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Corleone (Sicilia): la visita ai castelli della cittą ed ai suoi monumenti

Corleone, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

In provincia di Palermo sorge uno dei comuni siciliani di maggior attrattiva turistica sia a livello architettonico che paesaggistico: parliamo di Corleone, paese che conta 11.000 abitanti disposti in quasi 23.000 ettari, ciascuno dei quali contenitore di meraviglie che nell’isola sicula fanno eco. E' vero forse il centro è oggi conosciuto per le vicende relative alla mafia e alle notizie di cronaca nera, ma in realtà il borgo ha tantissimo da offire agli appassionati di viaggio.

La sua posizione suscita invidia a livello geologico poiché posta in una conca coronata da rocce calcaree entro uno scenario favolistico, ebbro di poesia e suggestione. In tale contesto s’ergono fieri due strutture testimoni della storia, ovvero il Castello sottano e quello soprano, ai piedi del quale lussureggia la famosa Cascata delle due Rocche, resa tale dal salto del torrente San Bernardo e sfociante in un piccolo, incantevole laghetto.

Mille e più di questi fantastici scorci vanno a comporre l’hinterland del paese come le note di un pianoforte compongono una dolce melodia, cosicché Corleone ha acquisito nel tempo blasone per una crescente bellezza ch’è il risultato della sua conformazione, data dal fatto di essere un sito archeologico ancora tutto da scoprire.

Il segreto sta nell’origine piuttosto misteriosa della località, non semplicemente assorbibile alla storia delle incursioni arabe nel sud Italia: le radici sono da ricercarsi ben prima dell’840, risalendo in realtà addirittura alla preistoria. La sua cultura di polis, a ogni modo, trasuda commistioni di cui si fanno autrici popolazioni saracene, bizantine e normanne, che acuiscono la natura piacevolmente ibrida di Corleone.

Nonostante il suo carattere “bastardo” (ma non lo si recepisca come un insulto), il paese ha esplicitamente posto il suo credo entro i confini del Cattolicesimo, tanto che le numerosissime strutture religiose presenti nell’abitato hanno contribuito a forgiare la nomea nota come “il paese dalle cento chiese”: elencarle tutte costituirebbe un semplice esercizio di stucchevole scrittura; basti invece evidenziare il fatto che ognuno di questi edifici è in grado di sintetizzare stili e culture dall’estetismo ammirevole, capace di suscitare l’istinto di contemplazione negli autoctoni, molto legati alla fruizione ecclesiastica.

Se proprio dobbiamo far emergere qualche valido esempio fra le cento gemme, si citino allora il Convento dei Cappuccini, il Monastero del Santissimo Salvatore, la chiesa di Sant’Agostino e quella di San Domenico.

Non solo chiese, comunque, ma tanta ispirazione medievale riscontrabile direttamente nel centro storico. Oltre i confini urbani, come prima detto, le attrattive naturalistiche vanno a sommarsi a un precedente, introduttivo orpello di beltà complessiva: le rocche Soprana e Sottana formano insieme i celeberrimi Faraglioni di Corleone, custodi di una fortificazione saracena in parte conservata; che dire poi della Gola del Drago, allettante anche dal punto di vista speleologico, o del Bosco della Ficuzza, consigliabile agli amanti della natura almeno quanto la Rocca Busambra, il Monte Jato e la Rocca d’Entella.

Le suddette citazioni sono sinonimo del fatto che Corleone conta ben 6 aree d’interesse fra le 14 indicate dall’Azienda provinciale per il Turismo di Palermo, nonché da Legambiente, WWF e Lipu. Si tratta in sintesi di un ecosistema rappresentato da equilibri delicati, mantenuti tali da una geometria flora-faunistica in cui fanno da padrone specie feconde quali cervi, cinghiali, istrici e marmore, oltre a una vastità incalcolabile di altri esemplari non difficili da avvistare.

S’intuisce che l’attività prevalente a Corleone è l’agricoltura, unita ad altre operose predisposizioni a basso impatto ambientale ed epurate dalla consueta aggressività di cui è portatrice diretta l’industrializzazione: qui impera piuttosto un florido artigianato locale perpetrato nel tempo dalle vecchie generazioni, specifico nel campo della tessitura, dei pizzi e dei merletti. La cultura è inscritta in una prospettiva museale molto curata, il cui massimo esponente è il Museo Civico Comprensoriale “Pippo Rizzo”.

La cultura, si sa, è anche tradizione e folclore, che trasudano da svariate sagre rionali e, come immaginabile, da copiose processioni come quella del Venerdì Santo e quella del Corpus Domini (in voga dal 1594), senza dimenticare la corsa di San Leoluca, il protettore del paese. Si aggiungano le manifestazioni pasquali, la festa dell’Assunta ad agosto, la celebrazione di San Bernardo da Corleone a gennaio e Santa Lucia a dicembre.

In risposta alle accuse di essere ricettacolo di esponenti di Cosa Nostra (in effetti le origini di molte cosche sono riscontrabili qui), Corleone ha acquisito il titolo di Capitale Mondiale della Legalità, in virtù delle numerose campagne sociali contro la criminalità e del CIDMA, vale a dire il Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e Movimento Antimafia, custode di vari atti evinti dai maggiori processi e testimonianza esemplare del duro lavoro e sacrificio dei giudici Falcone e Borsellino, unitamente a una classe magistrata dedita alla dedizione verso il proprio paese.
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