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Las Vegas (Nevada): viaggio tra casinò, showgirls e deserto

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La Capitale del gioco d'azzardo, la città degli eccessi, dei paradossi, o la si ama o la di odia: questa è Las Vegas, 540.000 abitanti, il più grande e famoso insediamento dello stato del Nevada, così pacchiano e chiassoso da diventare bello ed affascinante come un miraggio nel deserto. In effetti proprio di apparizione nel deserto si tratta in quanto geograficamente Las Vegas si trova all’estremo sud dello stato nel bel mezzo del deserto del Mojave, circondata da un paesaggio naturale secco, roccioso ed arido, che contrasta prepotentemente con quello del centro, dominato dagli ingenti sprechi d’acqua dei laghetti artificiali e delle fontane.

L’etimologia del nome è da ricercare in una parola spagnola che significa “Prati”, un termine che faceva riferimento ai pozzi d’acqua che in passato riuscivano a mantenere in vita diverse aree verdi tutt’intorno all’odierna Las Vegas. Da un po’ di anni si sprecano anche i soprannomi, che vanno dal poco gratificante “Sin City”, “Città del Peccato”, attribuitole a causa della non certo nobile fama alimentata dal gioco d’azzardo, dalla vendita di alcolici ad ogni ora del giorno e soprattutto dagli spettacoli per adulti, fino all’ostentante “The Entertainment Capital of the World”, non per niente inventato dall’amministrazione locale.

Il primo impatto tra l’area di Las Vegas e gli Stati Uniti è datato 3 maggio 1844, giorno in cui John C. Frèmont, a capo di una spedizione di esploratori americani, si addentrò in questi territori all’epoca ancora appartenenti al Messico. Cinquant’anni dopo l’annessione della regione all’America del 10 maggio 1855, ed esattamente 15 maggio 1905, venne fondata Las Vegas, all’epoca nient’altro che un miserrimo villaggio ferroviario. L’ufficializzazione della nascita, testimoniata dall’approvazione della prima carta di diritto pubblico, avvenne però solo il 16 marzo 1911, quando la città era già divenuta un’importante stazione di sosta per le carovane di pionieri dirette in California. Parallelamente allo sviluppo dell’attività di estrazione di minerali dal sottosuolo, avviata nei primi anni del Novecento, Las Vegas sviluppò anche un efficiente sistema ferroviario, la cui presenza, unitamente alla costruzione della Diga Hoover del 1936, ne segnò la definitiva consacrazione. Al denaro pubblico stanziato dallo stato per la realizzazione della grande infrastruttura, seguì quello dei primi turisti, richiamati in mezzo al deserto dall’imponenza della barriera e dal neonato lago artificiale Mead, oltre che dalla legalizzazione del gioco d’azzardo, regolamentato il 19 marzo 1931.

La prima apertura di un hotel casinò fu ad opera di Bugsy Siegel, un malavitoso legato ad importanti cosche mafiose italoamericane, che nel 1946 diede definitivamente il via alla formazione della Las Vegas che tutti conosciamo. La struttura urbana è semplicissima e consta di un’area più interna, nella quale trovano spazio gli hotel ed i casinò, spesso accorpati in un unico edificio o serviti da speciali collegamenti ferroviari, cinta da una periferia interamente residenziale estesa fino al deserto.

