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In viaggio lungo la Strada Romantica in Baviera: itinerario e informazioni utili

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Inutile fingere: in fondo restiamo tutti bambini. Cosi, quando per la prima volta, ci troviamo davanti Schloss Neuschwanstein, il castello delle favole, non possiamo resistere. E, anche se solo per un istante, ci immaginiamo in sella ad un bianco destriero pronti, è ovvio, ad ammaliare una principessa.

Una stranezza? Per nulla. Visto che persino Walt Disney, uno che di illusioni decisamente se ne intendeva, ne è rimasto talmente rapito da usarlo come modello del castello ideale: quello della “Bella addormentata nel bosco”. E quindi nessuna vergogna: qui siamo tutti principi. Almeno per un po’.

Sentirsi nobili, guerrieri, mercanti: questa è la straniante sensazione che avvolge chi intraprende la Romantische Straβe, l’itinerario da batticuore che attraversa la Germania del sud, dalle Alpi al Meno. A conteggiare solo i centimetri d’asfalto sono circa 400 chilometri. Ma, più che sulla strada, questo è in realtà un viaggio nella storia e nelle emozioni. Tra medioevo e barocco, cittadine gioiello e ordinate campagne che paiono un plastico ferroviario, suggestioni Romane e atmosfere teutoniche. Insomma: di sorpresa in sorpresa.

Il percorso della Strada Romantica

L’inizio del viaggio, per noi, che veniamo da sud, è senz’altro a Fussen, vezzosa cittadina bavarese, nata sulla pianta di un accampamento militare romano. Oggi, passeggiando per i vicoli lastricati del centro storico sormontati da un torvo castello gotico, pare difficile immaginarlo: ma qui passava la via Claudia, una specie di autostrada dell’antichità e qui le legioni facevano sosta. Ora, dall’alto del monte Tegelberg, giusto a un tiro di funivia dal paese, si domina un panorama incantato. Guardando a 360 gradi dalla vetta si comprende cosa provassero i consoli che marciavano verso la vittoria contro i Galli della Rezia. Poi, dopo una visita al convento benedettino di St. Mang e pochi minuti d’auto, ecco il castello.

Qualcuno dice che è il più famoso del mondo: certo il più iconico. Ovvero: un castello, per essere tale, deve assomigliargli. Tutto merito di Ludwig II di Baviera, re visionario, morto giovane ed in odore di pazzia. Che però ha lasciato una eredità straordinaria: Schloss Neuschwanstein appunto, la prima destinazione turistica di Germania. E la realizzazione di un sogno di pietra, torri e saloni affrescati dedicato al culto di Richard Wagner e alle stravaganze del sovrano che praticamente andò in rovina per costruire questo edificio unico al mondo. Prima di visitarlo, se potete, godetevi il fluviale film che gli dedicò Luchino Visconti. Vi aiuterà forse a capire meglio il timido genio e la amara sregolatezza del povero Ludwig.

Ma non solo Neuschwanstein. Praticamente di fronte si trova Schloss Hohenschwangau. Nel primo palazzo il re abitò poco e sognò molto. Nel secondo divenne uomo tra armature medievali, eroi affrescati e le solite citazioni wagneriane. Ad una prima occhiata si coglie il testardo desiderio di vivere in un medioevo inzuppato di mito e leggenda. Ma intanto correva l’anno 1850: e non ci si stupisce che per i cortigiani il re fosse un po’ strambo. Voi non giudicate e cedete alle lusinghe del luogo: non vergognatevi a salire su una carrozza e fatevi portare un po’ in giro. E prima del tramonto brindate a Re Ludwig II e ai suoi castelli con un bicchierino di schnapps.

Poi è tempo di ripartire, anche se per poco. Bastano infatti meno di venti minuti, sfiorando il lago Bannwaldsee, per raggiungere Steingaden e la sua Wieskirche, un santuario rococò del 1700, Patrimonio dell’Unesco, teatro, secondo il racconto di un miracolo. L’effetto soprannaturale, evidentemente, si avverte ancora visto che la sua statua del Cristo attira ogni anno oltre un milione di fedeli.

In tanti poi, lungo il tragitto verso nord, si concedono una sosta anche all'abbazia di Rottenbuch (foto sopra). Anche qui aspettatevi una prevedibile cascata di stucchi e oro. Ma a novembre lo sfavillio dei lumi lascia il posto al nitrire dei cavalli e agli zoccoli delle mandrie quando si festeggia, come accade da secoli, la festa di San Leonardo.

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Quindi è la volta della vicina Schongau, poco più di diecimila abitanti protetti, nelle loro case a graticcio, da mura, ripide torri e scorci da cartolina. Tra questi vicoli il Medioevo sembra terminato l’altro ieri e forse anche per questo, curiosamente, il legame con l’Italia è forte. La cittadina è gemellata con Lucca e se non bastasse ogni anno, ad agosto, si celebra una festa in costume che ricorda quando da qui passavano i mercanti veneziani. Un filo rosso teso attraverso i secoli nel nome del commercio e di una storia comune. E, per noi, anche un modo per sentirci un poco a casa.

