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Itinerario alla scoperta di New Orleans: tra gusto, spiritualitą e jazz

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Un viaggio a Nola (New Orleans) è un viaggio tra la sua storia centenaria a cavallo tra Europa, Africa e America, è un viaggio tra i sapori autentici di una terra battuta dal sole, tra la sua musica che è armonia, vitalità, passione.

New Orleans è buon cibo, è spiritualità, è jazz. È una città che sì è valsa dell'appellativo di "Sin City" impregnata di note musicali, di alcol, divertimento, ma è anche sinonimo di schiavitù, piantagioni e sfruttamento. È la città dei contrasti, festaiola e divertente da un lato ma anche lugubre e misteriosa, infestata da leggende di fantasmi.

Poche città sono tutto questo. Ma è come se qui tutto questo insieme si amalgamasse e fondesse in modo naturale, perché parte della città, della sua storia, della sua cultura. Una città dove, non a caso, il piatto principale e più ricco è lo" jambalaya", un'esplosione di sapori frizzanti e afrodisiaci, con richiami provenzali, spagnoli, africani e amerindi. È come se tutta la storia di New Orleans fosse racchiusa in questo piatto, perché la sua accozzaglia di sapori diversi, dal pesce, alla carne, al pomodoro, al riso, ci da l'esatta percezione della storia della città: del suo essere stata la culla del terribile sfruttamento degli schiavi e del suo essere stata inerme protagonista del travagliato passaggio di francesi, spagnoli ed infine americani.

Una città dove la festivita principale è il Mardi Gras Indians, che, anche se ormai pochi oggi forse riconoscono il suo effettivo peso storico-culturale, rappresenta quel connubio culturale e sociale tra nativi americani e schiavi africani. In quelle lunghe settimane di festeggiamenti (nel prossimo 2015 inizieranno il 6 febbraio) viene fuori il meglio della cultura afro-indiana, in un matrimonio di colori, danze e rituali provenienti dalle due etnie.
Ma il Mardi Gras oggi è la festa di tutti, con le sue centinaia di parate a rappresentare di volta in volta un gruppo etnico o sociale diverso; un momento di convivenza, dove anche in passato bianchi e neri si divertivano insieme, dimenticando duro lavoro e sfruttamento. Dal Mardi Gras arriva anche la tradizione delle collane colorate, i "beads", che vengono lanciati per strada durante le parate e che per tutto l'anno incornicieranno le strade e le vie della città.

New Orleans è una città che anche voi alla fine del viaggio non potrete fare a meno di chiamare affettuosamente NOLA. La particolarità del nome viene dalla pronuncia degli afro-americani che hanno contratto il suono da Nuorlean, Nuolan, Nolan ed infine appunto Nola. Oggi è poi anche largamente utilizzato come acronimo per New Orleans e Louisiana.

È una città che tutti non potrebbero fare a meno che definire bella, che tutti non potrebbero fare a meno di amare. È come se qui fossero concentrate tutte le bellezze del mondo, come se tutti i colori della terra trovassero qui rifugio e armonia.
New Orleans è sicuramente una città diversa dai grandi colossi americani che siamo abituati a visitare, una città dove il meltin pot è in cucina, nell'architettura delle case, nella musica e dove il tutto viene assemblato insieme perfettamente.

Io ho visitato Nola dopo New York City ed ero sicura che niente avrebbe potuto eguagliare la potenza e grandiosità di una città del genere. Eppure New Orleans è anche questo: è grattacieli che si affacciano timidi sull'affollata Canal Street quasi a ricordare che comunque siamo in America, è cosmopolitismo, di quello vero e più autentico ed è anche fast food, dove però a quelli soliti blasonati, insalubri e commerciali, si accompagnano quelli tradizionali della Louisiana ( il Popeye è uno di questi) che vendono un ottimo cibo tipico.

Con la sua particolare forma a mezza luna, incorniciata dal quel gigante di nome Mississippi, e circondata da una distesa di paludi abitate dagli alligatori, è una città che vi lascerà sorpresi, arricchiti, ma soprattutto felici.

L'allegria di Nola è davvero contagiosa, sarà per il sorriso delle persone, per quelle parole che gli abitanti sono soliti scambiare con i turisti, sarà per i colori vivaci del French Quarter, per la musica ad ogni angolo, per gli odori delle spezie cajun che arrivano dai ristoranti, per i bambini che ballano il tip tap nelle strade affollate del centro.

Non si può iniziare una giornata di visite in città senza prima aver assaggiato Café au lait e beignets al famoso Café du Monde, al numero 800 di Decatur Street. Sedetevi comodi, e mentre affondate la vostra bocca in un un oceano di zucchero a velo che ricopre interamente queste ciccione frittelle di farina e zucchero, lasciatevi cullare dal suono vivace ed improvvisato di un vecchio suonatore di sassofono. Affacciato sul French Quarter il locale vi offre una meravigliosa prima vista sul quartiere francese: sulle case in mattoni rossi e i balconcini in ferro battutto appartenuti agli spagnoli, su Jackson Square e la sua statua a cavallo incorniciata dalla settecentesca cattedrale di Saint Louis.

