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Cosa vedere ad Aleppo e nella valle dell'Oronte. Siria

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  • Cittadella Aleppo
La valle dell’Oronte accoglie le città di Aleppo, Hama, Homs, secondo un asse nord–sud che arriva fino a Damasco. Questo asse, che funge da collegamento tra la steppa orientale e le terre coltivate, tra nomadi e sedentari, per millenni è stato il punto di passaggio delle carovane dall’Alta Mesopotamia ai paesi del sud (Palestina ed Egitto), oltre che il campo di battaglia delle potenze che si contendevano l’Oriente. Nella valle scoprirete i misteri delle città morte di Ebla e Apamea. La prima è sede di scavi archeologici per le migliaia di tavolette qui ritrovate, la seconda è soprannominata la città dalle mille colonne. Sulle rive dell’Oronte, il fiume ribelle, sorgono anche città quanto mai vive, come la provinciale Homs, culla della dinastia romana dei Severi e Hama l’ottomana, che vive ancora al ritmo delle celebri "noria" (macchine idrauliche). A nord si erge Aleppo, la superba d’Oriente, i cui suq coperti sono senz’altro i più belli del mondo musulmano. Da Aleppo potrete proseguire in direzione del Massiccio Calcareo, caratterizzato da magnifici paesaggi punteggiati di villaggi romani e bizantini, dopo aver fatto tappa al santuario di San Simeone, il famoso monaco stilita che avrebbe trascorso 36 anni in cima a una colonna.

Aleppo, la seconda città della Siria, un tempo la prima per numero di abitanti, ha mille soprannomi: la superba d’Oriente, la rossa, la Vienna del levante ecc. Proprio come Vienna, conserva il romanticismo delle città che custodiscono il ricordo di un’antica supremazia. Aleppo offre una suggestiva immersione nel Medioevo. Sotto le volte cariche di otto secoli di storia, la disposizione dei suq della città vecchia è rimasta praticamente immutata dal XII secolo: un labirinto di strade dall’atmosfera misteriosa e seducente, dove i beduini si recano ancora numerosi a rifornirsi. Nel reticolo di vie si trovano anche moltissimi khan, magazzini monumentali dove le carovane venivano a depositare le loro merci.

Animato da secoli dall’attività carovaniera, il suq di Aleppo ha conservato tutto il suo dinamismo. Entrando nella città vecchia, il visitatore è invitato a tuffarsi nell’Oriente delle leggende. Sotto le volte austere, stretti budelli conducono a suq specializzati: il suq della lana, della frutta secca e delle spezie, dell’oro e dei gioielli, dei tessuti ecc.
Dal 1100 all’epoca ottomana, ogni secolo ha lasciato un segno: khan, moschee, scuole o ospedali, tutti incuneati nei suq. Un universo di minuscoli negozi, caravanserragli e istituti religiosi, dove i furgoncini a tre ruote convivono tuttora con gli asini.

Punti di interesse: la città vecchia
La città vecchia si trova ad est ed è dominata dal complesso della cittadella. Nella città moderna, ad ovest, è concentrata la maggior parte degli alberghi, ristoranti e agenzie di viaggio. L’arteria principale della città nuova è la via Baron, con negozi, uffici e il celebre Hotel Baron, dove alloggiarono tutte le celebrità del periodo tra le due guerre. Di sera il quartiere più animato è quello di piazza Aziziyah, dove si trovano ottimi ristoranti. La piazza bab al–Faraj, con l’orologio risalente alla fine del XIX secolo, è il centro del quartiere dei negozi popolari e degli alberghi economici.

Animato da secoli dall’attività carovaniera, il suq di Aleppo ha conservato tutto il suo dinamismo. Entrando nella città vecchia, il visitatore è invitato a tuffarsi nell’Oriente delle leggende. Sotto le volte austere, stretti budelli conducono a suq specializzati: il suq della lana, della frutta secca e delle spezie, dell’oro e dei gioielli, dei tessuti ecc.
Dal 1100 all’epoca ottomana, ogni secolo ha lasciato un segno: khan, moschee, scuole o ospedali, tutti incuneati nei suq. Un universo di minuscoli negozi, caravanserragli e istituti religiosi, dove i furgoncini a tre ruote convivono tuttora con gli asini.

