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El Alto (Bolivia), la seconda cittą pił alta del mondo

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Per lungo tempo la tribù quechua che l’abitava chiamò la città “Alaj Pacha”, ovvero “terra in cielo”. In effetti a El Alto, città boliviana che mantiene tuttora un nome piuttosto significativo, la terra sembra essere un enorme piedistallo proteso verso le nubi, una grande piattaforma di lancio da cui spiccare il volo verso spazi sconfinati. Impossibile visitare El Alto senza emozionarsi: il grande centro abitato è stato incluso recentemente, da parte di Bootsnall.com, tra le cinque città d’alta quota più belle, grazie alla sua altitudine spettacolare di 4.150 metri.

Incastonata tra le montagne della Bolivia, nell’altipiano andino ai margini di La Paz, la città mette alla prova i viaggiatori più temerari e sconvolge le nostre abitudini da cittadini comodi, abituati a tutt’altre altezze. Per gli italiani le città ad alta quota sono generalmente villaggi: piccole borgate romantiche sperdute tra il paesaggio, con poche manciate di abitanti e un sapore suggestivo. Questa, invece, è una metropoli in piena regola, con una popolazione di 650 mila abitanti che ne fa la seconda località più popolata della Bolivia, dopo Santa Cruz de la Sierra.

Ma la piaga della povertà è ancora aperta a El Alto, che rimane una delle città più misere del paese, con la metà degli abitanti ridotta a condizioni di povertà moderata e un buon 67% che non riesce a soddisfare neppure le esigenze primarie. Basti pensare che circa 200 mila persone non possono accedere all’acqua potabile, soprattutto nei quartieri malmessi della periferia.

A differenza delle sue montagne, che sono state modellate e scolpite da secoli e secoli di storia, El Alto in quanto città non ha alle spalle una memoria molto lunga. Erano infatti i primi tempi del XX secolo quando vennero costruite le linee ferroviarie di La Paz-Guaqui, La Paz-Arica e la Bolivia Railway, che ricoprivano tutta la zona sovrastante la capitale. Il forte bisogno di manodopera richiamò un alto numero di operai, che iniziarono a vivere sul posto e diedero vita a una cittadella, cui si aggiunsero presto gli addetti ai cambi di treno e i capi stazione.
L’aggiunta della pista di atterraggio fece sì che anche alcuni aviatori vi si stabilissero: negli anni Cinquanta erano le due compagnie locali, la Braniff e la Panagra, a servirsi di quella pista per alcuni voli di linea.

Da subito gli abitanti dell’area capirono che il vero problema era la mancanza di acqua potabile. Questa materia preziosissima veniva trasportata qui dalla zona di Munaypata, a La Paz, mediante bidoni di latta, ma non tutti potevano permettersela. Il costo era elevato e si poteva ricorrere al baratto, ad esempio scambiando una tazza di caffè con una dose di acqua presso la stazione ferroviaria. Tra i personaggi di spicco che si adoperarono per affrontare la questione ci fu Enrique Hertzog, che in campagna elettorale promise di portare a El Alto dei carri pieni d’acqua, e una volta eletto presidente mantenne la parola data.

Anche recentemente la vita a El Alto ha conosciuto episodi difficili e tragedie. Nel 2003 e nel 2005 la città fu vittima della “Guerra del Gas”: gli abitanti, gli “alteños”, mobilitatisi per la nazionalizzazione degli idrocarburi, hanno marciato per le strade di La Paz e El Alto a decine di migliaia, paralizzando i centri e costringendo Carlos Mesa alle dimissioni. Si sono quindi svolte delle nuove elezioni che hanno portato al ruolo di presidente il leader dei manifestanti partiti proprio da El Alto, Evo Morales, il primo indigeno eletto a capo dello stato.

... Pagina 2/2 ...Ma fortunatamente la città ha ottenuto anche dei successi e dei riconoscimenti, come l’elevamento a rango di capoluogo nel 1975, e la recente nomina a capitale economica della Bolivia, grazie allo sviluppo crescente nei settori dell’industria e dei commerci.
Inoltre nel 1994 la diocesi di El Alto, creata da Papa Giovanni Paolo II, ha fissato come giurisdizione alcune province del dipartimento di La Paz, ovvero Los Andes, Ingavi, Manco Kapac, Omasujos, Camacho, Muñecas e parte di Murillo. Questo ha rappresentato il primo vero riconoscimento della città come ideale capitale del popolo andino in Bolivia.

A vivacizzare la El Alto di oggi c’è un vivace mercato, che si svolge regolarmente nella zona detta La Ceja, ovvero “il sopracciglio” in lingua spagnola, proprio nel cuore della città. Ma le zone importanti sono numerose, ad esempio Ciudad Satélite, Villa Exaltación, Villa Adela, Villa Alemania, Villa Dolores, El Kenko, Alto Lima, Senkata, Nuevos Horizontes.

Inoltre a El Alto ha sede l’ Universidad Pública de El Alto (o UPEA), che conta oltre 14 mila docenti, quasi 700 docenti e una ventina di diversi corsi di laurea. La storia dell’istituto comincia nel 1989, quando le autorità della zona decisero di stabilire una convenzione con la Universidad Mayor de San Andrés di La Paz, per l’inaugurazione di un’università con tre corsi nel settore tecnico. Nell’anno 2000 la comunità cittadina creò invece una sua sede universitaria personale e autonoma, e creò un comitato affinché l’iniziativa venne riconosciuta dalle autorità governative. Dopo alcuni contrasti l’università fu riconosciuta il 5 settembre di quell’anno, mentre la sua autonomia fu riconosciuta nel 2003. Cinque anni dopo, nell’ottobre del 2008, si instaurò un rapporto con la Sapienza di Roma, un protocollo d’intesa che vuole promuovere la condivisione di iniziative riguardanti lo studio, l’educazione e la formazione, favorendo lo scambio di esperienze, persone e saperi.

Un altro evento saliente, di carattere ludico, è l’annuale festeggiamento del carnevale, che coinvolge tutta la città di El Alto con rituali dedicati soprattutto alla madre terra. I partecipanti, in preparazione all’avvenimento, comprano fiori di ogni tinta e profumo, ma anche confetti coloratissimi, grandi e piccoli, e bottiglie di vino artigianale da usare tradizionalmente per bagnare i quattro angoli della propria casa o di un terreno, in segno propiziatorio. Non mancano i semplici palloncini e le bandierine e, naturalmente, le musiche popolari che accompagnano la sfilata dei personaggi mascherati.

Anche la creazione dell’aeroporto ha contribuito ad accrescere la fama e il benessere a El Alto. L’Aeroporto Internazionale di El Alto è infatti uno dei maggiori della Bolivia, insieme all’Aeroporto Internazionale di Viru Viru a Santa Cruz de la Sierra, e unisce il centro di La Paz ad altre località della Bolivia, dell’America Latina degli Usa e, con minore frequenza, del vecchio continente.

Giunti a destinazione ci si immerge in un clima molto particolare, condizionato dalla posizione geografica della città. I venti sono sempre presenti e soffiano con intensità elevata, e le precipitazioni si presentano quasi quotidianamente durante l’estate australe, mentre si fanno più rare in inverno. Le temperature sono sempre abbastanza basse, se confrontate con quelle delle città alla stessa latitudine: il valore medio è di circa 8,2°C, con sbalzi che vanno dai -4,7°C di luglio ai 17°C di dicembre, e l’escursione termica diurna è molto elevata.
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