Dietro di voi avrete invece il Mississippi che dona a Nola quell'aria umida e appiccicatticcia tipica delle città sul fiume. Guardatevi intorno e assaporate tutta la potenza e importanza storica di questo "padre delle acque", "gigante mutevole e imprevedibile" come lo definiva Mark Twain nel suo "Life on the Mississippi". Già in epoca pre-coloniale era una via navigabile, sinonimo di duro lavoro ma anche crescita e commercio, che ha contribuito in maniera decisa alla nascita e sviluppo di New Orleans.

Se tendete l'orecchio potrete ascoltare la musica del Natchez, un antico battello a vapore che annuncia l'imminente partenza. La musica, che viene da un antico organo a vapore di nome Calliope, è ipnotica e trascinante e vi farà venire voglia di seguirla a ritmo, con passi di danza improvvisati.

Adesso sarete pronti per inoltrarvi nel cuore vero di Nola: il French Quarter.
Dopo averla visitata gratuitamente al suo interno, ad un lato della Cattedrale di Saint Louis troverete il Presbiterio. Per pochi dollari avrete la possibilità di ricostruire la storia di quelle che rappresentano due realtà insite nella città. Da una parte la storia del Mardi Gras, con ricostruzioni spettacolari delle maschere coloratissime che animano la città in quei giorni di festa. Dall'altra parte darete uno sguardo alla devastazione provocata dall'uragano Katrina nel 2005.

Una città indulgente, piccola e fragile New Orleans, al giogo di una natura che si è abbattuta su di lei con una forza mai vista, incurante del fatto che rischiava di distruggere questa dolce perla del Sud, questo piccolo gioiello multicolore. Anche dopo Katrina però la città non ha perso il suo fascino e anzi è rinata ancora più forte di prima. Uscendo dal Presbiterio non avrete assolutamente la percezione di cioè che è accaduto: la città si è rialzata, con una forza inimmaginabile ricostruita. È come se quella di Katrina fosse stata una parentesi aperta e chiusa in un istante, quasi vissuta in una realtà parallela che non è quella della Nola che vi trovate davanti agli occhi esattamente all'uscita: jazz band che combattono a suon di musica, folle di viaggiatori, fattucchiere chiassose e pettegole che leggono i tarocchi incuriosendo i turisti di passaggio.

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Il French Quarter è un labirinto, nel quale è facile perdersi e ritrovarsi in un istante. Le sue vie sono immense strade circondate da case squadrate, con balconi in ferro battuto decorati e lavorati in modo delicato e preciso come fossero un velo nero di pizzo pregiato. Spesso hanno lavorazioni più stravaganti con forme floreali verdeggianti, con fleur-de-lis francesi, conchiglie e pannocchie.
La tradizione degli "iron works", nonostante sia spesso erroneamente definita francese, ha origini risalenti all'epoca della dominazione spagnola quando, ai pilastri in legno di derivazione creola, si sostituirono queste magistrali creazioni d'arte.

Ma il French Quarter è anche antiche insegne colorate e tipici lampioni con la fiamma a candela che contornano strade ricche di gallerie d'arte, locali, vecchie librerie in legno. Su Royal Street troverete le più belle e particolari case della città: piccole casette in legno, dai mille colori, decorate magistralmente come se ognuna fosse una piccola opera d'arte; di quella bellezza così perfetta da lasciarvi di stucco.
Su Borboun Street, l'anima vera del quarter, troverete una via vomitante di locali e bar che fanno a gara per accapparrarsi il maggior numero di turisti. Da questi pub risuona sempre una forte musica jazz che dà il ritmo alla camminata: allegra, rilassata, spensierata, così come allegra e rilassata è la città di New Orleans.

Passeggiando così per il French Quarter respirerete a piena polmoni l'atmosfera da "Big easy" di Nola, la città che, secondo un modo tutto africano di guardare alla vita, non conosce preoccupazioni o comunque non si cura di esse.
Il French Quarter è come se vivesse due vite, una di giorno e una invece al calare del sole. La notte quello stesso quartiere si trasforma nell'immagine esatta del peccato e dell'amoralità ed a farla da padrona sono l'alcol, la musica ed il sesso. Quella stessa Bourbon Street che di giorno accoglieva turisti affamati e stanchi adesso è affollata di giovani in cerca di divertimento sfrenato con in mano i tipici cocktail di Nola, come l'"hurricane" e la "hand granade". Quegli stessi balconi in ferro che prima avrete osservato come turisti, adesso sono pieni di giovani che lanciano beads ai passanti in cambio di un'audace danza o di una parte del loro corpo nudo.

