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Guardiagrele (Abruzzo): visita al centro del borgo sulla Maiella

Guardiagrele, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

“Guardiagrele, la città di pietra, risplendeva al sereno di maggio. Un vento fresco agitava le erbe su le grondaie. Santa Maria Maggiore aveva per tutte le fenditure, dalla base al fastigio, certe pianticelle delicate, fiorite di fiori violetti, innumerevoli cosicché l'antichissimo Duomo sorgeva nell'aria cerulea tutto coperto di fiori marmorei e di fiori vivi.”

"Il trionfo della morte" – Gabriele D’Annunzio

Sede del Parco Nazionale della Majella e annoverato fra i Borghi più belli d’Italia, Guardiagrele è una suggestione comunale tutta abruzzese, spalmata uniformemente su un docile anfratto della provincia di Chieti con un bacino di 9.000 abitanti.

Storia ed origine del nome

In origine il nucleo urbano non era che un presidio militare longobardo, o meglio un luogo di vedetta il cui nome è stato soggetto a modificazioni ed evoluzioni che lo volevano dapprima Aelion, Graelion e poi Graelium, Grele e Graeli, infine Guardia di Graele e definitivamente Guardiagrele.

La storia del borgo è documentata dal 1308, quando appare cinto di mura ma già agglomerante una sensibile quantità di abitazioni e palazzi. Vivace economicamente e civilmente, la siffatta cittadina acquisisce fama in virtù dello sviluppo dirompente dell’artigianato, in particolare quello orafo il cui massimo esponente si presentava col nome di Nicola di Guardiagrele (saggi della sua opera si trovano nel Museo dell’artigianato artistico abruzzese), vivente al tempo del fulgido progresso della località, che raggiunse apicale splendore nel ‘400 ergendosi a piazzaforte militare del Regno di Napoli con un novero allora eccezionale di ben 33 torri.

L’ascesa si arresta tristemente nel 1706, anno del terribile terremoto reo di devastazioni pesanti. Giunsero alla fine del secolo le truppe transalpine di Coutard e i briganti nel 1863, in seguito i Tedeschi, una riprovevole costante fra il 1943 e il 1944, un biennio di flagelli bellici e bombardamenti.

Cosa vedere a Guardiagrele

Oggi la rinascita lenta ma reale di Guardiagrele si deve al prestigio rinascimentale mai dimenticato, perché l’opera di Nicola di Guardiagrele ha fatto proseliti, sicché qui si ritrovano ancora gli artigiani più abili di tutto l’Abruzzo, prosecutori degli antichi mestieri praticati all’ombra protettiva della Majella, la mitica “Montagna Madre”, sovrastante massiccio roccioso attorno al quale ruotano le piacevolezze di un parco che trasuda primordialità. La Majella, a quanto si racconta, ha una storia incentrata sulla dea Maia che, a seguito della tragica perdita del figlio, si trasformò in montagna, come testimonierebbero misteriosi tratti femminili scorgibili su una delle pareti. Vi ci si può imbattere durante le piacevoli escursioni fra i canyon, le grotte, le faggete e i fitti boschi, lungo itinerari che contemplano torrenti, fontanili e sentieri segnalati e attrezzati.

Il centro storico del paese, tra i piàù significativi dei borghi dell'Abruzzo, è un equilibrato alternarsi di pietra e mattone di cui si compongono case e monumenti intervallati da stoici fulcri medievali, citiamo la Porta del Vento, il Torrino Orsini e la Torre San Pietro. Una visita impone come punto di partenza indubbiamente la Collegiata di Santa Maria Maggiore, risalente all’XI secolo e nominata Duomo. Espone in facciata un portale ogivale ascrivibile al ‘300, meraviglia del gotico condotto in Abruzzo; sulla lunetta la scuola di Nicola di Guardiagrele ha lasciato il proprio inconfondibile segno scolpendo l’Incoronazione della Vergine, mentre sotto il porticato appare il San Cristoforo dipinto da Andrea de Litio. Internamente trionfa l’affresco della Madonna del Latte. Nel 1987 è stato inaugurato il Museo del Duomo, installato nella cripta e diviso in tre sale che esaltano collezioni di paramenti sacri, l’oreficeria guardiese e l’Arte trecentesca.