Dalla porta di Antiochia alla Grande Moschea
Partendo dalla porta di Antiochia, la più vicina al quartiere degli alberghi, un percorso a piedi di circa un km conduce ai piedi della cittadella attraverso il suq, lungo l’antico decumano della città romana, progressivamente invaso dai negozi. Una distanza che si percorre agevolmente e che permette di scoprire i monumenti più significativi che sorgono tra le stradine del suq, la cui lunghezza complessiva è di circa quaranta km. Dalla porta di Antiochia (Bab Antakiyah), posta di fronte al terminal degli autobus, passarono i musulmani, che entrarono in città nel 737. I due bastioni esagonali risalgono al XIII e XV secolo. Sebbene in questo punto le case abbiano ricoperto le mura, è netta la sensazione di entrare in uno spazio e in un tempo diversi. Appena oltrepassata la porta, l’atmosfera caotica della città scompare e all’asfalto si sostituiscono le strade lastricate. I primi negozi guardano su una piazzetta. La moschea al–Toutah, che sorge 20 metri più avanti, di fronte all’ingresso della città antica, ha tutta l’aria di essere stata costruita riutilizzando materiali antichi. Nella facciata ovest della moschea, edificata nel VII secolo, si riconoscono i resti dell’arco di trionfo romano che contrassegnava l’inizio del decumano da est a ovest. Qui si ristagnano i secchi, più in là si vendono panini al falafel. Questa prima parte del suq (al–Atarine) non è coperta. Dopo essersi lasciati due moschee sulla sinistra, si raggiunge la moschea al–Bahramiyah, costruita in stile ottomano nel 1583. In questo suq dedicato alle spezie e alla frutta secca (da provare i deliziosi pistacchi grigliati), tre vie più avanti si scopre il più grande khan di Aleppo, il khan al–Joumrok, al quale si accede a destra della via principale, in un viale parallelo. Il khan in effetti è separato dal suq da una serie di negozi ad esso collegati, che permettevano di smerciare i prodotti trasportati dalle carovane. Inglesi, olandesi e francesi avevano qui i loro banchi. Complessivamente il khan occupava oltre 6000 m2 e comprendeva più di 400 negozi. Sopra il varco di ingresso si possono ammirare le belle finestre scolpite con le sottili colonne. Qui le attività commerciali si concentrano sui tappeti, sui tessuti, sulle moquette, che si trovano in tutto il paese, sui sedili delle auto e le selle delle biciclette.

Dal Khan al–Joumrok a Bab Qinnesrin
Prendendo la seconda via a destra verso Bab Quinnesrin, si passa davanti all’hammam al–Nahassin, sulla sinistra, in funzione dal XIII secolo. Si può dare un’occhiata discreta alla stanza dello spogliatoio, situata al livello seminterrato. Di fronte, il khan al–Nahassin era un antico consolato veneziano. Di fronte al cartello "Grande moschea degli Omayyadi", prendere via Adolphe Poche, regno dei venditori di tessuti, di lana e di scarpe. Un po’ più avanti, sullo stesso lato del khan al–Nahassin, se ne apre un altro: il khan al–Bourghoul. Quindi, uscendo dal suq coperto, si incrocia la prima strada a sinistra, che porta alla cittadella, e si passa davanti al bel khan as–Salihiyah, all’altezza della curva della strada.
Quasi di fronte c’è il khan al–Qadi, che precede di alcuni passi un saponificio (non visitabile), riconoscibile dall’odore.
Si giunge quindi all’ingresso del bimaristan Arghun, rivestito di muqarna (nidi d’ape in stucco dipinto). In un bel cortile rettangolare, con iwan e vasca, una porta ad est immette su un lungo corridoio a volte che, in fondo a sinistra si apre sul padiglione dei "matti pericolosi". Questo ospedale psichiatrico fu fondato nel 1354 dal governatore Arghun.
Si continua verso Bab Quinnesrin, passando davanti all’hammam al–Jawhari, poi al secondo saponificio in attività. Dopo 200 metri si arriva alla porta Quinnesrin. La tomba a sinistra è di un "veli" (santo) musulmano, protettore della porta. A destra l’antico khan Fansah funge da parcheggio per gli autoveicoli che lavorano con il suq.
All’uscita dalla città vecchia si trova la parte meglio conservata delle fortificazioni, che si estende per oltre 500 metri.

