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Nella Valle dell'Omo in Etiopia, le tribý e i popoli lungo il fiume

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E' come ritornare a casa, la casa di tutti, quella da dove è iniziata la nostra storia di uomini. Un viaggio nell'Etiopia del sud è una occasione unica per scoprire la culla dell'umanità, poter riassaporare quel gusto che solo una vita a stretto contatto con la natura può riuscire ad offrire.

Si, perché è lungo la parte più settentrionale della Rift Valley, la grande spaccatura della crosta terrestre che da Gibuti corre tra Etiopia, Kenya e Tanzania, che i primi australopitechi come Lucy cominciarono a colonizzare il mondo, ed è proprio qui l'Eden, il nostro Paradiso Terrestre, da dove l'uomo ha iniziato la sua “diaspora”, che l'ha portato a conquistare i cinque continenti.

Noi europei con le esplorazioni di fine '800 abbiamo cominciato a riconoscere i luoghi delle nostre origini, ma se al tempo di Bottego e Romolo Gessi questi viaggi di scoperta erano avventure estreme, con enormi rischi sanitari e di sicurezza, oggi grazie al comodissimo volo diretto di Ethiopian Airlines, che collega Milano e Roma con Addis Abeba, raggiungere le popolazioni della Valle dell'Omo River è divenuto particolarmente semplice e sicuro. Per questo vogliamo ringraziare anche i Viaggi di Maurizio Levi e il tour operator locale Greenland Tour, che insieme ci hanno accompagnati tra le varie etnie e tribù di questi luoghi perduti, permettendoci di riscoprire le nostre origini, la nostra storia, la nostra vera umanità.

L'Etiopia possiede questa forza: una carica umana fortissima, e percorrere le sue strade tra un corteo incessante di popoli in cammino fa compiere al viaggiatore una sorta di stratigrafia dell'umanità: gli abiti, i tatuaggi e le scarificazioni della pelle, come la stessa fisionomica, raccontano ad ogni curva le peculiarità di ogni etnia, le storie e le provenienze di ciascuna tribù, la religione e le strategie di sopravvivenza di ciascuna gente. Si chiamano People e se ne incontrano almeno otto gruppi, uno ad ogni regione che caratterizza il percorso meridionale del fiume Omo, che sfocia come ultima azione nelle acque del lago Turkana. Il loro ambiente è però in pericolo, minacciato da una diga che sconvolgerà il corso del fiume, e la modernizzazione che avanza, alla lunga, trasformerà questi fieri popoli facendo perdere loro parte della propria identità. Oggi possiamo ancora avere la possibilità di incontrare e conoscere questo mondo, ma abbiamo la consapevolezza che gli anni a venire forse lo vedranno scomparso, o sicuramente compromesso nella sua genuinità.

Il nostro percorso è iniziato da Arba Minch, raggiunta con un volo interno Ethiopian nel cuore della Rift Valley etiope, dove le forze tettoniche hanno cominciato a lacerare la crosta terrestre, e dove si sono formati alcuni laghi là dove i terreni hanno cominciato a cedere verso il basso. Qui l'acqua di certo non manca, ce lo dicono sia il nome di questo toponimo “40 sorgenti”, sia il verde di queste lande in cui il monsone umido scarica almeno 2.000 mm di pioggia ogni anno, principalmente nel semestre più caldo da aprile a settembre.

Arba Minch è una vera città, basti pensare che qui la corrente elettrica è garantita 24 ore al giorno, cosa che non succede negli altri villaggi della valle dell'Omo River, e il luogo del primo pernottamento, l'hotel Swaynes ci ha permesso, grazie alla sua posizione panoramica con vista su entrambi i laghi di Chamo e Abaya, di avere il nostro primo colpo d'occhio sulla bellezza della Rift Valley. E tra le pendici di questi rilievi il nostro primo incontro con un popolo affascinante, quello dei Dorze.

