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Tour tra le Ville Palladiane visitabili pił belle

Ci dispiace per gli americani: ma i loro simboli li abbiamo inventati noi. Non ci credete? Allora, ricordate che i jeans vengono da Genova. E la Casa Bianca, simbolo del potere a stelle e strisce, è il clone di una villa veneta. Per la precisione di una di quelle progettate da uno scalpellino, figlio di un mugnaio, nato a Padova nel 1508. Il suo nome? Andrea Palladio. E dopo di lui, l’architettura non è stata mai più la stessa. Si, perché questo umile artigiano è diventato il simbolo del classicismo, l’uomo che ha portato l’arte di costruire palazzi ai livelli sublimi raggiunti in altri ambiti, in quegli stessi decenni, solo dai padri dell’arte italiana: Michelangelo, Giulio Romano, Bramante. E le sue ville, le famose ville palladiane, appunto, sono Patrimonio dell’Umanità e concentrato di bellezza e stile. Quasi che il marmo fosse leggero come merletto.

Per capirlo, per apprezzarne la grazia, figlia di un’epoca in cui la cultura classica era cibo quotidiano per chi viveva d’arte, occorre andare in Veneto, in un ideale triangolo formato da Vicenza, Padova e Venezia (in quello che era il territorio della Serenissima, dominio di Dogi e mercanti) dove si svolse perlopiù anche la vita del Palladio. Che per molti aspetti, romanzesca com’è, meriterebbe un film. Ma noi partiamo dalle colonne e dagli archi disegnati dalla sua matita. E iniziamo a viaggiare nel tempo e nello spazio facendo, però, una doverosa premessa: le ville, che oggi ci paiono come palazzi nobiliari, scrigni preziosi degni di re nel cuore di una capitale, quasi sempre erano abitazioni di campagna. Commissionate da nobili che volevano un luogo elegante, certo, ma allo stesso tempo comodo per governare i loro possedimenti e la vita dei campi. Non a caso, poco lontano dal cuore della villa, quasi sempre si trovano altri edifici assai meno grandiosi. Ed è ovvio: li ci abitavano servi e contadini.

La Rotonda, Vicenza


La prima tra le ville del Palladio che andiamo a scoprire è forse la più famosa. E’ considerata una delle più belle al mondo, è un patrimonio dell’Unesco e hanno provata a copiarla in tanti. Inutile dirlo: il risultato quasi mai è stato all’altezza. Si tratta di Villa Almerico Capra detta La Rotonda di Vicenza quella che, come dicevamo all’inizio, ha dato lo spunto per la Casa Bianca di Washington DC. E per questo fatto gli Usa sono stati costretti a definire Palladio "padre dell'architettura americana". L’architetto comunque aveva, a sua volta, tratto ispirazione da un altro palazzo: il Pantheon di Roma. E modello più alto era difficile trovarlo. Questa villa si trova appena fuori dalla città, in cima ad un cucuzzolo dove è impossibile non vederla arrivando dall’autostrada. Ed è una vista che resta in mente. La prima pietra fu deposta nel 1566 e purtroppo Palladio non riuscì a vedere la fine dei lavori. Ma i suoi progetti furono rispettati dall’allievo, Vincenzo Scamozzi, che la seguì fino alla fine quasi quindici anni dopo. Ora, che sia bella è evidente. Ma è anche speciale perché per questa villa Palladio utilizzò un modello unico. Che si capisce appieno solo se la si guarda disegnata sulla pianta: è un quadrato che racchiude un cerchio e non ha una facciata sola. Ma quattro. Come se fossero quattro templi classici in uno, un perfetto concentrato delle regole della perfezione geometrica del Rinascimento. Detto così può sembrare complicato: ma la bellezza è invece assai semplice da capire. Nello stesso modo impressionante è guardarsi intorno una volta all’interno: il nome di “La Rotonda” deriva dalla stanza principale che, appunto, è un cerchio e che evoca più un tempio o una chiesa che una casa. E forse questo si spiega con il fatto che è stata commissionata da un sacerdote che per anni aveva vissuto a Roma alla corte del Papa prima di tornare alla natia campagna veneta. Il resto della meraviglia lo regalano gli affreschi del 1700 e gli stucchi ma soprattutto il panorama verso la campagna intorno. Ben nascoste ci sono le abitazioni dei contadini e così girando lo sguardo si vede solo verde e, solo in distanza, la città di Vicenza. Sentirsi un nobile in crinoline tra queste sale è quasi naturale. Villa La Rotonda è aperta tutto l'anno ma gli interni solo il mercoledì e il sabato, da marzo a novembre. La parte esterna è aperta tutti i giorni.
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La Villa di Caldogno