Verso la Grande Moschea
Tornando sul viale principale, dove ferve maggiormente l’attività commerciale, prendere una via perpendicolare a quest’asse per dirigersi verso la Grande Moschea. Prima di arrivarvi, si può visitare la madrasa Halawiyah sulla sinistra. Fu costruita sul sito della cattedrale di Sant’Elena, risalente al VI secolo, conquistata dal sovrano musulmano di Aleppo nel 1124. Proprio di fronte all’ingresso, nella sala di preghiera a colonne, da notare i capitelli bizantini e lo splendido mirhab (santuario che indica la direzione della Mecca) in legno. Le donne devono portarsi uno scialle (non disponibile sul posto).

La Grande Moschea
Per le turiste è obbligatorio indossare il mantello.
La Grande Moschea di Aleppo, come quella di Damasco, è stata fondata dal califfo al–Walid verso il 715, ossia dieci anni dopo la decisione di costruire la moschea degli Omayyadi a Damasco. Edificata sul sito dell’agorà ellenistica, fu completamente distrutta nel 1169 da un terribile incendio, che lasciò intatto solo il minareto. Costruita dai Selgiuchidi nel 1090, i suoi 50 metri di altezza ne fecero l’edificio più alto di tutta la Siria per molti secoli. Ogni piano è caratterizzato da una decorazione diversa: fregio epigrafico, archi e modanature a tre o sette lobi, oculi, finestre. La cima si presenta sotto forma di balconcino ricoperto da un tetto; qui prende posto il muezzin per chiamare i fedeli alla preghiera. La moschea, ricostruita da Nur al-Din nel XII secolo, dopo l’incendio, presenta un cortile rettangolare lastricato. I motivi marmorei del pavimento ripresi sulle facciate creano giochi armoniosi alla luce del sole. A sud si trova una vasta e buia sala di preghiera con il soffitto voltato. In un cenotafio di colore verde si venera la testa di San Zaccaria, padre di San Giovanni Battista, che a sua volta, è celebrato nella Grande Moschea di Damasco. Il minbar (sgabello per il sermone) di legno scolpito risale al XII secolo.
Dallo spiazzo della Grande Moschea, proseguire verso est in direzione di una piazza più piccola; su un lato si apre il khan al–Wazir, bell’esempio di khan ottomano del XVII secolo. La facciata, che alterna strati di pietre color giallo chiaro e nero, presenta due belle aperture sopra il portico d’ingresso. L’angolo a nord-est è stato leggermente "corretto" per consentire l’allineamento della via. Dall’altra parte della strada, il khan al–Sabun, o caravanserraglio del Sapone, è uno degli ultimi monumenti mamelucchi nonché uno dei capolavori dell’epoca. La finestra sovrastante il portico d’ingresso è decorata con un notevole lavoro di arabeschi geometrici mentre la facciata è finemente scolpita. Secondo un decreto del 1751, il khan aveva l’esclusiva del commercio del sapone ad Aleppo, così come prevede l’organizzazione dei khan, suddivisi in base alla specialità. L’asse principale (Al–Jami al–Omawi) salendo si ricongiunge alla cittadella ad est.

