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La Strada del Vino Aglianico del Vulture

Proprio lì, dove la Basilicata si incunea tra la Campania e la Puglia, si erge il Monte Vulture, un complesso vulcanico ormai inattivo di straordinaria valenza geologica che, grazie alle numerose eruzioni avvenute circa 80.000 anni fa, si presenta oggi in tutto il suo splendore, con le pendici ricoperte di boschi, di fresche sorgenti che zampillano allegre, di filari di ulivi e di viti cariche di grappoli succosi che si rincorrono lungo i profili delle argillose colline e, più in generale, con un territorio fertile e ricco d’acqua e di minerali, a differenza della maggior parte degli altri territori lucani.

Ed è, infatti, proprio lungo queste pendici che viene prodotta una delle DOCG più prestigiose di tutto il Mezzogiorno e, forse, di tutta Italia: l’Aglianico del Vulture, da non confondersi con il quasi omonimo Aglianico dell’avellinese e del beneventano, prodotto con uve dello stesso vitigno che mancano, però, di quel particolare tocco di maestria che viene conferito invece a quelle vulturine, grazie proprio ai preziosi terreni locali, giacché, come sanno i saggi, “la terra vulcanica allatta le viti”.

Sono ben 15 i comuni, tutti in provincia di Potenza, i cui territori definiscono, lungo un percorso di circa 160 km che circumnaviga l’antico vulcano e lambisce la parte più settentrionale della Valle del Bradano, la zona di produzione del prestigioso vino: Acerenza, Genzano di Lucania, Banzi, Palazzo San Gervasio, Forenza, Maschito, Venosa, Lavello, Rapolla, Melfi, Barile, Ginestra, Ripacandida, Rionero in Vulture ed Atella, con l’esclusione, relativamente a quest’ultimo, delle tre isole amministrative di Sant’Ilario, Riparossa e Macchia.

Tra paesaggi di straordinaria bellezza, vicoli suggestivi di piccoli borghi nascosti che custodiscono antiche tradizioni, castelli aragonesi, parchi archeologici, cantine più che disponibili ad accogliere a braccia aperte turisti stanchi ed assetatiabbiamo preparato per voi un itinerario enogastronomico imperdibile lungo la Strada del Vino Aglianico del Vulture.
Rimarrete incantati da questa terra misteriosa e un po' scontrosa, ve lo garantiamo.

L’Aglianico del Vulture, il Barolo del Sud


L’Aglianico del Vulture, DOC dal 1971 e DOCG dal 2010 nella tipologia di Aglianico del Vulture Superiore, è in pole position, insieme a un altro grande protagonista dei calici del Mezzogiorno, il Cirò della Strada del Vino, dei Saperi e dei Sapori della Calabria, per conquistare l’appellativo di “Barolo del Sud”, e per il suo corpo ben strutturato e per la ricchezza del suo gusto e per la sontuosità dei suoi sentori persistenti.

Questo vino, figlio del vulcano, di coloro rosso rubino granato, proviene da un vitigno autoctono importato dai Greci nel VII secolo a.C. e subito balzato agli onori della cronaca dei tempi, tant’è che lo stesso Orazio, il poeta del carpe diem, per intendersi, ne decantava le doti e raccontava come fosse utilizzato per imbandire le tavole degli imperatori. Si tratta, in pratica, di un vino in purezza, prodotto con il 100% di uve di Aglianico e molto rigide sono le regole e le tecniche di vinificazione: i terreni di produzione devono essere collinari, posizionati ad altitudini comprese tra 200 e 700 metri, e un periodo di invecchiamento è da ritenersi d’obbligo, anche se cambia a seconda della varietà di vino prodotto, in quanto ci vuole un anno per l’Aglianico del Vulture DOC, tre per l’Aglianico del Vulture DOCG e almeno cinque per l’Aglianico del Vulture DOCG Riserva.

Avrete capito che stiamo parlando di un vino intenso, robusto, ad alta sapidità, da meditazione, insomma, quasi "masticabile" tanto è intenso, che ben si abbina con i primi piatti ricchi, le carni e i formaggi semi-duri, mentre le versioni più invecchiate vogliono sapori ancora più forti, come la cacciagione e i formaggi molto stagionati.

