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Le foto di cosa vedere e visitare a Vientiane

Vientiane, Capitale del Laos: la cittą e il Buddha Park

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Città più grande e popolosa del Laos, nonché sua capitale, ma comunque sufficientemente piccola da consentirvi di visitarla con facilità, Vientiane è una perla da scoprire lentamente, da gustare assaporandone la zona vecchia lungo il Mekong, i lunghi viali fiancheggiati dagli alberi e i templi antichi, che le conferiscono un’atmosfera fuori dal tempo anche a dispetto del traffico. Il nome dell’insediamento può essere tradotto sia come “città del legno di sandalo” sia come “città della luna” e deve essere pronunciato Wieng Chan: “Wieng” in lao significa “città” o “luogo con mura” e “Chan” corrisponde alla pronuncia laotiana dei termini sanscriti “Chandana”, legno di sandalo, o “Chandra”, luna. Vientiane è una delle tre città indocinesi classiche insieme a Ho Chi Minh City (Saigon) e Phnom Penh, nomi che evocano esotici ambienti euroasiatici; in gran parte Vientiane corrisponde a questa immagine e presenta un’affascinante commistione di influenze laotiane, thailandesi, cinesi, vietnamite, francesi, statunitensi e sovietiche, risultando delle tre capitali dell’Indocina quella dall’atmosfera più rilassata.

Più volte nel corso dei circa 10 secoli della sua storia Vientiane perse la propria condizione di regno indipendente per passare sotto il controllo di Birmani, Siamesi, Vietnamiti e Khmer. Nel XIV secolo il conquistatore Fa Ngum, appoggiato dai Khmer, creò il regno del Lan Xang (Milione di Elefanti) che inizialmente ebbe come capoluogo Muang Sawa (Luang Phabang) finché, all’inizio del XVI secolo, non fu scelta come capitale Vientiane. Quando, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, il Laos diventò un protettorato francese, la città fu dichiarata capitale e tale è rimasta anche sotto il governo comunista.

Il monumento più importante di Vientiane e di tutto il Laos è il Pha That Luang, il “Grande Stupa Sacro”, vero e proprio simbolo nazionale sia della religione buddhista sia della sovranità della nazione lao. Secondo la leggenda i missionari di Ashoka, provenienti dall’India, eressero qui uno stupa già nel III secolo a.C. per custodire lo sterno del Buddha, ma non esistono prove che confermino né la data di costruzione né il contenuto di questo monumento. Il Grande Stupa è stato progettato in modo che i fedeli vi possano salire, quindi ci sono dei passaggi che fanno il giro di ogni livello, collegati da scale; ogni livello del monumento presenta caratteristiche architettoniche diverse che devono esprimere la dottrina buddhista, mentre sui quattro lati ci sono altrettante haw wai, “porte delle preghiere”, attraverso le quali si accede ai piani superiori. In sommità si nota la guglia curvilinea a quattro lati, che ricorda un bocciolo di loto allungato: si dice che simboleggi la crescita di un loto, da quando è un seme posato sul fondo fangoso di un lago fino a quando diventa fiore che si erge sopra l’acqua.

Nei pressi del Palazzo Presidenziale, all’angolo nord-orientale di Thanon Lan Xang e Thanon Setthathirat, si trova il Wat Si Saket, costruito nel 1818 dal re Anouvong. Nonostante l’influenza architettonica siamese, il Wat Si Saket ha diverse caratteristiche decisamente peculiari, tra cui le pareti interne del porticato crivellate da piccole nicchie che contengono più di 2.000 immagini del Buddha realizzate in argento e ceramica. Sotto le nicchie ci sono lunghi scaffali su cui poggiano più di 300 Buddha in posizione seduta o eretta di varie dimensioni e materiali, nella maggior parte dei casi scolpiti o fusi secondo il caratteristico stile laotiano. Il sim è circondato da una terrazza con colonnato progettata secondo lo stile di Bangkok ed è sormontato da un tetto a cinque piani, mentre sulle pareti dell’interno ci sono centinaia di nicchie con figure del Buddha simili a quelle del porticato e dipinti murali jataka che raffigurano la vita del Buddha. Nel 1991 l’UNESCO ha finanziato il restauro di questi dipinti, di cui alcune parti eseguite secondo lo stile di Bangkok erano originali e non restaurate, mentre altre erano state sottoposte a restauro già nel 1913.

