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Le foto di cosa vedere e visitare a Volpedo

Volpedo (Piemonte), visita al borgo sulle orme del pittore Pellizza

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Gli amanti dell’arte lo ricordano come patria natia di Giuseppe Pellizza, e nei quadri del pittore riconoscono le atmosfere rurali del borgo. In zona è più famoso per la frutticoltura, soprattutto delle pesche e delle fragole, ma forse nessuno aveva mai pensato che un giorno sarebbe stato inserito tra i Borghi più belli d’Italia. Invece Volpedo, paesino piemontese in provincia di Alessandria, ha reso fieri i suoi 1200 abitanti guadagnandosi il titolo prestigioso: non tanto per un aspetto particolarmente elegante, o per qualche monumento eccezionale, ma certamente per la genuinità delle sue tradizioni e per quell’aria rustica, tipicamente campagnola, che contraddistingue i borghi di una volta.

Incastonato sulle estreme propaggini collinari, allo sbocco in pianura del torrente Curone, Volpedo si presenta timido e silenzioso, un po’ disordinato e poco compatto: colpa, per così dire, della scarsa attenzione data in passato all’aspetto del paese, da sempre considerato più per la resa agricola che per la sua bellezza e il suo valore storico. Ma ultimamente c’è stata la svolta: all’Amministrazione Comunale pareva ingiusto che la culla di Pellizza da Volpedo, importante artista italiano, si presentasse così trascurata, e valorizzare il borgo si è rivelata la scelta migliore.

Oggi il fascino rurale di Volpedo è rinato, e il villaggio è diventato un testimone prezioso del mondo ottocentesco: le linee del XIX secolo sono ben riconoscibili e accompagnano i turisti in un percorso affascinante, che tocca i principali luoghi pellizziani. A partire dallo Studio fatto realizzare dal pittore nel 1888, quando scelse questa terra come luogo di lavoro, di studio e di svago con gli amici: l’atelier era la tana in cui si rifugiava quando non poteva stare all’aperto, e ancora oggi pare di potervi respirare la creatività contagiosa del personaggio.

A farci conoscere concretamente Pellizza contribuiscono le grandi riproduzioni di alcuni suoi quadri, distribuite nel tessuto urbano in punti particolarmente significativi: Volpedo diventa così una sorta di museo all’aperto, con “La strada per Casalnoceto” posizionato di fronte alla casa del pittore e più avanti, nel cortile, la prima tela divisionista intitolata “Sul fienile”, del 1896.

Si può proseguire la passeggiata in via Garibaldi, dirigendosi verso il cuore del borgo, ammirando sulla destra la “Strada della pieve di Volpedo” dipinta nel 1896 e continuando lungo il muro del giardino Malaspina, che abbraccia il palazzo della nobile famiglia. Si accede così alla piazza Perino, che da sempre è la sede del tradizionale mercato del bestiame e ultimamente ospita il mercato della frutta.
Il nome della piazza lo si deve al capitano di ventura Perino Cameri, che nel XV secolo aveva ricevuto il borgo in feudo da parte dei Visconti, e che a sua volta donò il suo palazzo a Guidobono Cavalchini nel XVIII secolo. Questi lo cedette ai Malaspina, ed è col nome di Palazzo Malaspina che lo conosciamo al giorno d’oggi.

Superando l’ottocentesco palazzo del Comune si entra nella piazza più importante di Volpedo: da qui, attraverso una via molto stretta, si arriva alla piazzetta cosiddetta del Quarto Stato, in cui Pellizza dipinse le sue opere sociali più famose: tra il 1892 e il 1901 realizzò “Ambasciatori della fame”, “Fiumana”, “Il cammino dei lavoratori” e, appunto, “Il Quarto Stato”. A segnare la posizione in cui veniva piazzato il cavalletto oggi c’è un lampione: chi passa sotto la sua luce e si ferma per un istante ad osservare la piazzetta può immaginare le sensazioni visive sperimentate dall’artista.
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Via del Torraglio, poco lontano, è una vera e propria scia di passato: una strada suggestiva costeggiata da case antiche, fatte secondo tradizione con la pietra nuda rubata al letto del torrente, che culmina con uno scalone proiettato verso le mura cinquecentesche, salvate dalla rovina grazie all’intervento di Pellizza nel 1904. Infine, tornando indietro su via Cavour, si giunge al cospetto della millenaria Pieve, splendido esemplare di architettura romanica della Val Curone, citata per la prima volta nel 965 e ristrutturata nel XV secolo, decorata internamente da raffinati affreschi quattrocenteschi.

A raccontare le origini rurali del borgo, oltre alla campagna circostante e all’aspetto del centro, ci sono le tradizioni locali e le ricette tipiche di Volpedo. Pesche, fragole e marmellate derivate sono tra le squisitezze più rinomate, ma non mancano l’uva, le ciliegie e le albicocche. Tra i piatti più elaborati vale la pena di assaggiare gli gnocchi di patate quarantine col tartufo, il coniglio o la lepre e la bavarese alle pesche gialle di Volpedo su salsa di fragole. Le fragole sono anche le protagoniste zuccherine di una grande sagra, ce si ripete ogni anno a metà maggio e prevede degustazioni di frutta, gelati e torte caserecce.

Adatto alle coltivazioni, il clima non è sempre piacevole per i visitatori, con i suoi inverni freddi e nebbiosi e le estati piuttosto calde: la temperatura media di gennaio, il mese più rigido, si aggira intorno a 0-1°C, mentre in luglio, il mese più caldo e siccitoso, è di circa 24°C. Le precipitazioni sono poco abbondanti e si concentrano in autunno e primavera.

Per raggiungere Volpedo si possono scegliere diverse possibilità. Chi viaggia in auto e viene da Milano o Genova deve prendere l’autostrada A7, mentre da Torino e Piacenza si imbocca la A21. In entrambi i casi si esce a Tortona e si continua in direzione Volpedo e Val Curone per una decina di chilometri.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Tortona, a 10 km da Volpedo, mentre gli aeroporti più vicini sono quello di Genova, a 94 km, e gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa, rispettivamente a 89 km e 119 km.

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