Il Vulture in tavola


Tanto si è detto di questa piccola regione del Mezzogiorno che poco ha da spartire con le più rinomate sorelle confinanti, la Campania, la Puglia e la Calabria, ma c’è ancora tanto da dire e, soprattutto, da scoprire, perché la Basilicata, come tutti i timidi, condivide le sue ricchezze solo con chi ha la pazienza di aspettare e il dono di saper ascoltare. Sono solo 50 i chilometri di costa, 15 sul Mar Tirreno e 35 sul Mare Jonio, e la Piana del Metaponto è l’unica zona della regione che non presenta rilievi; per il resto, per più del 90% della sua estensione, la Basilicata è collinare e montuosa e presenta territori selvaggi, spesso incontaminati, e un clima appenninico nell’entroterra.

Se questo è il palcoscenico su cui ci muoviamo, è facile immaginare che la tradizione gastronomica abbia una vocazione più di terra, a volte anche aspra e difficile, che di mare, vocazione che regala prodotti come le “carni di montagna”, di agnello, maiale e capretto, i formaggi saporiti e i primi piatti ricchi, spesso cucinati con formati di pasta realizzati ancora artigianalmente; tutti prodotti e piatti, però, che, a ben vedere, si accompagnano perfettamente con il sontuoso vino descritto nel paragrafo precedente, ragion per cui partiamo con il descriverveli, in modo da stimolare i vostri palati mentre preparate la valigia.

Non appena ci sediamo a una tavola lucana, ad esempio, non possiamo sottrarci all'assaggio dei Falagoni Farciti, deliziosi calzoni di pasta cotti al forno e ripieni di ogni specialità locale, a seconda dei gusti, e i Crostoni alla Lucana, con baccalà e peperoni croccanti, specialità locale; tra gli insaccati, invece, imperdibili sono la Lucanica, a forma di ferro di cavallo e insaporita con il cumino, la Salsiccia, con peperone dolce e peperoncino piccante, la Pezzenta, con semi di finocchio e peperoncino, e la Soppressata, prodotta con la carne dei pregiati suini di razza Nera e meno “infuocata” di quella calabrese, mentre tra i formaggi l’obbligo di assaggio dobbiamo equamente distribuirlo tra il Caciocavallo Podolico Silano DOP, il Cacioricotta, il Canestrato di Moliterno DOP, il Pecorino di Filiano DOP e la Ricotta Salata.
Il tutto deve essere, infine, accompagnato dal buonissimo pane lucano, quello di Matera, uno dei simboli della Città dei Sassi, è così buono che ha ottenuto la IGP, e da qualche filo di Olio Extravergine di Oliva Vulture DOP.

Altrettanto ghiotta è la scelta che ci viene proposta dai primi piatti tipici della Basilicata, tra Cavatelli con la Cicerchia, Fusilli alla Salsiccia, Strangolapreti alla Potentina, le Orecchiette con le Cime di Rapa, quest’ultimo, a dire il vero, uno dei piatti must di tutto il Mezzogiorno, Lagane con i Ceci, Strascinati con la Menta, Fusilli con Pezzenta e Rafano, Pasta Ripiena di Pezzenta e Fagioli e Zuppa di Castagne, per quanto riguarda i sapori di terra, e qualche big anche tra i primi piatti di mare, nonostante la scarsità di costa, come le famosissime Tagliatelle ca’ Muddica, con baccalà e mollica, i Fusilli con Calamaretti al Peperoncino e gli Spaghetti con Fiori di Zucca e Alici.

Saliamo, invece, in montagna per mangiare il secondo, dove ci verranno proposte preparazioni importanti come il Bollito dei Pastori, l’Agnello Saporito, la Cotica di Maiale Ripiena, il Brasato all’Aglianico, per restare in tema, U Callaridd, piatto storico realizzato con pezzi di carne d’agnello stufati insieme alle verdure, Cappucci e Cicorie, gustosissimo piatto realizzato con piedini di maiale; i palati più raffinati, infine, le delicate Seppie con Piselli, gli eleganti Involtini di Pesce Spada, le più gustose Sarde con Origano e Pane e, per chiudere, le fresche Alici alla Lucana, con menta e un pizzico di peperoncino.

