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Borobudur (Indonesia), visita al sito archeologico sull'isola di Giava

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  • Tempio di Mendut
  • Candi Pawon
Paragonabile a meraviglie del calibro di Angkor in Cambogia e Bagan in Myanmar, Borobudur (Barabuḍur) è uno dei siti archeologici più straordinari dell’Indonesia, nonché di tutto il sud-est asiatico. Inserito dall’UNESCO tra il Patrimonio dell’Umanità nel 1991, il tempio buddhista di Borobudur si erge sulla cima di una collinetta circondata da risaie e palme a circa 42 chilometri di distanza da Yogyakarta, nella parte centrale dell’isola di Giava. A meravigliare è anche l’ottimo stato di conservazione dell’edificio, costruito nel XIX secolo d.C. e sopravvissuto alle tempeste di cenere del Gunung Merapi, ad alcuni attentati ad opera di fondamentalisti e al violento terremoto che ha colpito l’intero paese il 27 maggio 2006.

La fondazione del sito risale al periodo compreso tra il 750 e l’850 d.C., quando i sovrani della dinastia Sailendra commissionarono la costruzione dell’edificio originario. Pur non avendo molte informazioni relative al cantiere e alla costruzione del tempio, è lecito supporre che i re sailendra abbiano mobilitato un esercito imponente di operai per lavorare e trasportare qualcosa come 60.000 mc di pietra. Col declino del buddhismo anche Borobudur cadde in disarmo, al punto da essere dimenticato per secoli sotto strati di cenere vulcanica. Solo nel 1815 i templi furono riportati alla luce ridestando l’interesse di diversi paesi tra cui l’Olanda, che avviò una prima opera di restauro all’inizio del XX secolo conclusasi tra il 1973 e il 1983 con un investimento finale di oltre 25 milioni di dollari.

L’attrattiva principale del sito di Borobudur è il suo magnifico tempio, che si erge su un basamento quadrato di lato lungo 118 metri. L’edificio fu concepito come l’incarnazione in pietra della cosmologia buddhista, sviluppata a partire dal mondo terreno della vita quotidiana fino al nirvana, il paradiso buddhista, raggiungibile mediante un intricato percorso a spirale. Visti in quest’ottica, i bassorilievi alla base del monumento stanno a rappresentare un mondo dominato dal desiderio e dalle passioni, dove i buoni vengono premiati con la reincarnazione in una forma di vita superiore e i vili sono puniti rinascendo sotto forma di organismi inferiori. Osservandola dall’alto la struttura pare un enorme mandala tantrico tridimensionale, con sei terrazze quadrangolari sormontate da tre ulteriori balconi circolari e quattro scalinate che salgono fino alla cima attraverso portali in pietra accuratamente lavorati. Purtroppo l’incuria e il trascorrere dei secoli non hanno risparmiato i dipinti e le decorazioni che ornavano il perimetro, ma si pensa che le spesse murature in pietra fossero coperte da uno strato colorato apportato per attirare il sole.

A sbalordire non è solo la mole del complesso, ma anche e soprattutto i suoi dettagli scultorei. Entrando dall’ingresso orientale conviene procedere in senso orario, partendo dalle gallerie dello stupa. Il percorso dei pellegrini si snoda lungo cinque chilometri di angusti camminamenti ornati da più di 1.400 pannelli in pietra scolpiti e altrettanti dipinti. Alzando lo sguardo verso le camere sopra la galleria si noteranno le sagome di oltre 430 Buddha affiancati da altre 72 sue immagini che lo raffigurano seduto all’interno degli stupa a graticcio delle terrazze superiori. Qui i turisti si recano per toccare le dita o il piede di uno dei Buddha, nella speranza che si avveri la credenza seconda la quale il tocco sarebbe seguito da eventi fortunati.

Guardando ad est dalle terrazze di Borobudur si noterà la sagoma del Tempio di Mendut, apparentemente piccolo e insignificante a cospetto del precedente, ma custode della statua più spettacolare che si possa ancora vedere nella sua posizione originaria in tutta l’isola. Scoperto nel 1836, i primi interventi di restauro furono compiuti dagli olandesi tra il 1897 e il 1904. All’esterno balzano agli occhi le linee architettoniche, sinuose e in armonia col contesto, ed i bassorilievi che ne ornano la base, ma questo non è niente in confronto alla statua che giace all’interno. L’incredibile immagine del Buddha è alta 3 metri ed è affiancata dai due bodhisattva di Vairapana, a destra, e Lokesvara, a sinistra, ma a stupire è soprattutto la posizione in cui è ritratto l’essere illuminato; a differenza del solito, infatti, esso non è nella consueta posa del loto, ma siede alla maniera occidentale con ambedue i piedi poggiati a terra.
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1,5 chilometri ad est di Borobudur si trova il Candi Pawon, un tempietto simile a quello di Mendut per stile e decorazione, sebbene di dimensioni ridotte. L’edificio non è uno stupa, risultando più simile ad un tempio di Java centrale dall’ampio basamento, il corpo centrale e il tetto piramidale. Da non perdere le statue dei nani che rovesciano ricchezze al di sopra dell’entrata palesando la divinità alla quale è stato dedicato l’edificio: Kuvera, il dio buddhista della fortuna. A metà strada tra i templi di Mendut e Pawon c’è il Museo Haji Widayat, dedicato all’arte moderna indonesiana, mentre poche decine di metri a nord di Borobudur si trova il Museo Archeologico Karmawibhangga, contenente più di 4.000 sculture originali provenienti dal sito archeologico ed una mostra degli utensili e delle sostanze chimiche usate per il restauro dell’area.

Il giorno migliore dell’anno per visitare Borobudur è quello delle celebrazioni per la nascita, l’illuminazione e il raggiungimento del nirvana di Buddha, che hanno luogo il giorno del plenilunio di Waisak, generalmente in maggio. La ricorrenza si svolge con una grande processione di monaci avvolti in tonache color zafferano che tocca prima il Pawon e il Mendut, poi il tempio di Borobudur. Durante il cammino, al quale partecipano ogni anno migliaia di pellegrini provenienti da tutto il continente, si accendono candele, si spargono fiori, si sussurrano preghiere e si canta. In giugno, invece, si tiene il Festival di Borobudur, che culmina con una spettacolare danza in stile ramayana basata su un episodio tratto dal Manohaea buddhista.

La temperatura media annuale si aggira intorno ai 25 gradi, accompagnata da un tasso di umidità piuttosto elevato, mediamente compreso tra il 75 e l’80%. La stagione umida va da ottobre alla fine di aprile, quando Borobudur e l’intera Isola di Giava sono bagnati da abbondanti piogge tropicali, mentre i mesi migliori per visitare l’isola sono quelli compresi tra maggio e settembre, un periodo caratterizzato da giornate meno umide e generalmente soleggiate.

Lo scalo aereo più vicino al sito di Borobudur è l’Adisucipto International Airport, un aeroporto di discreta importanza situato alla periferia di Yogyakarta e collegato a numerose destinazioni del sud-est asiatico. Dal terminal di Yogyakarta partono gli autobus diretti a Borobudur, che prima fermano a Muntilan. Gli stessi mezzi si possono prendere a Jombor, neanche 5 chilometri a nord di Yogyakarta, Magelang e Purworejo.
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