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Le foto di cosa vedere e visitare a Grosio

Grosio (Lombardia): il borgo della Valtellina e il parco delle incisioni rupestri

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Nel verde della Valtellina si trova un borgo dalle origini antichissime, nel quale le tracce di questa fondazione sono ancora oggi incredibilmente visibili. Si tratta di Grosio, il cui territorio è abitato fin dall’età del bronzo e testimonianza di questo popolamento è la preziosa Rupe Magna, sulla quale sopravvivono importanti incisioni rupestri.
Da allora il territorio di Grosio è cresciuto e si è sviluppato conoscendo soprattutto periodi di pace e prosperità.

Il 1056 è l’anno del “battesimo” del borgo, quando per la prima volta si trova il suo nome, all’epoca “Grause Superior”, citato nei documenti.
Il “Castello Vecchio”, ovvero il primo castello del comune, venne eretto nel corso dell’ XI secolo, approfittando dei resti di un edificio preesistente, e accanto ad esso venne allestita la piccola chiesa dei santi Faustino e Giovita con annesso campanile romanico.
Il 1292 è l’anno che segna la svolta da un punto di vista giuridico: viene firmata la prima costituzione del Comune e vengono redatti i primi statuti comunali.

In circa quindici anni, a partire dal 1350, i grosini erigono un secondo castello, chiamato ora “Castrum Novum”, la cui funzione è quella di creare una nuova fortificazione insieme alla torre fortificata, il donjon. Il XVI secolo è il secolo dell’invasione elvetica, nel 1512 i Grigioni occupano la Valtellina e di conseguenza si insediano anche fra le mura di Grosio, imponendo la distruzione di tutte le fortificazioni. Il Castello Nuovo Visconteo giunge quindi a noi in stato di rudere, conservando però un grande fascino.

Nonostante la presenza dei nuovi conquistatori i contatti del Comune con la Repubblica Veneziana rimangono costanti e proprio da questo legame sembrerebbe dipendere la leggenda della donazione delle giovani armene ai grosini, da parte del Podestà veneziano. Tracce di questa leggendario dono vivrebbero ancora oggi nei colori dei costumi tipici del paese, colori indossati dalle signore più anziane.

Nel corso del ‘600 gli elvetici vengono allontanati e Grosio torna in mano ai cattolici. E’ nello stesso periodo che la famiglia dei Visconti Venosta sceglie queste terre per trascorrere i mesi caldi e per volere di Emilio Visconti viene eretta un’elegantissima Villa.
Da allora la storia non ha lasciato segni particolari sul comune e su i suoi abitanti, i quali continuano a dedicarsi all’agricoltura, alla pastorizia e al settore terziario. Nel secondo dopoguerra l’industria elettrica vede nel territorio un’importante risorsa ed è così che viene costruita la centrale idroelettrica sul bacino artificiale della frazione di Fusino.

Curioso e poco noto è il fenomeno del contrabbando in Val Grosina che è stata una delle fonti di reddito non ufficiali di alcuni degli abitanti della zona. I numerosi sentieri, nascosti all’interno dei fitti boschi e spesso sconosciuti a chiunque non sia nato e cresciuto nella zona, si sono rivelati un’importante fonte di guadagno, in quanto permettevano frequenti scambi di generi alimentari e bestiame, e una volta terminato il secondo conflitto mondiale, caffè e sigarette, definendo le regole di un gioco che ha visto confrontarsi spalloni, finanzieri e doganieri fino agli anni ’80.

Ai piedi della montagna, Grosio offre al visitatore tutte le attrattive di un comune montano, ma anche da un punto di vista architettonico custodisce importanti edifici. Fra tutti spicca indubbiamente la Villa Visconti Venosta, residenza estiva dell’omonima famiglia. Non lontano dalla Chiesa di San Giuseppe, l’edificio è visitabile come museo e come biblioteca. Circondata dal verde del giardino, a dare il benvenuto è l’imponente cancello in ferro battuto di stile seicentesco, che introduce nel lungo e scenografico viale che porta alla villa. Formata da un corpo centrale porticato e sormontato da un loggiato, ha due ali laterali che formano una piccola corte, resa speciale da un grazioso pozzo.

L’aspetto attuale dell’edificio è dovuto ad una serie di interventi avvenuti nel corso dei secoli; la parte sinistra è quella più antica, caratterizzata da una grande meridiana italica, del 1706, accompagnata dall’ammonimento latino «sed fugiunt». All’interno le stanze hanno originali decorazioni orientali. Il resto dell’edificio è pieno di tutti gli oggetti d’arredo collezionati dai suoi proprietari nel corso degli anni. Lo scalone d’onore, la biblioteca e lo studio del Marchese Visconti Venosta sono gli elementi architettonici più particolari e elementi di grande curiosità sono il set da duello, la poltrona di Cavour e il ritratto con dedica di Alessandro Manzoni. Interessanti scoperte sono state fatte nel corso delle ultime restaurazioni: due grandi croci rosse, risalenti alla Grande Guerra rivelano che l’edificio è stato un tempo utilizzato come campo militare, mentre le armi e le munizioni rinvenute all’interno di un muro sono il ricordo del comando tedesco che aveva la sua sede nella villa negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Numerose sono le chiese disseminate sul territorio e insieme formano affascinanti percorsi, ideali per un’escursione che unisca elementi naturali e paesaggistici all’interesse per la storia, la cultura e, non ultima, la fede. Fra questi edifici sacri, particolarmente interessante è la parrocchiale di San Giuseppe, la cui facciata è caratterizzata dal contrasto creato dagli elementi in muratura e il verde della pietra locale. Accanto ad essa è il campanile, in cui suona un concerto di otto campane realizzate agli inizi del ‘900. La Parrocchiale segna la demarcazione fra parte antica e parte nuova di Grosio e oltrepassando questo confine si scopre un borgo suggestivo, fatto di strette vie ed edifici in pietra.

