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Tour nei luoghi della Beat Generation a Cittą del Messico

Jack Kerouac, William Burroughs, Allen Ginsberg, Neal Cassady e Gregory Corso chiusi in un appartamento ad assumere droghe, bere alcool e scrivere poesie. Una scena piuttosto normale, dati i personaggi, che si sarebbe potuta svolgere verosimilmente a Denver o San Francisco.
Invece li ritroviamo a Città del Messico.

Siamo all'inizio degli anni Cinquanta e quelli che la storia avrebbe poi sancito essere tra i più importanti esponenti della Beat Generation, vedono nella capitale messicana un luogo speciale, dove un certo esotismo si fonde con l'attrazione per la magia e il misticismo locali e con l'indubbio vantaggio di potere accedere a droghe a basso prezzo.

Non solo: di tanto in tanto la possibilità di frequentare anche prostitute decisamente economiche e una legge molto più tollerante rispetto a quella statunitense sotto molti punti di vista.

Un po' di storia


Facciamo un passo indietro.
Ci sono alcuni luoghi della Colonia Roma, un elegante quartiere non distante dal centro storico di Città del Messico, che sono stati protagonisti, all'inizio degli anni '50, di un'epoca irripetibile. Si affermava in quel periodo negli Stati Uniti il movimento letterario della cosiddetta Beat Generation, che avrebbe regalato al mondo pietre miliari della letteratura nordamericana come On the road (J. Kerouac), Pasto nudo (W. Burroughs), Urlo (A. Ginsberg), Gasoline (G. Corso) e molte altre.

Cosa c'entra dunque Città del Messico con questi scrittori statunitensi? Beh, le ragioni sono quelle esposte sopra: la vita in generale che costava meno e una legge dalle maglie più larghe erano motivi non di poco conto per un gruppo di uomini battuti e beati che vagabondavano da un posto all'altro.
Non vogliamo però semplificare la storia né minimizzare le figure degli scrittori: alcuni, come Ginsberg, avevano un grande spessore umano e sono stati per decenni figure importanti nella vita culturale e nei movimenti per i diritti civili americani.
Allo stesso tempo c'era anche chi, come Burroughs, trovò rifugio nella capitale messicana con la moglie Joan Vollmer dopo essere scappati dagli USA in seguito all'accusa di possesso di stupefacenti. Per lo scrittore non si trattava del primo guaio con la giustizia.

Per alcuni di loro la vita cambiò per sempre in queste strade. A dire il vero non ci sono targhe, né sculture o indizi che ne ricordino le gesta. Quest'aria di oblio non ha fatto altro che stimolarci a volerne sapere di più: per tale ragione, nel nostro ultimo viaggio in Messico, abbiamo voluto seguire qualche traccia ripresa dai loro libri, da testimonianze di amici, e provare a ripercorrere le tappe di quelle vicende.

I beat nella Colonia Roma


Era il 1949 quando Burroughs e consorte arrivarono in città con il loro figlio. Si stabilirono inizialmente al civico n°37 di Cerrada de Medellín, nella Colonia Roma.
Ben presto li raggiunsero in visita anche Kerouac e Cassady, che dormirono per qualche tempo in quella casa. Era il 1950 e a tal proposito, in seguito, il primo scrisse “Cerrada de Medellín Blues”. La strada oggi ha cambiato nome in calle José Alvarado: l'edificio bianco esiste ancora ma è disabitato e appare piuttosto squallido, ma è qui che la storia dei beat in Messico cominciò. La targa con il numero 37, unico indizio riconducibile in qualche modo al vecchio celebre inquilino, campeggia ancora a fianco di una porticina nera.

I due ospiti restarono folgorati dalla città e decisero di stabilirvisi: nel frattempo Burroughs aveva traslocato a poca distanza da lì, in un appartamento in calle Orizaba 210, dove scrisse il romanzo “Queer”.
Poco dopo vi si trasferirono gli altri amici beatnicks: Kerouac, Cassady, Ginsberg e Corso ne fecero la tana in cui vivere, consumare droghe e ospitare spesso amici e scrittori. Qui Kerouac scrisse parte del suo celebre Mexico City Blues e il romanzo breve Tristessa.
Il palazzo di quel tempo non esiste più: al suo posto un altro edificio di mattoni rossi, il cui ingresso è protetto da una porta scura e un'altissima inferriata che separa la strada dal cortile da cui salgono le scale esterne, lascia solo spazio all'immaginazione di turisti e curiosi che occasionalmente vi sostano davanti in cerca di conferme sugli antichi abitanti.

