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Le foto di cosa vedere e visitare a Tangeri

Tangeri la bianca, viaggio nel nord del Marocco

Crocevia dell'Europa e dell'Africa, dell'Atlantico e del Mediterraneo, Tangeri apre la porta del Marocco. Osservate, ascoltate, fiutate: folle variopinte, mercati pieni di odori, il rumore della città che si fonde con quello del mare, ecco dove inizia l'infinito incanto. Qui regna ancora quell'atmosfera di mistero, ereditata dall'epoca in cui Tangeri era una zona internazionale. "Tangeri la bianca", vedette di tanti film, città di molte vedette che ne hanno subito il fascino. Sono molti quelli che, una volta arrivati qui per un breve soggiorno, hanno deciso di restare per sempre. Dal giorno deIla fondazione di Tangeri, molti popoli e molte nazioni se la sono contesa. Conquistata, ripresa, liberata più volte, il suo fascino è rimasto intatto. Attira turisti da tutto il mondo oltre che dallo stesso Marocco e tutti vi sono attratti dal clima mite. Partire alla conquista di Tangeri ed essere conquistati da Tangeri!

"Come una tortora che si posa sulla spalla dell'Africa", Tangeri è stata a lungo ambita per la sua posizione strategica. Dalla fondazione di Tingis nel IVa secolo a.C., Cartaginesi, Romani, Fenici, Vandali, Arabi, Spagnoli, Portoghesi e Inglesi se la sono contesa gelosamente. Nessuna città africana è più vicina all'Europa, nessun angolo d'Oriente è più caro agli artisti europei o americani: pittori, musicisti o scrittori. Delacroix, Saint-Saens, Pierre Loti, Matisse, Van Dongen, Tenessee Williams, Paul Morand, Jean Genet, Joseph Kessel, William Burroughs o Paul Bowles, per citarne solo alcuni, hanno vissuto a Tangeri. O meglio: hanno vissuto Tangeri come un sortilegio. Seguite le loro tracce, entrate a Tangeri dalla porta principale. Quella di Bab Erraha, una breccia nei bastioni che conduce ad un belvedere indi mentieabi le suIla città e sulla baia. Asecltate i rumori del porto e della casbah che salgono fino a voi. Non resistete al richiamo dei musei, seguite l'ispirazione del momento e scoprite Tangeri. Ecco il Grand Socco (il grande souk), caro a Joseph Kessel, dominato dal minareto in maiolica policroma della moschea di Sidi Bou Abid (1917). Le contadine coi loro "fouta" a righe rosse e bianche, ed i larghi cappelli coi pompons, confondono le loro silhouette vivaci con le macchie di colore dei frutti esotici, del vasellame e dei tessuti.

Al mattino le grida dei mercanti ed il martellamento degli utensili vi creano un concerto strabiliante. E quel tintinnio? Sono le campanelle di rame dei portatori d'acqua dai costumi variopinti.E quel profumo, un acuto miscuglio di spezie e lane che si fissa nella memoria come i ricordi visivi o sonori? Limone? Cannella? Incenso? Menta? Carne alla griglia? O forse è più semplicemente il profumo di Tangeri? A Sud, all'ingresso della città vecchia e a due passi dalla grande moschea, ecco il Piccolo Socco, graziosa piazzetta circondata d'hotels, ristoranti, caffé dove Camille Saint-Saens s'istallava per trovare ispirazione. Luogo magico, Tangeri ha il dono di destare l'artista che c'è in noi. Per fantasticare su immagini colte dal vivo, impadronirsi della materia greggia che Tangeri offre, prendere appunti, fare schizzi, perchè non sedersi all'ombra delle piante di fico e delle dracene centenarie, nei giardini della Mendoubia dove riposano trenta cannoni di bronzo che un tempo tuonavano? Oppure nei giardini del Sultano dove si fondono la seduzione dei fiori e la potenza evocatrice del palazzo Dar el-Makhzen, fondato nel XVll° secolo. Le sue volte di marmo, i soffitti di cedro e le superbe decorazioni in maiolica ospitano il museo delle Arti del Marocco ed il Museo delle Antichità.

Da non perdere: Dar El Mandoub - Antica proprietà del Mandoub Tazi (Rappresentante della Corte) fu venduta al miliardario americano Forbes che fece di questa dimora, affacciata al mare, un museo. All' interno è una ricca collezione di soldatini di piombo (115.000) che giocavano le grande battaglie della storia: Waterloo, la Somme, oppure la battaglia dei tre Re. In questo museo si respira la pace. I giardini sono magnifici e il café Hafa è a soltanto 100 metri. Attualmente il museo è una dar Diaf (casa di ospiti) che accoglie VIP e personalità di passaggio a Tangeri. Un te al Petit Socco - Per seguire le tracce di Paul Bowles, Jean Genet, Paul Morand o di Pasolini, che c'è di meglio di un tè alla menta nei caffè del petit Socco? Qualcuno potrebbe risponderci un tè all'assenzio (chiba). Fonte: Ufficio Nazionale per il Turismo del Marocco

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