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Santiago de Compostela: Obradoiro, Cattedrale e dintorni

Santiago de Compostela, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Nella parte a nord della città si trovano, quasi dirimpetto l'un l'altro, due edifici di profondo significato religioso. A un lato, il sobrio convento do Carme, residenza delle Carmelitane scalze e, oltrepassata l'omonima via, il maestoso convento di Santa Clara, fondato nel 1260 dalla regina Violante, sposa di Alfonso X il Saggio. L'aspetto di maggior interesse di questa edificazione è la facciata teatrale in stile barocco, la cui grandiosità va in crescendo dal basso in alto, il tutto coronato da un enorme cilindro in pietra. Oltrepassati il portale e il giardino si giunge alla chiesa, abbellita da un retablo di Domingo de Andrade.

Poco oltre si trovano l'hospitalillo e la cappella di San Rocco, luogo in cui ci si prendeva cura degli appestati ed odierna sede della Regia accademia galega delle scienze nonché dell'Istituto degli studi galeghi "Padre Sarmiento". Nella singolare cappella, dalla cui nicchia fa capolino il santo titolare in compagnia del suo cane, il comune di Santiago de Compostela deposita il proprio voto dal lontano 1517. Spingendosi nel sempre più fitto centro storico, il palazzo gotico di don Pedro, unico esempio civile edificato in tale stile architettonico tuttora ammirabile in città, ospita il museo das Peregrinacións, inaugurato definitivamente nel 1965 in occasione dell'Anno santo. Prendendo spunto dall'epopea e dai riti dell'itinerario jacobeo, presenta numerose testimonianze dell'arte orafa, della pittura, della scultura nonché una ricca collezione di giaietti. Oltrepassata la via, si accederà alla chiesa di San Miguel dos Agros, edificio neoclassico fatto costruire agli inizi del XVIII sec. laddove, racconta la leggenda, mille anni prima un'antica parrocchia venne distrutta per mano di Almanzor. Il tempio odierno, opera dell'arch. Melchor de Prado, viene completato dai galeghi Fernández de Casas e Clemente Sarela. Tappa d'obbligo è la vetusta cappella gotica del XV sec.

Qualche passo oltre, ecco apparire il museo da Casa da Troia, ricavato in un casone adibito, in passato, a pensione per studenti, il cui ambiente romantico e festivo venne narrato dallo scrittore Alejandro Pérez Lugín nel romanzo La Casa de la Troya (1915). L'associazione di musicisti di estudiantine di Santiago avrebbe poi sostenuto la creazione di questo bel museo alla vecchia usanza sull'ambiente universitario del passato. Proseguendo attraverso uno spazio fitto di richiami alle corporazioni, si giunge alla facciata della Acibechería della cattedrale, progettata da Ferro Caaveiro e Fernández Sarela nel XVIII sec. In questo punto, cui di recente è stato dato il nome di Praza da Inmaculada, spicca il suggestivo portico del monastero di San Martiño Pinario, eretto tra il 1697 e il 1738 di cui si evidenzia lo scudo della Spagna, inserito nel corpo verticale nonché l'immagine di San Martino a cavallo, il quale condivide il proprio mantello con un mendicante. Il punto di partenza di tale complesso di enorme interesse, i cui 20.000 m2 ne fanno la costruzione religiosa di maggiori proporzioni della città, è l'oratorio fondato dal prelato Sisnando nell'anno 912. Nel periodo di suo massimo splendore, l'abbazia contava oltre trenta monasteri e priorati. Il frontespizio della chiesa, che si affaccia sulla Praza de San Martiño, si schiude agli occhi dello spettatore come un retablo palatino e dal sapore plateresco la cui edificazione venne portata a termine verso la metà del XVII sec., dalle avvenenti sculture allineate in nicchie disposte su vari piani. Risalita la doppia ed armoniosa scala risalente all'incirca al 1772, si accede a un tempio coetaneo, opera di Peña de Toro e Domingo de Andrade il cui elemento di maggior interesse è il ragguardevole retablo maggiore, la creazione di gran lunga più ingegnosa del gotico galiziano, scolpito da Casas e Nóvoa e dallo scultore Miguel de Romay tra il 1730 e il 1733.

