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Odori e colori di Marrakech: 3 giorni in cittą per scoprire la sua bellezza

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Ho sempre creduto che il Marocco fosse come un catenaccio di dialogo interculturale tra l’occidente e il mondo arabo musulmano. Ma non riuscivo a dargli un identità.

Io avevo la mia idea di Marocco. Era fatta di colore. Sapevo e nel contempo speravo che in Marocco avrei trovato colore, in ogni sua forma ed eleganza. Ero eccitata all’idea di tuffarmi dentro ad un barattolo di ocra, gialli, rossi, verdi e blu.

Per uscirne imbrattata e felice. Perché dove c’è colore c’è felicità e dove c’è felicità c’è voglia di tornare. Oggi il mio sentimento è questo: torno a casa e cerco giorni utili per poter tornare in Marocco e portarci qualcuno, perché ne rimanga affascinato quanto la sottoscritta.

Ci imbarchiamo sul volo Milano - Casablanca al tramonto, quando il sole di fine Marzo preannuncia un buon inizio di primavera.

Un sole che ci accompagna fino alla pista di atterraggio, facendoci cullare nella terra del tempo. Mi piace chiamare così questa terra perché in Marocco è iniziata l’estate. Presa la coincidenza per Menara mi accorgo, una volta fuori dall’aereoporto, che ci sono 18 gradi. Sono le 23 di sera e sono già felice. E’ un clima secco, per nulla afoso.

Una leggera brezza accompagna la serata seduta ad un tavolo del Dar Rhizlane, (www.dar-rhizlane.com/ ), dove gusto la prima vera cena marocchina.

Premesso che la base culinaria del Marocco è una miscela di spezie, ci si aspetta di cenare e pranzare con sapori forti e mai delicati. Eppure mi sono ricreduta sin dal primo giorno. Gli antipasti vengono serviti all’interno di vasetti che ricordano le tajine; sono piccoli assaggi di verdure cotte e crude accompagnate da delicati sapori dolci che fungono da contrasto per il palato. Un retrogusto leggero e inaspettato. Il riso, condito con bacche di frutti di bosco, uvetta e note di zucchero a velo.

C’è anche la carne, saporita dalla curcuma, dalla cannella e dai grani di paradiso. Il tavolo è all’esterno, già alle porte di Aprile in Marocco si cena tranquillamente nei giardini dei ristoranti, insomma si respira già l’estate. La cena delicata e tipica, le piante che circondano i tavoli esterni e la piscina color blu cobalto piena di candele che si stanno spegnendo. I rumori del vento preannunciano una giornata serena per il nostro vero inizio tour.

Alloggio al Riad AYADINA (www.riadayadinamarrakech.com/). L’arrivo ormai in sera tarda non mi da la possibilità di vedere e apprezzare il colore e il calore che il riad mi trasmetterà l’indomani, ma appena varcata la porta di ferro battuto nel vicolo centrale della corte mi rendo davvero conto di essere in Marocco.

Sembra di entrare in un tempio, dove una musica leggera di sottofondo accompagna l’ingresso dei turisti ed un profumo di rosa e arancio delicato arriva fino alle camere. La forza e l’originalità del Marocco è stata quella di investire nello sfruttare le proprie tradizioni e la propria cultura a servizio dei propri ospiti. I riad del Marocco infatti non sono altro che antiche dimore ad uso privato, ristrutturate e rese appunto pubbliche. Riad significa “giardino”, ed è proprio questo il tassello meraviglioso e magico delle dimore tradizionali.

Piccoli angoli di paradiso, solitamente circondati da una pianta centrale, o quattro, agli angoli del perimetro. Giardini ombreggiati, esattamente al centro della casa, contribuiscono a inebriare di luce e fioriture il giorno, filtrando i raggi del sole attraverso i rami degli alberi. Altresì rinfrescano la sera, facendo scivolare il vento tra le foglie fino ad arrivare alle finestre delle camere da letto.

Primo sole a Marrakech. Mi sveglio alle 7:00 con la curiosità di luce. Voglio vedere i colori dei mosaici del riad che il sole magicamente trasforma in riflessi di luce già dalle prime ore della giornata.

Corro giù dalle scale, intorno è tutto un gioco specchi ed ombre in un raffinato salotto decorato di maioliche. Il riad dispone di una splendida terrazza ornata da vasi di terracotta dipinti di blu pastello dove solitamente viene servita la colazione, il sole non è ancora alto e la temperatura è perfetta per bere il mio primo succo d’arancia marocchino.
La colazione tipica marocchina è costituita da pane arabo, al sesamo e al finocchio, frutta secca (datteri, fichi, uvetta, albicocche) e fresca, yogurt fatto in casa e un piatto chiamato Meloui. E’ una sorta di piadina ripiena di straccetti di carne, molto delicata, passata alla piastra. Può essere accompagnata da miele o marmellata.

