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Le isole pił belle della Malesia, ecco le migliori e perchč...

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La colpa, come sempre, è della tv: dici Malesia e ti viene in mente Sandokan, il pirata con la scimitarra e gli occhi di brace. Mentre invece la vera immagine di questo paese sono spiagge infinite e pesci colorati, coralli sfrontati e tramonti da cartolina. Perché il mare della Malesia è uno dei più belli al mondo. Anche se noi, testardi, continuiamo a pensare ai pirati e a improbabili tigri con il turbante in testa.

Un errore però tutto sommato veniale: l’immaginario da telefilm e il mare possono convivere. Anche perché proprio qui hanno girato lo sceneggiato Sandokan e una buona parte dei film che fanno sognare ancora oggi lo sterminato pubblico di Bollywood. Quindi mettiamoci comodi, infiliamoci maschera e costume, e prepariamoci a nuotare. Le isole da scoprire sono tante, le sfumature di blu pressoché infinite e le soste tra resort turistici e villaggi di pescatori sufficienti a placare le voglie di scoperta di ogni tipo di turista e viaggiatore. L'unica cosa che sicuramente non vedremo sono proprio i pirati.

Langkawi

Molto più facile incontrare scimmie e aquile di mare. Almeno a Langkawi, una delle destinazioni più celebri del paese. Si tratta di un arcipelago di novantanove isole, affacciato sul mare delle Andamane, a un’ora di volo dalla capitale Kuala Lumpur. L’isola ospita ogni anno milioni di turisti e quindi ha sviluppato una ricettività di alto livello anche se ha saputo preservare la natura senza snaturare la vita delle sue genti. Il resto lo fanno le bellezze del mare e della jungla. Il villaggio più importante si chiama Kuah ed è vicino al molo dove attraccano i battelli che fanno la spola con la terraferma. A 22 km più a nord si trova Tanjung Rhu Beach una mezzaluna di sabbia contornata da alberi dove si dice si vedano i più bei tramonti dell’isola dietro i faraglioni. Sulla costa ovest, invece, le destinazioni sono le spiagge di Teluk Datai, di Pantai Kok e di Burau Bay. Intorno si trovano le infrastrutture più moderne per turisti instancabili: campo da golf a 18 buche, maneggi per cavalcate sulla spiaggia. Da Kuah partono anche crociere di qualche ora o di una giornata (www.tropicalcharters.com.my).
Per spostarsi sull’isola, che è decisamente grande, la scelta migliore è il noleggio di una auto (economico) o per chi se la sente di una moto (molto economico) Se invece preferite un taxi ricordate di contrattare: le tariffe potrebbero apparirvi (giustamente) un po' esose. L’ultima spiaggia da consigliare è Pantai Cenang: acqua bassa, fondali in technicolor, una buona scelta di sistemazioni. Per dormire un indirizzo sicuro, non economico, è Bon Ton & temple Tree (www.bontonresort.com): ci si sente come in una piantagione ai tempi delle colonie. Un altro indirizzo è Casa del Mar (www.casadelmar-langkawi.com): dai balconi delle stanze più belle si vede il rincorrersi delle onde sulla battigia.

Penang

La chiamano “la perla d’Oriente”. Un motivo ci deve essere. Forse sta nella miscela unica che si respira si questa isola: spiagge e vita notturna, templi e moschee a due passi dai pub. Insomma: tutto quello che si può sognare con addosso un paio di bermuda. Almeno a due passi da un mare così. L’isola, collegata alla terraferma da un ponte ma sempre di isola si tratta, ha come capitale George Town, una babele di mercati, negozi, grattacieli, bancarelle e risciò protetta dall’Unesco. In mezzo a tanta confusione ognuno potrà trovare il proprio posto. Imperdibile la visita ai quartieri di Chinatown e Little India e una sosta alle tante bancarelle di Loron Baru dove sperimentare le malìe dello street food. Poi, placata la gola, si potrà partire per le spiagge. La più famosa, ma non per forza la più bella, è Batu Ferringhi, sulla costa nord. Offre sistemazioni di standard occidentale ed è facilmente raggiungibile in 30 minuti dalla capitale. La spiaggia a volte è un po’ affollata e chiassosa ma è a due passi dal Rasa Sayang Resort (www.shangri-la.com) , uno degli hotel più lussuosi della zona. C’è anche la zona yoga per meditazioni al tramonto.

... Pagina 2/2 ... Per chi vuole più tranquillià meglio allora Teluk Bahang, qualche chilometro verso ovest. Prima del bagno da visitare è il Penang’s national Park. Si possono percorrere sentieri nella jungla per arrivare a spiagge deserte o piscine naturali anche camminando sulla cima degli alberi su passerelle sospese. S'intende per chi non conosce la vertigine. A Teluk Duyung la spiaggia è sempre affollata: ma di scimmie. Poco al largo dell’isola poi una piccola striscia di terra chiama i visitatori: è Pulau Jerejak. Sull’isolotto c'è un resort ma si può visitare in giornata anche grazie ai taxi boat che partono con frequenza. Se volete invece vivere la quotidianità della gente del posto andate a Pulau Betong: il villaggio è ancora quello della tradizione dei pescatori ma ad appena un km e mezzo c’è Pantal Pasir Panjang: la spiaggia è forse la più bella e una delle meno visitate. Arrivando ci si può immaginare di essere un personaggi da libro d'avventure.

