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Galleria Nazionale di Parma: la visita al museo e al Teatro Farnese

E’ una delle più importanti pinacoteche d’Italia e il bello è che condivide l’indirizzo, nella città ducale di Parma, con altri tesori di questa piccola “capitale” in mezzo alla Bassa. La Galleria nazionale di Parma, infatti, si trova nel palazzo del complesso della Pilotta che, voluto dai Farnese, divenne già nel Seicento un importante polo culturale.

Oggi il palazzo, che porta il nome basco del gioco della palla, ospita al primo piano, anche un Museo archeologico, mentre al secondo livello, oltre all’ingresso della Galleria nazionale, si può accedere, seppure non visitandola a fondo, alla Biblioteca palatina, che fra i suoi 700 mila volumi, 6mila manoscritti e 3mila incunaboli, può vantare anche uno dei fondi ebraici più importanti al mondo. E non è tutto: del complesso fa parte anche il Teatro farnese, un gioiello ligneo che solo recentemente è stato riaperto anche come sala concerto, in rare e raffinatissime occasioni. A Parma e alla Pilotta si arriva comunque e soprattutto per la “Galleria” e per i suoi dipinti.

Le collezioni comprendono dipinti dal XIII al XIX secolo. C’è molta Italia, ma non mancano anche opere di maestri fiamminghi, olandesi, spagnoli e francesi. Voluta da Ranuccio Farnese, conserva anche un nutrito gruppo di opere di scuola parmense ed emiliana, anche se l’antica quadreria originaria è poi confluita a Napoli nel 1734 al seguito di Don Carlo Infante di Spagna che dal trono di Parma passò a quello delle Due Sicilie. In seguito, l’intervento e l’interesse della duchessa Maria Luigia “rimpinguarono” le fila della pinacoteca con acquisizioni importanti di numerose collezioni che altrimenti sarebbero andate perdute.

La visita oggi prende il via proprio dal teatro Farnese, un grandioso ambiente ligneo, ricostruito dopo i danni della seconda guerra mondiale e che, già nell’idea originaria di Ranuccio I nel 1618, doveva essere uno spazio di carattere temporaneo, allestito nell’antica piazza d’armi del palazzo della Pilotta. Lui lo pensò per colpire e ben impressionare Cosimo II De’ Medici che, nel suo viaggio da Firenze a Milano, aveva promesso, di fare sosta a Parma. In realtà quel viaggio non si fece mai, ma poco più tardi, nel 1628, il teatro fu utilizzato per le nozze fra Margherita De’ Medici e Odoardo Farnese.

Un banchetto degno del blasone dei novelli sposi, che terminò con una sfarzosa naumachia, una battaglia navale per realizzare la quale, il fondo del teatro, opportunamente impermeabilizzato con della pece, fu allagato da getti in piena regola. Il teatro funzionò per spettacoli e incontri solo per poco più di cento anni e poi fu chiuso per sempre. Bombardato nel 1944, ricostruito negli Anni 50 pur senza il ricco apparato plastico e pittorico, resta oggi visitabile durante il percorso nel palazzo della Pilotta. E’ infatti proprio dal palco del teatro che si passa alla Galleria, attraverso delle passerelle sospese che già anticipano, fra quadri e sculture, i molti capolavori in mostra.

La prima sezione è dedicata all’arte romanica: le “star” della visita non possono che essere i capitelli di Benedetto Antelami provenienti dal Duomo della città. Nella sale successive scorrono capolavori fino al Rinascimento: su tutte spicca una testa di fanciulla, a monocromo, che porta la firma di Leonardo Da vinci e che per tutti è “La scapigliata”. L’opera rientra in città dopo aver impreziosito la mostra di Leonardo Da Vinci a Milano in occasione di Expo. Poco lontano, a farle da contraltare, è il ritratto di Erasmo da Rotterdam, firmato dal tedesco Hans Holbein il giovane nel Cinquecento. Nelle sale successive si ripassa la storia dell’arte attraverso i maestri fiamminghi come Jan e Pieter Brueghel fino a tornare a casa, in Italia.

Anzi proprio a Parma cui è dedicata un’ampia sezione con i “miti” di casa, Correggio e Parmigianino. Del primo si possono ammirare gli affreschi dedicati all’Annunciazione con la Madonna della Scala, l’Incoronata, la Madonna della scodella e la Madonna del “Giorno” che compare insieme a San Girolamo. Di Parmigianino invece spicca la tela della Schiava Turca che da anche il claim all’intera galleria nazionale anche se, poco oltre, una statua che il Canova dedica proprio a Maria Luigia, fa ben comprendere chi sia e resti la vera padrona di casa qui, come in città.

Al primo piano non si deve perdere il Museo Archeologico che ha un ingresso ed un biglietto separato: il nucleo centrale dei suoi reperti arriva da Velleia, sui colli piacentini e risale all’epoca romana. Fondato nel 1760 da Filippo di Borbone, fratello di Carlo, re di Napoli, che stava avviando proprio in quegli anni gli scavi di Ercolano. Fra i capolavori che ci parlano del passato spicca la Tabula alimentaria di epoca traianea, del I-II secolo d.C. E’ un reperto unico perché è fra le più grandi iscrizioni di bronzo a noi pervenute: riportando minuziosamente i nomi e gli atti dei proprietari terrieri dei luoghi ci fornisce un utilissimo spaccato di vita economica dell’epoca.

INFO
Galleria Nazionale ( con Teatro farnese, Biblioteca palatina e Museo archeologico),
Piazza della Pilotta, 5 - Parma
Con il biglietto ( euro 6) si accede alla Galleria nazionale, al Teatro Farnese e ( solo un breve sguardo ai locali storici) alla Biblioteca palatina
Martedì - sabato 8.30-19, domenica e festivi 8.30-14
chiuso: lunedì
In occasione di Expo sabato sera fino alle 22
Tel 0521 233 309
www.parmabeniartistici.beniculturali.it

pm-ero.galleria-pr@beniculturali.it

Con un altro biglietto si accede al Museo archeologico ( euro 4)
Martedì - venerdì 9 - 16.30
sabato - domenica 13 - 19 Chiuso l'ultima domenica di ogni mese

Tel 0521 233 718
www.archeobologna.beniculturali.it/parma

 Pubblicato da il 29/10/2015 - 3.148 letture - ® Riproduzione vietata

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