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Donnalucata (Sicilia): la visita al borgo e le spiagge della Marinella di Montalbano

Donnalucata, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Della fascinosa isola siciliana non solo i comuni risultano degni di lode, ma persino le più piccole frazioni, le cui bellezze non vanno assolutamente sottovalutate. Fra queste si inserisce la favolosa Donnalucata, località presso Scicli inscritta nella provincia di Ragusa – all’estremo sud della regione - e animata da 3.235 abitanti.

Tale frazione prende il nome dalla “sorgente a ore” scoperta dal cartografo arabo El Edrisi: nella relazione inviata al sultano Saladino, egli raccontò di una fonte capace di sgorgare cinque volte al giorno, a ore precise. Donnalucata corrisponde al nome di derivazione latina di questo fenomeno naturale.

Nel paese, si noti, sono state girate alcune scene della serie “Il commissario Montalbano”, soggetto televisivo tratto dai capolavori letterari dello scrittore Andrea Camilleri. La scelta di questa location (chiamata come Marinella n.d.r.), tra le altre, è certamente dovuta all’incantevole vista sul mare, composta da una costa fatta di chilometriche spiagge di sabbia fine e piccoli porti dove il tempo sembra essersi adagiato, meditante sulle barche dei pescatori e sulle folle di turisti che accorrono durante la stagione estiva.

Tutto ciò si palesa frutto di una storia che albeggia nell’età greca e si srotola principalmente alla fine dell’XI secolo, quando Donnalucata si pose come motivo di scontro fra Normanni e Saraceni, che se la contesero per lunghi anni. Nel 1091 ecco la svolta: secondo i Codici Sciclitani, una grande battaglia contrappose un piccolo esercito di Cristiani, guidati dal conte Ruggero D’Altavilla, ai più numerosi Mori dell’emiro Bell Khan, risolvendosi con l’inaspettata vittoria dei primi grazie all’intervento della Madonna, apparsa all’improvviso su un cavallo bianco.

Le leggende, ovviamente, si rincorrono e sovrappongono, foraggiando comunque il culto in una terra che omaggia quotidianamente l’apparato sacro: in segno di ringraziamento per l’apparizione della Vergine Guerriera, venne eretto un Santuario (dove si dice fosse custodita persino la pietra con l’impronta del piede della Signora), che andò distrutto da un terremoto nel 1693, salvo essere prontamente ricostruito nel 1721. La costruzione di maggior rilievo, però, vede la luce nell’’800 e perdura ancora oggi: parliamo del Palazzo Mormino Penna, eretto contestualmente a Villa Penna, sito a nord del paese, e precisamente all’incrocio fra via Villa Gori e via Regina Margherita.

Il palazzo, in alcune altalenanti circostanze adibito anche ad asilo quale sede provvisoria, si compone di pietra calcarea, adotta uno stile tipicamente neogotico e indossa esternamente un rosso molto acceso che si fa naturalmente notare; in passato annoverava un grande giardino coltivato con piante peculiari della macchia mediterranea, delimitato da un recinto in ferro. L’edificio ha subito alcuni cambiamenti che oggi si adattano alla modernità dell’epoca odierna: si contano vari uffici di proprietà dell’Amministrazione comunale al piano terra, mentre al primo ampie sale di largo respiro sono preposte a ospitare eventi di vario tipo, mostre e manifestazioni; il giardino ha abbandonato la sua primigenia funzione e adesso è suddiviso in un’area per bambini, un cinema all’aperto, un parco e un ingresso interamente pavimentato.

La produzione della succitata serie de “Il commissario Montalbano” ha ambientato proprio in questo stabile parte dei due episodi intitolati “Il cane di terracotta” e “La forma dell’acqua”, ubicando all’interno i locali del commissariato di Vigata. Altre costruzioni di rilievo nella zona sono la Chiesa Madre di Scicli e la Chiesa della Madonna dell’Assunta, ultimata nel 1885.

Il folklore si manifesta principalmente nella Festa patronale dedicata a San Giuseppe: celebrata il fine settimana antecedente la ricorrenza ufficiale, questa sacra manifestazione ha la sua apoteosi nella “Cavalcata”, una variopinta sfilata di cavalli agghindati cospicuamente da gualdrappe di violacciocche e foglie di palma, campanacci e sonagliere, a simboleggiare la fuga di Giuseppe e Maria incinta in Egitto. I pingui destrieri si muovono in corteo visitando le contrade, dove gruppi di ragazzi fanno a gara per accendere il falò (u pagghiaru in dialetto locale) più grosso, tentando inoltre di spegnere quelli dei rivali.

Alla sera, i fuochi si prestano a grigliate alle quali tutti partecipano. Seguono processioni, funzioni sacre, spettacoli pirotecnici e la divertentissima “Cena”, un’asta di oggetti donati dai parrocchiani e i cui proventi vengono destinati alla parrocchia. Altro richiamo aggregativo è dato dalla Sagra della Seppia, nella quale vengono proposti menù interamente a base di seppia pescata al largo di Donnalucata e poi cucinata rispettando le tradizionali ricette dei marinai. La località vive di turismo e pesca, ma anche l’agricoltura in serra influisce sensibilmente sull’economia autoctona grazie alla produzione di ortaggi, verdure di vario genere e fiori.
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