Se La Rotonda appartiene all’ultima parte della vita di Palladio, Villa Caldogno invece è un’opera giovanile. Ma visti i risultati è evidente che l’architetto aveva già in sé tutta la sua genialità. Il nome è quello del paese dove si trova, a circa dieci chilometri da Vicenza in mezzo ai campi. Era così allora ed anche oggi la natura regna. Fu voluta da un nobile che attorno aveva tenimenti da vigilare e sfrutta le strutture murarie di un precedente edificio. Ma la mano di Palladio si fa notare e anche questa è stata premiata dall’Unesco. Rispetto alla Rotonda la villa di Caldogno appare molto più semplice, con una facciata regolare scandita dall’ingresso diviso in tre e dalla presenza di un frontone. Guardate un tempio greco: e capirete cosa aveva in mente l’architetto che l’ha disegnata. Un riferimento che poi è sfrontato una volta all’interno. Gli affreschi raccontano storie di dei e eroi tra l’Olimpo e la storia romana. Siamo nell’epoca del classicismo e si vede chiaramente. Con il tempo poi, però, qualcosa è stato cambiato e qualche elemento aggiunto. Per fortuna l’armonia originaria non è stata distrutta nonostante le oltraggiose pensate di qualche stravagante che durante la guerra costruì li a due passi un bunker. Passeggiando nel giardino per fortuna gli orrori delle bombe non si avvertono e si fa presto a dimenticarli anche grazie ai lavori, durati anni, che l’hanno rimessa a nuovo. Ora appartiene al Comune e nella parte della barchessa ospita la biblioteca civica mentre il resto si può visitare sia nelle stanze nobili sia nel seminterrato. Qui si svolgono anche eventi e manifestazioni e i fortunati residenti si possono anche sposare sotto questi affreschi. Pronunciare il “si” tra queste mura non è cosa da tutti.
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Villa Godi Malinverni, Lonedo


Proseguiamo il nostro viaggio tra le ville venete progettate dal Palladio: e dedichiamo un doveroso omaggio a Villa Godi Malinverni che si trova a Lonedo di Lugo di Vicenza. Per arrivare prendiamo in direzione di Thiene e raggiungiamo le colline: tra saliscendi, giardini e affreschi c’è un altro capolavoro datato 1542. Per decenni però l’abbandono l’ha resa sempre più fragile e crepuscolare tanto che persino quel dandy di Luchino Visconti, in cerca di struggimenti, ne fu ammaliato. Tanto da girare qui alcune scene di Senso. Da allora però i lavori di ripristino l’hanno riportata ad una nuova giovinezza, certificata dall’Unesco, e adesso qui si svolgono eventi e congressi. E a molti pare incredibile di poter alzare il calice sotto gli affreschi da Battista del Moro. La struttura, disegnata dal Palladio, è classica e imponente con i soliti marchi di fabbrica dell’architetto, come le scalinate e la simmetria. Con in più alcune terrazze per riempirsi gli occhi di ciò che sta intorno. Le sale, come detto, sono riccamente affrescate e i soffitti a cassettoni danno un tono austero che tuttavia, almeno un po’ stride, con il fatto che sia ospitato all’interno anche un piccolo museo archeologico dedicati ai fossili di piante ed animali. Questo è l’interno: ma anche il fuori merita di essere visto con il parco che ha subito rimaneggiamenti nel 1800 quando furono piantati alberi ora troneggianti su vialetti ombreggiati. E non manca neppure il classico laghetto con i cigni che fronteggia una parte di giardino all’italiana con statue, vasche e siepi ben curate. La villa è visitabile da aprile a settembre il martedì (dalle 15 alle 19), il sabato (dalle 9 alle 15) e le domenica dalle 10 alle 19. Nei mesi di marzo e ottobre, novembre stessi giorni ma orari ridotti. A dicembre, gennaio e febbraio su prenotazione. Nella barchessa invece si trova il ristorante «Torchio Antico».
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Villa Pojana, Pojana Maggiore


Ville che sembrano templi, altre che sfruttano basamenti preesistenti, altre ancora che si inseriscono sulle colline. Il genio del Palladio ha saputo inventare il meglio in ogni progetto. E uno degli aspetti più interessanti è che ciascun edificio ha un suo tratto unico e distintivo. Per capirlo occorre andare a Pojana Maggiore, sempre in provincia di Vicenza, dove si trova la villa che porta il nome del luogo e della famiglia che lo governava intorno al 1540. A commissionarla fu il cavalier Bonifacio Pojana che divenne signore di quelle terre per meriti militari. E sia pur riconvertito in un placido proprietario terriero chiese al geniale architetto una struttura che in qualche modo ricordasse l’edilizia della guerra. Anche se poi i riferimenti all’arte delle armi si trovano più che altro negli affreschi all’interno. La struttura è classica, nel senso letterale: nei disegni del progetto e nel racconto dello stesso Palladio nei suoi libri – oltre che palazzi ha lasciato anche quattro volumi sull’architettura – si trova il riferimento alle terme romane e in particolare a quelle di Diocleziano. E non ci sono orpelli o particolari decorazioni. Come se il progettista stesse cercando una sintesi tra bellezza e semplicità. Il tocco di sfarzo tanto è dato dagli affreschi ancora ben visibili mentre l’esterno della villa ha subito alcune aggiunte e modifiche posteriori.

