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Crociera fluviale in Camargue, lungo il Canal du Rhone

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I tori sono neri, i cavalli bianchi. A rendere completa la tavolozza ci pensano poi i fenicotteri che sono, ovviamente, rosa. Il resto lo fanno i fiori sulle rive. Insomma, i colori non mancano. E non a caso da queste parti abitò e dipinse Vincent Van Gogh. Se la sua geniale e struggente follia ci ha lasciato quelle tavolozze da brivido è anche grazie a ciò che si specchia nei canali. Gli stessi che oggi, come in passato, si possono navigare anche senza essere marinai.

Le barche a noleggio non richiedono alamari da nostromo sulle spalle e la corrente accarezza placida la prua. Gli unici brividi, si fa per dire, li regalano le due chiuse che si devono scollinare per andare dal Rodano al Mediterraneo. Ma passano in un baleno. E sono una buona scusa per una sosta al fresco magari sorseggiando un calice di bianco della Costières de Nimes.

La partenza per una placida crociera fluviale in Camargue, tra il verde e il blu della Provenza, è l’occasione per attraversare un ambiente unico dove si susseguono lagune, spiagge, acquitrini, cittadine curate come presepi, steppe salate e distese di natura abitata da una miriade di animali. Se sfiorando un prato poi vedrete i poderosi tori neri da combattimenti accuditi dai “guardians” in sella ai candidi cavalli camarguais vi scoprirete a pensare che certe cose sono possibili solo qui. Sappiate che non è un modo di dire: è vero.

D’altra parte la Camargue, che viene considerato il più grande delta fluviale del nostro continente, in realtà è una terra fatta d’acqua. No, non è uno scherzo: in pratica è una sorta di stravagante isola formata, per un terzo abbondante, da laghi o paludi. Ecco perché oltre ai fenicotteri imperversano le zanzare. I primi sono una macchia psichedelica nel blu, le seconde una jattura da cui proteggersi con dosi vigorose di spray.

La partenza del nostro viaggio è Beaucuire. Da qui, potrete salire sulla vostra house boat a noleggio che, in circa una trentina di ore di navigazione senza sosta, vi porterebbe sino a Sète lungo il Canal du Rhône fino alla laguna di Thau. Il percorso è di circa 280 km e per viverlo al meglio è però necessaria almeno una settimana. Perché navigare è bello: ma le soste sono la parte migliore del viaggio. A Beaucaire, ad esempio, prima di imbarcarci e lasciare gli ormeggi vale la pena di affrontare una quindicina di minuti di camminata per raggiungere l’abbazia trogloditica di Saint Roman de l’Aiguille. E’ scavata nella roccia e dall’alto permette di vedere uno sconfinato tratto del Rodano e della Provenza: da lassù è come tornare indietro nel tempo. Poi, dopo una scorpacciata di stufato di manzo sulla terrazza all’aperto del ristorante Le Saint Roman (sito internet) possiamo partire.

Prima tappa: Bellegarde. Questa cittadina, dalla storia millenaria, merita una visita durante la quale, senza fretta, godersi la vita rilassata delle sue stradine prima di puntare verso sud, al priorato di Saint Vincent de Broussan. Si tratta di un sito abitato sino dalla preistoria e l’antico edificio ancora esistente risale all’XI secolo. Volete di più? Nessun problema. Pochi chilometri e l’avrete. Questo è infatti il miglior punto di partenza per andare alla scoperta di Arles.

Qui gli idoli locali sono assai diversi tra loro: Van Gogh e i toreri. Arles infatti ha dato ospitalità al pittore dei girasoli ma è anche una delle capitali della corrida al di fuori della Spagna. Per le due ferie che si svolgono ogni anno il pubblico degli aficionados impazzisce. Ma non solo tori: la città sotto il sole d’estate brilla per i colori delle sue case e i turisti invadono le stradine tortuose che portano fino all’anfiteatro romano. Ma di siti romani la città è piena ed il piacere è gironzolare senza meta fino a trovarsi davanti le terme o il criptoportico. Bello poi tirare tardi quando le strade si svuotano con il buio: il gioco è immaginare di incontrare Van Gogh che torna a casa, ebbro di pastis. Noi invece togliamoci uno sfizio è dormiamo al Grand Gotel Nord Pinus (www.nord-pinus.com): le stanze e la hall sono piene di foto celebri e di memorabilia di toreri. E nel bar si respira atmosfera da esistenzialismo.

Al mattino poi di nuovo in viaggio diretti a Saint-Gilles, la porta della Camargue. La cittadina mantiene le sue suggestioni medievali e l’omonima abbazia benedettina merita una sosta. Vuole la tradizione che qui, durante una battuta di caccia, un cervo ferito da una freccia cercò di riparo nell’eremitaggio del santo. Il re dei Visigoti colpito da tale gesto, si inginocchiò e regalo quelle terre all’eremita Gilles per costruirvi un monastero.

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Poi ancora avanti verso sud-ovest: la prossima sosta sarà a Gallician, un tranquillo e sonnacchioso paese di un migliaio di persone perso nella campagna e circondato da vigneti. Il luogo giusto per assaggiare il sapore del luogo è nella cantina di Gallician, (www.gallician.com ) fondata negli anni ’50 e che raggruppa parecchi viticoltori della zona.

Il mare ora si avvicina, le terre umide della Camargue sono tutto intorno. E la prossima destinazione è infatti un luogo che già nel nome racconta questa presenza: Aigues Mortes. Si tratta di una cittadina nata tra le paludi come porto sul Mediterraneo. Un porto fortificato visto che ancora oggi è possibile percorrere un tratto degli austeri bastioni da cui si allunga lo sguardo sugli acquitrini da cui un tempo si estraeva anche il sale.