Etnia Dorze

Risalendo la strada nelle Guge Mountains che ci ha portato ai 2600 m del villaggio Dorze, il clima brumoso accentuava quella sensazione di viaggio nel tempo che cresceva curva dopo curva. I bambini danzanti lungo la strada amplificavano la nostra attesa del primo incontro con questo popolo di lingua omotica.
Il villaggio Dorze ci ha colpito per le sue grandi abitazioni, molto diverse da quelle costruite dalle altri popolazioni del sud Etiopia.

Di forma circolare, si distinguono per la loro grande altezza e il particolare ingresso che ricorda la proboscide di un elefante, che probabilmente aiuta a proteggere l'ingresso dai forti rovesci di pioggia. Più alta è la casa più recente è la sua costruzione: le termiti aggrediscono il legno dal basso e i Dorze quindi ne tagliano periodicamente la base, abbassandone progressivamente l'altezza.
A queste altitudini è la pianta del falso banano a dare un valore aggiunto, e i Dorze lo lavorano con maestria, ed oltre ad utilizzarlo per le loro capanne ne ricavando un alimento importante: il Kotcho il pane fermentato dal gusto forte, che abbiamo provato assieme ad un “grappa” locale ad alta gradazione.

Coloratissimo il mercato locale, che abbiamo visitato in una cornice quasi surreale: sotto ad un cielo grigio, che aveva appena scaricato un rovescio tropicale, una distesa fangosa disseminata di macchie di colore fatta dagli abiti dei venditori accovacciati a terra davanti alle loro merceologie, le più disparate, sempre offerte con un sorriso che illumina il volto: uno spettacolo che solo l'Africa più vera è ancora in grado d'offrire.

Etnia Konso

Iniziando da Arba Minch la discesa verso l'Omo River, seguendo la trincea della Rift Valley, i paesaggi lasciano senza respiro: il verde brillante è di grande impatto, le acque del lago Chamo vengono incorniciate da un cielo irregolare, dove il bianco delle nuvole cumuliformi, a tratti quasi minacciose, s'alterna all'azzurro elettrico degli squarci di sereno.

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Ci attende la visita di villaggio dei Konso people, un gruppo etnico di lingua cuscitica. Quando ci avviciniamo alla meta il paesaggio muta ancora: è evidente l'influsso antropico dei Konso, con una serie di terrazzamenti che hanno modellato le vallate al punto da essere state inserite dall'UNESCO tra i Patrimoni dell'Umanità.

La visita al villaggio di Gamole, anche se disturbata da un intenso temporale, ci ha svelato la grande organizzazione dei villaggi di Konso, protetti da mura di pietra e sorprendentemente puliti e ordinati
La tentazione di restare in visita dai Konso è stata forte: questo popolo, cordiale e accogliente, non ha l'abitudine di contrattare per le classiche foto di rito, e quindi rende la visita molto più rilassata rispetto alle etnie della valle dell'Omo che ci avrebbero accolto il giorno seguente. Per incontrarle, abbiamo affrontato un lungo trasferimento, avendo come obiettivo la città di Jinka, da dove saremo partiti alla ricerca del popolo più fiero del sud, l'Etnia Mursi. Lungo il percorso, che ci ha visti attraversare scenari sconfinati e affascinanti, siamo stati colti da improvvisi rovesci di pioggia, cosa che ha contribuito a rendere ancora più elettrica l’atmosfera.

Etnia Mursi

Raggiungere questo popolo fornisce una ghiotta occasione paesaggistica: percorrere la strada spettacolare tra le montagne del sud Etiopia all'interno del Mago National Park, tra scimmie e altri mammiferi, fino all'incontro con i pastori Mursi, al pascolo con i loro machete o al più dei moderni ed inquietanti kalashnikov. E' questa la visita più emozionante di un tour nella Valle dell'Omo, quella che ti mette al cospetto di un popolo fiero come la natura che lo circonda, geloso del proprio territorio e delle proprie tradizioni.

