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Le foto di cosa vedere e visitare a Pentedattilo

Pentedattilo, la storia del borgo e la sua leggenda

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La storia della piccola frazione di Pentedattilo – racchiusa entro i confini del comune di Melito Porto Salvo - attiene per molti versi al territorio che ancora oggi la ospita, ovvero l’Aspromonte jonico in provincia di Reggio Calabria.

Posto a un’altitudine di 250 metri, si presenta come un minuscolo borgo arroccato sulla rupe del monte Calvario, rilievo dalla forma insolita assimilabile a una mano ciclopica, le cui cinque dita (alcune purtroppo indefinite a causa delle calamità naturali che ne hanno deturpato l’aspetto) spiegano l’etimologia del nome: penta + daktylos, cioè appunto "cinque dita".

Pentedattilo poteva certo avere miglior fortuna come sito abitato ma i sempre più tangibili rischi assoggettabili ad alluvioni e terremoti hanno indotto nel tempo gli autoctoni a migrare verso altri lidi, tra cui Melito Porto Salvo, tanto che la località ha assunto in breve la veste di paese fantasma dal richiamo turistico notevole, una sorta di rivincita sul destino avverso e un suggestivo marchio sull’intera area grecanica coincidente con la costa.

Da agglomerato di case autocostruite e cinte da nugoli di fichi d’India bruciati, Pentedattilo ha mutato aspetto e dato uno schiaffo all’abbandono offrendo alloggi d’ospitalità diffusa e risorgendo letteralmente grazie all’impegno profuso dall’Associazione Pro Pentedattilo, Agenzia dei Borghi, Fondazione con il Sud, Comunità Europea e Campi della legalità Arci e Libera.

Il borgo, che conta un solo abitante stabile, si è lasciato riplasmare dall’operato di artigiani e artisti in grado di imbastire laboratori attrezzati in stile rustico, botteghe del legno, della ceramica e del vetro, affiancate a un Museo delle tradizioni popolari che custodisce oggetti e utensili molto usati durante l’epopea contadina. Questo luogo ha così vinto il fato che lo voleva relegato a un’acquiescente fatiscenza sposando le logiche dell’accoglienza culturale sostenibile.

... Pagina 2/2 ... Il vento che spira tra le rocce vetuste porta con sé strascichi ed echi di molte leggende e un’inquietante fatto di sangue accaduto fra le mura del castello, edificio fortificato ridotto quasi a un ricordo per via delle intemperie che su di esso hanno impietosamente infierito insieme alla necessità degli abitanti di usufruire dei suoi pezzi per l’edificazione dei domicili. La cronaca pseudo-storica consegna ai posteri quella tristemente nota come la strage degli Alberti, compiuta dagli Abenavoli: tutto successe nella notte di Pasqua del 1686, quando il barone Bernardino Abenavoli – accecato dall’ira per non essere riuscito a ottenere la mano di Antonietta Alberti, promessa in moglie a Don Petrillo Cortez – irruppe nel maniero facendo trucidare dai soldati al seguito tutti i presenti (compreso Simone Alberti, il fratellino di 9 anni di Lorenzo) tranne l’amata e lo sposo.
Il vicerè di Napoli, padre di Cortez, vendicò la strage facendosi però sfuggire l’assassino, il quale costrinse Antonietta a sposarlo, salvo poi abbandonarla in un convento e arruolarsi nell’esercito austriaco, dove trovò la morte ucciso da una palla di cannone. Si dice che il vento spanda le grida di dolore di Lorenzo Alberti, echeggianti tra le gole della Mano del Diavolo.

Gli effluvi della modernità hanno certamente giovato a Pentedattilo, la cui linfa culturale si traduce in numerosi eventi trasformatisi in appuntamenti fissi come il festival itinerante Paleariza, manifestazione tendente a esaltare la tradizione del Grecanico, lingua molto particolare ancora oggi parlata nella zona, nell’ottica di un viatico etno-culturale-musicale antico e rinomato; il Pentedattilo Film Festival propone ogni agosto e settembre una serie di cortometraggi in competizione fra loro ed entrata in una sfera d’attenzione internazionale.

La bellezza del paesaggio si presta ottimamente ad alcuni concorsi di fotografia, una su tutti la kermesse “La Misura del paesaggio”, manna dal cielo per gli obiettivi più voraci, mirati a catturare ogni dettaglio di un panorama stupendo. Fioccano poi gli itinerari turistici per un’esperienza immersiva nella natura che concede meraviglie nell’incanto di un’oasi di pace in cui la tranquillità non manca ed è completamente al servizio del visitatore.

Come arrivare a Pentedattilo
Il borgo si trova a sud di Reggio Calabria, ed è raggiungibile percorrendo la SS 106 Jonica in direzione di Melito di Porto Salvo. Poco prima di questa località una strada sulla sinistra conduce fino a Pentedattilo. Nota: non imboccate la strada parallela per Montebello Ionico, che incontrate qualche centinaio di metri prima, che pur essendo una località vicina in linea d'aria a Pentedattilo è separata dal borgo da una profonda valle.
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