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Daroca: visita alla cittą dei sette sette e al suo festival

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Se non fosse per qualche automobile e le macchine fotografiche al collo dei turisti, Daroca sembrerebbe ancora immersa nel passato. Non che sia una città morta, questa incantevole rocca medievale dell'Aragona, nel nord-est della Spagna: proprio dal passato arrivano tradizioni vivaci, riproposte dalla cucina e dal folclore, ma l'architettura è quella di un tempo, quando i mori la strapparono ai cristiani e poi se la videro a loro volta portare via. Oggi è soprannominata la città "dei sette sette", per via dei numerosi monumenti, ed è una delle località d'arte più apprezzate della regione, situata a un'ottantina di chilometri da Saragozza.

Nel corso dei secoli ha ricevuto tanti altri nomi e soprannomi, variabili a seconda dei popoli che la plasmavano. I celtiberi, dopo averla fondata, la chiamarono Darek; poi fu Agiria per i romani, che innalzarono una rocca difensiva sulla via Laminium, finché gli arabi non la ribattezzarono Calat-Darwaca nella seconda metà del IX secolo. L'avrebbero detenuta per quattro secoli, sino al 1120, quando Alfonso I la riconquistò. Poco dopo divenne capitale, conosciuta come Comunità di Daroca, e per tutto il periodo medievale vantò ricchezza e prosperità, affermandosi come punto di riferimento economico e sociale. La tenacia non le mancava: nel 1357 le sue mura resistettero all'attacco di Pedro I di Castiglia, tanto che da allora è chiamata "Puerta Férrea de Aragòn", e poco dopo ricevette il titolo di Città.
Cinque secoli più tardi Daroca fu messa alla prova dalle truppe napoleoniche, che la espugnarono nel 1808 e vi restarono fino al 1813, quando la città fu liberata.
Il XX secolo segnò una svolta, con la costruzione della ferrovia e la nascita di piccole industrie; oggi il turismo sta diventando una delle attività locali più importanti, andando a sostituire l'agricoltura, ampiamente praticata in passato.

Incastonata lungo la valle del fiume Jiloca, a 797 metri di quota, la "città dei sette sette" si presenta come un dedalo di stradicciole in pendenza, incorniciate dalle belle mura del XIII-XIV secolo. Le porte d'accesso, in passato varcate da condottieri e commercianti, risalgono a periodi differenti e si sono conservate sino ad oggi: la Puerta Baja è affiancata da due torri quadrangolari, ma non sono da meno la seicentesca Puerta Alta, la Puerta Valencia e quella in stile mudéjar intitolata a San Martin de la Parra.

La cinta muraria è lunga 3.5 km, da sempre rassicurante per chi sta dentro, minacciosa per chi cercava di violarla. Ancora oggi, senza pericoli da sventare, è una cornice ultracentenaria che rende più prezioso il contenuto: le semplici abitazioni medievali diventano gioielli così addossate le une alle altre, affacciate a una piazza o a un cortile, strette nell'abbraccio di pietre antiche. Ogni quartiere è un piccolo mondo a sé: l'insieme è armonioso, ma da una zona all'altra cambiano i colori delle facciate, le decorazioni dei balconi, il disegno dei ciottoli sul selciato, e ovviamente ogni quartiere custodisce i propri capolavori. Da vedere il quartiere ebraico, coi suoi palazzi rinascimentali e barocchi, e il quattrocentesco Palacio de los Luna, appartenuto a una nobile famiglia locale.

... Pagina 2/2 ... Le chiese si nascondono a ogni angolo: non perdete la Iglesia de Santo Domingo de Silos y San Miguel e la bella collegiata di Santa Maria. La prima risale in buona parte al XIII secolo, ma è evidente lo stile mudéjar; la seconda è conosciuta anche come Nuestra Señora de los Corporales. Basilica Collegiata sin dal XIV secolo, ristrutturata nel XV secolo, la chiesa ha un'architettura rinascimentale con influssi gotici, è divisa in tre navate e contiene alcune cappelle, un coro e un organo pregiati. La cappella più importante è quella di Los Corporales, dalla struttura originale, corrispondente all'abside dell'antica chiesa romanica. La torre campanaria è del XV secolo.

La vecchia Daroca possedeva tre castelli, il Mayor, quello de la Juderìa e quello di San Cristòbal (o Torre del Andador). Oggi i ruderi del castello Mayor quasi si confondono con il colle sovrastante la Collegiata, ad eccezione della torre a pianta rettangolare e di un arco a sesto acuto ancora in piedi, e anche degli altri castelli rimane ben poco. Ma sopravvive il fascino di quel passato lontano, che parla attraverso feste, manifestazioni e ricette prelibate. Tra gli appuntamenti più attesi ci sono il Corpus Christi di giugno, la Fiera Medievale dell’ultimo week-end di luglio e il Festival di Musica Antica di agosto.

Chi cerca un panorama insolito può visitare la vicina laguna di Gallocanta, tra le zone paludose più interessanti d'Europa, ricca di uccelli migratori soprattutto fra novembre e febbraio, quando le gru e altre specie di volatili trascorrono l'inverno nella zona.

L'inverno non è male neppure per i turisti, grazie al clima continentale abbastanza caldo di Daroca. Qui la temperatura media di dicembre è di 4°C, mentre quella di luglio si aggira intorno ai 22°C. Le precipitazioni non sono particolarmente abbondanti: il mese più colpito è maggio, quando cadono in media 65 mm di pioggia, mentre il più secco è agosto, con 17 mm di media.

Per raggiungere la città venendo dall’Italia, si può prendere l’aereo a Roma o Milano sino all’Aeroporto di Saragozza, situato a circa 92 km da Daroca e servito da numerosi voli anche low-cost. Le vie di comunicazione stradali più importanti che passano per la città sono invece la Carretera nacional N-234, che unisce Sagunto e Burgos; la N-330 che unisce Alicante alla Francia attraversando Aragon; infine la A-23 che tramite l’Autovia Somport arriva a Sagunto.
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