I Mursi, di ceppo nilotico e dalla alta statura, hanno fama di gente dura, a tratti irascibile, e trovandosi faccia a faccia con questi volti scolpiti e austeri, con le donne dai grandi piattelli labiali e le imponenti corna di zebù, con la fiera insistenza di chi vuole essere fotografato e pagato, si avverte la sensazione di trovarsi in una terra ancora ostile all'uomo occidentale, in cui rimane evidente e tangibile una frattura ed una distanza reciproca tra locali e visitatori. Resta però il fascino estremo di trovarsi di fronte ad una umanità che sembra essere ancora bloccata in un mondo che credevamo oramai scomparso.

Turmi e il cielo magico d'Etiopia

Andando a “caccia” delle ultimi etnie del sud, la nostra spedizione ci ha poi condotto fino al remoto villaggio di Turmi, dove abbiamo trascorso due giornate nel territorio degli Hamer, le cui donne sono facilmente riconoscibili per la particolare acconciatura dei capelli con un caschetto di treccine ingrassate dal fango. Ma a parte ciò, Turmi ci ha colpito per i suoi cieli di frontiera, la cui immanenza viene amplificata di notte dalla cessazione della corrente elettrica. Nella magica cornice del campo di Evangadi Lodge il cielo incombeva su di noi in maniera impressionante, rendendoci piccoli e indifesi in questa parte di mondo e dove non stupisce che le popolazioni vivano ancora in perfetta armonia con la natura.

A Turmi abbiamo anche visitato il mercato locale, il luogo privilegiato dove le diverse etnie (in primis gli Hamer ed i Karo) convergono e si scambiano i frutti del loro lavoro, e dove gli appassionati di artigianato etnico possono scoprire pezzi unici da portare a casa come ricordo di questa intensa esperienza antropologica.

Etnia Hamer

L'incontro con gli Hamer è stato memorabile, forse anche grazie al maggior tempo a disposizione che ci ha permesso di conoscere le persone, evitando il classico ed estenuante mercanteggiare per le fotografie. Una veloce passeggiata dall'Evangadi Lodge, con la minaccia di un grande temporale tropicale, ci ha concesso di raggiungere alcuni gruppi di capanne. Forse proprio il raggiungere a piedi i villaggi, con lentezza e gradualità, senza la “violenza” dei fuori strada, ha contribuito non poco a creare un clima più accogliente, dove la curiosità della conoscenza reciproca ha prevalso sulla naturale diffidenza che può in parte rovinare questi incontri. Bellissime le donne Hamer, consapevoli e fiere della loro bellezza, ornate da collane di conchiglie, e molto determinate nel loro ruolo di gestione della propria capanna e famiglia.

Etnia Karo

L'escursione al villaggio dei Karo è una delle più piacevoli in un viaggio nell'Etiopia del Sud: intimamente legati agli Hamer, al punto da prevedere con loro dei matrimoni misti, i Karo vivono a stretto contatto con l'Omo River, e presentano una analoga apertura all'incontro con i turisti, cosa che rende molto rilassata la visita ai loro villaggi. L'escursione da Turmi prevede l'attraversamento di un paesaggio di savana, con qualche sobbalzo ma anche la possibilità di avvistare qualche animale selvatico e qualche specie di uccello. Il fiume Omo, con le sue ampie anse che preludono al suo sfociare nel lago Turkana, regala scorci di grande paesaggio africano, che incorniciano i sorrisi di questa etnia davvero ospitale.

Il Salto del Toro

Nella zona di Turmi una delle cerimonie tribali da non perdere è sicuramente quella del Salto del Toro. Il nostro viaggio purtroppo si è svolto in un periodo di frequenti piogge e questo rendeva improbabile lo svolgimento di questo rito, che richiede di preferenza un periodo più secco dal punto di vista climatico, per consentire spostamenti più agevoli alle popolazioni interessate: in pratica non abbiamo potuto partecipare ad una di queste spettacolari cerimonie, e la foto che vi proponiamo è purtroppo di repertorio. Si tratta comunque del rito del passaggio dei ragazzi all'età adulta, con una prova di abilità che li consegna alla possibilità di poter prendere moglie. Ma se i ragazzi affrontano la corsa sulle schiene dei tori, le ragazze non mostrano minor coraggio, flagellandosi il corpo per mostrare la loro capacità di sopportazione del dolore, offrendola ai futuri sposi. In un vostro viaggio tra le Popolazioni dell'Omo River il salto del toro dovrà essere uno dei momenti imperdibili del tour!