Non sono una buona forchetta e non amo le colazioni salate ma nonostante il tavolo fosse imbandito di brioches e pane arabo da assaporare con il burro ho preferito assaggiare la tradizione. Non me ne sono pentita. Il pensiero di mangiare carne al mattino potrebbe essere fastidioso, ma assicuro che la sensazione è talmente delicata e raffinata che non si può resistere. Il pasto è sempre accompagnato dal tradizionale the verde marocchino.

Una bevanda estremamente rinfrescante, servita tiepida, la cui preparazione è considerata un’arte. Viene servito con lo zucchero di canna da una teiera a becco ricurvo in piccoli bicchieri di vetro decorati. Ora inizio a sentirmi a casa.

Uscendo dal riad mi rendo conto di che potere abbia il sole sui colori di questa terra. Gli edifici costruiti quasi interamente in pietra arenaria hanno contribuito a dare il suggestivo e reale soprannome di “città ocra”, o “città rossa” a Marrakech.

Arriviamo al Bahia Palace, uno splendido palazzo costruito nel XVII secolo da Sir Moussa, il gran visir di Moulay Hassan.

Il Bahia Palace, esteso su un’area di circa sette/otto ettari è composto da numerose stanze e dimore tutte minuziosamente decorate con mosaici, legno e marmo. Percorrendo l’ingresso principale c’è già aria di profumo d’arancio. I fiori sbocciati della primavera anticipata marocchina mi accompagnano all’interno dei graziosi riad che separano le stanze, le scuderie e le moschee, che costituiscono tutto il complesso del grande palazzo. Questi meravigliosi giardini colmi di fiori e piante di arancio, cipresso e gelsomini ombreggiano lo spazio circostante rendendo gradevole la visita.

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A nord del Palazzo Bahia c’è il Museo Dar Si Said, noto anche come Museo di Arte Marocchina, costituito da soffitti minuziosamente decorati e porte di legno antiche è interamente dedicato all’artigianato marocchino. La maggior parte della collezione di questo museo che comprende un gran numero di oggetti artigianali in legno, gioielli, ceramiche, costumi ed arazzi proviene dal sud del paese. Visitiamo velocemente il complesso e mi soffermo ad osservare i dettagli e le decorazioni, dal soffitto al pavimento. Ogni angolo ha una perfetta sinfonia geometrica ed è sinuoso nei decori intarsiati di scritte e piccole pietre colorate.

Le Tombe Saadiane, che distano circa dieci minuti a piedi dal palazzo e sono il mausoleo della dinastia Sadiana di Marrakech, scoperte solo agli inizi del 1900, risalgono al periodo del 1500 -1600. Ricoperte da arabeschi e iscrizioni coraniche, sono quasi interamente costruite di marmo. C’è una sorta di aurea di rispetto nell’aria, nonostante i visitatori siano numerosi, tutte le guide parlano in silenzio e si intuisce quanto questi spazi siano magici dal punto di vista religioso ed etico.

L’ora è calda e il sole che accompagna la nostra giornata inizia ad essere più presente e la temperatura più elevata. Gli scorci sono un via vai di ombre e luci che tagliano geometricamente i raggi del sole creando spazi di vuoti e pieni tra gli esterni e gli interni delle tombe. Avvicinandomi agli ingressi noto con piacere i riflessi che la luce genera sulle decorazioni dei soffitti e delle colonne.

In qualunque momento della giornata a Marrakech è possibile assaporare il gusto della tradizione. Un pranzo degno d’esser ricordato (il primo) è quello al ristorante Dar Moha (www.darmoha.ma), un magnifico angolo di paradiso nascosto.

Dall’esterno solo una piccola porta accompagna la curiosità del visitatore, per poi aprirsi in un mondo determinato dall’eleganza del rosso e dalla raffinatezza del riad interno, anch’esso costituito dai tre elementi principali che caratterizzano i giardini: acqua, verde ed aria.


Il ristorante dispone di un giardino molto grande dove i clienti possono assaporare i prelibati piatti dello Chef Moha, circondati dalle piante e dalla piscina interamente decorata di piastrelle mosaiche e da un clima soleggiato e mite. Il gusto del dettaglio e del colore è l’elemento principale della cucina dello Chef Moha.

Eleganti antipasti serviti in piccole ciotole di ceramica colorate sono il tipico assaggio speziato e profumato per introdurre il piatto principale, un rigoroso couscous di verdure e carne, accompagnato da cipolle caramellate e uvetta e del pollo con olive, anch’esso speziato da curcuma e cannella.

Passeggiando per la Medina è un attimo perdersi tra i sapori e i colori che le viuzze e gli angoli della città vecchia offrono. Un caratteristico crogiolo di culture che incanta tutti i turisti con i suoi colori caldi e i suoi profumi che fanno della Medina il pentolone magico del Marocco.