La cittadella
... Pagina 2/2 ... La cittadella si erge al centro della città, che domina dall’alto dei suoi cinquanta metri. E’ su questo baluardo naturale che si stabilirono i primi aleppini. In età ellenistica divenne l’acropoli della città. Le rovine delle civiltà antiche si depositarono le une sulle altre formando questa altura che in tutte le epoche ebbe grande importanza strategico-militare.
Costruita per ordine di Sayf ad–Dawla al Hamadani, è caratterizzata da uno stile architettonico unico, di una bellezza rigorosa, che ne fa una delle più importanti costruzioni militari arabo–musulmane. Respinse i Persiani di Cosroe, mentre gli Arabi, per conquistarla, dovettero ricorrere a un curioso stratagemma, travestendosi da capre.
Durante le crociate, Rinaldo di Chatillon – principe franco di Antiochia – fu tenuto prigioniero qui per sedici anni.
A partire dagli Hamdanidi del X secolo, la cittadella è stata spesso residenza dei governatori che, uno dopo l’altro, hanno aggiunto edifici e fortificazioni, costruendo e poco a poco una vera a propria città. E’ circondata da un profondo fossato con diametro di oltre 500 m e larghezza di 26 m. Gli ambienti principali della fortezza sono l’impressionante Sala del Trono, l’Hammam, la piccola moschea, detta moschea di Ibrahim, e la grande moschea costruita nel 1213, il cui minareto a sezione quadrata misura 21 m in altezza e domina tutta la città. In un piccolo museo (a pagamento) allestito all’interno della qalaa, si possono vedere catapulte e palle di cannone.
La cittadella è aperta tutti i giorni tranne il martedì, dalle 9 alle 18 d’estate, dalle 9 alle 16 d’inverno. Ingresso a pagamento (150 SYP).

A sud della cittadella
Uscendo dalla cittadella si incontrano dei caffè dove gli avventori giocano a carte fumando il narghilè. Si passa quindi per il suq dell’artigianato, che si trova lì vicino, nell’antico khan ach–Chouna, con i suoi souvenir di qualità: stoffe stampate, abiti tradizionali, djellaba, saponi di Aleppo, tovaglie ricamate, legno dipinto, rame, gioielli ecc.
La via di fronte all’entrata della cittadella conduce, a cinquanta metri a destra, alla madrasa funeraria del figlio di Saladino (che fu governatore di Aleppo) e della sua famiglia. La madrasa Sultaniyah si trova al centro di un cortile rettangolare che dà sulle celle degli studenti, sui cenotafi del sultano e della sua famiglia e sulla moschea dal notevole mirhab di marmo e porfido (roccia magmatica). Nello stesso quartiere si possono vedere la moschea Khosrofiyah (costruita dal grande architetto Sinan nel 1537), la straordinaria facciata della moschea al–Otrush e, più a sud, la moschea al–Tavashi, risalente al XIV secolo.
Un taxi vi condurrà alla splendida madrasa al–Fidaws, dalle linee perfette, sita al di fuori delle mura, a 1,5 km dalla cittadella. Fu costruita nel 1233 per volontà della vedova di Saladino. La moschea circonda un cortiletto quadrato porticato, con gli archi poggianti su pezzi di legno disposti sopra i capitelli delle colonne a scopo antisismico. Il mirhab della sala di preghiera è secondo alcuni "il più bello della Siria." Alle 12.30 entrano i fedeli per la preghiera, mentre fuori si sistemano i venditori ambulanti, con le carriole piene di frutta e verdura. I venditori aspettano i fedeli all’uscita e poi se ne vanno.

La Zona settentrionale della città vecchia, dal khan al–Wazir a Bab an–Nasr
Dal khan al–Wazir imboccare la strada principale che sale verso la cittadella, quindi prendere la prima stradina a sinistra. La via As–Sijn, sulla sinistra, ospita il maestoso khan Qourtbak. Un portico a cupole precede il vasto cortile, occupato da operai. Dopo avere attraversato questa strada, si entra nel suq Ban an–Nasr. Per raggiungere la beit Jumblatt, uno dei più bei palazzi di Aleppo, girare a sinistra prima dell’inizio della parte coperta del suq, quindi girare a destra dopo 100 metri; l’ingresso del palazzo si trova a una decina di metri a sinistra. Suonare (e pagare circa 100 SYP) per vedere i due maestosi iwan, che si fronteggiano sui due lati del cortile, rivestiti di piastrelle di maiolica e di decorazioni marmoree.
La Bab an–Nasr (porta della Vittoria) rimane nascosta in mezzo ai negozi. Fu costruita in gran parte durante l’epoca ayyubide, per volontà di al–Zaher Ghazi, uno dei figli di Saladino.

