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Misterbianco (Sicilia): la storia e le attrazioni della cittą ai piedi dell'Etna

Misterbianco, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Quando si parla di Misterbianco, occorre subito premettere la sua profondità strutturale e capienza abitativa che, a fronte di oltre 49.000 anime, lo rendono comune dall’accentuato carattere entro la città metropolitana di Catania.

In ambito storico è la tragedia ad avere forgiato i suoi albori di piccolo paese posto alle pendici dell’Etna: proprio il vulcano giocò un bruttissimo scherzo ai Misterbianchesi nel marzo del 1669, dopo violente scosse di terremoto purtroppo causa di un’eruzione inimmaginabile le cui lingue di lava incandescente si abbatterono sull’abitato distruggendolo completamente, a eccezione di una piccola casa con due cisterne, un querceto, il campanile della Chiesa Madre, resti di mura della Chiesa di San Nicolò e la chiesetta rurale della Madonna degli Ammalati. Anche le antiche Terme Romane, che si trovano in Piazza della Resitenza in centro, sembrano essersi miracolosamente salvate dalla lava, anche se il loro stato di conservazione è piuttosto precario.

L’esodo riguardò 3.656 sopravvissuti destinati a sparpagliarsi per i paesi siculi, tuttavia una frangia di essi s’impose di ricostruire il borgo rimanendo fedeli all’impianto architettonico originale. E quasi ad esorcizzare il pericolo, ancora presente, del grande vulcano, tra la periferia ovest di Misterbianco e la vicina Paternò è stato creato il parco a tema e acquatico di Etnaland dove passare in modo spienserato le calde giornate estive della piana di Catania.

La Misterbianco attuale è dunque una proiezione pressoché perfetta che ha scacciato i demoni dell’antica calamità, con la differenza che la località presente ha ora una moltitudine di abitanti gioiosi e abbondanza di edifici religiosi (la Sicilia è fra le regioni più devote al culto cattolico): la Chiesa di San Nicolò incarna lo spirito della vecchia Chiesa Madre e ne ricalca specularmente la linea, campanile in facciata compreso.

La Chiesa Matrice ha acquisito nuove e più sciantose spoglie, ostentate specialmente nella bianca facciata in stile romanico, nelle colonne e nei capitelli, nei rosoni e nei fregi, offrendosi all’ammirazione dei visitatori letteralmente in pompa magna, consapevole di essere in loco l’opera obiettivamente più eclatante con i suoi 44 metri di altezza, 51 di lunghezza e 22 di larghezza, dimensioni incapaci di mentire.

Menzionate le strutture più corpose, si farebbe un torto al corpus cittadino se non si citassero anche le chiese di San Giuseppe, Sant’Orsola, Sant’Angela Merici, Del Carmine e di San Carlo Borromeo, rimpinguando la lista già cospicua con la Cattedrale Santa Maria delle Grazie, la Chiesa Santa Bernadette, quella del Beato Cardinale Dusmet o di San Massimiliano Kolbe, tutte degne di comparire in un elogio alla beltà unica della località siciliana.

La sua natura di paese contadino rispettoso delle proprie origini e tradizioni non ha impedito, tuttavia, a Misterbianco di progredire economicamente emancipandosi da sito agricolo basato essenzialmente sulla produzione di grano, arance e uva a eclettico epicentro di commercio, lungimiranza edile, operosità industriale e fucina metalmeccanico-chimica.

La sua fortuna moderna è dettata dalla sussistenza della tangenziale di Catania, un’autentica manna che ne attraversa il territorio comunale garantendo una miriade intrinseca di collegamenti in grado di favorire contatti continui e fruizione di merci con altri centri dell’isola, soprattutto in zona orientale.

L’espansione commerciale non inficia, peraltro, la vena artigiana locale, ramificata in attività pregiate che spaziano dalla lavorazione metallurgica alla modellazione della ceramica, del marmo e della pietra lavica, materiali molto difficili da malleare per loro costituzione: in breve, si parla di 3.278 imprese di cui 1.242 commerciali e solo 392 di stampo agricolo.

Districandosi fra le maglie di questa fitta rete di evoluzioni, si ha modo di distinguere le vere leve primigenie, frutto di un passato curato da generazioni di prodigiosi cultori dell’essenza isolana, la cui arte traspira in primis la buona cucina dei sacrosanti antenati. Le tipicità di Misterbianco sono leccornie il cui gusto è rimasto nel tempo inalterato, specchiandosi in squisite eccellenze quali il coniglio alla cacciatora in agrodolce con vin cotto, “pasta alla norma” e pasta corta con purea di fave, conosciuta con il nome dialettale di “u maccu cu curadduzzu”.

Si potrebbe proseguire per due giorni nell’elencare altri piatti inebrianti, ma in tal sede non si pensi che alchimie culinarie quali tonnina con la cipolla, pepata di cozze o dolci come le “raviole alla ricotta e vin cotto” possano interessare al turista (l’ironia è qualche volta d’obbligo) di passaggio, poi costretto a rincasare con tanta nostalgia, altrettanta opulenza e soave sollazzo.

A Misterbianco è possibile non soltanto nutrire il fisico bensì anche la mente, poiché qui la cultura proprio non manca e ne è un esempio lampante la collezione privata di carretti siciliani che rimanda ad anni di duro lavoro e fatica nonché all’arte popolare. Questi attrezzi ridondano agghindati e adeguatamente variopinti nelle feste di paese e nelle occasioni aggregative folcloristiche, rappresentate piuttosto dall’autoctono “Carnevale dei costumi più belli di Sicilia”, dalla festa settembrina dedicata al culto della Madonna degli Ammalati e dalla commemorazione delle vittime dell’eruzione presso l’”Aliva Mpittata”, vale a dire l’ulivo imponente che diede rifugio ad alcuni sfollati di quel tempo.
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