E’ il fulcro della città, circondata da mura e posizionata ad est rispetto alla città nuova, la Medina ospita al suo centro la piazza principale più famosa dell’Africa: Jāmiʿ el-Fnām. Piazza considerata il centro vitale di Marrakech, è uno dei luoghi più caratteristici della città e, strano a dirsi, anche il meno turistico.

Di fatto la piazza è colma di personaggi di culture e generi differenti, ma sono i marocchini che principalmente vivono la vita di piazza e rendono questo posto incredibilmente vivo e pieno di energia della tradizione. La piazza confina a nord con il quartiere dei Suq e ad est con la Qasba.

Il Marocco non è solo il centro di speziati sapori culinari ma altresì quello della cura e della bellezza della pelle. In un vicolo poco lontano dalla piazza Jāmiʿ el-Fnām c’è il centro Rosa Huile (www.rosahuile.com/it/), un palazzo di quattro piani dove i turisti possono acquistare tutti i prodotti ricavati dalla lavorazione dell’argan.

Facile perdersi nei profumi inebrianti dei fiori e di queste essenze che costituiscono l’elemento centrale per la cura della persona.
La nostra giornata si conclude al ristorante Jad Mahal, (www.jad-mahal.com/) dove l’intrattenimento live di danze e musiche marocchine accompagna la cena a lume di candele e scorci di danzatrici del ventre.

L’indomani il sole è di nuovo caldo e prezioso, per me è già estate. Mi rendo conto di quanto il tempo sia bizzarro e di come sia facile essere di buon umore con le temperature calde di una terra ricca di energia come quella del Marocco.

La visita inizia nel migliore dei modi con un’immancabile tappa ai Giadini di Majorelle (www.jardinmajorelle.com/), Il giardino si trova nella città nuova e prende il nome dall’artista, nonché collezionista francese Jacques Majorelle che scelse nel 1919 Marrakech come dimora.

E’ proprio all’interno di questi meravigliosi giardini che Jacques costruì una villa in stile liberty le cui pareti furono dipinte di un colore blu intenso che ancora oggi viene chiamato appunto Blu Majorelle. Dopo la morte di Jacques, la villa e il suo giardino rimasero abbandonati fino all’arrivo di Yves Saint-Laurent e Pierre Bergè che dopo un lungo restauro riaprirono il parco al pubblico.

E’ infatti accanto alla tomba di Yves Saint-Laurent che si trova la pianta più antica della città che ombreggia il sentiero che circonda la villa. I giardini, caratterizzati da piante provenienti da tutto il mondo come cactus, banani, bambù, gelsomini e distese di bougainville viola, sono uno spettacolo di pulizia e precisione nell'apparente disordine della vegetazione.

Un rapido sguardo alla Moschea della Koutoubia per avviarci verso la valle Asni Ouirgane, con una 4x4 attraversando le montagne che circondano i suggestivi villaggi Berberi del Marocco. La valle Asni Ouirgane, nascosta ai piedi del monte Toubkal, è una finestra verde nel contrapposto ideale di un deserto arido che comunemente costituisce l’Africa.

E’ di fatto quasi irreale trovarsi ad osservare delle montagne innevate, con temperature così elevate già dai primi mesi dell’anno, guardando a nord della città. Eppure a 4.165 metri si trova il punto più alto, non solo del Marocco, ma anche di tutto il Nord Africa.

E’ qui che le persone sono ancora più cordiali e disponibili. Ed è all’interno di questa valle meravigliosa che si trovano Hotel e Spa meravigliosi (come il Rose Garden) circondati dalla natura verde e spumeggiante dell’Asni.

Il viaggio è accompagnato da brevi soste di sguardi paesaggistici e incontri felici. I bambini, corrono incontro alle macchine per salutare e chiedere caramelle. Sono tutti incredibilmente sorridenti e trasmettono dolcezza augurandoti buon viaggio e invitandoti nei loro villaggi.
E’ come se si sentissero i guardiani della propria terra e siano tutti pronti ad accoglierti per un entusiasmante viaggio nella tradizione.

Lasciare il Marocco è lasciare casa. Perché tutti i viaggi ti fanno sentire a casa. Perché in ogni dettaglio c’è qualcosa che ti ricorda la tua cultura e la tua tradizione, la tua religione e il tuo gusto. E’ bello poter mischiare tutto, metterlo in valigia e riuscire in qualche modo a condividerlo.
Viaggiate.
In collaborazione con TheTravelover.com è un blog di viaggi che nasce dalla passione di Michela Garosi per il mondo, la natura, la fotografia e la scrittura.
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 Pubblicato da il 14/04/2015 - - ® Riproduzione vietata

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