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Isole Cook: 15 atolli per una vacanza in un paradiso tropicale

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Le Isole Cook sono una delle mete migliori nel rapporto tra la bellezza naturale di cui dispongono ed i prezzi relativamente accessibili che propongono, in un contesto – quello degli atolli del Pacifico – generalmente molto caro.

L'arcipelago è formato da 15 atolli e conta una popolazione di circa 14000 abitanti, anche se le destinazioni più frequentate sono le due isole maggiori, rispettivamente Rarotonga (sede anche di Avarua – la capitale del paese - ed Aitutaki).

I primi abitanti delle Cook – maori polinesiani - giunsero verosimilmente attorno al V secolo d.C. e qui si stabilirono prima che alcuni di loro partissero a loro volta verso la Nuova Zelanda. A cavallo tra il XVI ed il XVII secolo i primi europei sbarcarono sulle terre locali, ma dovettero passare altri 150 anni prima che il famoso navigatore inglese James Cook le esplorasse; all'inizio dell'Ottocento anche alcuni missionari cristiani arrivarono ad Aitutaki, dove si dedicarono all'opera di conversione della popolazione locale, contribuendo però anche in maniera vertiginosa al calo demografico a causa delle malattie che portarono con in dote dall'Europa.

Nel 1888, grazie alla richiesta di appoggio fatta agli inglesi da parte di un re tribale (detto ariki) preoccupato per l'espansionismo francese sull'area pacifica, si spalancarono le porte del controllo britannico sulle isole, che divennero ufficialmente un protettorato prima di essere annesse nel 1901 alla Nuova Zelanda con il definitivo nome di Isole Cook.

La prima parte del XX secolo non è stata caratterizzata da particolari eventi se non la costruzione di alcune piste d'atterraggio statunitensi durante la seconda guerra mondiale, mentre nel 1965 venne dichiarata una sorta d'indipendenza che garantiva alle isole l'autonomia di governo sulle decisioni interne, mentre sulle questioni di politica estera le decisioni spettavano (e tale è rimasta la legge ancora oggi) alla Nuova Zelanda.

Rarotonga è un'isola dalla forma pressoché circolare lungo il cui perimetro corrono due strade; la prima -quella costiera a tutti gli effetti- è detta Ara Tapu, mentre la seconda, leggermente più interna e concentrica alla prima, è conosciuta come Ara Metua. Entrambe consentono di raggiungere praticamente tutte le località dell'isola anche in virtù del fatto che l'entroterra è disabitato ed occupato da montagne fitte di vegetazione selvaggia.

Se la capitale Avarua non offre molto altro in termini di attrazioni turistiche se non il Para O Tane Palace, residenza dei discendenti del re tribale Makea Takau ed un paio tra gallerie d'arte (Beachcomber Gallery) e musei (National Museum), nei suoi dintorni si potranno trovare certamente molti più angoli suggestivi; tra le spiagge più affascinanti si ricorda Muri Beach, nel sud-est di Rarotonga, mentre non lontano da qui si trovano anche i resti di quello che fu il più grande marae di questa terra, luogo di riunione spirituale degli indigeni.

Gli amanti delle escursioni inoltre amano generalmente attraversare l'isola da nord a sud seguendo il sentiero che, attraverso l'impegnativa vetta del Te Rua Manga, taglia l'entroterra di Rarotonga regalando un'esperienza e degli scorci panoramici indimenticabili.
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Le Isole Cook tuttavia presentano anche numerose altre sfaccettature; a circa duecento km più a nord sorge l'Atollo Aitutaki, uno dei classici paradisi corallini del Pacifico. Inutile dire che le attività principali, nonché assolutamente imperdibili, sono quelle legate al nuoto ed allo snorkelling nella sua laguna (tra i motu più affascinanti si segnalano Maina e Tapuaeta'i); buona parte dei punti più spettacolari è raggiungibile soltanto in barca con escursioni organizzate in loco.

Diverse agenzie propongono crociere giornaliere nella laguna, mentre chi desiderasse eventualmente rimanere sull’isola può visitare il paesino tradizionale di Arutanga o alcuni dei numerosi marae (Tokangarangi, Te Poaki O Rae, Taravao) disseminati nel territorio, qui particolarmente suggestivi viste le grandi dimensioni delle pietre che li costituiscono.

Tra le isole del gruppo meridionale si segnalano anche l'Atollo Palmertson, popolato da una cinquantina di persone che eventualmente, con la mediazione del sindaco locale, sono disposte ad ospitare i turisti, o ancora il trittico di isole sorelle Ma'uke, 'Atiu e Mitiaro, ovviamente splendide ma nelle quali occorre mantenere un certo decoro visti gli usi e costumi in vigore.

Oltre alle classiche uscite in mare per l'imperdibile snorkelling o alle giornate di ozio sulle spiagge da sogno, si segnala che le tre isole presentano anche numerose grotte calcaree ricolme di spettacolari stalattiti e stalagmiti, ovviamente visitabili con una guida.

Spostandosi di oltre 1000 km verso nord - necessariamente con voli interni (eventualmente ci si può affidare alle navi mercantili in servizio tra le varie isole) – si incontrano gli atolli del Gruppo settentrionale, tanto belli quanto scomodi da raggiungere; Manihiki, Rakahanga, Penrhyn, Pukapuka e Suwarrow sono scarsamente popolati, ma rappresentano anche quanto di più spettacolare si possa immaginare e buona parte del proprio sostentamento lo ricavano (in particolare Manihiki) dalla produzione delle perle nere. Qui, come nelle isole del Gruppo meridionale, il clima è ottimo durante tutto l'anno, ma i mesi meno piovosi sono quelli che vanno da aprile a novembre, e pertanto maggiormente indicati per il viaggio.

Le Cook sono accessibili con il solo passaporto in corso di validità, dunque senza visto turistico; all'arrivo in aeroporto viene consegnato un permesso di visita della durata di 31 giorni, a patto che il viaggiatore presenti anche il biglietto aereo di ritorno (o di prosecuzione verso altra meta) e una prenotazione alberghiera.

Alcune compagnie aeree offrono collegamenti diretti con gli Stati Uniti, il Canada e la Nuova Zelanda, mentre altre destinazioni internazionali sono servite con scali intermedi, generalmente via Nuova Zelanda.
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