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Le foto di cosa vedere e visitare a Tikal

Tikal (Guatemala), la pił grande delle antiche cittą Maya in rovina

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Imponenti piramidi svettano sulla volta della giungla catturando la luce del sole, scimmie urlatrici si dondolano chiassose sui rami degli alberi secolari, mentre pappagalli colorati saltano in qua e in là emettendo grida rauche: benvenuti a Tikal, la più estesa delle antiche città in rovina della civiltà Maya. L’aspetto maggiormente straordinario di questo luogo, situato nella parte settentrionale del Guatemala, all’interno del dipartimento di Peten, è costituito dai suoi ripidi templi, alti quasi 45 metri, ma a renderlo particolarmente affascinante rispetto ad altre celebri rovine come ad esempio quelle di Copan, Itza e Uxmal, è la sua localizzazione, che vede Tikal sorgere nel bel mezzo della giungla.

Inserito tra i patrimoni mondiali dell’umanità dall’UNESCO nel 1979, il sito è stato oggetto di un accurato restauro, durante il quale i suoi complessi sono stati ripuliti dagli alberi e dai rampicanti che, col passare dei secoli, si erano appropriati di questa meraviglia.

Tikal svetta su una bassa collina che appare evidente salendo la strada di accesso alla Gran Plaza. I maya vi si stabilirono intorno al 700 a.C., quando scelsero questo luogo a dispetto del circostante insalubre terreno paludoso. Nei primi 200 anni i maya di Tikal avviarono la costruzione di strutture cerimoniali in pietra, tanto che intorno al 200 a.C. vi era già un importante complesso di edifici sul sito dell’Acropolis del Norte.

Dopo secoli di splendore, la grandezza di Tikal si incrinò definitivamente nel X secolo, quando a causa di motivi ancora non ben precisati la città si spopolò ed i maya abbandonarono definitivamente queste pianure. Nonostante l’estemporaneo passaggio di qualche missionario spagnolo, le rovine rimasero sepolte dalla giungla fino al 1848, anno in cui il governo guatemalteco inviò una spedizione guidata da Modesto Mendez e Ambrosio Tut per ispezionare il sito, riportato al suo antico splendore nel 1956 con una prima fase di restauri.

Le rovine di Tikal sono immerse all’interno dell’omonimo parco nazionale, una riserva di 550 chilometri quadrati che comprende migliaia di complessi risalenti all’epoca maya; il cuore della città si estende su un’area di 16 chilometri quadrati dove sorgono più di 4.000 strutture, più o meno conservate. La strada da Flores entra nel parco nazionale una ventina di chilometri a sud delle rovine, dove si paga il biglietto di ingresso e si può visitare il centro visitatori, all’interno del quale comprare libri, guide, souvenir, video e beni di prima necessità. Nei pressi del centro visitatori ci sono gli alberghi di Tikal, una zona adibita a campeggio, alcuni piccoli comedores, due musei e una pista di atterraggio in disuso. Da qui si raggiunge la Gran Plaza camminando una mezzoretta in direzione sud-ovest.

Il sentiero arriva nella zona della Gran Plaza girando attorno al Tempio I, il Tempio del Gran Jaguar, un enorme edificio costruito nel 734 in onore del re Luna Doppio Pettine che qui è stato sepolto. Il vasto corredo funerario comprendeva lische di pastinache, quasi 200 bellissimi oggetti di giada e un centinaio di pezzi di osso incisi con geroglifici e perle, mentre sulla sommità del tempio, ad un’altezza di 44 metri, vi è un piccolo recinto con tre stanze coperte da una falsa volta.

Esattamente di fronte al Tempio I si erge l’altrettanto splendido Tempio II, leggermente più basso del precedente, da cui si accede all’Acropolis del Norte, dove gli archeologici hanno scoperto oltre 100 strutture diverse, la più antica delle quali ha dimostrato che la zona era già abitata intorno al 400 a.C. Sullo stesso lato della plaza su cui si trova l’Acropolis del Norte ci sono due file di stele, posizionate con lo scopo di ricordare le grandi imprese dei re di Tikal e di rendere sacra la loro memoria.

