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Cosa vedere e cosa visitare Tempio Malatestiano

Il Tempio Malatestiano di Rimini, la visita al suo interno capolavoro del Rinascimento

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“Costruì un nobile tempio a Rimini in onore di San Francesco ma lo riempì di tante opere pagane che non sembra un tempio di cristiani ma di infedeli adoratori di demoni”. Così papa Pio II° Piccolomini scrisse nella sua opera dal titolo Commentari a proposito del Tempio Malatestiano, il duomo di Rimini, capolavoro dell’architettura rinascimentale e massimo monumento della città, dal 1809 riconsacrato come cattedrale di Santa Colomba.

All’epoca della signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta si decise di edificare su quella che nel IX° secolo era la chiesa di Santa Maria in Trivio, poi sostituita da una in stile gotico dedicata a San Francesco, una cappella intitolata a San Sigismondo, omonimo e patrono del signore riminese che affidò il grandioso progetto a tale Matteo de’ Pasti.

L’attuale edificio sacro che impreziosisce il centro di Rimini sorge dunque sull’area che fu di una chiesa francescana su cui Sigismondo fece costruire una cappella gentilizia a cui, poco dopo, ne aggiunse una seconda sino a maturare il progetto di trasformarla interamente affidandone l’esterno a Leon Battista Alberti che ideò un rivestimento marmoreo di nuovissima concezione.

Il Malatesta commissionò a grandi artisti l’edificazione di un luogo sacro che doveva essere innanzitutto sepolcro-mausoleo per se e la propria casata tant’è che i temi iconografici che lo caratterizzano sono piuttosto insoliti per una chiesa di culto cristiano. Il desiderio del nobile riminese di celebrare se stesso portò alla realizzazione di un linguaggio tipicamente pagano da cui deriva anche la scelta del termine “tempio” che identifica questo edificio.

Inizialmente i lavori furono condotti con grande impegno favoriti anche dalla consistente incetta di marmi che Sigismondo fece a Sant’Apollinare in Classe a Ravenna e a Fano dove aveva combattuto. Ma con il declinare della fortuna politica del signore riminese, che cominciò a perdere molti domini e possedimenti, ben presto i lavori rallentarono sino ad interrompersi del tutto verso il 1460. E il grande tempio non fu mai terminato.

Durante i bombardamenti del 1942 l’edificio subì gravi danni che richiesero importanti interventi di ripristino effettuati nel corso del 1950. A ricordare quegli incresciosi episodi fu anche il poeta statunitense Ezra Pound che in una sua opera parlò di “Rimini arsa e Forlì distrutta”.

Fra i più significativi esempi dell’arte dell’Alberti, la facciata del Tempio Malatestiano è divisa in due parti. In quella inferiore tre grandi arcate sono fiancheggiate da colonne scanalate e stilobate che reggono una trabeazione; la porta d'ingresso è sormontata da un fronte triangolare sporgente con decorazioni geometriche di marmi colorati. La parte superiore dell’edificio è invece incompiuta: l’Alberti vi avrebbe voluto una cupola che potesse rivaleggiare con quella del Brunelleschi. Nella fiancata di destra, sette grandi arcate mostrano i sarcofagi dedicati a onorare la memoria di poeti, filosofi e scienziati mentre in quella di sinistra si eleva solo un campanile cinquecentesco.

Se l’esterno del duomo è decisamente essenziale, l’interno si presenta invece con elementi decorativi e sontuosi in stile gotico che richiamano il tradizionale gusto della corte per lo sfarzo e la ricchezza. Le due parti del tempio sono quindi frutto di concezioni ben distinte fra di loro con un unico punto di incontro che nasce dal desiderio di celebrare l’uomo, la ragione e la storia (esterno) in contrapposizione con il signore e la sua corte (interno).