Mezz’ora di autostrada, lungo la B17, ed ormai è tempo di fermarsi di nuovo. L’occasione la offre Landsberg am Lech, affacciata, appunto, su una cascatella del fiume Lech. Dicono che qui, molto più spesso che nel resto della Germania, ci sia il sole: certo è che passeggiando tra la Hautplatz, la piazza centrale (foto), e le antiche rovine pare impossibile che qualcosa di brutto possa mai accadere in questa atmosfera da bomboniera. Eppure, proprio in una cella qui intorno, un caporale bavarese con curiosi baffi fu rinchiuso negli anni ’20. Il caporale si chiamava Adolf Hitler e in quella cella iniziò a delirare il suo “Mein Kampf”. Scherzi del destino in un luogo che alle invadenze della storia è abituato da sempre. A Landsberg, anticamente, si incrociavano due vie romane, la Claudia e la via del Sale. E il segno del passaggio dei nostri antenati con l’elmo e lo scudo si avverte ancora.

Questo vale soprattutto a Augsburg, l’antica Augusta, fondata proprio dall’omonimo imperatore oltre 2000 anni fa. Da allora il blasone di piccola capitale non è mai venuto meno visto che, tra il 1300 e il 1500, divenne uno poi dei centri economici e culturali dominanti di questo pezzo di mondo. Ad Ausburg infatti, in pieno Rinascimento, la famiglia Fugger ammassò straordinarie ricchezze trasformandosi in banca globale per papi e teste coronate di mezza Europa mentre, poco dopo, sempre qui, la “protesta” di Lutero ottenne il suo trionfo. E, con la Pace di Augusta, la cristianità si divise.

Ma questa è storia: Augsburg invece ora vive nel presente grazie al suo fascino da nobile signora che si fa vanto del peso degli anni. Ma che poi, anche grazie alla presenza di una università e di molte aziende di successo, si mantiene giovane e affascinante. Insomma, perfetta per una lunga sosta durante il viaggio lungo la Romantische Straβe. Tra le cose da vedere, imperdibile, il Fuggerei (foto sopra), il quartiere costruito nel 1520 dal magnate Jacob Fugger per i poveri della città. E’ il primo caso di edilizia popolare al mondo e un colpo di genio di marketing. L’affitto consisteva in una cifra simbolica e l’obbligo di pregare per il benefattore. Il bello è che sono passati quasi cinque secoli: ma le regole della pigione sono le stesse. Ma non solo di preci vive l’uomo. Così, dopo una ammirata visita al Duomo ed alle sue antichissime vetrate è tempo di scoprire l’altra faccia della strada romantica: quella gastronomica.

Per i gourmet in cerca di un’esperienza unica la scelta è obbligata: l’August (Frauentorstraße 27, Augsburg, tel. +49 821 35279). E’ un piccolissimo ristorante, giusto quattro tavoli, premiato con due stelle Michelin, aperto solo la sera, dove non si ordina ma si segue un menu proposto dall’istrionico chef. La ricerca è estrema, la cucina creativa e il prezzo adeguato. Per chi desideri invece sapori più tradizionali e prezzi più abbordabili è da provare il Magnolia (Beim Glaspalast 1, Augsburg, tel. +49 821 3199999 - www.magnolia-restaurant.de). Per assaggiare invece i piatti svevi più casalinghi scegliete una delle numerose birrerie del centro: non perdetevi i Maultaschen, specie di tortelloni ripieni di carne trita. Sono robusti e per digerirli una camminata per il centro antico della città è quello che ci vuole. Per la notte invece nessun dubbio: l’hotel Steigenberger Drei Mohren (Maximilianstraße 40, Augsburg , Tel. +49 821 5036-0). Centralissimo, con tutti i confort compreso saune e zone relax, garantisce marmi, mobili d’epoca e accoglienza calorosa. Si dice che tra i clienti possa vantare anche Goethe.

Oltre il Danubio

Ma la strada prosegue: e noi siamo pronti a ripartire. Ci aspetta infatti Donauwörth, un paese appollaiato in alto su una collina che si protende sul Danubio. Per secoli il vicino fiume ha garantito ogni ricchezza: reti piene per i pescatori e una comoda via per i commerci tra sud e nord d’Europa. Ora di quegli ingorghi di chiatte e merci e mercanti si è persa la traccia. Ma una birra sulla Reichsstrasse, la strada principale del centro storico, si beve ancora assai volentieri.

Poi, passando per Harburg, un borgo dove è imperdibile la visita del Burg, l’austera fortezza tondeggiante che in passato proteggeva dall’alto gli abitanti, ecco arrivare Nördlingen. E qui, prima che ai palazzi e alle meraviglie frutto del lavoro dell’uomo, uno sguardo occorre rivolgerlo al cielo. Già, perché questa cittadina infatti è sorta nel bel mezzo di una pianura di decine di chilometri che è, in realtà, il cratere provocato da un meteorite che qui si schiantò 15 milioni di anni fa. Le prove? L’orlo del cratere ancora ben visibile e tutte le tracce raccolte nel “Rieskrater”, il museo locale che svela appunto come qui sia piovuto dal cielo un sasso di quasi due chilometri. Dicono gli esperti che decine di bombe atomiche in confronto sono solo un soffio di vento. Ma di tanta distruzione oggi non si vede traccia. Anzi, stupisce la perfezione della cinta muraria ancora intatta e la perfetta condizione delle vecchie case a graticcio. Meteorite a parte, per fortuna, durante l’ultima guerra qui sono cadute poche bombe. E lo scenario è da favola.

