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Cosa vedere e cosa visitare Orto Botanico

L'Orto Botanico dell'Università degli Studi di Siena

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La fondazione dell’Orto Botanico risale al 1588 e la sua prima sede fu l’Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena.
Da subito rappresentava una risorsa essenziale per i laureandi in medicina, i quali studiavano piante e proprietà per poterle successivamente utilizzare nelle varie terapie. Nel 1756 la lettura dei Semplici lascia il posto alla Storia Naturale e sotto la gestione formativa di Giuseppe Baldassarri entrano a far parte del tesoretto orticolo numerose piante speciali.

Una svolta pervenne nel 1784 con la riforma dello Studio di Siena, promossa dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo spinto ad affidare a Biagio Bartalini un incarico particolare e rivoluzionario: trasformare l’ormai obsoleto Orto dei Semplici in Orto Botanico dell’Università. A una massiccia introduzione di piante di provenienza estera e relativa fornitura a medici, erboristi e speziali, seguì nel 1856 il trasferimento dell’Orto. Il periodo a cavallo fra ‘800 e ‘900 si rivelò proficuo e pieno di ulteriori evoluzioni per il Giardino Botanico, che Attilio Tassi riuscì in 40 anni di lavoro a espandere riempiendolo di nuovi esemplari e dotandolo persino di una serra calda.
Un altro eminente studioso, Biagio Longo, fece invece costruire l’Istituto di Botanica in una villetta isolata sviluppata su due piani e Arturo Nannizzi – alla direzione dell’Orto dal 1934 al 1950 – fondò l’Accademia dei Fisiocritici preposta alla raccolta delle piante officinali. Gli anni ’60 furono i più fruttiferi, poiché la superficie dell’Orto raddoppiò i metri quadrati a sua disposizione con un’organizzazione spaziale a tutto tondo tendente all’inglobamento delle strutture e alla divisione della “scuola” in due parti distinte.
Nel 1984 Istituto di Botanica e Orto annesso entrarono ufficialmente a far parte del Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Siena, un passo importante che nel 2002 sancì la sintesi dell’Orto Botanico e dell’Herbarium Universitatis Senensis in Museo Botanico inscritto dal 2012 nel Dipartimento di Scienze della Vita.

La cura e la tutela della Biodiversità ha incardinato ogni sforzo necessario al completamento di ambienti specifici e funzionali come il giardino roccioso, il felceto e il lago, custodi di bellissime specie spontanee della Toscana. Il complesso organigramma strutturale e la divisione peculiare dei settori hanno fomentato un crescente valore didattico e un approccio positivo nei confronti della natura da preservare, cosicché la Regione Toscana ha riconosciuto con la legge 56/2000 gli Orti Botanici del territorio tosco come Centri per la conservazione Ex-Situ della flora, un titolo che ha spianato la strada all’Orto senese per l’attivazione di nuovi progetti scientifici e di ricerca in materia di flora autoctona da monitorare.
Il nuovo millennio si è rivelato manna dal cielo in moltissimi aspetti: l’aggiornamento annuale dell’Index Seminum, l’espansione dell’Herbarium Universitatis Senensis (con installazione di un impianto di condizionamento termico e di deumidificazione dell’aria) e la progettazione dell’An Archive for Botanical data, programma tutto dedicato all’informatizzazione dei campioni d’erbario e dei dati floristici, anch’esso rivalutato e aggiornato costantemente.

Accedere all’intero patrimonio botanico richiede al turista tempo e volontà di esplorare ma è un’esperienza da fare assolutamente. L’Orto Botanico è ubicato entro le mura medievali senesi, a ca. 300 metri s.l.m. nella Valle di Sant’Agostino in una porzione di territorio tutta in pendenza: vi si trovano sentieri e vialetti tortuosi, vasche di ridotte dimensioni, una fonte medievale e persino alcune grotte di roccia spugnosa, tutti elementi confacenti a un avamposto di assoluta tranquillità. Qui lussureggiano esposte piante autoctone (identificate da cartellini bianchi per la facile fruizione del visitatore) e piante esotiche (contraddistinte da cartellini di colore giallo), disposte lungo un percorso integrato da una cartellonistica assai esplicativa a supporto degli avventori. L’Erbario è collocato al piano seminterrato del Dipartimento di Scienze della Vita.

