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Tuvalu Islands (ex Isole Ellice), viaggio nel piccolo arcipelago del Pacifico

Arrivando in aereo, gli isolotti di questa minuscola nazione sembrano uno straordinario miraggio nell’immensità del Pacifico. Le isole Tuvalu (Tuvalu Islands), coronate da frange di palme da cocco, sono poco più alte dell’oceano circostante ed è facile capire perché l’innalzamento del livello del mare provocato dal riscaldamento globale sia per le loro popolazioni una delle preoccupazioni principali. Il tempo scorre a ritmo lento sui cinque atolli e le quattro isole di questa nazione insulare polinesiana baciata dal sole, circondata dalle calde tiepide acque dell’Oceano Pacifico tra le Hawaii e l’Australia, nelle vicinanze degli arcipelaghi Samoa, Figi e Kiribati. Con i suoi 26 kmq di estensione, Tuvalu è il quarto stato più piccolo del mondo, preceduto in questa particolare classifica solo da Città del Vaticano, Monaco e Nauru.

I polinesiani si stabilirono sulle isole di Tuvalu circa 2.000 anni fa, provenendo soprattutto da Samoa via Tokelau, ma anche da Tonga e Uvea. Gli esploratori spagnoli avvistarono l’arcipelago già nel 1568, ma il primo sbarco europeo si ebbe solo nel 1781, allorché lo spagnolo Francisco Antonio Mourelle mise piede sul suolo di Niutao. Tra il 1820 ed il 1830 le isole divennero meta di balenieri e commercianti che, portando con sé alcool, denaro e nuovi utensili, innescarono il processo di trasformazione della società tradizionale tuvaluana. Nel 1892 Tuvalu entrò a far parte del protettorato britannico delle isole Gilbert e Ellice, per poi divenire una vera e propria colonia nel 1915. Nel 1974, in seguito alle differenze emerse all’interno dell’arcipelago, i polinesiani delle Ellice votarono per la separazione dai micronesiani delle Gilbert, poi diventate Kiribati, dando inizio al processo che sarebbe culminato nel 1978 con la dichiarazione di indipendenza di Tuvalu.

La capitale dell’arcipelago è l’atollo di Funafuti, situato nella parte meridionale di Tuvalu, dove si trovano gli uffici amministrativi e l’aeroporto. L’accesso alla vasta laguna, lunga circa 24 chilometri e larga 18, è garantito da quattro te ava, ovvero “passaggi corallini”, di cui due più piccoli e due di discrete dimensioni. Fongafale, scritto anche Fogafale o Fagafale, è la più grande delle isole di questo atollo, una sinuosa striscia di terra lunga 12 chilometri e larga da 10 a 400 metri, con l’Oceano Pacifico meridionale ad est e la laguna protetta ad ovest. La pista di atterraggio attraversa da nord-est a sud-ovest la parte più larga dell’isola; il villaggio di Vaiaku, con il centro amministrativo, si trova sul versante della laguna. La banchina, su un alto fondale, è situata 1,7 chilometri a nord dell’ospedale, mentre la strada principale prosegue in direzione nord ed in alcuni punti risulta essere larga quanto la metà dell’isola.

Nei dintorni di Funafuti spicca la bellezza naturalistica della Funafuti Conservation Area, composta da cinque isolotti deserti, orlati di sabbia bianca e ricoperti da una fitta vegetazione costituita da foresta nativa e palme. Sulle spiagge depongono le uova le tartarughe verdi, mentre il corallo vicino alla costa, anche se non è più brillante come un tempo, offre ancora rifugio a molte specie di pesci di scogliera dai colori vivaci. Fino al 2005 la Funafuti Conservation Area annoverava sei isolotti, ma un’eccezionale tempesta e le alte onde che la accompagnarono distrussero letteralmente il minuscolo atollo di Tepuka Savilivili, offrendo un assaggio inquietante di ciò che potrebbe succedere all’arcipelago di Tuvalu nel caso in cui non si riuscisse a porre freno al fenomeno di surriscaldamento del pianeta.

Pur essendo luoghi incantevoli ed incontaminati, le isole e gli atolli esterni di questo arcipelago dispongono di pochissime infrastrutture turistiche e sono raggiungibili soltanto con le navi mercantili governative Nivaga II e Manu Folau. Le motonavi effettuano un viaggio di andata e ritorno della durata di diversi giorni verso ciascun gruppo di isole, Nanumea, Niutao, Nanumaga e Nui per quanto riguarda le isole settentrionali, Vaitupu, Nukufetau e Fongafale tra quelle centrali, Nukulaelae e Niulakita tra le meridionali.

