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Chieti (Abruzzo), cosa vedere tra Chieti Alta e Chieti Scalo

Chieti, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Salace mix di architettura, arte, storia e innovazione, Chieti è la città eletta dell’Abruzzo, uno straordinario borgo espanso che gode di un’esemplare equidistanza fra mare e montagna, posto sulla sommità di un colle che va fiero del suo ruolo, quello cioè di ergere oltre la linea dell’orizzonte uno dei più antichi agglomerati urbani dello Stivale, perla di un territorio che fa l’occhiolino alla Riviera adriatica sapendo di essere altresì prossima alla Majella e al Gran Sasso, scorci paesaggistici fenomenali.

Come molte realtà comunali, Chieti svela un doppio profilo essendo suddivisa in Chieti Alta e Chieti Scalo, nucleo storico e parte moderna che costituiscono in breve i due lati di una stessa lucida medaglia.
Città proverbialmente attraversata da forti venti per tutto l’anno, fa comunque buon viso a cattivo gioco volgendo a suo favore un clima in verità molto gradevole, mitigato dalle brezze e rinfrescato da piogge mai troppo abbondanti né avare d’acqua. Insomma, vi sono obiettivamente tutte le condizioni per un soggiorno comodo in qualunque stagione e questo è un fatto già provato.

Storia

Sulla storia teatina ci sarebbe da divagare non poco, scindendo due prospettive, quella del viatico reale e quella che esplora la fascinazione mitologica. Leggenda vuole che a fondare la vetusta Teate nel lontano 1181 a.C. fu niente meno che l’invincibile eroe acheo Achille: anche solo crederlo risulta affascinante, eppure si tratta di qualcosa di impalpabile, epico ma assai lontano come verità effettiva. Varie ipotesi coincidono riguardo l’anno di fondazione e le origine greche, ma furono i Romani a dettare senza dubbio lo sviluppo di quello che era nato come avamposto crescendo in qualità di villaggio prima di assumere la conformazione di borgo.

Allora Teate Marrucinorum apparteneva appunto al popolo dei Marrucini, nemici dei condottieri latini riconvertitisi presto in alleati fedeli dell’Impero nelle lotte contro invasori esterni quali Pirro, i Galli e Annibale. Teate si emancipò dunque a Municipium, arricchendosi di nuovi edifici e diventando dopo pochi battiti di ciglio importante centro economico di quella parte d’Italia interessata al tempo da numerosi e variegati traffici. Crollato l’Impero, subentrarono i Longobardi e successivamente i conti normanni, con relativo interessamento della Chiesa e, a distanza di anni, di Angioini e Aragonesi, sotto i quali Chieti conobbe un notevole impulso a più livelli cittadini.

Dal ‘600 in poi, l’urbano destino fu suscettibile di alti e bassi ma seguendo una linea di evoluzione che non risentì più di tanto dei vari passaggi di proprietà e acquisizioni, approdando austera al Risorgimento che vide Chieti protagonista del suo destino, forgiato nel corso dell’Unità d’Italia. Nell’era fascista e durante la Seconda Guerra Mondiale, la città ebbe il ruolo di cassa di risonanza per alcuni fatti storici di rilievo, il processo Matteotti nel 1926, la sua dichiarazione di Città Aperta e la permanenza nel settembre del 1943 di alti ufficiali come Pietro Badoglio.

Cosa vedere a Chieti

Tenendo conto del suo passato dalle origini a oggi, Chieti ha la possibilità quotidiana di mostrare al turista incredibili vestigia, invitandolo al tour immersivo del suo centro miliare nel quale vie e corsi si portano dietro edifici di lustro, resti prestigiosi e strutture davvero eleganti.

Un tesoro che nel suo insieme è piuttosto ben conservato, anche parlando di aree archeologiche e principesse ecclesiastiche, abbondanti in un abitato che conta oltre 50.000 residenti. Percorrere Corso Marrucino e le vie che si intersecano approdando a Piazza Trento e Piazza Trinità fino a Piazza Gian Battista Vico dà un chiaro senso alle passeggiate che preludono le visite ai vari monumenti, in primis la Cattedrale di San Giustino.
Beh, lei non ha proprio bisogno di presentazioni essendo la chiesa più antica, la grande vecchia della famiglia ecclesiale la cui costruzione risale al X secolo. Un po’ barocca e neogotica esternamente, dispone di un ambiente a triplice navata e il suo apice si rivela indubbiamente la suggestiva cripta gotica suddivisa a volte a crociera. Gli affreschi all’interno e il mastodontico campanile in facciata ricamano una bellezza frutto di meditati restauri succedutisi per tutti i secoli di vita della Cattedrale, quindi è figlia, una volta tanto, dell’attenzione che l’essere umano può riservare al patrimonio ereditato dagli avi.

Il luogo sacro secondo per importanza è la Chiesa di San Francesco al Corso, datata XIII secolo, che a differenza del Duomo ha una sola navata: vari stucchi di Giovanni Battista di Gianni abbelliscono gli interni, scanditi anche da tele di Ercole Graziani. La struttura è riconoscibile da lontano per la sua cupola distintiva. A conservare un’apodittica veste medievale è la Chiesa di Santa Chiara, anch’essa a navata unica ed ex monastero delle clarisse.

Di maggior valore simbolico, la Chiesa di San Domenico degli Scolopi presenta un più cospicuo corredo artistico e plurime effigi araldiche riferibili ad allegorie sacre che raccontano episodi cruciali della Bibbia, avvalendosi anche di affreschi (fra i più celebri vi è quello che ritrae la Cacciata dal Paradiso Terrestre di Adamo ed Eva). Esemplari la pala di San Giuseppe Calasanzio, opera di Giacinto Diana, il pulpito intarsiato in radica e l’altare in marmo policromo, il tutto suggellato dalla presenza di un organo settecentesco.