Entrando nel duomo, a destra dell’ingresso, si trova la tomba di Sigismondo costruita nel 1468 dopo la sua morte su disegno dello sculture toscano Francesco di Simone Ferrucci. Il signore riminese è raffigurato in due medaglioni con una corona d’alloro e l’armatura.
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Proprio come un tempio pagano, l’edificio si presenta con sei cappelle, tre per lato. La prima è dedicata a San Sigismondo, re di Borgogna, iniziata nel 1447 e consacrata nel 1452: qui vi sono raffigurati i suggestivi angeli a bassorilievo opera di Agostino Duccio che si distinguono per l’alta qualità scultorea. L’iniziale idea di collocare in questa cappella il sepolcro malatestiano venne poi sostituita da quella di posizionarlo sotto gli archi laterali della facciata in un luogo meglio visibile a cittadini e fedeli. Negli stessi anni vennero edificate anche la seconda cappella, dedicata all’arcangelo Michele, e la sagrestia chiamata “Celle delle reliquie” dove si trova l’affresco di Sigismondo inginocchiato davanti a San Sigismondo a firma di Piero della Francesca. La terza cappella, chiamata anche “dei Pianeti” per via degli astri e dei segni zodiacali scolpiti sui pilastri, rappresenta una delle più complete raffigurazioni del ciclo zodiacale secondo l’iconografia medievale.

Sulla sinistra si trovano invece la cappella delle Sibille e dei Profeti con dodici figure scolpite nei pilastri sorretti da elefanti; un tempo era consacrata ai martiri mentre oggi è dedicata alla “Madonna dell’acqua”, titolo con cui viene anche venerata la Pietà che si trova sull’altare, opera di un artista tedesco conosciuto come Maestro di Rimini. La seconda cappella viene chiamata dei “Giochi infantili” per le rappresentazioni che vi sono nei bassorilievi dei pilastri mentre la terza trae il proprio nome dalle arti liberali e dalle scienze di trivio e quadrivio (dalla grammatica all’astronomia) con sculture di Agostino di Duccio.

Il duomo di Rimini, che fin dalla sua origine aveva dato sepoltura a tutti i rappresentanti di casa Malatesta - da Mastin Vecchio a Savio Carlo, da Galeotto Roberto a Sigismondo e Isotta – custodisce dunque inestimabili capolavori: un affresco di Piero della Francesca che raffigura Sigismondo Pandolfo Malatesta inginocchiato davanti a San Sigismondo; un grande crocifisso su tavola dipinto da Giotto attorno al 1312; gli angioletti musicanti scolpiti da Agostino di Duccio; la Cappella dei Pianeti e quella dei Caduti con un bel portale marmoreo con quattro eroi biblici. Dietro l’altare maggiore si trova inoltre una grande tela di Giorgio Vasari realizzata nel 1548 su richiesta di Carlo Marcheselli che raffigura San Francesco mentre riceve le stimmate, unico elemento ancora oggi presente a testimoniare che si tratta di una chiesa francescana.

Il Tempio Malatestiano ospita inoltre alcuni simboli che sono ripetuti frequentemente fra cui la rosa canina, che compare almeno 500 volte, le tre teste e l’elefante, simboli legati al casato dei Malatesta e le lettere S e I, realizzate a bassorilievo, e presenti quasi in maniera ossessiva. Un tempo si credeva che l’edificio fosse stato voluto da Sigismondo per celebrare l’amore con Isotta degli Atti, giovane nobildonna di cui il signore riminese si innamorò e che sposò nel 1456 defunta la seconda moglie. In realtà è più probabile che le due lettere non fossero altro che l’abbreviazione del nome di Sigismondo come si era verificato ad esempio con il quasi contemporaneo monogramma FE di Federico da Montefeltro.

Il duomo si trova in via IV Novembre 35, nei pressi dell’antico foro romano, l’attuale piazza Tre Martiri. E’ aperto al pubblico tutto l’anno in orario 8.30-12.30 e 15.30-19.00. Non è però possibile effettuare visite durante le funzioni religiose che si svolgono alle 11 e alle 17.30 dei giorni festivi e alle 17.30 dei prefestivi. Ingresso gratuito.

Il mausoleo di Sigismondo può essere raggiunto in auto uscendo al casello Rimini Sud della A14 per poi proseguire circa 3 km in direzione centro; in treno proseguendo dalla stazione ferroviaria verso viale Dante; con il bus linea 9 scendendo alla fermata Arco d’Augusto. E’ possibile parcheggiare nelle apposite aree P1 Piazza Malatesta, P3 Rocca Malatestiana, P4 Piazza Ferrari, P8 Ponte di Tiberio, P21 Olga Bondi e P2 Largo Gramsci.

Per informazioni 0541.51130 e sito http://www.diocesi.rimini.it

 Pubblicato da il 03/02/2015 - 2.543 letture - ® Riproduzione vietata

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