Ai due lati del Palazzo universitario prendono posto le terrazze artificiali della scuola, pullulanti di aiuole rettangolari recanti piante da fiore e frutta (le così dette Angiosperme) in parallelo alla presenza di numerose spezie. Le Angiosperme esotiche arboree e le Gimnosperme si ritrovano invece al parco, da considerarsi il cuore dell’Orto Botanico, in cui le piante indigene sono meticolosamente raggruppate in fasce vegetazionali a seconda delle capacità di adattamento ai variegati climi: le tre principali fasce risultano essere quella costiera, la collinare e la montana, cui si aggiunge il boschetto, crogiuolo di alberi e arbusti sempreverdi.

Il luogo più coinvolgente è certamente l’Antica serra, edificio costellato di vetri colorati con un interno adeguatamente riscaldato per ricreare il clima ideale alle specie di piante ospitate, vedesi le Felci epifite, il fiore di cera e l’albero che cammina. Nel tepidario sono persino stati ricreati ambienti desertici e semidesertici che si possono rilevare in America o nel continente africano. Seguono la limonaia (serra fredda che accompagna la crescita di agrumi e specie esotiche), la serra sperimentale (a coadiuvare l’operato del Dipartimento di Scienze Ambientali) e la Fonte al Pino.
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Il viaggio prosegue inoltrandosi nei vari ambienti, tra cui quelli acquatici predisposti, appunto, per piante abituate a vivere immerse nell’acqua o in prossimità della stessa: è il caso delle idrofite, esistenti in ecosistemi con pochissimo ossigeno gassoso, talvolta del tutto assente. Il Giardino Roccioso propone un’interessante differenziazione di litosuoli, divisi in calcareo, ultramafico e arenaceo-siliceo. Il Felceto consta di una scarpata rocciosa che ospita piante indigene provenienti da ambienti umidi e freschi, mentre il Podere rappresenta una zona dove si dà preminenza alle colture caratteristiche della campagna e a svariate piante da frutto. Incantevole l’area delle orchidee spontanee, che riunisce incredibilmente oltre 25.000 specie di 800 generi presenti in tutto il mondo.

Informazioni utili per la visita

Orto Botanico dell’Università degli Studi di Siena
Dipartimento di Scienze della Vita Università degli Studi di Siena, Via P.A.Mattioli 4 - Siena

Orari di apertura: dal 16 giugno al 15 settembre tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00, dal 16 settembre al 15 ottobre tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.30, dal 16 ottobre al 28 febbraio tutti i giorni dalle 9.30 alle 16.30, dal 1° marzo al 15 giugno tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.30
Contatti: Dipartimento di Scienze della Vita info tel. 0577/235407 o mail orto@unisi.it; per prenotare visite guidate rivolgersi a Proeco tel. 0577/52468 o mail morimando@proeco.it
Per visitare il Museo Botanico info tel. 0577/232875 o mail orto@unisi.it; prenotazione biglietteria tel. 0577/52468
Prezzo biglietto: dal 1° luglio al 19 marzo (bassa stagione vegetativa e di fioritura) intero € 8.00 (+ € 4.00 con guida), ridotto € 6.50 (+ € 4.00 con guida), scuole € 4.50 (con guida inclusa), gratuito under 6; dal 20 marzo al 30 giugno (alta stagione vegetativa e di fioritura) intero € 9.50 (+ € 6.00 con guida), ridotto € 7.50 (+ € 6.00 con guida), scuole € 5.00 (con guida inclusa), gratuito under 6.

Come arrivare
Per raggiungere Siena in auto si può percorrere da nord la A1 con uscita Firenze Impruneta e proseguire in Superstrada Firenze/Siena; da sud A1 con uscita Valdichiana e proseguire in raccordo Bettole/Siena, uscire a Siena Sud seguendo poi le indicazioni per Porta Tufi.
In treno si può usufruire di varie linee che arrivano alla stazione di Piazza Carlo Rosselli, 2 km dal centro storico; dalla stazione si prende l’autobus n° 3 in direzione centro e si scende al capolinea, per poi proseguire dritto dentro la Porta per 200 metri fino all’ingresso dell’Orto Botanico.

 Pubblicato da il 20/08/2017 - 256 letture - ® Riproduzione vietata

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