Fiancheggiando l'immensa fabbrica di San Martiño, odierno Seminario Maggiore, ci si avvierà verso l'imponente convento di San Francisco. Dice la leggenda che durante il suo soggiorno a Santiago de Compostela, il santo di Assisi rese noto al suo locandiere e carbonaio, di nome Cotolay, il luogo in cui avrebbe rinvenuto un tesoro con cui fondare un convento. Nacque così la primitiva costruzione gotica, di cui si conservano cinque arcate nel patio e parte della sala capitolina in cui l'imperatore Carlo V convocò il Parlamento nel 1520. La chiesa è frutto dell'ispirazione dell'architetto Simón Rodríguez il quale eresse, tra il 1742 e il 1749, uno spazio di grande rilievo artistico di cui va evidenziata la tomba del predecessore Cotolay, ubicata all'ingresso. Tappa d'obbligo è pure il museo della Terra Santa ove sono esposti oggetti raccolti in occasione di numerosi viaggi dai missionari che si spingevano fino a questa regione così lontana e sacra. Dirimpetto al complesso, si erge una statua di grandi dimensioni di San Francesco, opera dello scultore Asorey, collocatavi nel 1930 mentre su uno dei lati, si scorge la chiesa da Terceira Orde. Nella via commerciale di San Francesco, affiancata da bianche e radianti verande, si lascerà sulla destra la Facoltà di Medicina, edificata in stile classico tra il 1909 e il 1928. Più in là, sorge l'aureola magica della Praza do Obradoiro, uno degli spazi storici e monumentali più affascinanti al mondo. Su tale spiazzo il cui nome deriva dal fatto che vi si depositavano i materiali necessari ai lavori della cattedrale, si eleva una serie di forme artistiche che vanno oltre il tempo e le mode. Luogo unico, vero cuore della Galizia, ad accogliere i pellegrini è un complesso architettonico di grande armonia che il riflesso delle luci cangianti del giorno sul granito e sui selciati, riveste di enorme maestosità.

Il punto di partenza dell'itinerario è il Pazo de Xelmírez, senza dubbio l'edificio civile romanico di maggior interesse esistente in Europa, l'opera più antica del complesso che delimita l'Obradoiro. Il suo fondatore, l'autorevole arcivescovo della vecchia Compostela, non nascose le proprie ambizioni nel costruire degli edifici "in grado di ospitare una ridda di principi e popoli". Avviati i lavori nel 1120 utilizzando materiali ricavati da edificazioni precedenti, gli elementi di maggior interesse si trovano al suo interno, dal momento che attorno al patio sono state disposte la sala d'armi e la cucina, sintesi di bellezza e funzionalità. Una scala stretta, lavorata in granito, conduce al salone dei banchetti, adorno di scene di conviti reali e altre testimonianze della vita quotidiana della Santiago medioevale. L'hospital Real, fondato e dotato dai Re cattolici nel 1499 come centro caritatevole e foresteria per pellegrini, occupa il lato nord della piazza. La prima fase dell'opera venne eseguita da Enrique de Egas sulla falsariga dei modelli ospedalieri italiani, con la chiesa distribuita a forma di croce latina. La pianta originale avrebbe poi subito delle modifiche data l'aggiunta di due patios rinascimentali e, più tardi, di altri due in stile barocco a completamento del complesso. Sull'atrio chiuso da sontuose catene, si apre il fronte gotico ritoccato dal 1519 in poi da Guillén Colás e Manuel Blás, con sistemazione di un fregio di ricche sculture, pilastri decorati e blasoni della Castiglia. Inserito nella rete dei Paradores de Turismo dal 24 febbraio 1986, l'hotel presenta una lussuosa collezione di specchi, quadri, tappeti e mobili tradizionali.