Basta ancora poco: ed ecco la nuova tappa in cui ci concederemo un attracco e un po’ di riposo. Siamo ormai a Le Grau du Roi, il più grande porto da diporto d’Europa (gli attracchi sono circa cinquemila) ma anche un luogo dove godersi il mare. La costa è infatti splendida, le spiagge lunghissime e il tempo da trascorrere camminando e nuotando sembra non bastare mai. La striscia di sabbia infatti supera i dieci km di lunghezze e alle sue spalle salgono grandi dune di sabbia fino alla punta dell’Espiguette che pare un piccolo deserto. In mezzo al mare. Poi, per cercare un buon indirizzo non trascurate di guardare i palazzi e le ville che si affacciano sulle strade fino alla porta dell’Aquarium, un ristorante a poca dal canale specializzato in frutti di mare. Il nome non inganna: qui si mangia pesce a volontà.

Ma il viaggio deve proseguire. Rimettiamo la prua verso nord e puntiamo ora verso La Grande-Motte, una località nata negli anni ’60 in quella che era una vera e propria palude. Ora, ovviamente, gli acquitrini non ci sono più ma in compenso si trovano dei palazzi dalle forme bizzarre nate dal desiderio di un architetto come Jean Balladur che ibridò le forme delle costruzioni precolombiane con i colori e le atmosfere del sud della Francia.

Il risultato è questa città che punta a colpire e stupire e soprattutto ad essere sostenibile. Ma oltre al cemento qui si viene per la sabbia: i sette km di spiaggia accontentano tutti. C’è la zona del Couchant adatta alle famiglie e quella del Grand Travers per chi vuole tranquillità tra le dune. E, ancora più in là, ristoranti e locali. E la verde tavolozza sempre ben pettinata di un campo da golf.

Ormai siamo ben avanti nel nostro viaggio e la nostra strada d’acqua è l’accogliente Canal du Rhone che ci conduce a Carnon. Qui, nelle basse pozze è facile vedere i fenicotteri che frugano il fondo cercando cibo e per noi c’è la possibilità di una sosta dopo avere ormeggiato.

A piedi, lungo la costa, si potranno percorrere parecchi chilometri in assoluta tranquillità sfiorando le dune coperte da piante sferzate dal vento. Già, il vento: questa fetta di costa è anche il paradiso per chi ama il kite surf. Ma se non siete esperti fate attenzione e chiedete lezioni: le raffiche spesso sono violente e il rischio di finire spiaggiati è concreto.

Quindi ancora più a ovest verso Palavas les Flots. Una volta era un villaggio silenzioso di pescatori. Oggi attrae sempre più turisti e soprattutto gli abitanti di Montpellier che qui vengono a godersi il mare, i ristoranti di pesce e per giocare al casinò.

Per chi ami il genere questo è il luogo perfetto per la pesca anche chiedendo un passaggio alle barche che escono per andare al largo a cercare materia prima per le cene nei locali sul lungomare. Voi scegliete l’Assiette de la mer (www.lassiettedelamer.sitew.fr) : gli assaggi di frutti di mare sono squisiti. E la gente fa la coda.

Ma dopo il piacere per la gola un momento di riflessione. Lo suggerisce la sosta all’abbazia di Maguelone, luogo straordinario abitato da millenni e per 1000 anni sede del vescovo. Durante scavi archeologici qui sono stati trovati resti che vanno dall’impero romano ai tempi dei visigoti e la spiegazione c’è: l’isoletta, abbastanza isolata, era una sorta di fortezza naturale. E in quell’epoca di guerre senza sosta la difesa garantita dal mare poteva essere assai utile. Il resto lo facevano le mura: spesse oltre due metri.

Ormai manca poco all’arrivo: ma prima ecco una sosta nel paesino di Frontignan, dove è bello concedersi una passeggiata e un assaggio del celebre moscato. Dopo avere percorso i suoi tanti chilometri di spiaggia un brindisi dissetante è quello che ci vuole.

Infine la nostra destinazione: Sète. Qui vi diranno che la città è famosa come il più grande porto francese per pescherecci del Mediterraneo e che i suoi ristoranti di frutti di mare sono i migliori della costa. Voi accettate queste spiegazioni e salite sul Mont Saint Clair per godervi il panorama. Poi scendete e fermatevi ad ascoltare le rime ribelli del celebre cantautore Georges Brassens che qui nacque.

Fischiettando un suo brano quindi riconsegnate la barca che vi ha portato fino qui e preparatevi per la serata. Un aperitivo in un caffè, due passi al tramonto e poi una cena con i tesori del mare. I tanti canali della cittadina fanno pensare a Venezia, la cucina locale, ibridata dai tanti immigrati che qui han cercato fortuna, cita quella di Napoli e del sud Italia. Ma il sapore del vento no, quello è solo francese.

Profuma di sale e erbe palustri, di tori visti al tramonto e vigneti carichi di grappoli rossi. Soprattutto di quei tanti aromi respirati in questo viaggio nella Camargue. Una terra fatta d’acqua. E di un arcobaleno di colori.

Dove noleggiare una barca?
Per questo viaggio servono solo due cose: la voglia di andare e una barca. Il modo più semplice per trovare una house boat è cercare su internet dove le barche a seconda del periodo e delle dimensioni possono costare dai 1450 euro per una settimana con sei posti letto. Un sito specializzato è Le Boat

 Pubblicato da il 17/07/2015 - 4.500 letture - ® Riproduzione vietata

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