Ma Bourbon Street la notte è anche un gioco di colori accesi, il rosso cangiante delle insegne al neon, il verde dei balconcini ornati di fiori e illuminati al calare delle tenebre, il brio delle collane appese al collo dei turisti.
Il quartiere intero vive della musica di Bourbon Street, che risuona come un eco lontano anche nelle strade più deserte e silenziose, quelle dove al calare della sera le leggende di fantasmi prendono vita.

Dicono che a Nola si viva di cibo, di religione e musica. Ed è facile intuire che non si tratta solamente di uno stereotipo, ma dello spirito vero della città. È come se tutto rimandasse a questo, come se quelle parole qui a Nola fossero un po' la stessa cosa. Nessuna può esistere senza l'altra, nessuna sarebbe niente senza l'altra.

Se volete avere prova di questo ci sono tre punti immancabili da visitare.
Innanzitutto l'anima nera della città, la famosa Congo Square, al numero 700 di North Rampart Street. Visitando la piazza, facilmente riconoscibile grazie ad un' enorme insegna luminosa che porta il nome del suo più celebre cittadino e musicante, Louis Armstrong, è facile imbattersi in spettacoli improvvisati di musica e danza, soprattutto la domenica. Donne africane dagli abiti variopinti ed il capo contornato da un turbante così pesante che sembra dare la giusta spinta tra equilibrio e movimento, vi riporteranno indietro nel tempo, in quella Nola aggressiva e schiavista.

Congo Square, posta fuori dalle mura cittadine, era infatti l'unico luogo in cui gli schiavi potevano aggregarsi e ritrovare lì un pezzo della loro amata Africa. Qui ballavano, cantavano al ritmo onirico delle loro percussioni e New Orleans divenne di fatto il luogo dove le tendenze della musica nera, nata per allietare il lavoro nelle piantagioni, trovarono il loro sbocco naturale e sarebbero poi confluite nel blues, negli spiritual, nei canti gospel delle funzioni religiose, ma soprattutto, più tardi, nel jazz.
In questa festa di musica e danza si condensavano poi i rituali delle pratiche voodoo, religione ancora oggi fortemente praticata a Nola.
Nata come mix tra la cultura africana che gli schiavisti volevano cancellare e la cultura cattolica di matrice europea, era diventata per gli schiavi il rifugio spirituale nel quale dar voce alla loro tradizione. Il voodoo, religione di spiriti e santoni, a Nola è stato reso famoso grazie alla figura di Marie Laveau, la "Voodoo Queen" come qui amano definirla. Una free woman nera ed intrigante Marie, che anche in tempi duri di schiavismo era riuscita a mantenere un forte spirito indipendente, tenendo sotto scacco la città bianca con le sue pozioni e i suoi filtri magici. Marie Laveau praticava la sua religione a cavallo tra stregoneria, esoterismo e magia bianca, in un piccolo salone al numero 739 di Bourbon Street, oggi riconvertito in un gift shop. L'atmosfera che si respira è suggestiva e dalla spiritualità forte, tra incensi, formule stregate e altarini sacrificali, il tutto condensato in un miscuglio di oli e pozioni varie, di gris-gris bags con dentro polveri ed ingredienti magici della buona sorte, candeline, libri ed infine bambole, dai nomi fantasiosi, raggruppate a seconda della loro specialità.

Poco lontano da Congo Square, al numero 400 di North Rampart Street, si trova invece la chiesa cattolica di "Our Lady of Guadalupe". Nessuna facciata imponente o nessun capolavoro al suo interno, questa piccola chiesa cittadina ha inizialmente tutta l'aria di una piccola e tranquilla chiesetta di campagna. Al suo interno, durante le messe domenicali delle 9.30 e delle 11, scoppia invece la festa e alla profonda spiritualità delle funzioni religiose si accompagna l'allegria dei canti, rivisitati però in una trascinante melodia pop.
Musica e cibo invece sono un miscuglio che ritroverete in un posto particolare. Nella food court al secondo piano del grande centro commerciale di River Walk, esiste un negozietto di dolciumi (The Fudgery) dove un coro di voci nere canta a ritmo di infornate e impastate. Uno spettacolo gratuito il cui risultato è strabiliante: mangierete le più buone praline di tutta Nola, e caramello, nocciola, zucchero sembreranno danzare dentro la vostra bocca.

Nola è così, una città che vi farà sorridere e divertire dall'inizio alla fine, una città che è talmente bella da nascondere anche quel piccolo lascito di distruzione che l'uragano ha creato. È uno di quei luoghi speciali che non potrete fare a meno di portarvi nel cuore tutta la vita, una città che, rispondendo a Louis Armstrong che in una sua canzone chiedeva "Do you know what it means to miss New Orleans?", vi mancherà come se vi mancasse un pezzo di voi.

 Pubblicato da il 06/10/2014 - - ® Riproduzione vietata

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