Sempre nel quartiere, qualche isolato più a nord procedendo su calle Orizaba, la Plaza Luis Cabrera è il luogo in cui i beat si ritrovavano per parlare e passare il tempo, spesso sotto effetto di allucinogeni. Fu nell'aiuola della piazza che una notte Kerouac si sdraiò per sperimentare il peyote.

Burroughs come Guglielmo Tell


È però in calle Monterrey 122 che la vicenda assunse contorni più grotteschi.
Al Bounty Bar, situato al pianterreno della palazzina all'incrocio tra calle Monterrey e calle Chihuahua, Burroughs e i suoi amici erano soliti ubriacarsi e trascorrere le serate.
Oggi il bar ha cambiato nome: è un'anonima tavola calda che propone cucina messicana economica. Si chiama Krika's ed è piuttosto triste nell'aspetto. È sempre il mitico bar Ship Ahoy che compare nei romanzi Queer e Junky dello stesso Burroughs.
Sull'insegna, sotto al nome del ristorante, compare la dicitura “Bounty's. El lugar de la leyenda”. È questo l'unico rimando ai suoi speciali clienti degli anni '50 ed è davvero difficile immaginare che fosse un luogo di ritrovo per alcuni dei più innovativi scrittori del XX secolo.

Comunque è pochi piani sopra, nell'interno n°10, ovvero l'appartamento dell'amico John Healy, che la notte del 6 settembre 1951 succede l'inverosimile.
In casa con lo stesso Healy, Eddie Woods, Betty Jones, Lewis Marker (che ispirò uno dei personaggi di “Queer”) e la moglie Joan Vollmer, il folle Burroughs, ubriaco, propone di giocare a Guglielmo Tell.
Tira fuori la sua pistola Star .380, desideroso di mostrare agli ospiti la sua capacità balistica con l'arma. Joan, non meno ubriaca di lui, prende un bicchiere e se lo appoggia sulla testa. È allegra e fa una battuta, prima che Burroughs spari. Il seguito è storia: la pallottola colpisce in pieno volto la ragazza, che cade a terra in una pozza di sangue. Non è ancora morta, ma cessa di vivere durante il trasporto in ospedale.

Nonostante l'accusa per omicidio, Burroughs passa solo tredici giorni in carcere. Il suo avvocato, un tipo con le mani in pasta ovunque, abile ingannatore e corruttore, riesce a farlo liberare. A quel punto lo scrittore deve andarsene in fretta dal Messico, dove non farà più ritorno, se non una sola velocissima volta.
La signora Joan Vollmer, di anni 27, viene invece sepolta al Panteón americano, al limite occidentale della città lungo la calzada México-Tacuba, dove riposa ancora.

Il nostro tour in sintesi


Esiste la possibilità di partecipare a tour organizzati nei luoghi dei beat lungo le strade della Colonia Roma. Con una cartina in mano si può percorrere l'itinerario anche da soli, camminando nel quartiere e magari incontrando qualche altro appassionato di letteratura che compie lo stesso percorso.
La zona è tranquilla e non ci sono particolari pericoli, anche se in particolare la gente che abita nell'appartamento dell'omicidio, in calle Monterrey, non ha piacere di avere a che fare con turisti e curiosi.

Itinerario: ci si addentra nella Colonia Roma partendo dalla stazione della metropolitana più vicina (Chilpancingo, linea 9, nera) e dirigendosi verso calle José Alvarado 37, calle Orizaba 210, Plaza Luis Cabrera, calle Monterrey 122.
Lunghezza percorso: 2,7 km.
Durata: circa 1 ora.
Cosa vediamo: i luoghi simbolo della Beat Generation a Città del Messico. La prima casa di William Burroughs e consorte (calle José Alvarado 37, ex Cerrada de Medellín), calle Orizaba 210 (casa di Burroughs, dove scrisse "Queer", che in seguito divenne anche casa di Kerouac, Cassady, Ginsberg e Corso. Kerouac vi scrisse “Tristessa” e parte di “Mexico City Blues”), Plaza Luis Cabrera (luogo di ritrovo dei beat), ristorante Krika's all'incrocio tra calle Monterrey e calle Chihuahua (ex Bounty Bar, dove i beat spesso si trovavano a bere tutta la notte), proprio sotto all'appartamento di John Healy in calle Monterrey 122, dove Burroughs uccise la moglie il 6 settembre 1951.
Tappa aggiuntiva: il cimitero dove riposa Joan Vollmer, chiamato Panteón americano, lungo la calzada México-Tacuba, raggiungibile con la linea 2 (azzurra) della metropolitana (fermata Panteones).
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