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Viaggio in solitaria tra Dublino, Belfast e Londra in 5 giorni (6 pagine)

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Alla scoperta di Belfast e al memoriale dedicato al Titanic

Domenica 12 agosto - Trolley alla mano, lancio un'occhiata veloce alla stanza per assicurarmi di non dover viaggiare più leggera del preventivato. Katie è già sveglia, così ci scambiamo gli ultimi saluti davanti ad un'abbondante colazione continentale con la promessa di ritrovarci in occasione della sua prossima tappa in Italia. Raggiungo con una breve passeggiata la stazione dei pullman in cui mi attende il bus diretto per Belfast già con il motore acceso. Tempismo perfetto: mi congratulo con me stessa per l'efficiente pianificazione. Il viaggio in pullman di due ore e mezza mi permette di riordinare un po' le idee (oltre che la borsa) e mi concedo pure un paio di sonnellini rigeneranti.

L'arrivo a Belfast non è proprio come me l'aspettavo. Il tiepido sole di Dublino ha lasciato spazio ad una fastidiosa fitta pioggerellina, fa freddo e soprattutto la prima impressione che ho di Belfast è che sia una città fantasma. Le strade sono deserte, tutte le serrande sono abbassate. Controllo la mappa con la vana speranza di aver sbagliato stazione, e improvvisamente realizzo che è domenica ora di pranzo e mi autoconvinco che quella sia l'unica motivazione valida per spiegare il deserto che mi circonda. Titubante, mi dirigo in direzione dell'alloggio, distante circa una decina di minuti dal centro città, ma in quelle condizioni sembrano un'eternità. Il susseguirsi di saracinesche abbassate di svariati esercizi commerciali etnici e le fatiscenti insegne al neon spente rendono il paesaggio ancora più inquietante e il dover attraversare un numeroso gruppo di easy riders che sorseggiano birra avvolti nei loro luccicanti giubbotti di pelle e borchie non contribuiscono a tranquillizzarmi.

Mi precipito dentro al B&B e nemmeno lì mi attende un'accoglienza migliore: un giovane ragazzo indiano si trascina svogliatamente alla reception, noto che indossa le scarpe come fossero ciabatte, lasciando intravedere un paio di consumati calzini neri. Mi sbadiglia rumorosamente in faccia e mi fa notare con tono scocciato che ho un anticipo di due ore rispetto all'orario del check-in. Mi sento in obbligo di scusarmi, quasi avessi commesso chissà che grave ed irreparabile errore. Gli chiedo con estrema cortesia di trovare un posto per il mio bagaglio (con il dubbio di ritrovarlo al mio rientro) e decido di approfittarne per visitare il Titanic Belfast, memorial di recente costruzione. Ho due alternative: procedere a piedi o prendere il treno.

La Botanic Station è vicina all'albergo, ma l'aria irrespirabile e l'assenza di qualsiasi presenza umana mi fanno optare per la prima soluzione. Il Titanic Belfast sorge proprio sul porto dove è stato costruito lo stesso: scelta indiscutibilmente suggestiva ma non così comoda da raggiunge a piedi. In quell'ora abbondante di cammino in solitudine avverto la mancanza di un compagno di viaggio con cui condividere una sonora risata per sdrammatizzare la situazione: ridere da sola non mi sembra una saggia decisione per l'occasione, così procedo in silenzio cercando di godere il più possibile della vista sul mare. Già in lontananza l'imponenza del Titanic Belfast cattura la mia attenzione: la struttura riproduce in cerchio la prua della nave per quattro volte; la particolare sfaccettatura delle pareti dona un suggestivo effetto diamantato all'intero edificio. Evidentemente, non avendo alternative, tutti i turisti hanno deciso di dedicare la domenica alla visita del gioiello progettato da Eric Kuhe, dal momento che mi aspetta ben un'ora e mezza di attesa per il mio turno.

Ammazzo il tempo nell'immancabile negozio di souvenir, tormentata dal dubbio di come sia possibile che così tanta gente sia capace di riempirsi la borsa di portapenne, scatoline, soprammobili kitsch e altri inutili oggetti che finiranno per essere sepolti dalla polvere in qualche remoto scaffale. Ripiego su una sosta al bar riscaldandomi con un'annacquata "Cioccolata del Capitano"...non oso pensare a come possa quella dei mozzi!! L'attesa è ricompensata dall'esperienza vissuta: anche in questo caso catalogare il Titanic Belfast come museo risulterebbe alquanto riduttivo. In circa un'ora ho ripercorso la costruzione del Titanic, il suo varo, gli allestimenti, il tragico viaggio inaugurale, le testimonianze dei sopravvissuti e le ricerche del relitto, immersa in un mondo di suoni, fotografie, video, reperti e fedeli riproduzioni in una coinvolgente ambientazione della Belfast dell'epoca. Voto 10 e lode.

Soddisfatta rientro in albergo: stavolta l'indiano mi regala un lunghissimo sorriso e mi saluta addirittura per nome. Mi mostra com fierezza gli innumerevoli bagni che avrei avuto a mia disposizione...peccato che solo una manciata di minuti dopo avrei scoperto che solamente uno era agibile! Rimpiango la comodità ed il clima festoso dell'ostello di Dublino! La stanza assegnatami è angusta ma sufficientemente pulita, la piccola finestra dà sul retro di un ristorante etnico, di conseguenza il panorama non è dei migliori; in compenso nella parete più spaziosa hanno ricavato una nicchia in cui è posizionato un caminetto: tanto carino quanto inutile! C'è una televisione a schermo piatto ma non trovo il telecomando e non esistono pulsanti sulla cornice: giungo presto alla conclusione che probabilmente sia finta. Senza troppe aspettative verifico la connessione wi-fi e rimango piacevolmente stupita. Non mi rimane che dedicarmi ad un po' di relax prima di cena.

La fame si fa sentire e dalla vetrina di Nando's scorgo un paio di ragazzi che stanno letteralmente divorando un succulento pollo allo spiedo e mi lascio convincere dalle loro espressioni appagate. Il menù è più complesso di quanto credessi, non capisco tutte i termini così ordino un po' a caso e mi ritrovo a mangiare un misero quarto di pollo con un piatto di verdure cotte che vorrebbe assomigliare ad una peperonata, che delusione! I miei piedi reclamano riposo ma l'idea di tornare subito nella suite indiana non è molto allettante, così, visto che non piove, decido di perlustrare il centro città, che nel frattempo sembra essersi ripopolato. Sento un lontano vociare provenire da Donegall Square, la piazza principale di Belfast. Nel giardino della City Hall, il sontuoso municipio di Belfast, la gente è riunita davanti ad un maxi schermo dove trasmettono in diretta la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici di Londra.

Nonostante l'aria fresca c'è chi si è organizzato con tanto di sedie a sdraio e cena al sacco. Per l'occasione si sono esibiti alcuni gruppi di musicisti e ballerini e ai lati del giardino sono posizionati un paio di banchetti di panini e gelati. Ne approfitto per un super cono vaniglia e caramello, così da dimenticare la delusione della mia precedente cena dietetica. Durante la stagione estiva Belfast ha ospitato le colorate mucche della Cow Parade, famosa esposizione itinerante di mucche in resina in dimensioni reali, personalizzate da artisti famosi e non. Fatalità il loro pascolo coincideva proprio con il giardino della City Hall, così, sia mucche che umani hanno potuto comodamente godersi lo spettacolo londinese.

 Pubblicato da il 27/01/2012 - 18.235 letture - ® Riproduzione vietata

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