Etnia Arbore

Con gli occhi ancora colmi del cielo di Turmi, il nostro viaggio volgeva alla sua conclusione. Prima della risalita verso nord restava un'ultima possibilità di incontro: gli Arbore People. L'etnia degli Arbore vive quasi a ridosso del confine con il Kenya. Una popolazione complessiva di circa 10.000 unità ma con un tasso demografico piuttosto basso, da specie in forte declino. Parlando con i capi del villaggio intuiamo una delle cause di questa involuzione demografica: l'attaccamento alle tradizioni è così forte che la stessa scuola è vista con disapprovazione, a tal punto che ai ragazzi viene chiesto di scegliere tra il villaggio e l'istruzione: una scelta difficile, che sta impoverendo le nuove generazioni degli Arbore.
Il contatto con questa Etnia ci ha però messo a dura prova: per la forte pressione di coloro che si volevano fare fotografare a tutti costi, naturalmente dietro pagamento, abbiamo vissuto con un senso di liberazione la nostra risalita nelle jeep che ci avrebbero portato ad Arba Minch e successivamente ad Addis Abeba per il nostro volo di rientro.

Il ritorno alla “Civiltà”

Un viaggio nella valle dell'Omo River alla fine ti interroga dentro: cosa veramente ci serve di tutto quello che ci riempie la vita? L'incontro con i vari People rivela in modo disarmante quanto noi occidentali ci siamo allontanati dall'essenzialità della vita, dai suoi ritmi naturali e dalla sua frugalità più sana. Già verso nord lo scenario cambiava completamente: bambini prendevano d'assalto le vetture, alla ricerca di un qualche bisogno indotto dalla nostra civiltà, desideri ancora assenti al sud, ma chissà ancora per quanto.
Mentre le jeep ci riportavano km dopo km verso la “civiltà” ripensavamo agli incontri, alla bellezza di vedere lungo la strada tanta umanità in cammino, e alla capacità di poter riconoscere ciascuna singola etnia semplicemente attraverso un piccolo particolare, un capo d'abbigliamento, un'acconciatura, un semplice sorriso.
L'Etiopia del sud ci rimarrà a lungo nel cuore: ogni incontro con i popoli della valle del fiume Omo rappresenta una tessera di un mosaico che ci mostra quanto fosse diversa questa nostra terra, un puzzle di volti che si ricompongono in un disegno speciale, all'interno dei nostri cuori e ricordi.

Informazioni utili
Per organizzare un viaggio tra i popoli primitivi della Valle dell'Omo, consigliamo di rivolgervi al Tour Operator I Viaggi di Maurizio Levi che propone questa interessante meta di viaggio in Etiopia, come anche la Rotta Storica del Nord, il percorso sull'Acrocoro Etiope e gli spettacolari paesaggi vulcanici della Dancalia.
Il vettore migliore per raggiungere l'Etiopia è senza dubbio Ethiopian Airlines, la compagnia africana più affidabile e che annovera tra la sua flotta anche il modernissimo Boeing 787 Dreamliner. Voli diretti da Roma e Milano per Addis Abeba consentono di raggiungere in appena 6 ore queste magnifica destinazione.

Consigli per le fotografie.
Nel sud dell'Etiopia ogni singolo scatto ad una persona va pagato. E' sempre meglio concordare in anticipo la fotografia, trattando con chiarezza il prezzo. I locali sono molto attenti a contare le foto che scattate, e tenete conto che un singolo scatto potrà costare da 2 a 5 birr (1 birr vale circa 4 centesimi di euro), ma anche di più se nella foto vengono riprese più persone. E' consigliabile avere con se tagli bassi di moneta locale, per poter pagare ogni singola fotografia.
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