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La Medina di Marrakech: shopping nei souk e bazar di Marrakech

Non c’è posto al mondo che sappia inebriare i sensi come la medina fortificata di Marrakech che, seppur a corto di monumenti, è ricca di luoghi, suoni e odori tutti da scoprire. Le tante porte che scandiscono il cordone di mura rosate fungono da macchine del tempo, proiettandovi in un mondo dove il cielo sembra improvvisamente svanire al cospetto di edifici dalle facciate senza aperture che stipano i vicoli immersi nella penombra. Una volta entrati nel labirinto la cosa migliore da fare è perdersi lasciandosi guidare dall’istinto tra i pittoreschi souk, le piazze assolate e l’eterogenea massa di persone che inonda i vicoli della medina dall’alba al tramonto, quando si alza il sipario sull’incredibile spettacolo offerto da Djemaa el-Fna, la piazza principale.

La medina di Marrakech vide la luce come insediamento fortificato nel 1060 sotto la guida del capo almoravide Youssef Ben Tachfine. Verso il 1126, minacciato a sud dall’avanzata degli Almohadi, il sultano Ali Ben Youssef decise di costruire una nuova cinta muraria lunga 10 chilometri e alta 10 metri attorno alla città, che in quel periodo era difesa da quasi 200 torri di guardia. Col passare dei secoli le mura sono state più volte riparate e ampliate, pur mantenendo sostanzialmente il medesimo tracciato di quelle originarie. Al loro interno, oltre alla vera e propria icona di Marrakech, ovvero piazza Djemaa el-Fna, si possono vedere la moschea Koutoubia, la medersa Ben Youssef, l’intricato dedalo dei souk ed i tre musei più importanti della città: il Musee de Marrakech, la Koubba El Ba’adiyn e la medersa Ben Youssef. La prima cosa che un visitatore scorge avvicinandosi a Marrakech è il minareto a pianta quadrata della moschea Koutoubia che, con i suoi 77 metri di altezza, è il complesso più alto della medina, dove un’ordinanza in materia di urbanistica vieta di costruire edifici più alti di una palma.

Sfortunatamente ai non musulmani è vietato entrare, perciò anche avvicinandosi il panorama rimane sostanzialmente lo stesso, con il minareto che getta la sua ombra su una piccola piazza moderna dove gruppi di turisti si confondono coi fedeli radunati per la preghiera. Seppur fondata su preesistenze più antiche, la moschea Koutoubia fu costruita nel 1158 a fianco della moschea almohade, che non era sufficientemente capiente per ospitare la popolazione sempre più numerosa. Le due strutture furono usate come un unico complesso tramite porte comunicanti fino al 1775, quando l’edificio almohade crollò a causa di un terremoto. Il famoso minareto, invece, fu aggiunto da Yacoub El Mansour, paladino delle linee verticali, a cui si devono anche le realizzazioni della Tour Hassan a Rabat e della Giralda di Siviglia, accomunata alla moschea Koutoubia dalle straordinarie dimensioni della rampa interna al minareto, che consentiva ai muezzin di raggiungere la cima a cavallo.

Ad est della moschea si estende lo spazio pubblico per eccellenza di Marrakech: piazza Djemaa el-Fna. Pur essendo un luogo molto animato a qualsiasi ora della giornata, Djemaa el-Fna offre il meglio di sera, a partire dalle 19.00, quando cominciano ad essere montati i tipici ristori all’aperto dove sperimentare il gusto di una vera cena marocchina per pochi dirham. Giocolieri, cantastorie, incantatori di serpenti, maghi, acrobati e semplici mendicanti invadono il resto dello spazio, ognuno circondato da un gruppetto di spettatori pigiati gli uni contro gli altri che ascoltano e guardano con attenzione per poi spostarsi ad assistere ad un altro spettacolo che sta iniziando nei paraggi. Fino a non molto tempo fa, tutto questo era una consuetudine che caratterizzava quasi tutte le maggiori piazze delle grandi città del Marocco, ma purtroppo l’”occidentalizzazione” di cui è stato oggetto il paese ne ha causato una drastica riduzione. Da qui potrete decidere di avventurarvi nelle strade commerciali della Medina: potete farlo con guida, sia ufficiale che non, ricordatevi però che tempo della visita sarà dedicato alla visita di negozi di amici e conoscenti, oppure da soli, e in questo caso è bene che abbiate abbastanza "pelo sullo stomaco" per superare indenni la pressione asfissiante di chi vorrà farvi da guida o accompagnarvi nel negozio preferito.

