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Oliena (Sardegna): turismo nel borgo della Barbagia

Oliena, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Adombrato dal Supramonte proprio ai confini della Barbagia di Ollolai, Oliena sorge ad appena 10 km da Nuoro, in un territorio antropizzato già dai tempi antichi e dunque occupato su gran parte della superficie da evidenti vestigia archeologiche indicate nei nuraghi.

Storia

Il borgo – insignito della Bandiera Arancione per il suo patrimonio culturale - è una realtà del turismo sardo che ha avuto origine nella sua specificità in epoca romana e successivamente all’unione di diverse tribù coalizzatesi per meglio fronteggiare gli attacchi esterni. Una fiera emancipazione agreste prese piede in epoca medievale e proprio in quest’ambito Oliena sarebbe stato classificato come castrum in virtù di una presenza castellare di cui oggi però poco rimane.

I Pisani in pieno Trecento ne fecero un avamposto commerciale votato maggiormente all’agricoltura, poi fu il tempo degli Aragonesi sotto i quali Oliena iniziò a conformarsi architettonicamente grazie alle spagnoleggianti ispirazioni in grado di pervadere il centro cittadino.

Siamo tuttavia ancora lontani dall’aspetto attuale, eppure nel ‘600 l’arrivo in loco dell’Ordine gesuita contribuì sensibilmente all’introduzione di alcuni sacri edifici che oggi fanno veramente bella mostra di sé. Inoltre, né risentì positivamente la complessiva economia in quanto i Gesuiti seppero padroneggiare tecniche agricole piuttosto innovative e per loro merito fioccarono frantoi, agrumeti e centinaia di viti cui si andarono a sommare abbeveratoi, tratturi e fontane ad agevolare un allevamento in forte ascesa.

Cosa vedere ad Oliena

Si deve dunque a loro la veste odierna di Oliena, le cui strade acciottolate vanno a formare un centro storico molto disciplinato a livello viario, con le case che hanno mantenuto una struttura antica e una disposizione precisa intorno a cortili condivisi da 3 o anche 4 famiglie, visitabili nel contesto di Cortes Apertas a metà settembre. La vita quotidiana dei nuclei familiari è ben descritta dai numerosi murales che sulle pareti di alcuni domicili illustrano scene particolari e un passato ricco di usi tradizionali che non si sono ancora completamente persi, e questo è certamente un bene per le nuove generazioni.

Il paese si fa conoscere in Sardegna dal punto di vista del turismo per l’abbondanza di edifici religiosi, infatti nell’abitato se ne contano 11 e non sono i soli dato che un ennesimo stuolo di chiese campestri sembra voler ribadire la loro presenza in aperta campagna. La Chiesa di Sant’Ignazio fa una bella figura trionfando con la sua maestosa facciata e la sua doppia scalinata. All’interno vi è solo una navata e un bacino di sei cappelle, cioè tre per parte, unite prospetticamente dall’altare maggiore in stile neoclassico. Riuscendo, si rivela il campanile a canna quadrata che pare invitare a una seconda visione dell’esterno. Talmente semplice da sembrare falsa è la Chiesa di Santa Maria, minimale ma comunque degna di essere visitata: qui vi si rilevano tracce della concezione architettonica iberica. L’Oratorio di Santa Croce è ascrivibile come costruzione al primo Seicento, il suo prospetto è essenziale e l’ambiente interno è determinato quasi totalmente da campate separate da archi a sesto acuto a sovrastare pregevoli arredi lignei.

Altre chiese conservano delle tipicità tutte da scoprire, come la Chiesa di Sant’Anna che serba un altare in muratura con nicchia delimitata da colonne tortili culminanti in una fiamma scolpita alquanto rara da vedere. Ampie decorazioni in stucco si riconoscono nella Chiesa di Nostra Signora d’Itria, nella Chiesa di San Francesco da Paola e nella Chiesa della Vergine del Carmelo. È a questo punto che ci si accorge quanto le dimensioni del borgo possano ingannare: in uno spazio così piccolo accediamo a una pletora di strutture difficile da concepire in questa esigua località che nuovamente inganna e intende indurre i turisti a soffermarsi su ogni particolare.

Eventi, sagre e manifestazioni

Vale la pena indugiare sulla conoscenza di vari usi e costumi che compongono sapientemente lo spartito di una secolare tradizione snocciolata poco a poco dagli eventi folcloristici che addensano un calendario vivace. Su hustumene è il costume autoctono indossato specialmente negli anni ’30: oggi è l’attrattiva per chi si dà appuntamento a Oliena al fine di assistere alle feste ove succede praticamente di tutto. C’è chi intona canzoni a cappella (il canto a tenore), chi si scatena nei dinoccolati balli di gruppo, chi suona le launeddas e chi si diletta nel preparare i dolci adatti a ogni ricorrenza e comprensivi di una enogastronomia contemplante ottimo olio extravergine d’oliva, il celebre pane carasau, macarrones de busa, pistiddu, casadinas e tanto altro possa essere innaffiato da buonissimo Nepiente, ovvero il cannonau prodotto a Oliena cui non sapeva resistere Gabriele d’Annunzio.

Tutti questi elementi fanno faville durante i Fuochi di Sant’Antonio Abate, l’Autunno in Barbagia e gli eventi della Settimana Santa, tra i quali ricordiamo S’Incontru, che il giorno della Pasqua rigenera l’incontro fra i simulacri a rappresentanza di Gesù Cristo risorto e la Madonna prima in lutto, poi splendente d’azzurro.

La popolazione si ritrova nel centro per rendere omaggio a queste sacre manifestazioni, mentre il panorama resta placidamente a guardare con i villaggi nuragici sullo sfondo, le grotte di Sa Oche e Su Bentu insieme alla paleolitica Corbeddu. Le Domus de Janas, i menhir e altri svariati reperti incorniciano la sorgente di su Gologone, un capolavoro naturalistico che ha avuto il pregio di essere dichiarato per somma bellezza monumento nazionale.

Come arrivare ad Oliena

In auto si percorre la SS 131 in direzione di Nuoro; l’aeroporto più vicino è quello di Olbia, distante dalla località ca. 100 km; in nave bisogna arrivare al porto di Arbatax, distante dal paese più o meno 92 km; i collegamenti vengono garantiti da autobus di linea extraurbana.

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