Sul lato di ponente dell'Obradoiro, si erge il Pazo de Raxoi, sede del Municipio dal 1787 e, recentemente, della Presidenza della Giunta della Galizia. Sulle vetuste prigioni di Santiago de Compostela, l'arcivescovo Bartolomé Rajoy fece costruire un palazzo, sottolineandone il patrocinio nella dicitura inserita nella parte superiore della facciata contraddistinta altresì da ampie vetrate e balconi allungati. All'esterno di quest'opera iniziata nel 1766 sotto la direzione dell'architetto francese Carlos Lemaur, adibita a quel tempo agli usi più svariati - prigione, residenza infantile e seminario per i confessori della cattedrale -, si può ammirare il gruppo scultoreo de La battaglia di Clavijo, modellato da José Gambino e José Antonio Ferreiro. A quest'ultimo si deve anche la scultura centrale raffigurante Santiago Matamoros che corona l'edificio. Alle sue spalle, fa capolino la chiesa di San Fructuoso in stile barocco, portata a termine nel 1765 sul cui frontespizio spicca l'emblema della Spagna, e una raffigurazione delle quattro virtù cardinali. Il punto d'interesse successivo, di nuovo all'interno dell'Obradoiro, è il collegio di San Xerome, oggi Rettorato dell'Università e fondato da Alonso Fonseca come alloggio per studenti bisognosi e artisti privi di mezzi, conosciuto ironicamente dalla gente come "di pane e sardina". Sul frontespizio tardogotico proveniente da un antico ospizio dell'Acibechería, primeggia la statua della Madonna posta sotto il blasone dei Fonseca. Si potrà visitarne anche il patio rinascimentale progettato da Peña de Toro nel XVII sec., con classica fonte in pietra.

Il lato più sublime della piazza è rappresentato dalla facciata dell'Obradoiro, costituente l'accesso principale alla cattedrale, terzo tempio in ordine di importanza del mondo cristiano, dopo Roma e Gerusalemme e definito dallo scrittore e premio Nobel Camilo José Cela come "quel miracolo che, al pari di tutti i miracoli, non ha né abbisogna di spiegazioni". Le sue origini risalgono al IX sec., allorquando il re Alfonso II il Casto donò un terreno per edificarvi la cappella che avrebbe poi accolto le spoglie dell'Apostolo San Giacomo. Il santuario sarebbe stato poi impreziosito dalle donazioni dei monarchi successivi, finché sotto il regno di Alfonso VI prese avvio l'edificazione di una cattedrale romanica, grazie allo sprone del carismatico vescovo Xelmírez.

Fu così che, tra il 1075 e il 1211, venne eretto il tempio più grande di tutta la penisola, commissione cui presero parte artigiani e artisti quali Bernardo el Viejo, Esteban e, più tardi, il celebre Maestro Mateo. La fabbrica primitiva, consacrata alla presenza di Alfonso IX nel 1211, è stata completata, nell'arco dei secoli, con l'aggiunta di torri barocche, ricchi frontespizi, cappelle e altari, fino a dar vita al monumento di maggior rilievo di tutto il Medioevo dell'arte ispana, tempio mirabile e forziere di tutte le arti e culmine definitivo dell'ideale romanico. I pellegrini il cui viaggio spirituale si conclude sulla piazza dell'Obradoiro, rimangono affascinati dal frontespizio della cattedrale, massima espressione della scuola barocca spagnola e celebre scorcio di Santiago de Compostela. Sull'antica pianta medievale, tra il 1738 e 1750, Fernando Casas Nóvoa eresse un arco trionfale riccamente decorato, inserendo in un'incantevole cornice le due torri gemelle delle Campanas e della Carraca, quest'ultima in linea con il pazo di Xelmírez, unite dalla tela di grandi dimensioni degli Specchi.

Il corpo centrale presenta un accurato lavoro di arte orafa, concepito a guisa di retablo gradinato e coronato dalla statua di San Giacomo pellegrino. La doppia scala rinascimentale da cui si accede al tempio, venne realizzata da Ginés Martínez nel 1606, mentre la cancellata risale al XVIII sec. Varcatane la soglia, il visitatore si troverà dirimpetto il meraviglioso portico della Gloria, uno dei più ragguardevoli complessi scultorei dell'Europa del XII sec., prodigio artistico fatto di circa duecento sculture di grande espressività e dai visi incredibilmente realistici, cesellato dal Maestro Mateo il cui laboratorio venne aperto nel 1188. Tutta la storia biblica viene raffigurata nelle immagini di Adamo ed Eva, degli Evangelisti e di San Giovanni che convoca il Giudizio universale. Un Cristo maestoso alto cinque metri presiede l'arco centrale, al di sopra della statua di San Giacomo Maggiore che porge il benvenuto ai pellegrini. È consuetudine infilare le dita nelle piccole cavità del portalampada che narra la genealogia umana di Gesù nonché sfiorare con la fronte per tre volte di seguito il capo del noto santo dos croques, posto nella parte posteriore di questa meravigliosa colonna marmorea, con lo sguardo rivolto verso l'altare gesto che, stando alla leggenda compostelana, ci trasmetterà la genialità e la saggezza della statua che pare essere un ritratto in pietra dello stesso Maestro Mateo.