Pulau Pangkor

Il nome del luogo, con strane influenze thai, significa “bella isola”. Insomma, le premesse sono buone. Pangkor si trova a una trentina di minuti di barca dalla costa ovest della penisola malese e mantiene uno stile tradizionale nonostante le spiagge attirino molti visitatori. Ma senza mai essere invasa da folle fastidiose. Le più affascinanti stanno sulla costa occidentale e si chiamano Golden Sands Beach e Pantai Puteri Dewi. Il modo migliore per spostarsi è affittare una moto e scendere lungo la costa cercando punti dove fermarsi per un bagno. A Coral Beach l’acqua ha tutte le sfumature del blu e la sabbia è candida. Volete di più? Allora prendete una barca e raggiungete Pangkor Laut a soli 15 minuti di navigazione. L’isolotto è splendido e ospita un resort di estremo lusso e alcune ville. Portatevi dietro una carta di credito: ne avrete bisogno. Più spartano l’ambiente a Pulau Sembilan, a 27 km a sud dell’isola grande. Sono nove isolotti disabitati ma perfetti per lo snorkeling e le immersioni: i fondali sono incontaminati. I pesci si offrono gentili.

Seribuat

E’ un arcipelago al largo della punta meridionale della Malesia molto amato dagli espatriati che vivono nella poco lontana Singapore. Ed in effetti per chi ama il mare queste isole offrono un piccolo paradiso. L’isola che offre più servizi è Sibu Besar ma non aspettatevi vita mondana o confusione: sono solo sette chilometri di terra che sporgono appena sopra il mare. La vita segue i tempi del sole e sott’acqua si vede molta animazione. Il posto giusto per dormire è il Rimba Resort (www.resortmalaysia.com) che organizza anche immersioni. Poco lontano si trova l’isola di Pulau con poche sistemazioni e molta spiaggia per chi vuole arrostire al sole. Sempre in zona l’altra isola di Pulau Tinggi si differenzia per la forma: è un vulcano spento e spunta dalle acque con le sue pareti coperte di jungla. E' possibile visitarla in giornata con una gita da Sibu. Se uno dovesse immaginare un luogo dove incontrare i pirati immaginati da Salgari questo sarebbe il posto giusto. Se invece volete solo mare e snorkeling potrete prendere in considerazione Rawa. I colori sono quelli dei sogni: bianco e blu. Ovvero spiaggia e mare. Il relax è assicurato.

Tioman

Qualcuno dice che sembra Polinesia. I locali vi diranno fieramente che è invece solo vera Malesia. Che quando vuole riesce a dare vita a simili meraviglie. Pulau Tioman è abbastanza grande da offrire scorci da batticuore quasi privati a ognuno e abbastanza piccola da poter essere girata comodamente. Il primo motivo per visitarla è il mare e quello che sta sotto: si dice che i sub qui trovino il meglio. Ma anche un semplice trekking nella foresta è una esperienza che resta impressa. Le spiagge poi sono tante: insomma ci si può sbizzarrire. Tekek funge un po’ da centro per l’isola. Qui c'è l'aeroporto e i servizi essenziali ed è un buon punto di partenza per andare a esplorare quello che sta intorno. Ovvero, prevalentemente tutto ciò che con le squame vive nelle onde. Un esempio eclatante di questo microcosmo è l'isolotto di Pulai Tulai che tutti qui chiamano Coral island.

Il nome spiega già la meraviglia dei fondali. Per dormire a Tekek una buona possibilità è offerta dal Swiss Cottage resort (swiss-cottage-tioman.com): c'è un centro diving e bungalow sulla spiaggia. Da qui poi si può partire per le spiagge della Air Batagng Bay. Seguite la costa e fermatevi quando il panorama vi sembrerà degno di una sosta. Ma preparatevi a stop frequenti. Più a nord si trova il villaggio di Salang con una piacevole spiaggia e diversi locali dove godersi l'ora dopo il tramonto. A sud invece si trova Genting, un placido villaggio da attraversare per raggiugere Nipah: probabilmente vedendo la piscina naturale circondata dalla sabbia bianca penserete che non sarebbe male mettere su casa da queste parti. In più aggiungete che l'isola è collegata alla capitale Kuala Lumpur con diversi voli e capirete perché questa destinazione è tra quelle che stanno diventando sempre più popolari. E se lo merita.

