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La Rotonda del Pantheon: visitare il Mausoleo di re ed artisti a Roma

Ci sono monumenti che valgono molto più delle proprie pietre: tra quattro mura concentrano secoli di storia e miriadi di storie, leggende e simbologie. È il caso del Pantheon di Roma, letteralmente “Tempio di tutti gli dei”, tappa obbligata per chiunque visiti la Città Eterna e soggetto mai banale di milioni di fotografie. Un’eccezionalità, la sua, fatta di tanti primati: è l’unico edificio della Roma antica ad essere sopravvissuto intatto fino a noi e ad essere stato utilizzato costantemente per scopi religiosi, ha dimensioni così perfette che potrebbe essere iscritto in una sfera e non fu semplicemente dedicato a una divinità, ma a tutti gli dei del passato, del presente e del futuro. Un monumento che è un amuleto, o una porta verso il cielo: ben radicato nel cuore della capitale ma con un occhio misterioso – la finestra tondeggiante sulla cupola – puntato verso l’infinito.

Per i romani doc è quasi un amico, tanto che lo chiamano “la Rotonna” (cioè “la Rotonda”) come la piazza antistante. A pensarci bene dà una vertigine: quelle grandi lastre di pietra, quella soglia che milioni di turisti varcano ogni anno, quella cupola immensa e avvolgente, sono le stesse di millenni fa, quando il primo Pantheon fu fatto costruire da Marco Vipsanio Agrippa. Visitare il Pantheon è conoscere da vicino un testimone longevo della nostra storia, che il tempo non ha saputo scalfire, e tornare al momento in cui Roma era il centro del mondo.

UN PO’ DI STORIA
La prima versione del Pantheon, si diceva, la si deve ad Agrippa: era circa il 27-25 a.C. quando il genero di Augusto, nonché suo intimo amico, si occupava della valorizzazione del Campo Marzio. Lucio Cocceio Aucto era incaricato di abbellirlo con diversi monumenti, tra i quali questo tempio pagano in onore di tutti gli dei. Quello originario non assomigliava granché al Pantheon che conosciamo: a pianta rettangolare, rivolto verso sud (cioè in direzione opposta rispetto ad oggi), aveva però l’asse centrale coincidente con quella attuale. Già esisteva quella cupola stupefacente, che ricordava la volta celeste.

Due incendi disastrosi – uno nell’80 e l’altro nel 110 d.C. – danneggiarono il Pantheon profondamente, tanto che Adriano, tra il 118 e il 128, decise di ricostruirlo. L’architetto designato fu probabilmente Apollodoro di Damasco, che invertì l’orientamento del tempio e pose l’affaccio a nord. Fu lui a dare al Pantheon l’assetto che conosciamo: un pronao (la parte anteriore colonnata) e una struttura rettangolare che immette nell’ampia cella rotonda, il vero e proprio tempio così amato dai visitatori di tutto il mondo.

Ci furono altri restauri in epoca romana, sempre di poco conto, mentre è eccezionale che il Pantheon sia sopravvissuto alle spoliazioni che la Chiesa effettuava nel Medioevo nei confronti dei templi pagani. Merito di Foca, imperatore bizantino, che aveva donato l’edificio a Papa Bonifacio IV: quest’ultimo lo aveva trasformato in chiesa cristiana nel 609 d.C. e lo aveva intitolato a Sancta Maria ad Martyres. Prima di allora non era mai successo che un edificio di culto pagano fosse “convertito” al cristianesimo.
Negli anni a venire fu privato di molti elementi preziosi – tegole dorate, sculture, dettagli in bronzo – ma anche liberato dalle botteghe che col tempo gli si erano strette intorno, mentre Roma cresceva e si popolava sempre più, e arricchito di nuove strutture. Il celebre Bernini realizzò due campanili ai lati del Pantheon, che presto guadagnarono l’etichetta dispregiativa di “orecchie d’asino” nelle chiacchiere dei romani e vennero abbattuti nel 1883.
Dal Quattrocento fu impreziosito con affreschi, e dal Rinascimento vi furono sepolti artisti, personaggi illustri (tra tutti Raffaello e Annibali Carracci) e soprattutto qui trovate le tombe di alcuni Re d'Italia, per cui la struttura ricopre anche il ruolo di Mausoleo Nazionale. In particolare spicca il sepolcro di Vittorio Emanuele II, collocato in una cappella a fianco di un pregevole affresco di Melozzo da Forlì.

