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Le foto di cosa vedere e visitare a Lenno

Lenno (Lombardia): la cittadina sul Lago di Como e le sue ville

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Il titolo di “comune” è per Lenno – località in provincia di Como – qualcosa di ormai molto aleatorio che appartiene al passato, dato che dal 21 gennaio 2014 è divenuta frazione di Tremezzina, risultato della fusione di Lenno, Mezzegra, Osuccio e Tremezzo, ed espressione esecutiva di un referendum consultivo svoltosi il 1° dicembre 2013.

Questo sito micro cittadino lombardo dai 1.831 abitanti è bagnato dalle acque del lago di Como, collocandosi sulla sponda occidentale lungo la cosiddetta “Costa della Tremezzina”, incastonato in una meravigliosa insenatura soprannominata “Golfo di Venere” e adombrato dall’imponente promontorio del Lavedo, quest’ultimo di derivazione alluvionale.

Di origine romana, Lenno deve molto al lavoro dei coloni greci inviati qui da Giulio Cesare (il gemellaggio con l’ellenica Lemnos è una realtà odierna), i quali seppero sfruttare al meglio la terra a loro concessa introducendo la coltura della vite e dell’ulivo, tanto che ancora oggi uno dei prodotti principi della tavola lennese è proprio l’olio d’oliva, classificato di ottima qualità.

La località, al centro delle guerriglie partigiane sul finire della seconda guerra mondiale, è entrata a far parte delle Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione in virtù dell’assegnazione della Croce di guerra al valor militare quale ricompensa per i sacrifici della popolazione e il coraggio dei partigiani locali.

L’appeal turistico è molto alto grazie alle tante sontuose ville che, come una collana di perle, cingono (per usare una figura retorica) il collo di Lenno sui riverberi del lago: si ricordino Villa Cassinella di Mantegazza e la stupenda Villa del Balbianello, meritevole di un discorso più intimo. Questa tenuta, sorta nel 1787 per volontà del Cardinale Durini, fu soggetta a numerosi passaggi di proprietà e l’ultimo beneficiario, Guido Monzino, morì nel 1988 lasciandola in eredità al F.A.I. – Fondo per l’Ambiente Italiano.

Una location tanto regale e suggestiva (si pensi che per oltre 30 anni essa venne abbandonata a se stessa e trascurata insensatamente) non poteva non attirare l’attenzione del cinema: il primo a posarvi occhi ammaliati è stato il regista George Lucas, che nel 2002 decise di eleggerla residenza della regina Padmé Amidala su Naboo – pianeta dei laghi nel film – entro i confini narrativi della memorabile pellicola campionessa d’incassi Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni, dove la cornice del lago di Como si manifesta in tutto il suo clamore estetico; non paga, la villa fa la sua comparsa anche in uno dei capitoli cinematografici dedicati all’agente segreto di Sua Maestà britannica più conosciuto al mondo, Agente 007 – Casino Royale (Martin Campbell, 2006).
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Dietro le ville si stagliano altri pregevoli edifici come l’Abbazia di Acquafredda, il cui nome si deve a una sorgente che sgorga nelle immediate vicinanze ai piedi del monte Ossino. Costruita nel XII secolo, ha subito nel tempo qualche lieve cambiamento strutturale e ora si mostra a un’unica navata con una coppia di cappelle laterali, adornata da una serie di stucchi e alcuni dipinti seicenteschi del Fiamminghino, all’anagrafe Giovanni Mauro della Rovere. In estate è visitabile dai turisti sotto assistenza spirituale dei frati cappuccini.

La chiesa di Santo Stefano, d’impianto altomedievale, è internamente più ricca e custodisce affreschi trecenteschi di scuola luinese; poco distante, in frazione Portezza, prende posto la chiesa di San Vincenzo, datata XI secolo. La storia moderna ha particolarmente calcato la mano a Giulino di Mezzegra, dove il 28 aprile 1945 furono fucilati di prima mattina Benito Mussolini e Claretta Petacci.

Il folclore autoctono confluisce in un’affascinante leggenda concernente una vecchia chiesa completamente sommersa dal lago nel ‘400, che – secondo le testimonianze di alcuni abitanti del luogo – si farebbe sentire nei giorni di burrasca attraverso i rintocchi delle sue campane: le uniche fondatezze storiche inerenti queste dicerie trovano vago riscontro in un oggetto molto simile a un’acquasantiera rinvenuta nel 2006 e a resti di pavimentazione e scalinate sul fondo del lago.

Riancorandoci alla realtà, non ci si può esimere dal rievocare qualche ottimo piatto della cultura culinaria lariana, nata povera ma squisitamente genuina: polenta taragna e uncia accompagnano pietanze a base di pesce d’acqua dolce, cucinato fritto, in carpione o grigliato, e i tipici missoltini, agoni pescati a maggio, trattati dopo una lunga conservazione a pressione nella missolta (recipiente chiuso da un coperchio di legno). Fra i dolci spicca la miascia, una torta d’antica ricetta speculare ma non identico al masigott, altro dessert dagli ingredienti corposi da gustare a fine pasto.

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