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Pinacoteca Nazionale di Ferrara, la visita alla galleria di Palazzo dei Diamanti

Meno conosciuta dell’alter-ego bolognese o del sottostante spazio per mostre temporanee a Palazzo dei Diamanti, la Pinacoteca Nazionale di Ferrara è un ricco tesoro che aspetta solo di essere scoperto. Al suo interno ci sono tutti i più grandi maestri della scuola ferrarese del XV e XVI secolo, da Cosmè Tura a Benvenuto Tisi detto il Garofalo, da Francesco del Cossa a Ercole de’ Roberti, ma anche altre eminenze del manierismo italiano e non solo. Ciò nonostante, malgrado l’importanza delle collezioni esposte e la favorevole collocazione, al piano nobile del celebre Palazzo dei Diamanti, molti visitatori trascurano il museo e scelgono di non visitarlo, finendo col perdere un tassello di assoluta importanza all’interno del mosaico culturale del capoluogo estense, assolutamente una delle visite da non perdere a Ferrara.

La storia della Pinacoteca Nazionale di Ferrara ha radici profonde, risalenti addirittura al 1836. In quell’anno fu ratificato l’atto costitutivo della primissima collezione comunale, resasi necessaria per tentare di arginare la dispersione del patrimonio artistico locale verso altre importanti istituzioni italiane, e la sua collocazione all’interno della nobile cornice del palazzo più conosciuto della città. Oltre un secolo dopo, nel 1958, la Pinacoteca Comunale fu ceduta allo stato assumendo così il titolo di Pinacoteca Nazionale e arricchendosi di tante altre opere attraverso depositi e donazioni da parte di privati e dalla Cassa di Risparmio di Ferrara.

L’ala di sinistra della pinacoteca include capolavori datati tra il XIV e il XV secolo; tra questi ci sono opere di Cristoforo da Bologna, Guariento di Arpo, Simone dei Crocifissi e il Maestro degli Occhi Ammiccanti, oltre a due dei maggiori capolavori di Cosme Tura: il “Giudizio di San Maurelio” e il “Martirio di San Maurelio”, entrambi dipinti su tavole di forma circolare nel 1480. La cosiddetta sala grande, tra gli ambienti più suggestivi dei sontuosi appartamenti che ospitano il museo, espone opere di notevoli dimensioni: affreschi di matrice bizantina della prima metà del XIII secolo realizzati per la chiesa di San Bartolo e il grandioso “Trionfo di Sant’Agostino” di Serafino de’ Serafini.

L’ala opposta, quella di destra, compie un salto in avanti di un paio di secoli proiettando i visitatori nella sezione più ricca e eterogenea della pinacoteca, quella cinquecentesca. Tra le prime opere che si incontrano ci sono tre dipinti di Michele Coltellini, una splendida Madonna con Bambino di Battista Dossi e una scena eseguita a quattro mani dallo stesso Battista accanto al fratello Dosso raffigurante un torneo. Numerose sono le testimonianze di uno dei più grandi pittori che abbiano legato il proprio nome a quello del capoluogo estense: il Garofalo. Da non perdere l’affresco intitolato “Vecchio e Nuovo Testamento”, la “Strage degli Innocenti” e il celebre “Polittico Costabili”, commissionato all’inizio del Cinquecento da Antonio Costabili a Garofalo e Dosso Dossi per la chiesa di Sant’Andrea. Completano la sezione stravaganti rappresentazioni di Mazzolino e Ortolano, oltre alla “Morte della Vergine Maria” dipinta nel 1508 da Vittore Carpaccio. Un ulteriore gradino si sale varcando l’ingresso della prima sala della collezione tardo-cinquecentesca e inizio-seicentesca. In questa porzione del museo fanno la loro comparsa Carlo Bononi, Scarsellino, Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo ed il Guercino, autore della “Decapitazione di San Maurelio”.

A completare il quadro espositivo della pinacoteca sono tre allestimenti distinti, ciascuno dei quali strutturato sulla base dei lasciti di altrettante collezioni. La prima è la Vendeghini-Baldi, ceduta allo stato nel 1973, al cui interno figurano un paio di belle Madonna con Bambino eseguite da Gentile da Fabriano e Ercole de’ Roberti, “Cristo con l’animula della Madonna” di Andrea Mantegna ed altri dipinti firmati Francesco del Cossa, Bartolomeo Vivarini, Jacopo e Giovanni Bellini solo per citarne alcuni. Il 1984 fu l’anno del lascito eseguito dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Ferrara, in possesso di lavori di Bastianino, Girolamo da Carpi, Scarsellino, Bononi e Garofalo, mentre nel 1992 fu la volta della collezione Sacrati Strozzi. Relativamente a quest’ultima, tra le opere di maggior prestigio spicca la preziosa “Spilla da cappello con Leda e il cigno”, un manufatto in oro, perle e smalto disegnato da Benvenuto Cellini tra il 1528 e il 1530.

La Pinacoteca Nazionale di Ferrara è aperta tutti i giorni tranne il lunedì, il 1° gennaio e il 25 dicembre; martedì, mercoledì e da venerdì a domenica le visite avvengono tra le 9.00 e le 14.00, mentre giovedì la chiusura è posticipata alle 19.00. Il biglietto di ingresso costa 4 euro, intero, 2 euro, ridotto per ragazzi tra 18 e 25 anni, mentre è gratuito per i minorenni e per chiunque scelga di visitare la pinacoteca la prima domenica del mese. Per info e prenotazioni potete consultare il sito www.pinacotecaferrara.it

 Pubblicato da il 09/10/2015 - 1.627 letture - ® Riproduzione vietata

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