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Turpan (Tulufan): l'oasi, le vestigia di Jiahoe e le rovine di Gaochan

Turpan, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Di solito a Urumqi ci si lamenta per il caldo, ma basta allontanarsi dalla città per scoprire che non si stava poi così male. A mano a mano che si procede oltre il capoluogo, le grandi centrali eoliche per l’energia elettrica lasciano il posto ai laghi salati, e la strada si inerpica sulle scoscesi rupi polverose dello Xinjiang centrale fin quando non inizia la discesa verso il Bacino di Turpan, dove il vento cessa di colpo e sugli autobus di viaggia solo con l’aria condizionata. Non preoccupatevi però, la leggendaria oasi di Turpan (Tulufan) è ormai dietro l’angolo pronta ad accogliere i visitatori più accaldati. Situata 154 metri sotto il livello del mare, la depressione di Turpan è nota per essere la più bassa del mondo dopo quella del Mar Morto ed è la località più calda della Cina. Nonostante ciò, alcune vie del centro sono incantevoli isole pedonali ombreggiate da pergolati, ideali per trovare riparo dall’afa.

Nel Bacino di Turpan erano sorti alcuni insediamenti già prima della fondazione della dinastia Han: gli abitanti erano indoeuropei, forse tocari, di cui rimane testimonianza grazie al ritrovamento di alcune mummie attualmente custodite nel museo di Urumqi, ma anche cinesi e uiguri. Intorno alla metà del IX secolo, gli antenati degli uiguri furono costretti a lasciare la Mongolia, loro terra natale, per stabilirsi a Gaochang (Khocho), che rimase la loro capitale fino al 1250. In questa città la popolazione uigura abbandonò lo stile di vita nomade per dedicarsi all’agricoltura e abbracciò la fede buddhista al posto di quella manichea, anche se a partire dal XIV la maggior parte della popolazione si convertì definitivamente all’islam.

Nonostante non piova praticamente mai l’oasi di Turpan è verdissima, in quanto irrigata con 475 canali karez, per un totale di 1.600 chilometri di canalizzazioni che convogliano sotto terra le acque provenienti dal disgelo dei ghiacciai dei monti del Bongdashan, la cui vetta raggiunge i 5.445 metri di altitudine. E’ difficile immaginare tanto verde dopo tanto deserto, ma non appena metterete piede a Turpan la vista spazierà su distese di viti, gelsi, cotone, cereali, meli, peschi, albicocchi, frumento, sorgo e arachidi. Tra le prime cose da fare non appena giunti a destinazione c’è senza dubbio assaggiare tutte le varietà di meloni tipici di questa località: meloni verdi dalla polpa arancione e dalla consistenza del cocomero (hami gua), meloni dalla polpa verde e dolcissima (minzu gua) e meloni dalla buccia gialla a strisce nere (tang gua) che hanno polpa profumata color verde e arancio.

Passeggiando per il centro ci si renderà conto di come gli abitanti del luogo hanno da sempre cercato di fronteggiare il clima, ovvero costruendo case dai muri spessi, che isolano dalle forti escursioni termiche, circondate da muretti traforati dove, in inverno, si appoggiano i grappoli d’uva perché essicchino. A trasparire sono principalmente i caratteri indiani e persiani di quest’architettura povera, fatta di case in mattoni crudi impastati con la paglia e rinchiusi in quartieri murati circondati da vialetti alberati e canali a cielo aperto dove gli abitanti attingono acqua e lavano biancheria e figli.

A testimoniare la conversione della regione all’Islam ci sono alcuni interessanti siti di carattere religioso assolutamente da non perdere. Il più importante è il Minareto di Emin, innalzato al di fuori della moschea fatta costruire in stile afgano nel 1777 da Emin Hoja, un importante generale di Turpan. Noto anche come Sugong Ta, dal nome di uno dei figli del generale, il minareto è decorato con 15 motivi di mattoni, tra cui fiori e onde, semplici ma di grande effetto. L’azzurro del cielo e il verde dei vigneti compongono un meraviglioso sfondo per le fotografie che ritraggono come soggetto la moschea, di cui, a differenza del minareto, chiuso ai turisti, è visitabile anche il tetto. Molto piacevole è anche il tragitto di circa 3 chilometri, percorribili a piedi o in bicicletta, necessario per raggiungere il sito.

Nonostante il caldo varrebbe la pena visitare l’oasi in agosto, nella settimana in cui vi si tiene la Festa dell’uva della Via della Seta, durante la quale la città vecchia si anima di folcloristici personaggi di varie etnie tutti vestiti in costumi tradizionali. Se invece ci capiterete in luglio o settembre provate a recarvi a Shabo, dove accorrono i reumatici per le sabbiature, le Sha liao zhan.

Il clima è semplicemente estremo, caratterizzato da estati torride e da inverni molto rigidi che hanno in comune solo la scarsità di precipitazioni. Tra giugno e agosto le massime pomeridiane sfiorano costantemente i 40 gradi, e solo a settembre inoltrato le temperature cominciano a scendere attestandosi intorno a 30/31 gradi; notevoli sono gli sbalzi termici tra il giorno e la notte, quando si registrano minime di 21/22 gradi anche in luglio. Dicembre e gennaio sono mesi particolarmente freddi, con temperature che oscillano mediamente tra -1 e -10 gradi, ma già in febbraio e ancor di più a inizio marzo la primavera comincia a fare capolino. Le precipitazioni sono praticamente assenti in tutte e quattro le stagioni, tanto che il mese più “piovoso” dell’anno è giugno, bagnato da appena 3 mm di pioggia.

Turpan non è dotata di un proprio aeroporto, così che i turisti debbono atterrare a Urumqi, distante all’incirca 150 chilometri verso sud-est, mentre la stazione ferroviaria più vicina è quella di Daheyan, 58 chilometri a nord del centro. Gli autobus per Urumqi, che impiegano circa 2 ore e mezzo per giungere a destinazione, partono ogni 20 minuti dalle 8 alle 20, mentre un autobus giornaliero che parte alle 10 consente di spostarsi a Kashgar passando per Kuqa. Nell’oasi si possono noleggiare carri trainati da asini e biciclette, anche se il modo migliore di visitarla è percorrendola a piedi.
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 Pubblicato da - 21 Novembre 2010 - © Riproduzione vietata

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