni. Inverni miti e estati calde ma ventilate, sempre baciate dal sole, caratterizzano l’anno isolano: le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 6°C a una massima di 14°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 19°C ai 32°C. Le precipitazioni sono piuttosto frequenti in inverno, infatti in dicembre piove in media un giorno su due, ma non osano guastare l’idillio della bella stagione.

Per raggiungere Antikythera potete prendere il traghetto, in partenza da Kythera, Pireo, Gythio e Kalamata sulla terraferma, oppure da Kastelli sull’isola di Creta. Per arrivare in Grecia con l’aereo potete atterrare all’aeroporto di Atene, a 33 km dal centro della capitale greca.
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