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Le foto di cosa vedere e visitare a Tredozio

Tredozio (Emilia-Romagna): il vulcano, la visita al borgo e gli eventi

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Il comune di Tredozio occupa una posizione sostanzialmente centrale all’interno della Valle del Tramazzo toccando però anche la Vallata Montone, fra i confini naturali della sub-regione conosciuta ormai come Romagna-Toscana.

Storia ed origine del nome

In provincia di Forlì-Cesena, la località si è ben integrata in un territorio che ha assistito al passaggio di diverse popolazioni fin dall’età del Bronzo, all’insediamento dei Galli Boi e alla loro sopraffazione da parte dei Romani.

Tredozio acquisì una maggior importanza giurisdizionale, tuttavia, solo a partire dal 925 d.C., anno in cui compare con il nome di Castrum Treudacium, ovvero un piccolo feudo dominato da un castello identificato in un nucleo centrale di forma ottagonale, una torre alta 17 metri, un deposito per le armi, una chiesa e un palazzo.

Il Monastero della Santissima Annunziata prese corpo nel 1060 quando nell’hinterland circostante le strutture religiose erano già copiose. Il borgo, dominato per tre secoli consecutivi dai conti Guidi, passò nel 1428 sotto l’amministrazione fiorentina dopo la capitolazione della famiglia a seguito dell’assedio ghibellino al castello.

Arrivarono ben cinque secoli di transizione, contraddistinta dall’avvicendarsi di numerose casate (tra queste i Fantini e i Bonaccorsi), estemporanee pestilenze, alcuni terremoti di lieve e ingente intensità ma anche di situazioni che agevolarono implementazioni di natura intellettuale e culturale. Sotto il regime fascista capeggiato da Benito Mussolini, Tredozio venne riconosciuto unanimemente come comune romagnolo, conobbe lo spopolamento post seconda guerra mondiale ma nondimeno una rinascita dovuta al proliferare di attività artigianali inerenti prevalentemente agricoltura e settore calzaturiero, sviluppatesi gradualmente nel grembo di un’urbanizzazione lievitata nel paesaggio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, terra di turismo libero.

Cosa vedere a Tredozio

Ora, cosa bisogna assolutamente vedere a Tredozio? Poco conosciuto tra i borghi dell'Emilia-Romagna La risposta è semplice: tutto e oltre. Rimanendo nell’ordine del pragmatismo, è lecito in territorio dominato da edifici sacri concentrarsi sul patrimonio ecclesiastico, e in primis sulla Chiesa madre di San Valentino, l’ex pieve del paese, risalente al 562 e ricostruita a tre navate nel 970 con rifondazione nel 1863.

In via XX settembre sorge invece la Chiesa della Beata Vergine delle Grazie, ex battistero del XIV secolo, ampliata prima nel ‘500, poi nel ‘700, infine restaurata nel ‘900 e nel 2000 per preservarne la bella facciata in cotto e le opere al suo interno, ovvero l’immagine della Beata Vergine delle Grazie (recuperata dalla parete di un vecchio podere e collocata sul Tabernacolo), l’olio su tela Sacro Cuore di Gesù di Silvestro Lega e la tempera su tavola L’Annunciazione di Lorenzo Monaco (fine XIV - inizio XV secolo).

All’interno della Pieve di San Michele Arcangelo prendono posto un Crocifisso ligneo di scuola riminese, un altorilievo in noce del Marocci raffigurante San Michele Arcangelo e un battistero in pietra quattrocentesco. Più marginali in un raggio di 2-5 km si ritrovano ubicate la Chiesa di Sant’Andrea in Pereta, Santa Maria in Castello e Santa Maria in Ottignana.
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Avendo voglia di dedicare una giornata al territorio circostante Tredozio, si esplorino i ruderi del castellaccio, il Lago di Ponte con i suoi meravigliosi boschi e faggeti che celano un enorme albero bicentenario di 25 metri, l’eremo di San Barnaba di Gamogna e l’Abbazia di San Giovanni d’Acerreta.

Una cosa particolare è costituita dal cosiddetto "Vulcano di monte Busca". In realtà non si tratta di un vero vulcano, ma di una esalazione naturale di gas metano, sulle pendici del monte Busca in direzione di Modigliana, che i turisti si divertono ad accendere, specialemnte nelle ore serali.

Eventi, sagre e Manifestazioni

Il bagaglio folcloristico locale assume cospicuo significato con il susseguirsi di feste e riti aggregativi importanti per la vita comunitaria ma anche per il prosieguo delle tradizioni autoctone. E’ consigliato ai turisti scegliere il periodo primaverile per giungere a Tredozio, ovvero quando è di scena la Sagra dell’Uovo con relativo Palio: si tratta di una festa pseudo-religiosa (si celebra nel weekend di Pasqua) che mescola elementi popolari e rievocazioni sentite come la battitura delle uova sode e il suo campionato dei mangiatori, accompagnati da mostre, stand, spettacoli e degustazioni enogastronomiche monopolizzate da tagliatelle, frittate e dolci. Al Palio del lunedì di Pasquetta partecipano i 4 rioni del paese, che si danno battaglia a colpi di uova crude e in altri divertentissimi giochi, “l’uovo nel pagliaio”, e “il tiro alla fune”.

La Sagra del Bertolaccio si organizza ogni anno a novembre in onore dell’omonima specialità, un tortello ripieno di patate bollite, pancetta di maiale, grana e pecorino cotto su piastra. Altre peculiari delizie culinarie esistono e sono la Paciarela, i Manfrigoli e i Passatelli.

A Natale una mostra presepiale è allestita nell’ ex Monastero della Santissima Annunziata.

Come arrivare a Tredozio

Da Forlì in auto, percorrere la SS 9 Via Emilia verso Faenza, prendere la SP 16 e seguire le indicazioni per Modigliana – Tredozio; la stazione ferroviaria si trova a Faenza, da cui parte la linea autobus extraurbana 23/FO Tredozio – Modigliana – Faenza – Forlì; l’aeroporto più vicino è quello di Forlì, a 45 km circa dalla località.


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