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Messico, viaggio avventura: le cittą del mistero Maya

Yucatan, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Le rovine di Chichen Itzà e di Uxmal sono i due più grandi ed affascinanti complessi archeologici Maya (periodo del Nuovo Regno) della provincia messicana dello Yucatan, la penisola ricoperta in gran parte di boscaglie che chiude a sud il Golfo del Messico. Queste due zone archeologiche si raggiungono oggi in automobile partendo da Mérida, capoluogo dello Yucatan, da cui distano rispettivamente ottanta e centoventi chilometri. Le genti Maya, all'epoca della loro massima espansione (dal 600 al 900 d.C.), occupavano all'incirca un territorio che corrisponde agli attuali stati messicani dello Yucatan, di Campeche e di parte degli stati di Tabasco, Chiapas e Quintana Roo (il Messico è una repubblica federale). Dominavano inoltre il Guatemala, l'Honduras britannico e la parte occidentale della repubblica indipendente dell'Honduras, formando province autonome come le città-stato dell'antica Grecia.

Misteriosamente, verso il 1200, i Maya abbandonarono la loro capitale Chichen Itzà, il cui nome signifìca "bocca del pozzo degli Itzà" (una delle tribù Maya) e probabilmente si riferiva al "pozzo del sacrifìcio", nel quale ogni anno venivano precipitate decine di fanciulle per propiziare Chac, il dio della pioggia, affinché riempisse d'acqua i cenate, depressioni naturali che fungevano da cisterne. L'altra città, Uxmal, si chiamava in origine Oxmal, che vuoI dire "costruita tre volte"; anch'essa, all'arrivo dei conquistatori spagnoli, fu trovata deserta e intatta. Il mistero di questi abbandoni è uno dei fenomeni più appassionanti della storia Maya. Si fa l'ipotesi che gli abitanti abbiano dovuto emigrare per un impoverimento del terreno, coltivato in modo rudimentale (i Maya non conoscevano l'aratro). E così, quando gli europei arrivarono nel Messico, trovarono le due splendenti e tragiche "città morte".

Per secoli e secoli la foresta ha nascosto (e in parte distrutto) queste colossali testimonianze della civiltà Maya. Fu l'americano S.J. Lloyd a risvegliare l'interesse del mondo per la storia dimenticata di questo popolo. Servendosi delle notizie contenute nel diario di un ufficiale messicano, redatto nel 1836, Lloyd si addentrò nella boscaglia alla ricerca delle antiche città, e ne rivelò l'esistenza in un libro pubblicato a New York nel 1842. Ma il vero scopritore di Chichen Itzà e di Uxmal fu lo scienziato americano E. Thompson, che penetrò nella foresta dello Yucatan guidato da un indio e dalle informazioni contenute in un manoscritto spagnolo del 1566, trovato casualmente nell'archivio storico della biblioteca di Madrid. Dopo una faticosa marcia nella foresta, in una memorabile notte di luna Thompson si trovò improvvisamente ai piedi dei grandi templi della città sacra, Chichen Itzà, al centro di una zona archeologica di circa sei chilometri quadrati, con centinaia di costruzioni. Oggi, soltanto una trentina di quei monumenti si possono visitare: gli altri sono stati letteralmente "seppelliti" dallo sviluppo secolare della vegetazione, e trasformati in piccole colline boscose. Gli edifici più alti si innalzano invece sulla foresta, come grandi navi pietrificate sopra un immobile oceano.

I più frequenti motivi decorativi Maya sono il naso a proboscide del dio della pioggia (nel "Tempio delle Maschere" presso Uxmal), continuamente ripetuto come una preghiera di questo popolo perennemente assetato; e iI motivo della morte a Chichen Itzà, rappresentato da un teschio dell'orrido tzompantli ("muro dei crani"), una piattaforma sulla quale venivano esposte le teste scarnificate dei sacrificati: questo tragico monumento è decorato da cinquecento teschi. Il motivo della morte ricompare in un medaglione. In basso a sinistra: una inquadratura del "Tempio dei Giaguari" a Chichen Itzà. Le decorazioni di Uxmal appartengono al più puro stile Maya, mentre gli artisti di Chichen Itzà subirono in maniera evidente influenze tolteche. Anche le riproduzioni della figura umana compaiono piuttosto frequentemente nei bassorilievi.
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