Per la cattedrale compostelana si presero a modello le basiliche destinate a pellegrinaggi, dotate di deambulatorio atto a rendere più agevole il flusso. La pianta a croce latina a tre navate è lunga 100 m e alta 20 m, tranne la zona del transetto che raggiunge i 65 m di altezza, in un magnifico spazio di 8.300 m2. La navata centrale edificata su un vecchio cimitero, è sovrastata da due organi barocchi finanziati, nel XVIII sec., dall'arcivescovo Monroy. Dalla cupola pende la sfera metallica in cui si aggancia il mitico botafumeiro, incensiere utilizzato dal XIV sec. per impregnare di profumo il tempio e che nei suoi movimenti rotatori, raggiunge un'altezza di 21 m e una velocità di quasi 68 km/h. Quello usato attualmente, costruito nel 1851 in ottone argentato, svolge le sue ancestrali funzioni soltanto in occasione di grandi solennità. Non vanno neppure tralasciati i pulpiti intagliati al volgere del XVI sec. da Juan Bautista Celma, ornati con scene di vita dell'Apostolo. La cappella maggiore ospita la cappelletta contenente la statua dell'Apostolo scolpita nel 1665 in pietra policroma, su un baldacchino dorato, da José Vega Verdugo. È d'obbligo avviarsi verso il deambulatorio per toccare e baciare il mantello donato a suo tempo dall'arcivescovo Monroy. In direzione opposta, una scala sita nel medesimo deambulatorio consentirà di scendere alla cripta, aperta al pubblico nel 1885 in occasione dell'Anno Santo, ove un'urna in argento intagliata nel 1886 da orafi locali, accoglie le spoglie di San Giacomo e dei suoi discepoli, San Teodoro e San Atanasio.

Al termine di questa tappa d'obbligo, avrà inizio la visita delle cappelle di incalcolabile valore storico, iniziando da destra. Quella del Pilar, i cui lavori vennero avviati da Domingo de Andrade, accoglie tra marmi e diaspro, la tomba dell'arcivescovo Monroy. La cappella di Mondragón presenta un retablo della Pietà oltre a una meravigliosa cancellata in ferro battuto, realizzata dal francese Guillem Bourse nel XVI sec. La cappella dell'Azucena, nota anche con il nome di cappella di doña Mencía che accoglie il cenotafio della sua fondatrice, precede la porta Santa, adorna di belle sculture. Più in là, la cappella del Salvatore segna il punto esatto dove presero avvio i lavori della cattedrale. Seguendo questo itinerario sacro, nella cappella della Vergine Bianca si potranno visitare le tombe della famiglia degli España, mentre quella del Santo Apostolo spicca per la sua aria barocca. Dal canto suo, la cappella di San Bartolomeo conserva tuttora le linee romaniche, dando vita a uno dei complessi scultorei di maggior rilievo di Compostela. Seguono a ruota le cappelle della Concezione e quella dello Spirito Santo in cui si conservano vari monumenti funebri in stile gotico e rinascimentale.

La cappella da Corticela, originariamente in stile preromanico, costituisce uno degli scorci più suggestivi della cattedrale di cui uno degli ornamenti più sfarzosi è l'Adorazione dei Re Magi, opera del Maestro Mateo che ne sovrasta la porta. Gli altari barocchi delle cappelle di Sant'Andrea e Sant'Antonio cedono il passo alla Madonna di Lourdes venerata nella cappella di Santa Caterina. Al suo fianco, si trova il timpano di Clavijo, anticamera della cappella neoclassica della Comunione, con una bella scultura della Madonna del Perdono e le tombe di Lope de Mendoza e del prelato Bartolomé Rajoy. Si giungerà, infine, a quella del Cristo di Burgos dove si potrà ammirare una copia del Cristo in croce.