Oggi è il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ad occuparsi della buona salute del Pantheon, che non cessa di essere anche una “normale” chiesa dove si celebrano giornalmente le funzioni religiose.

VISITARE IL PANTHEON
Il Pantheon colleziona sguardi ammirati, sospiri di stupore e tanti scatti fotografici: resistere al suo fascino è impossibile. Sarà per le sue misure ideali (43,44 m di diametro e 43,44 m di altezza) che lo rendono perfettamente iscrivibile in una sfera, sarà per l’armonia delle forme interne ed esterne che crea un’atmosfera solenne e fuori dal tempo, o forse per l’ampia apertura a oculo sopra la cupola che mette il tempio in comunione con il cielo. Proprio la cupola e la sua finestra diedero adito, nei secoli, a leggende e dicerie: realizzata in calcestruzzo, al momento della ricostruzione del 128 d.C. la cupola del Pantheon era la più grande del mondo, e mantenne il record finché nel 1436 Brunelleschi non realizzò la sua cupola a Firenze. Molti sostenevano che un simile capolavoro non potesse essere un’opera umana, e tiravano in ballo angeli, diavoli e altre creature ultraterrene.
Anche l’apertura rotonda del soffitto ha sempre attirato l’attenzione degli studiosi: con un diametro di quasi 9 metri, la finestra del Pantheon cattura i raggi del sole allo zenit e dà vita un magico effetto di ombre e di luci all’interno; inoltre, nel solstizio d’estate, a mezzogiorno il sole penetra nella chiesa attraverso l’oculo misterioso e va a colpire perfettamente il portale d’ingresso. Qualcuno ha definito l’edificio “tempio solare”, e molte ipotesi affascinanti sono state avanzate sui suoi rapporti con gli astri.

Ma la cupola non è tutto. Si comincia a sentirsi piccoli, sopraffatti dalla bellezza, già nel pronao del tempio, ovvero nella parte anteriore. Le sedici colonne monolitiche sono alte oltre 14 metri, realizzate in marmo grigio e marmo rosa di Assuan, “venuto” apposta dall’Egitto per abbellire la nostra Roma. Un’impresa eccezionale, se si pensa ai trasporti e alle tecnologie del tempo! Si varca un portale di bronzo alto 7 metri e ci si immette finalmente nella chiesa di tutte le divinità.
Si entra in un abbraccio che ha qualcosa di eterno e di magico, che fa pensare al cosmo e al ventre materno. Il pavimento è lo stesso da due millenni, e vi risuonarono i passi di grandi imperatori. Tutt’intorno, lungo il perimetro, sette nicchie ospitano le sculture di sette divinità “astrali”, dal Sole alla Luna passando per Venere, Saturno, Giove, Mercurio e Marte. Alle pareti non c’è nessuna finestra: l’unico fascio di luce proviene dall’alto e dall’alto, nelle giornate di maltempo, arriva anche tanta pioggia. Secondo un’antica leggenda l’oculus della cupola non farebbe passare l’acqua piovana, ma è falso: questa viene raccolta da appositi fori e scanalature predisposti nel pavimento e convogliata all’esterno attraverso un sistema di fognature.

IL PANTHEON: ORARI, VISITE GUIDATE E COME ARRIVARE
Il Pantheon è aperto tutti i giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 19.30, mentre di domenica è aperto dalle 9.00 alle 18.00. Nei giorni festivi infrasettimanali la Basilica resta aperta dalle 9.00 alle 13.00, mentre resta chiusa il 1° di gennaio, il 1° di maggio e il giorno di Natale. L'ingresso è gratuito.

Per godere al meglio di questo grande monumento sono disponibili audioguide, videoguide, radioguide, visite guidate e applicazioni per iPhone e iPad. Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale (vedi in fondo).

Il Pantheon si trova in Piazza della Rotonda: la fermata della Metro più vicina è Barberini (linea A), a circa 700 m, mentre gli autobus che portano in zona Pantheon sono il n° 30, 40, 62, 64, 81, 87 e 492. Tutti effettuano la fermata in Largo di Torre Argentina, a 400 metri dal Pantheon.

Per ulteriori informazioni, per prenotare la vostra guida o per conoscere gli orari e i dettagli delle funzioni religiose visitate questa pagina.

 Pubblicato da il 04/10/2014 - 4.186 letture - ® Riproduzione vietata

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