Trionfante il vassoio dei dolci, sul quale spiccano specialità come i Raviolini Dolci, al profumo di limone e arancia, i Calzoncelli di Melfi, con mandorle e cioccolato, i Fichi Fritti, i Pizzicanelli di Venosa, grossi biscotti ricoperti di cioccolato e aromatizzati alla cannella, la Paparotta, a base di mosto di vino cotto aromatizzato con chiodi di garofano e cannella, e le celeberrime Cartellate Lucane, con mandorle e scorza d’arancia. Per mandare giù tutto, qualche sorso di Amaro Lucano, il liquore che ha conquistato ormai la ribalta internazionale ma viene rigorosamente prodotto da queste parti e la sua ricetta è gelosamente conservata dai proprietari, o, per chi preferisce i sapori più dolci, di Liquore al Sambuco di Chiaromonte, altra prelibatezza alcolica locale.
Venuta un po’ di fame?
A noi sì!

Gli eventi del nostro itinerario


Tra i numerosi eventi della Basilicata disponibili abbiamo selezionato quelli che troverete sul vostro itinerario:
  • Pettolata di Rionero in Vulture (gennaio)
  • Via Crucis in Costume di Barile (marzo)
  • Falò di San Giuseppe di Barile (marzo)
  • Festa di San Michele Arcangelo di Maschito (aprile)
  • Festa dello Spirito Santo di Melfi (maggio)
  • Battesimo delle Bambole di Barile (giugno)
  • Rally del Vulture di Melfi (giugno)
  • Palio delle 7 Contrade di Forenza (agosto)
  • Sagra dei Prodotti Tipici della cucina Arbëreshë di Ginestra (agosto)
  • Sagra della Soppressata e del Caciocavallo di Rapone (agosto)
  • Vulcanica Live Festival di Rionero in Vulture (agosto)
  • Festival del Cabaret di Basilicata di Venosa (agosto)
  • La Retnes di Maschito (agosto)
  • Tumact me Tulez - Festa dell’Aglianico e dei Prodotti Tipici di Barile (settembre)
  • Sagra della Varola di Melfi (ottobre)
  • Sagra dell’Uva di Genzano di Lucania (ottobre)
  • Briganti o Emigranti di Rionero del Vulture (ottobre)
  • Aglianica Wine Festival di Venosa (ottobre/novembre)
  • Sagra dell’Aglianico del Vulture di Rionero del Vulture (novembre)

Prima parte del tour: da Genzano di Lucania a Venosa


Partiamo dall’Alto Bradano per affrontare quello che, tra gli itinerari lucani, è sicuramente il più goloso; più precisamente, partiamo da Genzano di Lucania, comune abbarbicato su un promontorio che sa offrire suggestivi scorci paesaggistici; importante centro economico ed agricolo della regione, si presenta con un centro abitato suddiviso in due parti distinte, la prima più antica e storica, ubicata su un suggestivo sperone di roccia, la seconda, posta nella parte alta, più recente e moderna. Il suo simbolo architettonico è la Chiesa di Santa Maria della Platea, che conserva un polittico del Giambellino, da molti considerata l’opera pittorica più importante di tutta la regione, ma altrettanto interessante è la Chiesa Maria SS delle Grazie, con la sua Torre Campanaria che presenta ben tre campane di diverse dimensioni; dopo aver passeggiato per le stradine del suggestivo centro storico, che, se vi dovesse capitare di passare da queste parti in ottobre, troverete allestite di tutti punto per ospitare la Sagra dell’Uva, potete cominciare a pensare alla prossima meta, non prima, però, di aver fatto una piccola deviazione verso est, dove, a circa 15 chilometri, si trova il millenario Castello di Monteserico, ubicato, solitario, severo e imponente, su un colle che domina la desolata valle circostante, dalla cima del quale si può godere di una vista spettacolare e spingere lo sguardo per chilometri, fino a lambire la vicina Puglia.