Il Museo della cattedrale consta di vari spazi, ognuno più interessante e più suggestivo dell'altro. Sotto le scale dell'Obradoiro si trova l'ingresso alla cripta del portico della Gloria, dove sono esposte varie opere scultoree. La seconda parte della visita va dalla cappella delle Reliquie, al Pantheon reale e al Tesoro, aree contenenti nobili tombe, collezioni di reliquiari e begli esempi di oreficeria di cui uno dei pezzi di maggior pregio è l'ostensorio, intagliato da Antonio de Arfe in oro e argento, tra il 1539 e il 1544. Dal transetto destro si giunge al chiostro progettato da Juan de Álava e Rodrigo Gil de Hontañón nell'arco del XVI sec., splendida cornice per il museo in cui sono esposte dei resti delle varie fabbriche della cattedrale, la biblioteca in cui si conserva il celebre incensiere scolpito da José Losada nell'anno 1851 e, fiore all'occhiello, varie sale che ospitano arazzi recanti la firma di Rubens e Francisco de Goya.

Sul retro della cattedrale, si apre una piazza già cosmopolita nei tempi antichi. La Quintana si presenta come spazio singolare suddiviso in due parti: quella dei Mortos, edificata su una necropoli primitiva e quella dei Vivos, separate da delle rampe di scale di cui i turisti si servono per ammirare la panoramica monumentale. Questo lato viene chiuso da un muro del monastero di San Paio, fondato da Alfonso II il Casto nell'anno 813 per i monaci benedettini preposti alla custodia del sepolcro dell’Apostolo nel corso dei secoli. Tale mole granitica, punteggiata di gelosie, reca una lapide che ricorda il “Battaglione letterario” cui diedero vita sacerdoti, alunni e professori onde far fronte alle truppe di Napoleone. Il frontespizio barocco realizzato da Melchor de Velasco tra il 1658 e il 1699 e che si affaccia sulla Praza de Feixóo, sovrasta la raffigurazione della Fuga in Egitto. Dalla chiesa, consacrata nel 1707 e arricchita con uno splendido retablo di Castro Canseco, si accede al Museo di arte sacra, costituito da oggetti di grande pregio storico quali l’altare primitivo eretto sulla tomba dell’Apostolo. Di ritorno a Quintana, sul punto più elevato della piazza si trova la casa da Parra, opera di Domingo de Andrade sul cui frontespizio fanno spicco ghirlande d’uva scolpite in pietra. Soffermandoci sulla fabbrica della cattedrale, dal portico reale eseguito da José Peña de Toro a metà del XVII sec. Escono le processioni della Settimana Santa e vi entravano, in passato, i sovrani. La porta, sovrastata da un balcone, si articola attorno allo scudo dei re di Spagna ed è affiancata, su uno dei lati, della torre do Reloxo in stile barocco, nota anche con il nome Berenguela, gioiello architettonico, eseguito da Andrade tra il 1676 e il 1680 che svetta alta nel cielo per 72 m. Nel 1552 vi venne sistemato un orologio che sarebbe poi stato sostituito nel 1831 con un altro, opera di Antelo, e tuttora in loco. La Porta Santa o del Perdono che viene aperta soltanto in occasione dell'Anno santo compostelano, quando la festività del 25 luglio cade di domenica, venne edificata nel 1611 quando si rimaneggiarono le ventiquattro statue romaniche eseguite dal Maestro Mateo per il precedente coro della cattedrale. Sull'architrave spicca l'immagine di San Giacomo, con indosso gli abiti da pellegrino mentre dà il benvenuto ai devoti. A completamento del complesso, nella Quintana dos Mortos, ecco la casa da Conga, i cui lavori vennero avviati da Domingo de Andrade nel 1709 quale dimora per i canonici. L'edificio presenta un profondo porticato coronato da archi a tutto sesto e, sul tetto, da una canna fumaria a forma di cubo.

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
Milano 02/72004617 - Roma 06/6783106
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