Per visitare tutti gli edifici di culto ci vorrebbero settimane e vale veramente la pena se si pensa che lo stuolo è fitto come non mai, con opere architettoniche che sembrano volersi superare continuamente, parliamo delle chiese di Sant’Anna, Sacro Cuore, San Giovanni Battista e Sant’Agostino, proseguendo con la Chiesa di Sant’Agata ricca di elementi medievali (cuspidi, rosone e portale gotico), la Chiesa della Santissima Trinità con il bell’altare ligneo di Fabrizio De Fabritiis e la Chiesa di Santa Maria de Civitellis con la sua controfacciata esponente il dipinto di Donato Teodoro raffigurante La caduta di Lucifero.

Ai grandi edifici si uniscono quelli più piccoli ma non meno degni di essere visitati, e fra questi si devono menzionare le chiese di Santa Lucia, Sant’Eufemia, Santa Maria degli Angeli e Madonna delle Piane, in armonia con la Parrocchia di San Martino Vescovo e il Tempietto di Santa Maria del Tricalle.

Questo caleidoscopio sacro appare molto edificante nell’ottica di una visita programmata a Chieti, ma ciò è niente in afferenza all’altro piatto della bilancia, che pesa e tanto ospitando l’arcaica magnificenza dei regali palazzi civili disseminati ovunque.
L’opulenza della Villa comunale si traduce in uno stabile tipicamente neoclassico, il cui spazio esterno appare eclatante, diviso in terrazzamenti dove trovano posto armonioso un giardino all’italiana, una piccola ma imponente foresta, differenziati altri spazi verdi e una scenografia di fontane e siepi che hanno contribuito a far guadagnare al complesso il titolo di “meraviglia italiana” conferito dal Forum Nazionale dei Giovani.

Di ottimo gusto sono poi gli altri edifici sontuosi che prendono i nomi di palazzi prestigiosi, Palazzo Fasoli (di cui colpiscono decisamente i balconi al piano nobile), il novecentesco Palazzo della Banca d’Italia, Palazzo della Camera di Commercio e poi l’OND (di matrice fascista), il Majo, il Tribunale, il Toppi e Palazzo Martinetti Bianchi, tutti ammantati di un magnetismo che ipnotizza letteralmente i turisti, i quali a quel punto decidono di trascorrere una mezza giornata esplorando ambienti o anche solo il perimetro, entro cui le foto si sprecano.
Sì, Chieti è una città da fotografare, immortalare con gli occhi e con il cuore, leggendola con anima e sentimento, quel sentimento di cui una buona fetta esige la contemplazione dell’antica Esedra della pescheria, Palazzo Zambra e Palazzo Lepri.

Vestigia militari si riscontrano nell’unica porta medievale rimasta in piedi, ovvero Porta Pescara, nella storica Caserma Spinucci e nelle due torri che svettano alte, Torre dei Toppi e la Torre del Palazzo Arcivescovile. Come detto inizialmente, è in epoca romana che Chieti avviò la sua urbanistica espansione, ecco or dunque svelarsi il fulcro d’incipiente civiltà, il tesoro latino che scopre meraviglie, l’anfiteatro romano della Civitella di forma ellittica e continua risorsa archeologica, il teatro, le terme e i templi. Bella sopra e… bella sotto: Chieti possiede un volto sotterraneo, una seconda città sotto la città principale, un grembo ipogeo nato per ospitare cisterne d’acqua e in parte utilizzato per dare rifugio alla popolazione durante i violenti bombardamenti susseguitisi in piena Seconda Guerra Mondiale.

La ricchezza di manifesta a Chieti in moltissime altre forme: sotto il profilo culturale, punto di riferimento è l’Università Gabriele D’Annunzio, frequentata ogni anno da migliaia di studenti; da vedere senza indugiare il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo La Civitella e la Pinacoteca provinciale Costantino Barbella, non dimenticando il Museo di Storia delle Scienze Biomediche, un po’ più elitario ma egualmente godibile.

Eventi e manifestazioni a Chieti

Chieti va vissuta da ogni prospettiva, specialmente quella annoverante le coinvolgenti tradizioni folcloristiche che hanno luogo in determinati periodi dell’anno. La manifestazione più celebre consiste nella Processione del Venerdì Santo, di origine cinquecentesca, ma si fa riconoscere anche il Maggio teatino, che include tanti eventi, la festa patronale in onore di San Giustino, rievocazioni medievali e sfilate in costume.

Non possono mancare ovviamente il pomposo Carnevale, l’Infiorata del Corpus Domini e il partecipatissimo Presepe Vivente. Nell’arco di questi appuntamenti attesi, la buona cucina sprizza entusiasmo da tutti i pori, così ecco serviti in un tripudio di goduria piatti tipici locali, le sagne a pezze, le pallotte cace e ove e la prelibata cicerchiata teatina.
Chieti ha mantenuto un buon rapporto con il cinema, basti sapere che la città ha fatto da location ad alcune pellicole come "Sciopèn"(vincitore del Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 1982) e "Via Paradiso", entrambi diretti da Luciano Odorisio.

Come arrivare

In auto occorre percorrere l’autostrada A14 Adriatica e uscire a Pescara Ovest se si arriva da Nord, mentre se si parte da Roma val bene prendere l’autostrada A25 fino all’uscita di Chieti.
La stazione ferroviaria si trova a Chieti Scalo, precisamente in Piazzale Marconi e vi arrivano i maggiori treni nazionali in partenza dalle grandi città del Belpaese.
In aereo si atterra all’Aeroporto d’Abruzzo sito a Pescara, 14 km dalla località.
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