L’atollo più vicino a Funafuti è quello di Nukufetau, un centinaio di chilometri a nord-ovest. L’atollo è noto localmente come “l’isola degli impiegati statali”, poiché moltissimi dipendenti governativi provengono da qui. E’ possibile che questo, piuttosto che Funafuti, sia l’atollo visitato da R.L. Stevenson nel 1890; il diario di Fanny Stevenson del suo viaggio a bordo della Janet Nichol parla infatti di alcuni problemi di navigazione ed accenna ad un incontro con Restieaux, un commerciante europeo che all’epoca viveva a Nukufetau, e non a Funafuti.

La più estesa isola dell’arcipelago è invece quella di Vaitupu, sulla quale si trova la prima delle due scuole superiori dello stato. L’isola è ricoperta da una fitta vegetazione, ma è possibile percorrerne a piedi il perimetro attraversando a guado gli ingressi delle due lagune quando c’è bassa marea. Subito a sud del porto, nel villaggio, si trovano le fondamenta della casa del commerciante Heinrich Nitz, probabilmente il personaggio più importante della breve storia dell’isola.

Tra gli atolli più suggestivi spicca quello di Nui, composto da 11 isolette disseminate lungo il versante orientale della sua laguna. Nui vanta numerose spiagge di sabbia bianca orlate di palme da cocco e con la bassa marea è possibile andare a piedi da un’isola all’altra. Molto bello è anche l’atollo di Nanumaga, la cui forma ovale ha due lagune interne ed una stretta scogliera marginale. Nella laguna settentrionale è visibile una gigantesca impronta umana, mentre quella meridionale è ricca di pesci incredibilmente socievoli, forse perché è assolutamente vietata la pesca. L’isola è divisa in due parti, Tonga e Tokelau, a testimonianza delle origini degli isolani.

Gli altri tre atolli di Tuvalu sono: Niutao, Nanumea e Nukulaelae. Il primo è famoso soprattutto per l’artigianato prodotto dalla sua gente, anche se non ha particolari attrattive turistiche. L’atollo di Nanumea, invece, è sicuramente uno di quelli dagli scenari più belli, con uno stagno d’acqua dolce, molto insolito per un atollo, ed una grande chiesa caratterizzata da un alto campanile e finestre provviste di vetrate istoriate. L’atollo di Nukulaelae, abitato da circa 400 persone, è costituito da due isolotti principali: Niuoku e Tumuiloto, che sorgono sul versante orientale della laguna; la popolazione si concentra però tutta a Fangaua, sul lato occidentale. A Niuoku, a circa metà dell’isola, s’incontra un sito archeologico di epoca precristiana costituito da piccole “piattaforme” di pietra noto come faleatau, ovvero “casa di Dio”, che ricorda strutture simili diffuse nella Polinesia orientale.

Il clima di Tuvalu è tropicale marittimo, con temperature che di rado scendono al di sotto dei 28 gradi e che superano spesso i 31. La stagione delle piogge perdura da novembre a febbraio, con precipitazioni abbondanti su tutte le isole, superiori ai 3.500 mm di pioggia nelle isole meridionali, in genere brevi e violente. Da maggio ad ottobre gli alisei sono lievi e soffiano da sud-est, mentre durante la stagione dei cicloni, da novembre ad aprile, i venti provengono da ovest-nord-ovest. Pur trovandosi al di fuori della fascia tropicale, Tuvalu di tanto in tanto è colpita da qualche violento ciclone, in grado di paralizzare la circolazione e di allagare alcune zone particolarmente basse sul livello del mare.

L’aeroporto internazionale di Tuvalu si trova a Funafuti, mentre non vi sono voli nazionali che colleghino le varie isole. Per quanto riguarda i trasporti via mare, le motonavi Nivaga II e Manu Folau, entrambe di proprietà del governo, si muovono per tutto l’anno tra le isole più importanti del Sud Pacifico, prestando servizio anche a Funafuti. La capitale, Fongafale, è dotata di un servizio di trasporto pubblico che verte su qualche minibus e taxi, mentre sul resto delle isole ci si dovrà arrangiare, tenendo presente che non esiste nessun tipo di servizio di autonoleggio.
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