Ripartiamo in direzione del vulcano, lungo la Strada Provinciale Venosina, finché, dopo circa 25 chilometri, non incontriamo Maschito, splendido borgo arbëreshë - qui, come in tanti altri comuni del Sud Italia, si sono stabilite le popolazioni provenienti dall’Albania in fuga dall’invasione degli eserciti dell’impero ottomano - che si contraddistingue per i vicoli stretti e colorati che meritano indubbiamente di essere percorsi con calma. Antichi palazzi, come Palazzo Manes-Rossi o Palazzo Adduca, fontane monumentali, come quella dedicata all’eroe nazionale albanese Skanderbeg, che riuscì a contrastare l’avanzata dei turchi-ottomani per decenni, importanti luoghi di culto, come la Chiesa del Carosone, che conserva una pregevole Madonna col Bambino del XVI secolo, e la Chiesa di Sant’Elia, che custodisce la Madonna dei Sette Veli, dipinto considerato “magico” e molto venerato dagli abitanti, e botteghe artigianali in cui è possibile trovare prodotti tipici lucani e albanesi, vi accompagneranno lungo la vostra passeggiata e la renderanno magnifica. In ultimo, prima di ripartire facciamo una sosta nella cantina Casa Maschito, uno dei produttori di Aglianico del Vulture più prestigiosi di tutta la zona, per approfittare dell'occasione e fare un po’ di serio shopping enologico.

Ci rimettiamo sulla Provinciale Venosina e percorriamo altri 10 chilometri, fino a Venosa, uno dei borghi più belli della Basilicata e dell’Italia intera, situato su uno sperone vulcanico, patria di Orazio quando ancora si chiamava Venusia ed era una fiorente colonia dell’Impero Romano, e gioiello storico-artistico-architettonico di rara bellezza. Si comincia con le meraviglie più antiche, come il Sito Paleolitico di Notarchirico, uno dei più importanti di tutta Europa, e il Parco Archeologico, tra le vie del quale si può trovare anche la casa del poeta latino; l'imponente Castello Aragonese a pianta quadrata, i palazzi signorili, le viuzze acciottolate e le splendide chiese, invece, ci raccontano la storia medievale di questo incantevole borgo, che, siamo certi, vi farà restare a bocca aperta. Da vedere, da ultimo, il Complesso della SS Annunziata, antico centro politico ed economico della cittadina, all’interno del quale è possibile ammirare ”l’Incompiuta”, imponente chiesa del 1100 che non è mai stata portata a termine, ma non per questo risulta meno affascinante. Dopo tanta bellezza è arrivato il momento di preoccuparsi di stomaco e palato, che ormai staranno reclamando giustizia; giusto per non dimenticare dove siamo, quindi, andiamo a calmare i morsi della fame e della sete ai tavoli del Ristorante dell’Agriturismo Carpe Diem, perfetto per degustare le specialità vulturine.

Seconda parte del tour: da Venosa a Melfi


Una volta compiuta la missione degustativa, si riparte alla volta di un altro gioiello della cultura arbëreshë: Barile, piccolo - la superficie comunale è di soli 24 km² - scrigno di tradizioni culturali e folcloristiche che sembrano aver fermato il tempo a qualche secolo fa. D’obbligo, quindi, una passeggiata lungo i vicoli di questo grumo di case, per assaporare il ritmo lento e curiosare tra i prodotti delle incantevoli botteghe artigiane dove si possono trovare prodotti dell’enogastronomia e manufatti della cultura arbëreshë. Dopo aver dato un’occhiata alla Fontana dello Steccato, che attira l’attenzione per la sua imponenza barocca e per le figure apotropaiche scolpite, e al Santuario della Madonna di Costantinopoli, spoglio e scarno, ma luogo di culto e importante meta di pellegrinaggio locale, possiamo dedicarci al Massiccio dello Seshë, un rilievo collinare trapuntato di gallerie e grotte, ancor oggi utilizzate per conservare il prezioso nettare rosso rubino oggetto del nostro articolo durante la fase di invecchiamento, luogo di spettacolare fascino, battezzato con il nome di Parco Urbano delle Cantine di Barile, tanto che Pier Paolo Pasolini lo scelse per girare qualche scena del suo capolavoro “Il Vangelo secondo Matteo”.