Una volta arrivati in città tanto vale accantonare per un po’ la morale e concedersi qualche vizio al tavolo da gioco. I maggiori casinò sono: il celebre Caesar’s Palace, aperto nel 1966 ma più volte ampliato, in cui tutti i membri dello staff sono agghindati come ai tempi dell’antica Roma; il Bellagio, inaugurato nel 1998 in una struttura che vuole ricalcare quella delle ville lombarde sul lago di Como; il Treasure Island, preceduto da un tratto di mare artificiale in cui ogni sera è inscenato un combattimento tra un veliero pirata ed una nave militare inglese; il Mirage, dove non appena calano le tenebre viene simulata l’eruzione del vulcano ricostruito ad un passo dalla strada, con tanto di rombi e tremori; l’MGM, una specie di Disneyland al coperto che sovente ospita mega-concerti o incontri di boxe; e l’Excalibur, la cui architettura vuole riprendere quella del castello di re Artù. Un discorso a parte lo merita per tradizione, storia ed originalità il primo Hard Rock Hotel del mondo, diretto discendente nello spirito della famosa catena degli Hard Rock Cafè. Il palazzo è contraddistinto da un ingresso sormontato da una gigantesca chitarra elettrica, una hall incorniciata da trentadue sassofoni dorati, una laguna artificiale con altoparlanti che diffondono musica sott’acqua, ed una straordinaria collezione di cimeli, che annovera oggetti come la giacca di lamè di Elvis Presley e la chitarra di Bruce Springsteen. I clienti potranno divertirsi giocando al Casinò dell’hotel con le fiches che riportano i volti delle rock star, oppure andando in giro con le auto color porpora messe a disposizione dalla direzione con impressa la scritta “baby you can drive my car”, un celebre passo di una canzone dei Beatles.

... Pagina 2/2 ... Un’altra peculiarità di Las Vegas è legata alla pratica dei matrimoni civili, da queste parti tenuti con poche formalità burocratiche, e per questo molto numerosi, se consideriamo che sono più di 144.000 ogni anno. Vi è dunque un proliferare di cappelle, laiche o religiose, di diverse tendenze: cristiani, ebrei, mormoni, tutti si sposano a Las Vegas, prenotando pacchetti comprensivi di volo, albergo, pratiche burocratiche, noleggio degli abiti ed organizzazione della festa. Se poi la decisione del matrimonio non dovesse più andare a genio non c’è da preoccuparsi, anche le pratiche di divorzio qui sono facili, rapide e poco costose, non essendo previsto nessun periodo di separazione legale.

A Las Vegas si hanno poi altre piacevoli sorprese, come il Guinnes World of Records Museum, che raggruppa i più assurdi ed impensabili record del pianeta, o l’Imperial Palace Auto Collection, con un’esposizione arricchita da oltre duecento vetture storiche originali, mentre uno spettacolo di tutt’altro genere è offerto dalla Red Rock Canyon National Conservation Area, circa quaranta chilometri lungo il W. Charleston boulevard, con vedute scenografiche su profondi canyon di roccia rossa e bianca.

Il clima dipende strettamente dall’estensione desertica circostante, con temperature generalmente alte e precipitazioni scarse. Le massime in estate superano anche i quaranta gradi, mentre difficilmente scendono sotto i venti gradi nelle ore notturne, a differenza dell’inverno, fresco e ventoso, caratterizzato da una sensibile escursione termica tra il giorno, quando si può arrivare a sfiorare i venti gradi, e la notte, in cui le temperature calano fino a lambire gli zero gradi. Il totale annuo delle precipitazioni è pari a 102 mm di pioggia, concentrati specialmente tra gennaio e marzo, quando occasionalmente fa la sua comparsa anche la neve, piuttosto frequente in questi mesi per quanto riguarda le vette delle alture circostanti. Capitano poi anni in cui le precipitazioni cadono ingenti ed a carattere temporalesco, causando inondazioni anche gravi, come quelle recenti del 1999 e del 2003.

È ovvio che per una città come Las Vegas il perfetto funzionamento dei mezzi di trasporto risulti essere a dir poco fondamentale. L’aeroporto internazionale è il McCarran International Airport, situato nella parte meridionale del centro e adibito anche alla gestione di aerei privati, nazionali, merci e voli cargo; pochi chilometri più a nord si trova invece il North Las Vegas Airport, una struttura di dimensioni inferiori. La gestione degli spostamenti su rotaia è equamente suddivisa tra Amtrak ed Union Pacific Railroad (UP), anche se una volta a terra buona parte del traffico si muove su gomma, attraverso la fitta rete di strade ed autostrade, tra le quali le I-15 e I-215, le US 93 e US 95, e la Nevada State Route 160.
Fonte foto, cortesia: LAS VEGAS NEWS BUREAU
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