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Terralba (Oristano), vacanza nella Sardegna sud-occidentale

  • san pietro apostolo
Il territorio della Sardegna sud-occidentale è un arlecchino variopinto, un patchwork di colori brillanti dalla superficie ora liscia ora increspata, vellutata o aspra, a seconda che si passeggi in pianura, in collina, o sulla costa sabbiosa affacciata sul Mediterraneo. Qui si inserisce l’abitato di Terralba, cittadina di circa 10 mila abitanti in provincia di Oristano, a 23 km dal capoluogo provinciale e a 75 km da Cagliari. Incastonata nella parte settentrionale del Campidano, una vasta pianura alluvionale, Terralba è vegliata sul fronte orientale dal Monte Arci e dalla Marmilla.

Visitare il paese e trascorrervi un periodo di vacanza significa calarsi in una realtà nuova, un piccolo mondo a sé stante e tuttavia accogliente verso i turisti, pronto a raccontare di sé e delle sue tradizioni, costellato di testimonianze preziose che sembrano cartoline inviate dal passato. Ai ricordi di una vecchia Sardegna, un po’ sbiaditi ma incredibilmente affascinanti, si aggiunge la bellezza delle feste popolari, del paesaggio selvaggio e delle spiagge di sabbia o di roccia, poco lontane dal paese.

L’ingrediente fondamentale però, che condisce tutto il resto di luce e calore, è il clima favoloso del litorale sardo: mediterraneo temperato, dolce grazie all’influsso del mare, concentra le piogge nel tardo autunno e in primavera ma conserva perfette le estati di Terralba. A seconda dell’umore dei venti la costa è accarezzata o schiaffeggiata dalla brezza, che rinfresca costantemente l’aria della zona: da nord-ovest soffia spesso il Mistral, specialmente nei mesi più freddi, mentre lo Scirocco viene da sud-est nella bella stagione e viene chiamato dai locali “su bentu de soli”, il vento del sole, per il suo calore caratteristico. Le temperature medie, sempre miti, in gennaio vanno da una minima di 8°C a una massima di 13°C, mentre in luglio si passa dai 21°C a 29°C, e il mese più piovoso è novembre, con una media di 92 mm di pioggia.

Con queste condizioni climatiche è un piacere passeggiare per Terralba, alla scoperta dei suoi monumenti più interessanti. Tra le chiese spiccano la cattedrale di San Pietro Apostolo e la chiesa di San Ciriaco: la prima è stata modificata a partire dal 1821 assumendo le linee tipiche tardo-barocche, nel sito occupato in precedenza dall’antica cattedrale romanica del 1144. Le modifiche più consistenti sono state quelle della navata centrale, l’aggiunta delle cappelle laterali e la fondazione di due campanili, di cui uno è tuttora incompiuto. All’interno si possono ammirare splendidi capitelli di Neapolis, rinvenuti durante la demolizione dell’abside della chiesa antica, oltre a un fonte battesimale del 1626, un pulpito ligneo del Seicento e una pregiata croce spagnola in argento. Del XVII secolo sono anche le statue in legno di San Pietro, della Madonna del Rosario e della Madonna del Rimedio.

La seconda chiesa che vale la pena di visitare è quella di San Ciriaco, fondata nella prima metà del Settecento e custode di un quadro storico dipinto da Padre Lilliu, del sarcofago di Maria Bambina, delle campane e del tabernacolo dell’antica chiesa.

Aldilà dei luoghi di culto, Terralba propone ai visitatori una grande quantità di edifici a carattere civile, molto interessanti ma con un tratto originale: nonostante la storia millenaria del borgo sardo, nel centro non ci sono costruzioni anteriori all’Ottocento, in quanto un tempo la pietra risultava un materiale troppo costoso e per l’edilizia si utilizzavano i mattoni crudi, più economici ma poco resistenti allo scorrere del tempo. La cittadina è quindi una fotografia fedele delle atmosfere novecentesche, con la casa comunale del 1932 in inconfondibile stile liberty, l’ex casa del fascismo dello stesso anno oggi adibita a Teatro Civico e sala conferenze, e le suggestive scuole elementari di Via Roma, risalenti al 1912. Quest’ultimo è un altro esempio di architettura liberty, ma la parte più affascinante è all’interno: in alcune aule si trovano ancora i vecchi banchi con il foro per il calamaio, così come le stufe in terracotta usate per il riscaldamento.

Spostandosi al di fuori del centro di Terralba si incontrano alcune frazioni comunali interessanti: adagiato nella laguna omonima c’è Marceddì, un pittoresco villaggio di pescatori incorniciato da una pineta secolare. Quasi disabitato nei mesi più freddi, il borgo si vivacizza durante l’estate, ma conserva un sapore antico e umile: le abitazioni sono molto povere, molte strade non sono neppure asfaltate e ci sono ancora i lampioni del periodo fascista o dell’immediato dopoguerra, tanto che il tempo pare davvero essersi fermato. Un’altra frazione interessante è Tanca Marchese, nata con la bonifica fascista, che per le sue particolari architetture ricorda più un villaggio del nord che un paesino della solare Sardegna.

Per completare l’esplorazione di Terralba e dintorni si può prestare un po’ di attenzione al paesaggio, visitando lo stagno di Marceddì e quello di San Giovanni: i due specchi d’acqua sono quanto resta delle aree umide locali, in seguito alla bonifica che coinvolse tutto il basso oristanese. Le due lagune, di profondità diverse e differente tasso di salinità, presentano caratteristiche peculiari: ciascuna ha la sua flora e la sua fauna particolari, ed entrambe arrivano ad accogliere oltre 5000 volatili svernanti. Tra le specie più rare ci sono il pollo sultano, che non si incontra in nessun’altra regione italiana, e l’ardea purpurea.

Un ultimo motivo per cui vale la pena di recarsi a Terralba sono le sue coloratissime feste. Tra gli appuntamenti imperdibili dell’inverno c’è il festeggiamento in onore di Sant’Antonio, con il grande falò di arbusti che si appicca nella notte tra il 16 e il 17 gennaio. L’evento estivo per eccellenza è invece la Sagra di Bonaria, ideata quasi per caso nel 1924 da un gruppo di fedeli, che spontaneamente si riunirono con l’idea di festeggiare insieme. Ancora oggi, il venerdì seguente alla settimana di Ferragosto, il simulacro della Madonna di Bonaria viene trasportato per circa 15 km dalla chiesa di San Pietro al cuore di Terralba, sino alla chiesetta di Marceddì. Il culmine della festa è la domenica, con la suggestiva processione a mare e il lancio in acqua della corona di fiori. Ad addolcire la festa non mancano mai i “muggini di Marceddì”, i dolcetti cotti e consumati dai fedeli nei tradizionali “statzusus” o sotto le tettoie.

Immergersi in queste atmosfere familiari e nostalgiche non è difficile, grazie alla collocazione del borgo lungo la Strada Statale 126 Sud Occidentale Sarda, che dalla SS 131 raggiunge Sant’Antioco e costituisce un importante arteria verso la provincia del Medio Campidano e la Sardegna sud-occidentale. Per arrivare in Sardegna si può volare o navigare sino a Cagliari, che dista da Terralba circa 76 km.
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 Pubblicato da - 13 Aprile 2010 - ę Riproduzione vietata

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