Il quartiere cristiano: al-Jadidah
Costruito fuori dalle mura della città vecchia, il quartiere "giovane" è diventato il luogo di residenza preferito dalla borghesia cristiana, grande esperta di commerci carovanieri. Dietro gli alti muri, lungo minuscoli viali attraversati da passaggi a volte, si celano magnifiche abitazioni private. La loro struttura rispetta la pianta classica della casa araba: un cortile con arancio o cedro e una fontana, un iwan sotto un’alta volta dal soffitto decorato di legno dipinto da un lato, mentre gli altri tre lati erano riservati all’accoglienza al piano terra e agli appartamenti privati al primo piano.
Al quartiere si arriva attraverso una strada pedonale, tra via al–Qouwatli e via al–Faraj. Questa strada si distingue per le belle facciate in legno tipiche del periodo ottomano, di cui si trovano diversi esempi in città.
Al centro del quartiere al-Jadidah, in mezzo a una piazzetta, troneggia la statua di Monsignor Germanos Farhat, arcivescovo maronita di Aleppo nel XVIII secolo. Si può sostare nella chiesa maronita, inaugurata nel 1892. Un po’ più avanti, in piazza Jadidah, sorge l’Orient House. Avventurandosi nel dedalo di strette viuzze si scoprono case ancora abitate, le cui porte antiche invitano ad entrare. Alcune di queste dimore sono state trasformate in istituti religiosi. La beit Ghazalé, ad esempio, è diventata una scuola armena.
Cinquanta metri a monte della piazza Jadidah, la beit Ajachbak è stata trasformata in museo delle Tradizioni popolari (aperto dalle 8 alle 14, ingresso 150 SYP), la cui importanza risiede essenzialmente nella scalinata che, dall’ingresso, conduce alla terrazza, da dove si ammira il vasto cortile riccamente decorato e il maestoso iwan. In mezzo al cortile si erge un albero di limoni e alcune gargolle sporgono dalla facciata rococò.
Proseguendo su questa stradina dedicata al commercio dei gomitoli di lana, si scoprono in successione le chiese siriana cattolica, greco-ortodossa e armena. Quest’ultima, che è la più antica (XV secolo), contiene delle icone che meritano una visita.
Il fascino della chiesa siriana cattolica consiste nella mescolanza di immagini pie e architettura orientale, in particolare nell’alternanza di pietre di diversi colori nel coro. Vale la pena fare una sosta anche nella chiesa dei quaranta martiri: nel chiostro si cammina sulle tombe dei martiri armeni massacrati dai turchi nel 1915, passando sotto un campanile impressionante (visitabile dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 18 tutti i giorni; dalle 8 alle 12 sabato e domenica).
Il quartiere è caratterizzato allo stesso tempo da una profonda spiritualità e da un’intensa e secolare attività commerciale. Di sera i negozi si illuminano alla luce di piccole lampade e comincia il rito dello shopping notturno; biancheria e gioielli sono gli articoli più venduti. Immergetevi nell’atmosfera, avventurandovi tra i suq che costituiscono il prolungamento della via delle chiese.

Il Museo nazionale
Aperto tutti i giorni tranne il martedì, dalle 9 alle 17 d’estate; dalle 9 alle 15 durante il mese del Ramadan. Ingresso 150 SYP. Sono disponibili un catalogo in inglese, delle cartoline, delle diapositive e delle riproduzioni, in vendita allo sportello. La visita richiede almeno 2 ore

Il Museo di Aleppo è dedicato soprattutto all’archeologia della Siria, dal neolitico all’epoca bizantina. Pur non essendo ricco come quello di Damasco, merita una visita attenta. Da non perdere il piano terra che, attraverso testimonianze eccezionali, ripercorre le diverse culture dell’Oriente antico succedutesi in Siria.

Ministero del Turismo della Repubblica Araba di Siria
 

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