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Visita alle tombe dei 47 Ronin a Tokio nei luoghi della leggenda

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Ancora oggi, da ogni parte del mondo, migliaia di persone rendono omaggio alle tombe dei 47 Ronin, i samurai senza padrone, la cui leggenda è approdata di recente nelle sale cinematografiche, con l'omonimo film diretto da Carl Rinsch.

Il tempio buddista di Sengaku-ji di Tokio ne accoglie le tombe offrendole allo sguardo di chi, il 14 dicembre di ogni anno, si unisce alla cerimonia del tè Gishi-sai, in cui si onora la battaglia che li riscattò dalla condizione di “ronin” offrendo loro un posto d’onore fra le leggende più care al popolo giapponese.
La loro vicenda, intrisa di lealtà, controllo, sacrificio, perseveranza e onore, inizia nel 1701 quando Asano Naganori, signore samurai di Ako, viene convocato al palazzo dello Shogun, il Governatore, nella città di Edo, l’attuale Tokyo. L’incompatibilità fra Asano al quale erano state affidate responsabilità di corte e Kira, maestro di protocollo del Palazzo portano ad un epilogo drammatico.

Dopo due mesi di malcelata sopportazione verso le umiliazioni alle quali Kira lo esponeva, Asano perde il controllo e punta la spada contro il maestro di protocollo tentando di ucciderlo. Non vi riusce ma l’offesa arrecata da Asano reo di aver puntato un’arma contro un’altra persona all’intero del Palazzo dello Shogun, è troppo importante da non richiedere una punizione. Così ad Asano viene ordinato, per conservare il suo onore, di commettere il seppuku, l’atto rituale del suicidio.

Alla sua morte, le proprietà di Asano vengono confiscate, la famiglia diseredata ed i suoi 321 samurai dispersi. Il loro stato si tramuta in quello di Ronin o guerrieri senza padrone. 47 di quegli uomini però giurano di vendicare il loro signore. Per due anni organizzano la vendetta, sotto la guida del loro generale Oishi, tentando di celare il loro obiettivo e sottrarsi ai controlli della polizia dello Shogun e alle spie di Kira che temeva un loro attacco. In una notte d’inverno, il 14 dicembre 1702, i 47 Ronin si incontrano a Edo (Tokyo) e marciano fino alla residenza di Kira dove scoppia la battaglia.

Le 61 guardie armate di Kira sono sconfitte senza provocare morti fra le fila degli ex samurai. Kira viene trovato e portato nel cortile dove gli si offre la possibilità di dimostrare coraggio e onore facendo seppuku ma non riesce. Così i Ronin lo decapitano e ne portano la testa sulla tomba di Asano, collocata all’interno del tempio di Sengaku-ji, dichiarando di aver ripristinato l’onore del proprio signore. La loro leggenda si cristallizza in quel momento.

... Pagina 2/2 ... Giudicati colpevoli dallo Shogun per non prestare il fianco ad altre future vendette benché il governatore in fondo apprezzasse il loro atto eroico, ai Ronin viene concessa la possibilità di compiere onorevolmente il seppuku, invece di essere passati per le armi come criminali. Il suicidio dei valorosi si svolge il 4 febbraio del 1703. In quel momento muoiono tutti tranne Terasaka Kichiemon, risparmiato per non aver partecipato all’attacco contro Kira. Oishi infatti l’aveva incaricato, ancor prima di assalire Kira, di raggiungere lo Shogun e raccontare dello scontro.

I loro corpi vengono quindi portati al tempio di Sengakuji per essere cremati tutti assieme e tumulati. Le loro tombe fanno ancora compagnia al loro signore, Asano. I vestiti e le armi che indossavano in battaglia sono ancora conservati nel tempio, insieme al tamburo di guerra suonato per annunciare l’attacco e al fischietto usato per segnalare la morte di Kira. Sulle loro tombe, ininterrottamente dal momento della sepoltura, continua a salire al cielo l’incenso offerto dai pellegrini che vi si recano.

L’impatto di questa storia è stata talmente ampia da essere ancora oggi un simbolo di orgoglio del paese del Sol Levante, come dimostrazione dell’estremo onore e lealtà degli antichi samurai giapponesi. Tanta fu la considerazione riconosciuta dal riscatto conquistato nei confronti della condizione spregiativa di Ronin che, in base alla leggenda, il senso di colpa del samurai di Satsuma lo indusse ad aprirsi il ventre per redimersi dall’aver insultato Oishi sputandogli addosso.

La visita alla tomba dei valorosi induce ad approfondire anche la conoscenza del tempio buddista Sengakuji, appartenente alla scuola “Soto” Zen. Il tempio, noto in tutto il Giappone, è stato costruito da Tokugawa Ieyasu, il primo governatore di Edo/Tokyo, nel 1612 vicino al castello della città in stile Dogen. Dopo soli 30 anni fu devastato da un incendio. La sua ricostruzione avvenne nel sito dove sorge attualmente, raggiungibile tramite la metro, alla fermata Sengakuji sulla linea asakusa line, oppure alla fermata Shinagawa sulla Yamanote line.

La notorietà del tempio è ora legata in particolare alla presenza al suo interno delle tombe dei Ronin ma di fatto rappresenta uno dei tre templi principali di Tokyo, meta ogni anno di monaci buddisti, il cui numero a volte supera i 200, provenienti tutt’ora da tutto il Giappone per motivi di preghiera e studio. Fra le tombe dei Ronin, sono presenti due sepolture commemorative dedicate a Terasaka Kichiemon, il Ronin risparmiato dallo Shogun e a Kayano Sanpei che, impossibilitato dalla famiglia a partecipare all’attacco, decise di praticare seppuku prima che lo scontro avesse inizio.

 Pubblicato da il 28/03/2014 - 9.305 letture - ® Riproduzione vietata

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