Inoltrandosi all’interno del centro storico si scopre Palazzo Negri con il suo alto comignolo e le decorazioni in pietra verde delle finestre. L’elemento più importante è tuttavia il portale con arco a tutto sesto, in legno e sormontato dall’antico stemma della famiglia a cui apparteneva. Da qui si arriva alla Chiesa di San Giorgio, costruita nel corso del XV secolo, che mantiene il suo aspetto medievale originario, sia esternamente che internamente. Affacciata su di una delle piazze del paese, è impreziosita dall’ancona lignea della natività.
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Procedendo con tranquillità fra le strade del borgo ci si accorge della presenza di numerose tracce di elementi agricoli, come gli edifici rurali su cui spiccano le graziose santelle di gusto popolare.
A Grosotto si trova il Santuario della Beata Vergine delle Grazie, costruito probabilmente sul finire del XV secolo, una delle chiese dedicate al culto della Vergine più antiche della valle e sorge durante gli anni di invasione elvetica. Più volte ingrandita, raggiunge il suo aspetto attuale fra 1609 e 1634. La facciata è austera, caratterizzata da due lesene in pietra verde locale, un alto timpano con finestra accanto al quale si trovano due affreschi dell’Annunciazione e sotto di esso una grande trifora con balaustra. Attraverso il portone ligneo si entra in un luogo mistico e di grande raccoglimento spirituale, dove il silenzio è disturbato solo dal rintocco delle campane che risuonano dall’alto campanile.

Un altro Santuario è quello della Madonna del Muschio, eretto nel 1888 su un preesistente edificio in ricordo di un’apparizione che si verificò su di una roccia muschiata nella zona. La consacrazione della chiesa avviene nel 1940, in seguito a più lavori di completamento. La chiesa è semplice e l’elemento più prezioso è forse il quadro in cui le figure della Vergine e del Bambino sono state incoronate con diademi d’oro incastonati di pietre preziose.
A Eita si segnalano infine la Chiesa della Madonna di Lourdes e la Chiesa dedicata ai Santi Antonio e Biancadino.

Entrando nel territorio comunale, grandi strutture in cui stile moderno e liberty si uniscono, ci danno il benvenuto. Sono gli impianti idroelettrici dell’AEM. Da lontano, il profilo della centrale può trarre in inganno, ricordando nelle forme un maniero medievale e crea nell’insieme un suggestivo panorama.

Particolarmente interessanti da un punto di vista storico è il Parco delle Incisioni Rupestri, istituito nel 1978 in zona “Dosso dei Castelli”, dove si trova la Rupe Magna sulla quale sono state rinvenute più di 5000 incisioni risalenti al periodo che va dalla fine del Neolitico all’età del Ferro, millenni in cui al territorio era riservato un importante valore rituale: petroglifi, figure antropomorfe, animali, figure geometriche. La zona è resa ancor più speciale per il rinvenimento di croci, che testimonierebbero l’importanza del luogo anche in epoche cristiane.

La Val Grosina, la valle di Grosio, si distingue in Val d’Eita ad Est e Val di Sacco ad Ovest ed è una delle più suggestive valli della regione. I paesaggi sono incantevoli e uniscono le sfumature verdi di prati e boschi alle sfumature blu di laghi e corsi d’acqua, illuminati dal bianco scintillante delle cime innevate e dei ghiacciai. A piedi, in mountain bike, dedicandosi alle attività acquatiche o allo sci invernale, è possibile scoprire questa valle unica.

Diversi sono gli eventi che animano il comune, e fra questi il Carneval Vecc è certamente uno dei più importanti. E’ caratterizzato dalle antiche “Maschere Vecchie”, ognuna simbolo di un antico evento o di una speranza popolare. Insieme alle maschere sfilano i carri e il giorno di chiusura ha luogo il rogo della Vegia. Un altro evento del tutto caratteristico di Grosio è il Palio dei Coscritti al quale partecipano tutti gli abitanti divisi in squadre per anno di nascita. Si tratta di un evento importante, che solidifica le amicizie fra coetanei. Esperienze uniche e divertenti sono infine le feste in Alpeggio che hanno inizio con la stagione calda e permettono di vivere in compagnia la natura e di gustare e assaporare i tradizionali sapori locali.
Grosio è quindi un antichissimo borgo del Nord Italia, in cui la storia ha lasciato tracce importanti e dove il piacere della scoperta dell’antico si coniuga con il divertimento degli sport montani, permettendo di trascorrere piacevoli momenti di relax.

Come arrivare
Grosio dista da Milano un paio di ore. In automobile occorre procedere verso nord sulla SS36 in direzione di Lecco-Colico e proseguendo sulla SS38 per Morbegno-Sondrio-Tirano-Grosio. In circa due ore e mezza si giunge a destinazione.
In alternativa è possibile prendere il treno fino a Tirano e da qui procedere in autobus per Grosio, con un viaggio complessivo di circa tre ore.
L’aeroporto più vicino è quello di Malpensa.

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