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Cosa vedere e cosa visitare Galleria dell\'Accademia

Cosa vedere alla Galleria dell'Accademia di Firenze

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La Galleria dell’Accademia di Firenze – la cui prima gestazione si ebbe nel lontano 1784 a strettissimo contatto con la rifondazione dell’Accademia di Belle Arti - rappresenta un ulteriore fondamentale tassello a disposizione del turista per avventurarsi nel favolistico labirinto di meraviglie storiche ch’è il lascito del glorioso passato addotto a una città nodale del Belpaese.

Un coacervo di memorabilia antiche, medievali e moderne contraddistingue il patrimonio di un museo celebrato in tutto il mondo, vanto di un’Italia ricca di eccezionalità. Sull’onda della popolarità di cui si è ammantato nei secoli il genio artistico di Michelangelo Buonarroti, la Galleria ha sapientemente sfruttato e omaggiato il prestigio di gioielli scultorei entrati nel mito di critici e appassionati: i Pigioni, il San Matteo e il perfetto David si trovano proprio qui, spartiacque illustri per implementazioni strutturali che, in pieno ‘800, hanno fatto spazio a opere artistiche provenienti dall’Accademia del Disegno e dall’Accademia di Belle Arti, riuniti in una sontuosa collezione di dipinti a tema religioso e tavole a fondo oro, risultato della creatività dei maestri fiorentini operanti dal Duecento al Cinquecento compreso.

E’ bene innanzitutto tenere in considerazione il fatto che il museo in questione (fu Galleria Antica e Moderna e poi Museo michelangiolesco), ubicato dal 1882 in via Ricasoli, costituisce il secondo sito più visitato in Italia – dopo gli Uffizi - in virtù di una completezza invidiabile di cui pochi nuclei espositivi si possono in verità vantare: assolutamente ai primi posti tra i luoghi da non perdere a Firenze.

La visita alla Galleria dell'Accademia

Meticolosamente organizzata, la Galleria si dispone su due piani (di cui uno è il piano terra) che si equidividono l’immenso e preziosissimo patrimonio, indi per cui il percorso iniziatico avviato a partire dall’ingresso si addentra subito in un piacevole dedalo di spettacolarità che sono l’Anticolosso, il Colosso, la Sala del Quattrocento, la Galleria dei Pigioni, la Tribuna del David, la Sala del Duecento e del primo Trecento, e infine la Sala degli Orcagna e seguaci.

La Galleria dei Pigioni espone quattro titaniche statue nude di genere maschile, create da Michelangelo per agghindare il monumento sepolcrale di Papa Giulio II. Usate successivamente da Cosimo I de’Medici per decorare angolarmente la Grotta del Buontalenti nel Giardino di Boboli, presenziano in Galleria dal 1909 e attirano i visitatori per la loro incompiutezza voluta esplicitamente dall’autore in aderenza allo stile detto “non-finito” con lo scopo di lasciare all’osservatore il compito di interpretare il soggetto scolpito dando un suo personale significato alla figura umana parzialmente estratta dalla materia marmorea in cui si trova in parte ancora avviluppata. Opera molto più delineata è certamente il San Matteo michelangiolesco, destinato in passato alla Cattedrale di Firenze.

Il David di Michelangelo

La sub Galleria si completa con il gruppo della Pietà proveniente dalla Cappella di Palazzo Barberini a Palestrina. Si prova un certo trasalimento al cospetto del giganteggiante David, sicuramente la punta di diamante dell’intero museo che dal 1873 (data del suo trasferimento) brilla lasciando tutti senza fiato.

La statua è stata evinta da un blocco di pregiato marmo bianco di Carrara, è alta 4 metri e raffigura dal 1504 in tutta la sua beltà il personaggio biblico di David, ritratto come mamma l’ha fatto nell’attimo prima di battersi con il feroce Golia a colpi di fionda. La sua estetica classica si è affermata nel tempo all’ombra chiara della semplice perfezione formale, accentuata dalla definizione di una nitida muscolatura e da una posa che assorbe la dinamica dell’accenno al movimento suffragato da una levigata tensione complessiva assai seducente.

Gli altri capolavori e le sale della Galleria

Il David, a ogni modo, non corre il rischio di monopolizzare l’attenzione poiché tanti altri pezzi della smisurata collezione accademica possono seguirne la scia: è il caso del gesso che ricalca la roboante scena del Ratto delle Sabine, posta al centro della Sala del Colosso, così denominata per la presenza ormai non più sussistente della sagoma del Colosso, una statua antica rappresentante uno dei Dioscuri di Montecavallo. Oggi domina, appunto, l’opera del fiammingo Jean de Boulogne, altresì detto Giambologna, di cui esiste una versione marmorea situata sotto la Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria.

