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Dahlak Kebir, Eritrea: alla scoperta dell'isola nel Mar Rosso

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La più grande e conosciuta delle isole Dahlak è Dahlak Kebir, la cui superficie è paragonabile alla somma di tutte le altre 208 isole che compongono l’arcipelago. Dahlak Kebir, infatti, si estende per oltre 650 kmq e conta 9 insediamenti abitati per tutto l’anno da 2.300 residenti, un numero relativamente alto per un arcipelago sostanzialmente disabitato. I primi abitanti si stabilirono sull’isola addirittura a 2.000 anni fa, quando vennero costruite alcune importanti testimonianze archeologiche tutt’ora conservate. A quei tempi risalgono poi le radici del dahalik, un particolare dialetto ancora oggi diffuso che incarna la volontà di mantenere intatte le proprie usanze e tradizioni da parte della popolazione locale.

Come testimoniano le numerose vestigia del nobile passato, Dahlak Kebir è abitata da almeno un paio di millenni. Tuttavia, passeggiando per l’isola si incontreranno reperti risalenti principalmente al X secolo d.C., quando l’arcipelago raggiunse il proprio apogeo economico grazie ai fiorenti traffici commerciali col Medio Oriente. Attualmente quasi tutti gli abitanti traggono sostentamento dal mare, sia che essi siano pescatori sia che posseggano qualche servizio offerto ai turisti per rendere più confortevole il loro soggiorno balneare. Le cooperative di pesca sono numerose e avveniristiche sotto certi aspetti, consentendo a decine di famiglie di sopravvivere grazie alle esportazioni di prodotti come cetrioli di mare o pinne di squalo verso i mercati indiano, cinese e filippino.

La bellezza dei litorali che delimitano il perimetro di Dahlak Kebir è seconda solo a quella dei fondali nascosti dall’acqua cristallina del Mar Rosso. A rendere ancor più spettacolare la costa è la povertà della vegetazione dell’entroterra, arso dal sole, ricoperto da una distesa di rocce e sabbia. Il contrasto tra le tonalità ocra-rosse della terra e l’azzurro dell’acqua è da togliere il fiato, ma è infilandosi maschera e boccaglio che vi si parerà davanti agli occhi lo spettacolo più bello. I fondali di Dahlak Kebir, infatti, sono un trionfo di colori popolato da migliaia di pesci che guizzano intorno a barriere di corallo ancora incontaminate e non molto distanti dalla battigia. Intorno all'sola si trovano numerosi relitti, oggetto di immersioni da parte di molti subacquei. Ci sono anche relitti di navi da guerra, con anche imbarcazioni italiane.

Dal punto di vista archeologico e paesaggistico, la porzione più bella dell’isola è quella meridionale, ed in particolare la zona situata qualche centinaio di metri a sud-est del villaggio di Dahlak Kebir. Qui si trovano spettacolari rovine da molti considerate le più antiche dell’Eritrea, essendo datate a partire dall’inizio del X secolo. Tra queste figurano le circa 360 cisterne sotterranee scavate nel corallo. Il loro numero non è affatto casuale, ma bensì dettato da una tradizione locale secondo la quale doveva essere predisposta una diversa cisterna per ogni giorno dell’anno. La tematica della cisterna, inoltre, è emblematica dell’importanza da sempre rivestita dall’acqua in un arcipelago desertico, in cui è impensabile sprecare anche solo una goccia d’acqua. Ancora oggi le cisterne costituiscono una delle risorse idriche più ingenti dell’isola, sebbene l’acqua contenuta in alcune di esse non sia potabile.
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Nelle immediate vicinanze c’è inoltre una vasta necropoli praticamente coeva alle cisterne che racchiude al suo interno migliaia di tombe identificate da modeste lapidi di basalto conficcate nel terreno. Avvicinandosi ad esse si potranno distinguere le iscrizioni in cufico, la grafia dell’arabo antico, non certo facili da tradurre, ma particolarmente belle dal punto di vista stilistico.

La stagione migliore in cui partire per Dahlak Kebir è l’inverno, compreso tra l’inizio di dicembre e la fine di febbraio, quando la temperatura è mediamente compresa tra 21 e 27 gradi e le precipitazioni deboli e sporadiche. Più indicata per le immersioni è invece l’estate, contraddistinta da massime torride, spesso superiori ai 40 gradi, ma anche da una migliore visibilità subacquea, nonché da una temperatura dell’acqua più alta, in media tra 27 e 29 gradi. A partire dal mese di marzo le piogge sono quasi del tutto assenti fino almeno all’inizio di ottobre.

E’ impensabile raggiungere Dahlak Kebir senza prima noleggiare un’imbarcazione. Partendo da Massawa, il consiglio è quello di unirsi ad altri gruppi di turisti, così da dividere le spese del viaggio che non è così economico come ci si potrebbe aspettare. Sull’isola le strade sono quasi tutte sterrate e non certo in ottime condizioni, un motivo in più per spostarsi ancora in barca. Se avete intenzione di pianificare escursioni a piedi fate attenzione a partire con un quantitativo d’acqua sufficiente e ad essere muniti di un cappello per ripararsi dal sole.
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