A nord di Djemaa el-Fna si snodano i souk, i mercati, con le viuzze di bazar lillipuziani che si susseguono per centinaia di metri. Nelle zone più battute dai turisti, quasi tutti i negozi vendono le stesse inutili mercanzie, in particolare babbucce giallo canarino, abiti ricamati e piatti di ottone battuto delle dimensioni di un tombino, ma la situazione migliora se imboccate le vie laterali, dove si trovano oggetti di ogni genere. Nel caso vi perdiate seguite qualche turista occidentale se accompagnato da una guida. Le due strade principali dei souk sono rue Semarine e rue Mouassine: la prima offre una strabiliante esplosione di bazar, la seconda è un vicolo più tranquillo, che conduce a negozi di qualità. Da non perdere poi i souk “specializzati”, come ad esempio il Souk El Attarin, il “Mercato delle Spezie”, ed il Souk des Babouches, una via dedicata alla vendita di babbucce di nappa, dove a sua volta riecheggiano i suoni del Souk Haddadin, il quartiere dei fabbri, secondo a spettacolarità solo all’incredibile Souk des Teinturies, teatro del lavoro quotidiano di operai dalle braccia colorate fino ai gomiti che tingono pelli conciate e capi di lana in grandi vasche.

Inaugurato nel 1997, il Musee de Marrakech (aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.00 pagando 30dh) deriva dal restauro di una ricca abitazione del XX secolo appartenuta ad un personaggio di spicco di Marrakech. Nonostante cambino allestimento con una certa frequenza, alcune sale accolgono manufatti d’arte marocchina del Novecento, mentre altre espongono raffinati pezzi di ceramica antica di Fes. Tuttavia, la vera attrattiva è l’edificio in sé, ed in particolare la sua corte centrale vistosamente decorata con piastrelle colorate, che non sfigura neanche dinanzi alla vicina moschea Ben Youssef. Fondata originariamente nel XII secolo, la moschea è stata più volte modificata nel corso dei secoli, tanto che la maggior parte della struttura odierna risale al XIX secolo. L’accesso è vietato ai non musulmani, ma per rifarvi potete dirigervi dall’altro lato della moschea, verso la Koubba Ba’adiyn (aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.00 a 10dh), infossata alcuni metri sotto il livello della strada all’interno di un recinto. Risalente al regno di Ali Ben Youssef (1107-1143), la Koubba faceva parte del locale per le abluzioni dell’originaria moschea Ben Youssef; visitandola potrete ammirare l’intradosso della cupola, una sorta di caleidoscopio di motivi floreali inserito in un ottagono a sua volta contenuto da una stella a otto punte.

Tornando indietro di qualche decina di metri, immediatamente a nord del museo c’è la medersa Ben Youssef (aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00 a 20dh), un monumento di inestimabile valore non solo per l’innegabile pregio artistico e architettonico, ma anche per il ruolo rivestito per svariati secoli, fino al 1962, di scuola coranica. Sebbene l’atmosfera non sia molto diversa rispetto alla parte settentrionale della medina, fin dalla fondazione di Marrakech la zona a sud è sempre stata il feudo dei sultani. La kasbah (palazzo) reale fu eretta sulle rovine dei precedenti edifici almohadi e occupa un’area estremamente vasta, pari ad un intero quartiere residenziale. Tra i suoi elementi più interessanti ricordiamo la Bab Agnaou, la “Porta del Gnawa”, dedicata agli schiavi neri portati a Marrakech dal resto dell’Africa, e la moschea Kasbah, costruita nel 1190 sotto il regno del sultano Yacoub El Mansour; da allora la moschea è stata ristrutturata diverse volte, ma le decorazioni in mattoni intagliati e piastrelle verdi del minareto sono ancora quelle originali. Nei paraggi si possono visitare le tombe saadiane (aperte tutti i giorni dalle 8.30 alle 11.45 e dalle 14.30 alle 17.45 pagando 10 dh), custodite all’interno di un giardino cinto da mura, ed il palazzo el-Badi (aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 11.45 e dalle 14.30 alle 17.45 a 10dh), edificato sotto il regno del sultano Ahmed El Mansour (1578-1607), che si avvalse delle ricchezze accumulate in seguito delle vittorie sui portoghesi.

A ridosso delle mura esterne del palazzo el-Badi si snoda un intricato reticolo di vicoli che formano il mellah, il vecchio quartiere ebraico. Nonostante l’irrisorio numero di ebrei che oggi vivono a Marrakech, le prove del lascito ebraico sono tuttora tangibili per chi sa dove cercare. Tra le testimonianze migliori spiccano il palazzo della Bahia (aperto dalle 8.30 alle 11.45 e dalle 14.30 alle 17.45 da sabato a giovedì, dalle 8.30 alle 11.30 e dalle 15.00 alle 17.45 il venerdì), situato sul lato nord del mellah, la Maison Tiskiwin (aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30 pagando 15dh), un’abitazione privata di proprietà dell’antropologo olandese Bert Flint, ed il museo Dar Si Said (aperto da mercoledì a lunedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00 a 20dh), ex residenza del fratello di Ba Ahmed, artefice del palazzo della Bahia. Qui si possono ammirare decine di oggetti d’arte e artigianato marocchini, tra cui bellissime composizioni di cedro intagliato recuperate da diverse abitazioni andate perdute, ma soprattutto il minbar della Koutoubia, un pulpito trasportabile un tempo usato nella grande moschea della città.

 Pubblicato da il 14/10/2011 - 13.472 letture - ® Riproduzione vietata

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