A breve distanza, lungo Thanon Setthathirat a un centinaio di metri circa dal Wat Si Saket, si erge l’Haw Pha Kaew, in passato tempio reale della monarchia laotiana, ma recentemente trasformato in museo. Al suo interno potrete vedere alcuni degli esempi più belli di scultura buddhista del Laos, per cui vale la pena di visitarlo anche solo per questo motivo. Altri tempi da non perdere nel centro di Vientiane sono: il Wat Ong Teu Mahawihan, costruito all’inizio del XVI secolo da re Setthathirat; il Wat Hai Sok, posto di fronte al precedente e caratterizzato da un imponente tetto a cinque piani che diventano nove se si contano anche i tetti della terrazza inferiore; il Wat Mixai, che si trova nella stessa via del Wat Ong Teu e del Wat Hai Sok, all’interno del quale c’è anche una scuola elementare; il Wat In Paeng, che presenta un sim finemente decorato con rilievi di stucco; il Wat Si Muang, il più venerato della città; ed il Wat Xieng Khuan, il “Tempio dello Spirito della Città”, situato 24 chilometri a sud del centro.
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Terminate le visite ai templi, potrete passare in rassegna altre suggestive attrattive quasi tutte situate nel cuore del centro. Innanzitutto il Patuxai, un grande monumento costruito negli anni ’60 per commemorare i caduti nelle guerre che precedettero la rivoluzione, la cui forma ricorda da vicino quella del celeberrimo Arco di Trionfo di Parigi. Il bassorilievo sui lati e la decorazione simile a quella dei templi sulla parte superiore e sulle cornici sono tipicamente laotiani, mentre una scala conduce in cima al monumento, da cui pagando una piccola cifra si può ammirare tutta la città. Un altro interessante monumento funebre è il Monumento al Milite Ignoto, la cui struttura bianca simile a un thaat è situata a nord del Pha That Luang, poco lontano da Thanon Phon Kheng.

Infine, per concludere la visita alla città, potrete recarvi al suo unico importante museo: il Phiphittaphan Patiwat Lao, ovvero il “Museo della Rivoluzione del Laos”, ospitato all’interno di un palazzo classico piuttosto malandato situato in Thanon Samsenthai. L’allestimento mette in mostra una collezione di manufatti e fotografie che testimoniano la lunga lotta per il potere condotta dal Pathet Lao, oltre a una ricca esposizione di armi storiche. Per l’esattezza, nella prima sala vicino all’ingresso vedrete alcuni piccoli oggetti di naturale culturale e geografica, mentre le stanze successive sono dedicate al periodo coloniale francese durato dal 1893 al 1945, alla lotta per l’indipendenza protrattasi dal 1945 al 1954, alla resistenza contro l’imperialismo americano che caratterizzò gli anni compresi tra il 1954 e il 1963 e infine al governo provvisorio e alla vittoria comunista degli anni tra il 1964 e il 1969.

Così come quello di tutta la parte continentale del Sud-Est asiatico, il clima di Vientiane è interessato dai cicli monsonici che determinano condizioni di alternanza tra periodi asciutti e piovosi, suddivisi in tre distinte stagioni. Il monsone di sud-ovest arriva tra maggio e luglio e dura fino a novembre, determinando precipitazioni molto abbondanti e temperature mediamente comprese tra 31 e 25 gradi. Il monsone di nord-ovest è seguito da un periodo asciutto che va da novembre a maggio: durante una prima fase, che dura fino a metà febbraio, la temperatura scende un po’ grazie al monsone di nord-est che, pur non transitando direttamente sul Laos e su Vientiane, genera movimenti di aria più fresca e porta le minime fin sotto i 20 gradi, mentre da marzo a maggio si registrano le temperature più elevate dell’anno, con punte massime fino a 35 gradi.

Per quanto concerne i trasporti, Vientiane è servita dal Wattay International Airport, collegato a numerose destinazioni in tutta l’Asia. Gli spostamenti su terra verso la Thailandia avvengono grazie all’avveniristico ponte dell’Amicizia Thailandese-Laotiana, più o meno parallelo alla rotta dei traghetti, con gli autobus che partono dal terminal principale situato vicino al mercato Mattutino. Un mezzo molto comodo per muoversi in Laos o lungo la sua costa sono i traghetti, sia fluviali che marittimi.
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