Il piano terra della Galleria raggiunge l’apice antico con la Sala del Duecento e del Primo Trecento, che annovera una folta serie di dipinti su tavola recuperati da molteplici edifici religiosi del territorio toscano, in prevalenza fiorentino: difficile non soffermarsi sull’immagine del Cristo crocifisso, sulle icone della Vergine, i dossali e le storie della vita dei santi, idonea anticamera del sorprendente Albero della Vita, una grande tavola cuspidata a tempera e oro opera di Pacino di Buonaguida, che scelse come soggetto Gesù inchiodato a una croce a forma di albero, una rappresentazione ch’è al contempo una visione totale della parabola biblica costellata di episodi della Genesi e stazioni riguardanti il percorso esistenziale di Cristo nella sua dimensione e consistenza terrena.

Al primo piano si passa a una nuova evoluzione del Museo, la quale conta la Sala dei Giotteschi, la Sala dell’Ottocento, la Sala di Giovanni da Milano, la Sala del Tardo Trecento, la Sala di Lorenzo Monaco e la Sala del Gotico Internazionale. Anche in questo caso la trattazione dell’elenco va limitato a un breve excursus descrittivo, da cui si deve necessariamente estrapolare il midollo dell’esposizione. La Sala dei Giotteschi riassume l’innovativo lavoro di Giotto ma anche dei suoi allievi e seguaci, autori di opere di tutto rispetto di piccolo e grande formato: le formelle sulla Storia di Cristo e di San Francesco appartengono per esempio a Taddeo Gaddi, cosiccome a Jacopo del Casentino è attribuito il degnissimo San Bartolomeo e Angeli, cui si accosta in parallelo il polittico Madonna dell’Umiltà e santi di Puccio di Simone. La Sala di Giovanni da Milano ospita diverse iconografie sacre, tutte estremamente raffinate e docilmente madide di devozione. A capeggiarle trionfando su di esse è la tavola del Compianto di Cristo, eseguita nel 1365 da Giovanni da Milano, pittore lombardo di origine toscana propenso al rispetto di un realismo atipico e gradevole.
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La Sala degli Orcagna è dedicata ai fratelli Di Cione, Nardo, Jacopo e Andrea, quest’ultimo soprannominato "Orcagna" (Arcangelo) prima degli altri due. Ebbero il merito di diffondere con oculatezza e precisione la tecnica della foglia d’oro, impiegata per la decorazione di fastosi abiti impressi sulle opere dipinte e lavorate. E’ d’obbligo riservare la chiusura del sipario al Salone dell’Ottocento, in cui è custodita una raccolta di dipinti e sculture appartenenti al XIX secolo facenti funzione di un solido suggello del legame intercorso fra il Museo e l’Accademia di Belle Arti. Qui troneggia la gipsoteca di Lorenzo Bartolini, incorniciata da una sequela di dipinti vari.
Non dimenticate di visitare la sezione più recente, ovvero il Museo degli Strumenti Musicali, pletora di antichi strumenti musicali dai quali emergono esemplari di Stradivari e Bartolomeo Cristofori, inventore del pianoforte.

Come arrivare alla Galleria dell'Accademia

L’autostrada A1 prevede quattro uscite verso Firenze, mentre l’autostrada A11 e la Firenze-Pisa-Livorno collegano la città alla costa. Dal casello autostradale si seguano le indicazioni per la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, in cui ferma anche il treno; il Museo si trova a poco più di 10 minuti a piedi dalla stazione. Consigliabile servirsi degli autobus linee 1 e 17.
Informazioni utili per visitare la Galleria dell'Accademia

Galleria dell’Accademia di Firenze

Dove: Via Ricasoli 58/60 – Firenze
Orari di visita: da martedì a domenica con orario 8,15 – 18,50
Sito di riferimento: www.galleriaaccademiafirenze.beniculturali.it
Contatti: Firenze Musei tel. 055/294883 per prenotare i biglietti (prevendita € 4,00), info tel. 055/2388609 o mail ga-afi@beniculturali.it
Prenotazione scolaresche alla mail firenzemusei@operalaboratori.com
Costo: intero € 15.00, ridotto € 8.50 (per cittadini fra i 18 e i 25 anni), gratuito per under 18. Ingresso libero la prima domenica del mese


 Pubblicato da il 08/05/2017 - 274 letture - ® Riproduzione vietata

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