Un po’ di storia

Una favola che ogni anno attira oltre 24 milioni di visitatori rendendo questo percorso una delle attrazioni più amate e visitate della Germania Eppure non sempre è stato così. L’itinerario della Strada Romatica, che oggi collega alcune delle cittadine più graziose e ben conservate del paese, è stato immaginato negli anni ’50, quando la Germania si stava faticosamente risollevando dalle distruzioni della guerra. Questa era la zona occupata dagli americani e qualche coraggioso e intraprendente amministratore pensò di offrire ai soldati Usa e alle loro famiglie un percorso da visitare. Fu un successo senza precedenti. Ora l’itinerario è perfettamente segnalato – in tutte le lingue – e i turisti sono una onda quotidiana di auto e torpedoni che arriva da ogni parte del mondo. Un curioso sondaggio lo dimostra: pare che in Giappone oltre il 90% delle persone ne conosca il nome. E prima o poi voglia visitarla.

Di nuovo in viaggio

E quindi noi facciamo come loro: riprendiamo la strada. Bastano 35 km per arrivare a Dinkelsbühl, uno dei paesi medioevali meglio conservati della Germania. La rivista Focus l’ha definito “la meta perfetta per un esteta”. Ammalati del bello o no, per tutti è sicuramente una scoperta che non si dimentica. Per visitarlo, poi, il modo migliore è perdersi. Ovvero lasciare andare le gambe e gironzolare tra le stradine piene di case affrescate. Il candore e la cura dei dettagli lo rende una specie di presepe. Ma pieno di vita. Imperdibile poi l’appuntamento alle 21 davanti al portale della chiesa di St. Georg. Da maggio a ottobre, ogni sera, il guardiano notturno in costume antico inizia la sua ronda per controllare che tutto sia a posto tra le vecchie mura. E voi potete andare con lui.

Da Fussen abbiamo percorso circa 250 km. Ma la strada continua anche se una sosta si impone. Di fronte a noi infatti ecco Rothenburg ob der Tauber. Ha solo undicimila abitanti ma ogni anno la visitano due milioni di persone. Il centro è completamente circondato da mura che risalgono al 1400 e ad intervalli regolari si innalzano le torri. Salire può essere faticoso: ma da lassù il panorama è splendido. Per difendere l’abitato dalla profanazione della modernità qui ci sono regole ferree: niente insegne luminose o cartelli pubblicitari. Come se non bastasse le auto tra i vecchi vicoli non sono ammesse. La sensazione di un viaggio nel tempo è garantita. Non tutto però è originale: qui si celebra con serietà una leggenda secondo la quale la città, nel 1631, fu salvata dalla distruzione da un borgomastro che si bevve d’un fiato un boccale di vino da oltre tre litri. Voi brindate pure: ma sappiate che una invenzione di un fantasioso scrittore locale della fine dell’800.

Il viaggio a questo punto sta per terminare: dopo una doverosa visita al paese di Creglingen e alla chiesa di Herrgottskirche si corre ormai veloci verso l’ultima tappa: Würzburg.

Sembra impossibile dirlo ora, ma questa piacevole città ora così solare e accogliente per due volte venne distrutta. Nel 1600, nella guerra dei Trent’anni, e durante la Seconda guerra mondiale. Caparbiamente però sempre è risorta dalle sue ceneri e dalle sue macerie riprendendosi la sua grazia antica. Le cose da vedere sono tante. Ma anche da bere. Il luogo comune della Germania come terra da birra qui viene smentito: le cantine della città sono piene di vino. Allora tra un brindisi e una visita al Residenz, il palazzo dei principi-vescovi che l’Unesco ha celebrato come Patrimonio dell’Umanità, si può dedicare l’ultimo giorno sulla Strada Romantica a questa città affacciata sul fiume Meno. Volendo ci si può concedere anche una scappata nel contado, fino al castello Veitshöchheim. Poi, con il calare della sera, vale la pena di ripassare il vecchio ponte sul fiume e cercare un posto accogliente per un tuffo tra i sapori. Per una cena in pieno stile locale vale la pena di infilarsi nella Bürgerspital-Weinstuben (Theaterstrasse 19, Würzburg,tel. +49 931 352880 - www.buergerspital-weinstuben.de): ampia scelta di vini della Franconia, ambiente informale e porzioni generose. Sboccia però un pizzico di amarezza sapendo che questa è l’ultima sera. Sembra un peccato lasciare questi luoghi. Si chiama Strada Romantica non per nulla: un po’ ti invade il cuore.

Maggiori info, sul sito ufficiale

 Pubblicato da il 17/03/2015 - 11.800 letture - ® Riproduzione vietata

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