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Cosa vedere e cosa visitare Palazzo d\'Inverno

Il Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo, la Versailles della Russia

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Il Palazzo d’Inverno (in russo Zimnyi Dvorets), per molti anni al centro della vita politica e culturale della Russia zarista, è uno dei simboli di San Pietroburgo. Costruito nella sua ultima versione fra il 1754 e il 1762 su disegno dell’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli, domina la Piazza del Palazzo e fiancheggia la riva del fiume Neva che attraversa la città. Un palazzo sorto per accogliere gli zar e la loro corte ma anche costruito volutamente in maniera monumentale, per rappresentare la potenza dell’Impero Russo. oggi questa magnifica residenza del complesso del Museo dell'Ermitage.

San Pietroburgo venne voluta da Pietro ll Grande, che intendeva dare un’impronta più moderna al proprio Impero anche attraverso la costruzione di una capitale in stile occidentale, ma la sua prima abitazione era ben lungi dall’essere l’edificio maestoso che sarebbe diventato in seguito. Si trattava di una capanna di legno, tuttora conservata in città, di appena 60 metri quadrati e decorata in stile barocco olandese. Costruita nel 1708, venne sostituita tre anni più tardi da un edificio in pietra che, nei successivi lavori di ampliamento, fornì le fondamenta al Teatro dell’Ermitage.

Erano anni di grande fermento in Europa, e le famiglie regnanti stavano definitivamente abbandonando l’abitudine tipicamente medievale di abitare edifici fortificati a favore di splendide residenze con vasti giardini dove godere di una qualità della vita più alta ma anche attraverso le quali impressionare la corte e gli altri attori del mondo politico dell’epoca. Ben presto il prototipo di questa tendenza divenne la reggia di Versailles e Pietro il Grande voleva superarne il fasto, anche se quando morì, nel 1725, il Palazzo d’Inverno era ancora un edificio a due piani, non degno di essere paragonato alle altre residenze regali d’Europa.

A Pietro successe Caterina I, la moglie, che regnò appena due anni, e Pietro II, che affidò all’architetto italiano Domenico Trezzini, esponente nel cosiddetto Barocco petrino, l’ampliamento del palazzo. Nel 1728 la corte imperiale tornò a Mosca, togliendo importanza al progetto. Due anni più tardi a Pietro II successe la nipote Anna, che nel 1732 riportò la corte a San Pietroburgo, dove sarebbe rimasta ininterrottamente fino al 1917, che incaricò il Rastrelli di completare la costruzione del Palazzo. Nemmeno lei vide l’opera realizzarsi, e fu un’altra zarina, Elisabetta, a dare l’impulso decisivo alla realizzazione finale, nonostante la Guerra dei Sette anni. Al Rastrelli venne chiesto di riprogettare tutto da capo e molto più in grande. Alla morte di Elisabetta nel 1759 il palazzo, nella sua quarta e ultima versione, era stato quasi completato.

Caterina II, al potere dal 1762, diede ulteriore impulso ai lavori. Rimosse dall’incarico il Rastrelli, che comunque aveva già lasciato la sua inconfondibile impronta sugli esterni, e aumentò considerevolmente la già notevole collezione di dipinti che poi costituirà la base da cui prenderà forma il Museo dell’Ermitage. Nel 1837 gli interni vennero gravemente danneggiati da un incendio e immediatamente ricostruiti. Nel secolo passato il Palazzo Inverno divenne agli occhi del popolo russo il simbolo dell’assolutismo zarista: dapprima, nel 1905, l’antistante piazza fu teatro della nefasta strage della “Domenica di sangue” - che portò la famiglia reale a vivere prevalentemente altrove – e nel 1917 la Rivoluzione bolscevica di Febbraio ne sloggiò Nicola II e famiglia.
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Il Palazzo d’Inverno è un autentico colosso e ha numeri da capogiro: 1.786 porte, 1.945 finestre per 1057 stanze. Un gigantesco rettangolo in stile Barocco Elisabettiano di color verde pastello – anche se dal 1837 al 1946 il colore fu rosso – contrassegnato da colonne ioniche e decorazioni bianche in stucco su finestre e portali, la cui facciata principale, larga mezzo chilometro, occupa un intero lato della vasta Piazza del Palazzo. Il primo piano, il cosiddetto “piano nobile” abitato dalla famiglia reale e i nobili e dove si volgeva la vita politica, ha finestre più altre, mentre il piano terra era destinato alle attività burocratiche e logistiche, basti pensare che solo i servitori erano circa 1500.

Mentre gli esterni sono ancora praticamente gli stessi disegnati dal Rastrelli, lo stesso non può dirsi per gli interni dove, sia per le distruzioni arrecate dall’incendio del 1837 sia per l’alternanza dei gusti dei diversi regnanti, vi è una mescolanza di elementi stilistici barocchi e neoclassici. Spesso gli zar, di formazione militaresca e conseguentemente spartana, si accontentavano di stanze modeste, erano quindi soprattutto le zarine a voler abbellire gli ambienti.

Gli interni in stile neoclassico furono voluti da Caterina II che li fece realizzare a Giorgio Quarenghi, Ivan Starov, Karl Ivanovich Rossi e Auguste de Montferrand anche se lei preferiva vivere nel meno formale palazzo dell’Ermitage, circondata dai suoi amati dipinti. Alessandra, moglie di Nicola I, fece costruire il magnificente Salotto di Malachite, dove in seguito, alla vigilia della Rivoluzione, si riunivano i Ministri. Il rococò concepito dal Rastrelli lo si trova nella Grande Cappella Imperiale e soprattutto nel maestoso Scalone Giordano, cosiddetto perché il giorno dell’Epifania lo zar lo scendeva per la cerimonia della “benedizione delle acque”. Altri ambienti degni di essere visti solo il Salone di San Giorgio, dove allo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo zar s’impegnò davanti a 5.000 persone a non firmare la pace con un nemico invasore, e la grandiosa Sala di Nicola, adibita ai balli di corte ma anche utilizzata come ospedale durante la guerra.

Per la visita del Palazzo d'Inverno consultate le info generali dell'Hermitage Museum di San Pietroburgo.

 Pubblicato da il 01/02/2015 - 2.231 letture - ® Riproduzione vietata

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