Pulau Perhentian

Verde e blu. Ovvero jungle e mare. Se servissero due colori per descrivere le isole Perhentian basterebbero questi due. Anche se si farebbe comunque un torto al resto della tavolozza che vive sui fondali e nel profondo dell'intrico di alberi tropicali.
Le isole di questo piccolo arcipelago sulla costa orientale della penisola malese sono principalmente due: Kecil e Besar. Una significa piccola, l'altra grande. Non serve molto altro per orientarsi e in ogni caso per spostarsi tra una e l'altra è facile: pochi minuti di barca in cambio per una manciata di monete. Appena al largo delle isole si incontra la barriera corallina che è facilmente raggiungibile anche perché quasi tutti i resort organizzano uscite in barca, sedute di snorkeling e immersioni. Per scegliere dove trovare una sistemazione bastano poche informazioni utili: a Besar la spiaggia principale offre un ambiente tranquillo, bei tratti di sabbia, acqua calma e alcuni resort piacevoli senza smancerie. Tra questi il Tuna Bay Island Resort (www.tunabay.com.my ) che garantisce un comodo accesso alla barriera e bungalow proprio sul bordo dell'acqua.
Dall'altra parte dell'isola di Besar, a Teluk Dalam, si trova una tranquilla baia con buoni accessi al mare per godersi i fondali. L'altra isola, ovvero Kecil, attira il maggior numero di visitatori nella zona di Long Beach. Il nome vagamente occidentalizzante non è fuori luogo: qui ci sono parecchi resort, locali per la sera e quella che, per questi luoghi, è una certa vita mondana. Se amate il silenzio scegliete altrove. Una alternativa è ad esempio Coral Bay dove la tranquillità è garantita e la sistemazione al Shari-La Island Resort promette una disinvolta eleganza. Ma se cercate un cinque stelle attenzione a non restare delusi.
Due notizie utili: queste isole si trovano all'interno di un parco e quindi c'è un biglietto di ingresso che viene caricato sul ticket della barca che vi condurrà in circa 35 minti dalla terraferma. Secondo: sulle isole non ci sono banche: portatevi i contanti.

Pulau Redang

Un po' più a sud rispetto a Pulau Perhentian ecco Pulau Redang. Anche qui nessun dubbio: se amate il mare sarete felici. Si raggiunge in barca da Terengganu in circa un'ora di navigazione. La vita è semplice e piacevole: spiaggia, nuoto e nessuna preoccupazione. Le sistemazioni non sono molte e spesso affollate quindi meglio prenotare. Nella baia di Pasir Panjang ampio e ben affacciato sul mare è il Laguna Redang island resort (www.lagunaredang.com.my): qui si organizzano anche belle immersioni nella baia e lungo la splendida costa.

Pulau Kapas

Più a sud lungo la costa, sempre nello stato di Terengganu vale la pena di essere visitato per due motivi: la sue bellezze e per il fatto che proprio qui sia stato girato parte dello sceneggiato dedicato al solito Sandokan. Qui è il paradiso dello snorkeling: se non vi bastano le attrattive naturali ci sono anche quelle create dalla ferocia dell'uomo. A poca profondità si può nuotare sopra il relitto di una nave giapponese affondata durante la guerra. Ora riposa in pace: e i coralli l'hanno avvolta come uno scialle multicolore. Poco discosto, sono solo 800 metri di acqua trasparente, per chi vuole sentirsi quasi un naufrago, ma con le comodità moderne, c'è anche l'isolotto di Pulau Gemia. Un resort accogliente propone anche una spa e camere con vista. Sentirsi un sultano non costa neppure troppo.

Labuan

Labuan non può mancare nel nostro viaggio. Un po' perché è da qui che, secondo il racconto di Salgari, arriva la bellissima vezzosa amata da Sandokan. E molto di più perché questa strana isola, frequentata da turisti ma soprattutto da compratori dei duty free e posta al largo del Sabah, la punta a nord dell'isola del Borneo, rappresenta una strana sintesi tra modernità e tradizione. Tra natura e affari. Insomma, tra ricchezza e bellezza. Una parte di questo retaggio viene dal fatto che è stata possedimento britannico per oltre un secolo mentre ora il più grosso motivo di interesse, appunto per chi non si occupa di commercio, sono i relitti: sono ben quattro infatti le navi da guerra finite sul fondo e che ora si possono andare a visitare con bombole e pinne. Ricordate: per una immersione sui relitti serve un brevetto e una certa esperienza. Per chi volesse uno sforzo meno impegnativo si può organizzare un tour nel Labuan Marine Park, un parco che racchiude tre isolotti disabitate intorno a Labuan. I fondali meritano un occhiata. E anche se qualche volta i pesci fossero resti a farsi ammirare pazienza: potrete sperare di vedere la maliarda lady Marianna nuotare poco lontano. Proprio lei, la perla amata dal pirata e figlia del governatore inglese, potrebbe salutarvi con un sorriso. Il bello delle favole è che in questa parte del mondo, sotto il segno del Tropico, sembrano sempre sul punto di avverarsi.

 Pubblicato da il 23/07/2015 - 24.459 letture - ® Riproduzione vietata

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