... Pagina 2/2 ... A nord del Tempio II c’è la Plaza Oeste, delimitata da un grande tempio del tardo periodo classico e dal Tempio III, alto 55 metri ed attualmente senza copertura; spingendosi verso la strada rialzata Tozzer, una delle numerose vie sacre costruite tra i complessi dei templi per motivi astronomici ed estetici, si nota invece il Tempio IV.

Tra le zone più misteriose di Tikal spicca l’Acropolis Central, una sorta di intricato labirinto da molti ritenuto un palazzo residenziale in cui vivevano i nobili della città. Nel corso dei secoli la configurazione delle sale fu ripetutamente modificata, facendo pensare che questo “palazzo” in realtà fosse la residenza di una famiglia nobile o reale, di volta in volta cambiata per adattarla alle diverse esigenze delle nuove comunità.

Tornando alla Gran Plaza e proseguendo verso sud si arriva all’Acropolis del Sur, dominata dal Tempio V, alto 58 metri e costruito intorno al 600 d.C., da cui si scorge la Plaza de los Siete Templos, la “Piazza dei Sette Templi”, contraddistinta dalla presenza di sette piccoli edifici realizzati l’uno vicino agli altri nel tardo periodo classico.

Circa 400 metri a sud-ovest della Gran Plaza c’è El Mundo Perdido, “Il Mondo Perduto”, un vasto complesso comprensivo di 38 strutture dominato da un’enorme piramide posta al centro. A differenza del resto di Tikal, dove le costruzioni del tardo periodo classico furono edificate su quelle dei periodi precedenti, El Mundo Perdido presenta edifici di molte epoche diverse, da quella preclassica, a cui si fa risalire la piramide, al tardo periodo classico, a cui viene datato il Templo de las Calaveras, il “Tempio dei Teschi”. Un’altra peculiarità che contraddistingue il complesso è legata alla piramide, che presenta 4 facce ognuna delle quali decorata con un proprio stile diverso dagli altri, mentre alcune gallerie scavate dagli archeologici al suo interno hanno rivelato l’esistenza di quattro piramidi dello stesso tipo sotto la facciata esterna.

Oltre alle visite di carattere archeologico, presso il sito di Tikal si possono praticare numerose altre attività all’aria aperta. Tra queste in molti prediligono il birdwatching, tramite il quale si avrà modo di fare una panoramica sulle oltre 300 specie di volatili che popolano la giungla del parco nazionale, dove vivono tra gli altri tucani solforati, martin pescatore, aironi azzurri, aironi tigrati, manachini capirossi e manachini colli bianchi. Nei pressi dei bacini d’acqua, invece, si concentrano numerose specie di falchi, ma anche colibrì, tacchini ocellati, pappagalli e perrochetti aztechi. Da non perdere infine l’emozionante escursione di circa un’ora da compiere sospesi sulla canopea con un’imbragatura lungo decine di cavi che consentono di spostarsi dalla cima di un albero all’altra lungo un percorso di oltre 300 metri.

Non esiste una stagione sconsigliata per visitare Tikal, anche se l'estate, che si protrae da metà maggio a metà ottobre, coincide con la stagione delle piogge, che rendono più difficili i percorsi su strade non asfaltate nel bel mezzo della giungla; la stagione secca, invece, va da novembre ad aprile e individua un periodo dal caldo piuttosto opprimente in tutta la zona. Di conseguenza l’ideale è partire in primavera o in autunno, quando le temperature sono gradevoli, nell’ordine dei 27/28 gradi, e le precipitazioni generalmente scarse.

Prima di pensare ad entrare a Tikal bisogna innanzitutto raggiungere Flores o Santa Elena, servite da un piccolo scalo aereo gestito dalla TACA, l’unica compagnia aerea che effettua voli regolari da e per Città del Guatemala; una volta atterrati potete prendere una delle tante navette che ogni giorno fanno la spola con il sito archeologico. Se arrivate dal Belize, un taxi dal confine a Tikal vi costerà all’incirca 40 dollari americani.
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