La villa può essere visitata, da aprile ad ottobre, dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 - Sabato e domenica dalle 10 alle 18. Da ottobre e durante l’inverno si visita solo su prenotazione e per gruppi numerosi.
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Villa Badoer, Fratta Polesine


Le ville del Palladio che hanno ottenuto riconoscimenti sono tante: ma una di quelle che tutti amano è certamente Villa Badoer, che si trova a Fratta Polesine, in direzione di Rovigo, a poco meno di cento chilometri da Vicenza. E’ un edificio possente ma leggero che si innalza sulle fondamenta di un castello molto più antico. Il castello aveva forse scopo difensivo; la villa piuttosto serviva a sottolineare quando la casata dei proprietari fosse ricca e potente. Per dimostrarlo si sono usati tutti i segni possibili: c’è un colonnato come in un tempio, una scalinata che oggi chiameremmo hollywoodiana e persino un vicino canale che portava, diretto come una liquida autostrada, fino a Venezia. Le ville, ormai lo sappiamo, avevano anche uno scopo pratico: erano case di campagna, sedi di fattorie. E anche questa non fa eccezione come dimostrano le barchesse e gli spazi ai lati del corpo centrale. Ma l’eleganza è tale che più che edifici di servizio paiono citazioni di un tempio dell’antica Roma. L’interno come sempre è un trionfo di affreschi e riferimenti mitologici con un eccesso consapevole di grottesche e maschere allegoriche. Ché non si doveva mai aver dubbi sull’importanza di chi quelle sale abitava. E non a caso importanti famiglie hanno posseduto quella villa che ore è dello Stato e ospita il locale museo archeologico mentre la visita è possibile il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30. In caso di mostre temporanee però gli orari cambiano.
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Villa Barbaro, Maser


Il viaggio continua: e ci riporta verso Vicenza e il suo contado visto che seguiamo Palladio verso Asolo, sulle colline di Treviso, a circa 60 km da Vicenza. Qui si trova una villa splendida per progettazione e decorazioni: e il suo nome è Villa Barbaro. A commissionarla personaggi illustri della storia della Serenissima il che spiega perché sia un po’ diversa dalle altre: forse perché l’architetto voleva stupire. Ma anche perché i “clienti” avevano le idee chiare. E le imposero a Palladio. Il risultato è il primo caso in cui la villa e le barchesse sono unite, distese sulle falde di una collina dove compare questa struttura che ha al centro un edificio che pare un tempio antico che si sviluppa poi, ai lati, con costruzioni così perfetto da apparire quasi allineate, pur essendo di poco spostate all’indietro. Il fuoco tuttavia si fissa sulla villa al centro, un gioiello di colonne ioniche con un timpano che evoca suggestioni ellenistiche così come il giardinetto che sta dietro il palazzo: sulle balze della collina che sale non stupirebbe di vedere dee e ninfe impegnate a prendere il sole. Importante poi anche la decorazione interna che porta la firma di Paolo Veronese, uno dei pittori più importanti dell’epoca che qui crea una strabiliante serie di figure che sembrano affacciarsi dalle volte. E il realismo è incredibile. Ma c’è dell’altro: lo stesso Palladio parecchi anni dopo progettò un tempio che si trova a poca distanza dalla villa, oltre l’attuale strada. Era la tomba di famiglia e anche la chiesa della comunità di Maser.

La villa è ora la sede di una azienda vinicola e ospita anche un museo delle carrozze ed è visitabile da aprile a ottobre da martedì a sabato dalle 1° alle 18 mentre la domenica e i festivi dalle 11 alle 18. Da novembre a marzo l’apertura è per i giorni di sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 17 con chiusura totale da dicembre a febbraio.
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Il grande architetto morì proprio qui, lavorando a questo tempio, e fu sepolto a Vicenza in una cappella molto più tarda e modesta rispetto anche solo alla più banale delle sue ideazioni. Ma forse è giusto: i monumenti dedicati a lui sono già tanti. E ognuno sfiora l’idea stessa di perfezione.

Itinerario in breve del Tour

Partenza da Vicenza e visita a La Rotonda. Da qui a nord per raggiungere la Villa di Caldogno, e poi proseguire fino a nord-Est di Thiene e visitare Villa Godi Malinverni a Lonedo di Lugo di Vicenza. Ritornati a Vicenza prendiamo direzione sud per raggiungere Villa Pojana a Pojana Maggiore, e da qui ancora più a sud verso Ferrara per raggiungere Villa Badoer a Fratta Polesine. Ultima tappa dell'itinerario la zona di Asolo dove troviamo Villa Barbaro a Maser, da qui si ritorna a VIcenza. Percorso complessivo 300 km.

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 Pubblicato da il 27/02/2018 - - ® Riproduzione vietata