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Cosa vedere e cosa visitare Sirenetta

La Sirenetta, la storia e la visita alla statua simbolo di Copenhagen

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È una delle statue più famose al mondo, una delle poche, assieme alla Statua della Libertà di New York e al Cristo Redentore di Rio de Janeiro, talmente riconoscibile da essere individuata come simbolo cittadino. Eppure, ne ha passate di tutti i colori, letteralmente.

Stiamo parlando della Sirenetta di Copenhagen. La scultura in bronzo, si trova su di un sasso tondeggiante a ridosso dell’acqua e a pochi metri dalla passeggiata lungo il molo di Langelinie all’imboccatura del porto della città, a differenza delle due citate colleghe che hanno dimensioni colossali, è piuttosto piccola, a volte persino deludente per chi l’ha sempre vista solo in fotografia e si ritrova davanti una scultura in bronzo di “appena” 125 cm.

Ma ciò che rende quest’opera leggendaria più che le sue dimensioni è la storia che l’accompagna. Tutto ebbe inizio nel 1909, quando Carl Jacobsen, figlio del fondatore della celebre birra locale Carlsberg, assistette a un balletto tratto dalla famosa fiaba del connazionale Hans Christian Andersen che vede la figlia del mare rinunciare alla sua condizione di quasi immortale (secondo la favola le sirene vivevano 300 anni) per amore di un bel principe, diventando umana ma perdendo la voce, così da non essere riconosciuta dal suo amato e morendo a causa del sortilegio della strega che l’aveva trasformata.

Il mecenate, commosso, volle fare dono alla sua città di una statua che ricordasse questa storia struggente. Lo spettacolo fu interpretato dall’étoile dell’epoca Ellen Price, che inizialmente si prestò a fare da modella per l’opera dello scultore Edward Eriksen. Dopo che l’artista aveva già modellato il suo volto, la ballerina si rese conto che il risultato sarebbe stata una figura completamente nuda, esposta alla vista di tutti i cittadini, e rifiutò di prestarsi ulteriormente. Lo scultore allora utilizzò la longilinea moglie Eline e il risultato, una sirena dal volto velato di tristezza che ha appena compiuto la metamorfosi e con le gambe non ancora completamente umane, non fu certo deludente.

Anzi, la nudità e le forme procaci, fecero sollevare le proteste dei puritani fin dalla sua posa, avvenuta nel 1913. Questi non furono che le prime delle tante vicissitudini che le sono capitate: negli anni subì diversi atti di vandalismo che però non passarono alla storia. Divenne invece famoso quello del 1961, quando degli sconosciuti le dipinsero addosso mutandine e reggiseno rosa. Un paio d’anni dopo, venne di nuovo dipinta, stavolta interamente di rosso. Più grave fu quello che le successe nel 1964: alcuni esponenti del Situazionismo, la decapitarono. La testa non fu mai ritrovata e la statua venne rimpiazzata da una copia.
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Non fu l’unica mutilazione che subì la povera fanciulla: vent’anni più tardi due vandali le staccarono un braccio, salvo poi riconsegnarlo, vergognatisi del misfatto, un paio di giorni più tardi. Nel 1990 un altro tentativo di decapitazione non venne portato a termine, rimase però un taglio profondo una ventina di centimetri. Nel giorno della Befana del 1998, cercarono di staccarle la testa di nuovo, stavolta riuscendoci. La testa venne riconsegnata anonimamente pochi giorni e riattaccata. Nel 2003 fu addirittura fatta esplodere: la statua venne ritrovata danneggiata in acqua, riparata e rimessa al suo posto.

Poi fu la volta delle proteste xenofobe: nel 2004 fu trovata coperta da un burqa, in segno di dissenso alla possibile entrata in Europa della Turchia, operazione che venne ripetuta tre anni dopo con altro tipo di indumenti islamici. Nel 2007 è stata completamente dipinta di rosa e l’anno precedente, non a caso l’8 marzo, dopo averla tutta colorata di verde, le avevano pure messo in mano un attrezzo per il piacere sessuale femminile. Poveretta, davvero nessun rispetto.

Forse è per questo che nel 2010 venne portata a Shanghai per tutta la durata (sei mesi) dell’Expo del 2010: una meritata vacanza per la sfortunata ragazza. Al ritorno dalla gita cinese ci si chiese se valesse la pena lasciarla ancora in un luogo tanto esposto: si considerò l’ipotesi di metterla in mezzo all’acqua per proteggerla anche dai turisti che immancabilmente le salivano sopra per farsi fotografare ma poi prevalse la volontà di riportarla dov’era sempre stata. Per quanto offesa e danneggiata, la Sirenetta è amata dalla maggior parte degli abitanti della capitale danese e non c’è turista che non la fotografi o non ci si immortali a fianco, in posa più o meno rispettosa.

Sono gli svantaggi della popolarità, bellezza.

 Pubblicato da il 14/08/2015 - 2.170 letture - ® Riproduzione vietata

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