La Chiesa di San Francesco ha assunto le forme proprie di un complesso monumentale, forme impresse nel Settecento pur addebitando le fondamenta primigenie al XIV secolo. Custodisce diversi pezzi d’interesse artistico, fra cui i due confessionali lignei all’ingresso, il dipinto della Madonna con Bambino e Santi e l’altare maggiore in marmo rosso di Verona oltre ai dodici stalli del coro decorati con motivi geometrici.

La più antica del paese è la Chiesa di San Nicola di Bari, fondata nel IV secolo ma strutturalmente modificata in conseguenza del sisma d’inizio ‘700. Solo il robusto campanile a pianta quadrata sopravvive quale emergenza inviolata. Coeva è la Chiesa di San Silvestro, ormai sconsacrata. Meritano attenzione per i loro corredi di stucchi la duecentesca Chiesa di Santa Chiara e il Convento dei Cappuccini, sorto molto più tardi, nel 1599. Il chiostro si fregia al centro di un pozzo poligonale costruito in pietra della Majella. La Chiesa di San Rocco ha mantenuto saldamente il proprio impianto medievale, esaltato da sontuosità barocche e da una coppia di archi ogivali che testimoniano il perdurare in loco del tardo-gotico trecentesco.

Palazzo Vitacolonna rappresenta la vetta estetica del’architettura civile vigente in Guardiagrele, realizzata nel XVIII secolo integralmente in mattoni. La facciata richiama gli stilemi rinascimentali orientando tutti gli sguardi sulla lunga balconata su mensole che la percorre, inoltre è impostata su tre distinti livelli che interessano i negozi e le botteghe, finestre semplici e il piano nobile, che custodisce Leda e il cigno, birichino dipinto a metà Ottocento da Francesco Maria De Benedictis. L’imponente scalone a volte rampanti segue invece i dettami del barocco napoletano e si posiziona su un pavimento in opus spicatum. Sulla falsa riga fanno degna presenza Palazzo De Lucia (XVI secolo), Palazzo Elisii (XV-XVIII secolo) e tanti altri omologhi come Palazzo Marini (sede trecentesca della Zecca Guardiese).

Guardiagrele ha un’economia molto attiva sul territorio, che spazia incontrando successi in più comparti: l’artigianato è preminente sotto un’ottica prettamente tradizionale, resistono infatti le lavorazioni del ferro battuto, del rame e dei metalli preziosi, senza trascurare la manifattura del mobile rustico.

Eventi, sagre e manifestazioni

I risultati di tali finezze sono sotto gli occhi di tutti nell’annuale Mostra dell’artigianato artistico abruzzese ch’è un appuntamento fisso nei primi venti giorni di agosto dal 1970. In ambito agricolo assai copiosa è la produzione sia di olio che di vino in virtù dell’estesa (e generosa) superficie coltivabile in cui si inserisce peraltro un’apicoltura florida.

Il turismo è fomentato dalle tante attrazioni architettoniche, naturalistiche e artistiche, considerando poi il distribuirsi ragionato di plurimi eventi dedicati al folklore locale e spesso correlati alla celebrazione religiosa, vedesi le feste patronali in onore di San Donato e Sant’Emidio con tanto di processione e sfilata delle conche, la Festa di San Nicola Greco la terza domenica di maggio (vi si include la venticinquennale processione del sarcofago del Santo) e infine la Festa di San Rocco e Santa Maria del Popolo la seconda domenica di ottobre.

In tutte queste belle occasioni aggregative si gusta in compagnia qualche perla della produzione dolciaria e pasticcera, in prevalenza torrone, marzapane e amaretti, con le famose sise delle monache a primeggiare. D’altronde, le paste fresche di pan di spagna con tripudio di crema e zucchero a velo sono un chiaro invito alla tentazione.

Come arrivare a Guardiagrele

Percorrere l’Autostrada Adriatica A14 verso Ancona, uscire a PescaraOvest/Chieti, imboccare successivamente la SS 81 e procedere fino a Guardiagrele; dalla stazione ferroviaria di San Vito – Lanciano o Pescara bisogna proseguire con gli autobus di linea extraurbana; l’aeroporto di riferimento è quello di Pescara, che dista dal borgo soltanto 37 km.

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