L’ultimo sforzo ci porta a Melfi, il borgo noto per essere stato la roccaforte di Federico II di Svevia, nipote di Federico Barbarossa e illuminato, e misterioso, imperatore che favorì l’incontro tra la cultura araba, quella ebraica, quella cristiana e quella ortodossa, da sempre in guerra religiosa tra di loro; che la bella cittadina, oggi uno dei poli commerciali-industriali più importanti del Mezzogiorno grazie agli innovativi stabilimenti di FCA, abbia sempre rivestito una certa importanza nella Storia, lo testimonia anche il maestoso Castello Normanno che svetta alto a proteggere il nucleo urbano sottostante, all’interno del quale è possibile visitare il Museo Archeologico Nazionale del Melfese e il Sarcofago di Rapolla, proveniente addirittura dall’Asia Minore. Dopo una passeggiata per il caratteristico centro storico, durante la quale incontrerete numerosi edifici di pregio artistico, tutti raccolti all’interno della solida cinta muraria medievale perfettamente conservata, che già da sola merita lo sforzo dei vostri passi, potete finalmente rilassarvi e sedervi a uno dei tavoli dell’Agriturismo La Villa o, se lo preferite, a quelli della Cantina Carbone, dove, tra assaggi, degustazioni, piatti della tradizione e calici ricolmi dell’oro nero di questa terra, potrete sprofondare la vostra languida stanchezza nelle prelibatezze lucane, mentre il vostro sguardo si perde sul Vulture, che vi protegge dall’alto dei suoi millenni.

Il nostro tour in sintesi


Itinerario:
Genzano di Lucania - Maschito - Venosa - Barile - Melfi
Lunghezza percorso: 63 km
Cosa vediamo: Chiesa di Santa Maria della Platea, Chiesa Maria SS delle Grazie e Torre Campanaria, Castello di Monteserico (Genzano di Lucania), Palazzo Manes-Rossi, Palazzo Adduca, Fontana Skanderbeg, Chiesa del Carosone, Chiesa di Sant’Elia (Maschito), Castello Aragonese, Complesso della SS Trinità e “Incompiuta” (Venosa), Fontana dello Steccato, Santuario della Madonna di Costantinopoli (Barile), Castello Normanno, cinta muraria medievale, Sarcofago di Rapolla (Melfi)
Cosa assaggiamo: i Falagoni Farciti, la Lucanica la Salsiccia, la Pezzenta, la Soppressata, il Caciocavallo Podolico Silano DOP, il Cacioricotta, il Canestrato di Moliterno DOP, il Pecorino di Filiano DOP, la Ricotta Salata, Olio Extravergine di Oliva Vulture DOP, i Cavatelli con la Cicerchia, i Fusilli alla Salsiccia, gli Strangolapreti alla Potentina, le Orecchiette con le Cime di Rapa, le Lagane con i Ceci, gli Strascinati con la Menta, i Fusilli con Pezzenta e Rafano, la Pasta Ripiena di Pezzenta e Fagioli, la Zuppa di Castagne, le Tagliatelle ca’ Muddica, i Fusilli con Calamaretti al Peperoncino, gli Spaghetti con Fiori di Zucca e Alici, il Bollito dei Pastori, l’Agnello Saporito, la Cotica di Maiale Ripiena, il Brasato all’Aglianico, U Callaridd, Cappucci e Cicorie, le Seppie con Piselli, gli Involtini di Pesce Spada, le Sarde con Origano e Pane, le Alici alla Lucana, i Raviolini Dolci, i Calzoncelli di Melfi, i Fichi Fritti, i Pizzicanelli di Venosa, la Paparotta, le Cartellate Lucane, l’Amaro Lucano, il Liquore al Sambuco di Chiaromonte
Bar, Ristoranti, Agriturismi e Cantine dove mangiare e fare degustazione: Casa Maschito (Maschito), Agriturismo Carpe Diem (Venosa), Agriturismo La Villa o Cantina Carbone (Melfi).
Musei e attrazioni: Sito Paleolitico di Notarchirico, Parco Archeologico (Venosa), Massiccio dello Seshë, Parco Urbano delle Cantine di Barile (Barile), Museo Archeologico Nazionale del Melfese (Melfi)
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 Pubblicato da il 14/08/2018 - - ® Riproduzione vietata